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Class action Dieselgate: una vittoria storica

07 luglio 2021
Dieselgate

Altroconsumo vince la class action contro il colosso automobilistico Volkswagen per le emissioni truccate di alcuni suoi modelli: 3.300 euro (più interessi) andranno a ognuno degli oltre 63 mila consumatori che avevano aderito alla nostra azione di classe, per un totale di 200 milioni di risarcimento. I nostri legali sono al lavoro per valutare come far ottenere i rimborsi anche a chi è rimasto fuori da questa azione. 

È arrivata finalmente, dopo a quasi 6 anni dallo scoppio dello scandalo, la sentenza del Tribunale di Venezia: Altroconsumo vince su tutti i fronti e Volkswagen sarà costretta a risarcire i consumatori che avevano acquisto i modelli coinvolti nel cosiddetto Dieselgate, la vicenda delle auto truccate da un software illegale che ne abbassava le emissioni solo sulla carta. Oltre 63.000 consumatori, ingannati perché convinti peraltro di aver acquistato un'auto più ecologica di quello che fosse in realtà, si erano rivolti a noi per intentare una causa collettiva contro il colosso dell'automotive tedesco.

Ora questi consumatori saranno risarciti. Il Tribunale di Veneza ha disposto che ognuno di loro ottenga 3.300 euro di risarcimento, più gli interessi maturati in questi anni. Una batosta per il gruppo Volkswagen (composto Audi, Seat e Skoda) che dovrà sborsare circa 200 milioni di euro. Ma non solo: dovrà pagare anche tutte le spese legali e le spese che avevamo sostenuto per pubblicizzare l'azione sugli organi di informazione ordinata dal giudice.

Contatteremo tutti gli aderenti

Nei prossimi giorni Altroconsumo provvederà a contattare tutti gli aderenti per fornire loro tutte le informazione su come ottenere il risarcimento stabilito dal Tribunale di Venezia e per dire loro cosa fare.

Non hai aderito? Contattaci

Ma la sentenza è di quelle che fanno storia (e giurisprudenza). Per questo motivo, i nostri legali stanno valutando iniziative anche a sostegno dei diritti di coloro che sono rimasti fuori dalla nostra azione, ma che comunque si trovano nelle stesse condizioni di coloro che il giudice ha deciso di Risarcire. Se anche tu hai (o hai avuto) un modello di Volkswagen, Audi, Seat o Skoda coinvolto nello scandalo Dieselgate, non aspettare e lasciaci i tuoi dati: i nostri legali ti ricontatteranno per darti informazioni su quale strada è possibile percorrere nel tuo caso.

Hai un'auto coinvolta nello scandalo Dieselgate ma non hai aderito alla class action?

Contattaci

Come riconoscere un'auto coinvolta nel Dieselgate

Chi ha comprato un'auto con motore 2.0 Tdi EA 189 dal 2009 in poi, probabilmente si starà ponendo alcune domande. Cerchiamo di rispondere alle sette più ricorrenti.

1) Quali sono le auto coinvolte?

Le auto "infettate" dal software incriminato sono quelle con motore 2.0 Tdi EA 189 acquistate dal 2009 in poi e, probabilmente, anche quelle con motore 1.6 Tdi. I modelli sarebbero in tutto 20: 

  • otto con il marchio Audi (A1, A3, A4, A5, A6, TT, Q3 e Q5); 
  • tre con il marchio Seat (Leon, Altea e Alhambra); 
  • tre con il marchio Skoda (Yeti, Octavia e Superb);
  • sei per Volkswagen (Golf, Passat, Maggiolino, Sharan, Tiguan e Touran);
  • potenzialmente coinvolti anche i veicoli commerciali come Caddy e il Multivan Volkswagen.

2) Come capire se la mia auto è interessata?

Volkswagen ha comunicato che i possessori di un'auto con motore EA 189 saranno contattati singolarmente. In teoria, perciò, se hai un modello interessato al problema dovresti essere contattato direttamente dalla casa.

3) Quali rischi potrei correre?

Le auto con la centralina "truccata" sono perfettamente legali e omologate: nessuno, perciò, può multare chi le guida. Non c'è neanche il rischio di non passare la revisione: il livello del NOx (l'ossido di azoto che Volkswagen ha ammesso di aver ridotto artificalmente), infatti, non viene rilevato. L'esito della revisione, perciò, non dipende in nessun modo dal NOx.

4) Quanto mi costa rimettere in regola l'auto?

Chi possiede un'auto con la centralina modificata per falsare i risultati sui rilevamenti delle emissioni non dovrà sostenere alcuna spesa per adeguarla alle normative. Gli interventi, dei quali non si conosce ancora l'entità, saranno interamente a carico di Volkswagen.

5) È meglio rivendere subito l'auto?

