Friggitrici ad aria e PFAS: ci sono rischi per la salute?
Sempre più modelli si dichiarano “senza PFAS” o “senza PFOA”. Ma cosa significa davvero? Facciamo chiarezza tra materiali, rischi reali e impatto ambientale.
In questo articolo
- PFAS e friggitrici ad aria: di cosa stiamo parlando
- Cosa dicono i test sui PFAS nelle friggitrici ad aria
- I PFAS nella friggitrice ad aria sono pericolosi?
- “Senza PFOA” o “senza BPA”: cosa significano queste diciture
- Esistono davvero friggitrici ad aria senza PFAS?
- Come ridurre i rischi (senza inutili allarmismi)
PFAS e friggitrici ad aria: di cosa stiamo parlando
I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono una famiglia molto ampia che comprende migliaia di composti diversi, utilizzati da decenni per le loro proprietà antiaderenti, idrorepellenti, antimacchia e per la resistenza al calore. Per queste caratteristiche, alcuni PFAS sono stati (e continuano ad essere) impiegati anche nei rivestimenti antiaderenti di pentole, padelle e, in alcuni casi, nelle friggitrici ad aria (su cestelli e griglie). È proprio grazie a queste sostanze che il cibo non si attacca e che le superfici resistono alle alte temperature.
PFOS, PFOA e PTFE: differenze e divieti
Non tutti i PFAS sono uguali. Alcuni, come PFOA (acido perfluoroottanoico) e PFOS (perfluorottanosolfonato), si sono rivelati particolarmente problematici: sono molto persistenti nell’ambiente, tendono ad accumularsi negli organismi e sono stati associati a effetti negativi sulla salute. Per questi motivi, PFOA, PFOS e altre 50 sostanze polifluoroalchiliche sono state vietate nell’Unione europea. Altri composti della stessa famiglia sono ancora oggetto di valutazione, mentre altri sono attualmente impiegati, in quanto la normativa non ne vieta l’uso in generale.
Tra i PFAS non vietati c’è il PTFE (politetrafluoroetilene), principale componente del Teflon, materiale plastico utilizzato nei rivestimenti antiaderenti di prodotti come padelle e utensili di cucina. È considerato non pericoloso, in quanto chimicamente molto stabile alle normali condizioni di utilizzo domestico, che di norma non superano i 260 °C, livello di temperatura in cui può iniziare il rilascio di sostanze.
Cosa dicono i test sui PFAS nelle friggitrici ad aria
Test indipendenti condotti da associazioni europee dei consumatori, tra cui gli olandesi di Consumentenbond e i francesi di Que Choisir, hanno analizzato la presenza di PFAS in diversi modelli di friggitrici ad aria. I risultati sono rassicuranti: tutti i prodotti analizzati risultano conformi alla normativa europea, cioè non contengono nessuno dei 50 PFAS vietati in Europa.Tuttavia, le analisi hanno evidenziato elementi che meritano attenzione. Nei cinque modelli testati nei Paesi Bassi è stata rilevata una presenza elevata di fluoro organico totale, un parametro utilizzato come indicatore della possibile presenza di composti fluorurati. Questo dato non consente di identificare con precisione quali PFAS siano presenti, né in quali quantità, ma suggerisce che non è sempre possibile escludere completamente la presenza di queste sostanze nei materiali. Nei test francesi, invece, è stata confermata la presenza (lecita) di fluoropolimeri come il PTFE in tutti e sei i modelli messi sotto la lente.
Si tratta quindi di risultati complessivamente rassicuranti dal punto di vista normativo, ma che evidenziano anche la difficoltà di caratterizzare in modo completo materiali appartenenti a una famiglia chimica così ampia e complessa. Per questo motivo sono in corso ulteriori analisi su altri modelli, anche in Italia: Altroconsumo ha avviato un test su vari modelli di friggitrici ad aria per verificare l’assenza di PFAS. A breve pubblicheremo i risultati. Torna all'inizio
I PFAS nella friggitrice ad aria sono pericolosi?
Nelle normali condizioni di utilizzo domestico, la friggitrice ad aria non rappresenta un rischio immediato per la salute per via della presenza di PFAS. Durante l’uso, piccole quantità di sostanze potrebbero trasferirsi dal rivestimento antiaderente agli alimenti. Tuttavia, queste migrazioni non rappresentano un rischio per la salute. I materiali a contatto con gli alimenti devono infatti rispettare requisiti molto stringenti: il Regolamento europeo 1935/20046 prevede test specifici per verificare che non rilascino nei cibi sostanze in quantità pericolose. Quando il rivestimento è integro e l’utensile viene utilizzato correttamente, il trasferimento di sostanze è considerato trascurabile.
