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Carrelli pieni, ma meno scelta e risparmio: la spesa ai tempi del coronavirus

Con l'emergenza coronavirus, volumi di spesa in aumento: più 17,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con punte del 105,9% per farine e miscele e 88,1% per le commodities, categoria che comprende alcol, ammoniaca e simili. Rispetto a tutta l'Italia, in una zona circoscritta di Lombardia e Veneto i volumi crescono di meno, "soltanto" dell'11,6%. E i prezzi? Gli italiani fanno la spesa potendo contare su meno promozioni e minor scelta sugli scaffali. Ecco i dati, anche con le variazioni settimana su settimana.

27 marzo 2020
coronavirus prezzi spesa

Le ordinanze regionali e comunali che si susseguono a ritmo serrato contribuiscono alla confusione nelle comunicazioni istituzionali sul coronavirus: orari ridotti dei negozi, chiusure nei fine settimana, limitazioni nella distanza percorribile dalla propria abitazione. Il risultato è un’incertezza sulla possibilità di rifornire la propria dispensa che si traduce in lunghe code e scaffali svuotati.

Ma come è cambiata la spesa degli Italiani dall'emergenza coronavirus in poi? C'è stata davvero la corsa all'accaparramento? E quali conseguenze ha avuto? Abbiamo letto i dati delle vendite della grande distribuzione, prima e dopo l'emergenza, mettendo a confronto i volumi di vendita, i prezzi e l'andamento delle promozioni. Ecco la fotografia del carrello degli italiani ai tempi del coronavirus.  

Il carrello trabocca 

Il primo dato che emerge è che sì, la sensazione che abbiamo avuto di una corsa all'accaparramento (soprattutto in concomitanza con alcune particolari notizie e provvedimenti del governo) c'è stata. Lo dimostra l'incremento dei volumi di vendita. Il grafico mostra l’andamento dei volumi di vendita settimana (S) per settimana dall’inizio dell’anno fino alla settimana conclusa domenica 22 marzo. Globalmente, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno i volumi sono aumentati del 17,8%, con punte del 105,9% per farine e miscele e 88,1% per le commodities, categoria che comprende alcol, ammoniaca e simili.
Siamo poi andati a vedere le variazioni settimana su settimana. Dal 17 e il 23 febbraio nella grande distribuzione si registra il primo aumento a due cifre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per arrivare a un picco (+27,9%) nella settimana dell’inizio della quarantena su tutto il territorio nazionale. Si registrano picchi anomali su tutti i prodotti. Per fare solo un esempio, nella quinta settimana dell’emergenza la categoria farine e miscele è arrivata a un aumento del 187% rispetto allo stesso periodo del 2019.

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Le misure restrittive e l’isolamento non sono entrate in vigore immediatamente in tutto il Paese. Anche la corsa alla spesa ha seguito questo andamento. Oltre al territorio italiano, quindi, abbiamo considerato una zona circoscritta, la cosiddetta Nanonarea Lombardia-Veneto, il cui dato comprende tutti i canali, comuni e province di Milano, Monza e Brianza, Lodi, Cremona, Piacenza, Padova, Venezia e le zone rosse di Codogno e limitrofi e Vo' Euganeo e limitrofi. Globalmente, in quest'area i volumi sono aumentati rispetto allo scorso anno, ma meno che in tutt'Italia, "soltanto" dell'11,6%.

Se prendiamo gli ingredienti alimentari di base, vediamo che nella Nanoarea Lombardia-Veneto la corsa alla scorta è arrivata una settimana prima che nel resto d’Italia, e che la tendenza all’acquisto di scorte sta tutt’altro che rallentando.

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Se invece prendiamo i prodotti per le pulizie, le commodities (una categoria che comprende alcol, acido muriatico e simili) e i detergenti per superfici, vediamo picchi soprattutto nella seconda e nella terza settimana dell’emergenza:image-3

Meno possibilità di approfittare delle offerte

Se osserviamo l’andamento dell’intensità promozionale, ovvero la quantità di prezzi in promozione rispetto al totale del venduto, osserviamo una tendenza alla diminuzione, evidente in particolare nella quarta e nella quinta settimana dell’emergenza, dove si fanno meno promozioni persino rispetto al periodo successivo alla scorpacciata delle feste natalizie, normalmente molto scarico.

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Questo dato pesa su tutto il carrello e determina un evidente svantaggio per il consumatore, che già sta facendo acquisti in un regime forzato di minore concorrenza, essendo chiamato a scegliere il negozio più vicino a casa e ad accontentarsi di quello che trova sugli scaffali quando arriva il suo turno di accedere al supermercato.

Prezzi alle stelle? Ecco le ragioni

Come cambiano dunque i prezzi dei prodotti protagonisti della corsa alla scorta? I diversi andamenti nel prezzo medio settimanale di quanto è stato effettivamente venduto hanno diverse spiegazioni.

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Per quanto riguarda farine e miscele, in uno scaffale ormai ricco di prodotti premium, la progressiva diminuzione del prezzo medio al kg indica un corrispondente orientamento degli acquisti verso prodotti più basici, e quindi più economici, come il chilogrammo di farina bianca.

Per quanto riguarda la verdura e frutta surgelata, prodotto tipico delle scorte a medio e lungo termine, considerando il prezzo medio delle confezioni si osserva una tendenza all’acquisto di confezioni di taglio maggiore.

La gobba nell’andamento del prezzo delle commodities corrisponde al picco di vendita, dove probabilmente sugli scaffali sono venuti a mancare per primi i prodotti più economici. A questo riguardo, è interessante vedere questo aumento anche in termini assoluti (in rosso) rispetto al prezzo medio del 2019 che era 0,52 €/litro (in blu). 

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Infine, abbiamo scelto i prodotti per l’igiene personale per rappresentare le categorie soggette a numerose promozioni nel corso dell’anno. Il prezzo in questo caso tende a salire per l’effetto delle mancate promozioni, che calano progressivamente a partire dalla terza settimana dell’emergenza, come vediamo nel grafico seguente.

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Perché l’accaparramento non conviene

In conclusione, l’impennata di vendite registrata dall’inizio dell’emergenza coronavirus nella GDO non si traduce in un vantaggio per il consumatore, che sta spendendo mediamente di più per effetto di una limitata possibilità di scelta (di punto vendita e di prodotti a scaffale) e delle mancate promozioni. Poiché fare la spesa è stato sempre considerato una delle necessità che permettono di uscire di casa, e l’apertura dei negozi è stata fin qui garantita, il consumatore ha di fronte due considerazioni. Sul fronte del risparmio è più sensato fare una quantità di acquisti “normale” rispetto alla scorta, senza togliere la possibilità di acquistare i prodotti di prima necessità al prossimo in coda fuori dal supernercato.

 

Dati Nielsen elaborati da Marco Bulfon. Grafiche di Marco Boscolo.