No. Prima di tutto, non è detto che l'operazione vada a buon fine, visto che lo scandalo Volkswagen è ormai di dominio pubblico, a maggior ragione dopo che il collosso automobilistico ha bloccato la commercializzazione delle Euro 5 in stock. Qualora ci si dovesse riuscire, probabilmente dall'altra parte troverebbe qualcuno disposto a trattare con ferocia sul prezzo, forte della problematica del prodotto (che verrebbe comunque messo in regola). Insomma: se possiedi una Volkswagen 2.0 TDI Euro 5, aspetta la comunicazione di Volkswagen prima di prendere qualsiasi decisione.

6) Posso ancora acquistare un'auto "infetta"?

Nei concessionari multi marca o tra privati al momento non c'è nessun divieto di vendere auto usate o immatricolate prima del 1° settembre (per esempio i modelli a km 0). Noi non incoraggiamo l'acquisto di queste auto, anche se c'è da aspettarsi un forte deprezzamento nei prossimi mesi. Chi, invece, vuole approfittare dell'occasione (per esempio un forte sconto) deve essere consapevole del potenziale rischio.

Davide ha battuto Golia

Davide ha battuto Golia e ha dimostrato una volta di più che l’unione fa realmente la forza!” dichiara Federico Cavallo, Responsabile relazioni Esterne Altroconsumo. “Come Altroconsumo abbiamo fortemente creduto a quest’azione di classe che è riuscita a mettere insieme più di 70 mila persone in Italia. Quasi il 90% di loro è stata ammessa dal tribunale nella classe, ed ora, nonostante tutte le difficoltà, la complessità e la lunghezza del procedimento, potranno ricevere il giusto rimborso da Volkswagen. Dopo i consumatori americani, tedeschi e spagnoli, e dopo 5 anni di attesa, finalmente è giunto il momento anche per gli italiani di ottenere giustizia. Senza dimenticarci dell’oltre mezzo milione di persone che non hanno preso parte alla class action ma che sono in condizioni oggettive analoghe, verso le quali ci impegneremo da subito a trovare il modo di garantire per loro un risultato in linea con la sentenza”.

“Si tratta di un risultato storico – prosegue Cavallo - che aggiunge un tassello importantissimo nella storia delle class action nel nostro Paese: strumento, questo, non ancora pienamente conosciuto e utilizzato, certamente perfettibile e proprio per questo in evoluzione sia nella normativa nazionale che in quella europea. Uno strumento, però, che si dimostra una delle armi più efficaci e importanti per tutelare i diritti dei singoli consumatori che, mettendosi insieme, possono fronteggiare i grandi attori del mercato globale. Siamo orgogliosi, come Altroconsumo, di aver dato un contributo determinante per portare sino in fondo questa azione e conseguire questo risultato in favore di così tante persone” ha concluso.

Dieselgate: una vicenda durata quasi 6 anni

Al fine di superare i test di omologazione, come abbiamo documentato a più riprese, Volkswagen aveva manipolato i motori di alcune vetture e dichiarato, così, emissioni molto diverse rispetto a quelle reali. Avevamo quindi denunciato l'inganno, realizzando diversi test e dimostrando la manomissione avvenuta per mano della casa automobilistica attraverso la centralina delle auto coinvolte.

Ripercorriamo le tappe del Dieselgate

Negli Stati Uniti, come rilevato dalla Environmental Protection Agency (EPA), Volkswagen ha abusivamente utilizzato nelle sue auto un software installato appositamente nella centralina del motore per di ottenere, nei test di omologazione, dati sulle emissioni in linea con i parametri richiesti per i veicoli diesel: il risultato è che nella normale guida su strada invece le emissioni reali possono superare fino a 40 volte quelli dichiarati. In un secondo momento, Volkswagen ha ammesso che questo trucco è stato usato anche per i modelli venduti in Europa e in Italia. A questo punto, occorre un adeguato risarcimento per i consumatori europei coinvolti come già riconosciuto negli Stati Uniti, dove per ogni auto sono stati riconosciuti da 5 a 10.000 euro.

Ma non finisce qui. Risale a settembre 2018 (a 3 anni di distanza dall'inizio dello scandalo dieselgate), la notizia secondo cui la Commissione Europea inizia ad indagare su un possibile cartello anticoncorrenziale tra le case automibilistiche. La Volkswagen, la Bmw e la Daimler (di cui fa parte la Mercedes) si sarebbero accordate per evitare di farsi concorrenza nello sviluppo di tecnologie per migliorare le emissioni inquinanti delle auto. I risultati delle indagini verranno annunciati a breve. Se il cartello verrà confermato, la condotta delle case automobilistiche coinvolte avrà di fatto negato agli automobilisti l’opportunità di comprare auto meno inquinanti, nonostante la tecnologia disponibile ai produttori. Un altro danno per i consumatori coinvolti nella vicenda dieselgate. Per questo i produttori coinvolti rischiano una maxi multa che potrebbe arrivare già questa primavera.

Le nostre prove in laboratorio

In questo video abbiamo ripercorso le prove di laboratorio a cui abbiamo sottoposto le auto.