In particolare, per i rivestimenti antiaderenti di pentole e padelle che contengono PFAS, le evidenze disponibili sulla migrazione indicano che a temperature normali di utilizzo (180–230 °C), il rilascio di sostanze nel cibo avviene in quantità relativamente piccole se paragonato ad altre fonti di esposizione. Situazioni problematiche possono verificarsi solo in condizioni estreme, come il surriscaldamento del rivestimento oltre temperature molto elevate (superiori ai 300 °C), per cui il materiale può degradarsi e rilasciare sostanze nocive; oppure, in caso di danneggiamento evidente delle superfici. Le friggitrici ad aria difficilmente raggiungono temperature tali da compromettere la stabilità del rivestimento.
Il vero problema: ambiente ed esposizione complessiva
Se l’uso domestico non rappresenta una fonte rilevante di rischio, il tema dei PFAS resta comunque centrale per altri motivi. Queste sostanze sono estremamente persistenti nell’ambiente: si accumulano nel suolo, nell’acqua e nella catena alimentare, e possono essere assorbite dall’organismo umano. Inoltre, sono presenti in moltissimi prodotti di uso quotidiano (dagli imballaggi alimentari ai tessuti tecnici) contribuendo a un’esposizione diffusa e continua: lo dimostra la nostra recente inchiesta che ha riscontrato la presenza di PFAS nel 28% di più di 200 prodotti con proprietà idrorepellenti, antimacchia e antiaderenti.
Proprio questa esposizione multipla è uno degli aspetti più critici: anche se il contributo di una singola fonte, come una friggitrice ad aria, è limitato, l’effetto complessivo può essere significativo. Per questo motivo Altroconsumo chiede da anni regole più stringenti e una progressiva eliminazione dei PFAS, puntando a una restrizione più ampia sull’intera famiglia di queste sostanze.
“Senza PFOA” o “senza BPA”: cosa significano queste diciture
Molti consumatori cercano friggitrici ad aria “senza PFOA” o “senza BPA”. Tuttavia, queste indicazioni possono essere fuorvianti. Il PFOA è già vietato nell’Unione europea da diversi anni: la dicitura “PFOA free” non indica quindi una caratteristica aggiuntiva del singolo prodotto, ma semplicemente il rispetto della normativa. Che, in linea teorica, vale per tutti i prodotti a norma. Il BPA o bisfenolo A, non è invece un PFAS, ma appartiene alla famiglia dei bisfenoli, utilizzati nelle plastiche e nelle resine. È classificato come interferente endocrino e tossico per la riproduzione, ed è stato progressivamente limitato fino a restrizioni molto severe, soprattutto nei materiali di plastica a contatto con gli alimenti.Nel caso delle friggitrici ad aria, le parti a contatto diretto con il cibo non sono generalmente realizzate in materiali contenenti PFOA (vietato) o BPA, i cui limiti di migrazione previsti dalla legge ridurrebbero comunque un eventuale rischio. In altre parole, la presenza di queste diciture non è di per sé un indicatore di una maggiore sicurezza di un prodotto, né consente di valutare la presenza di altre sostanze simili. Infatti, “PFOA free” non significa assenza di tutti i PFAS, così come “BPA free” non esclude la presenza di altri bisfenoli. Torna all'inizio
Esistono davvero friggitrici ad aria senza PFAS?
Alcuni produttori dichiarano che i loro modelli sono “PFAS free” o “PFC free”, cioè privi di composti fluorurati. In questi casi il produttore indica di aver utilizzato rivestimenti alternativi privi di tali sostanze. Si tratta però di dichiarazioni volontarie, per le quali non esiste al momento un sistema europeo di certificazione o verifica indipendente.Inoltre, non sempre è chiaro se queste indicazioni si riferiscano solo ai PFAS vietati dalle norme (cosa che dovremmo dare per scontata) oppure all’effettivo utilizzo di rivestimenti alternativi privi di tali sostanze in generale. Considerata l’ampiezza della famiglia dei PFAS - oltre 10.000 sostanze - verificare l’assenza totale è molto complesso.
Alcune friggitrici usano soluzioni alternative prive di PFAS quali cestelli in vetro o con rivestimenti ceramici. Un esempio di friggitrice ad aria in vetro è la Ninja CRISPi, di cui potete leggere la nostra recensione.Queste friggitrici alternative possono avere caratteristiche diverse (spesso positive) in termini di praticità: ad esempio, il vetro temperato è più pesante, ma è resistente alle alte temperature, meno rovinabile con gli utensili e consente di monitorare visivamente la doratura del cibo senza aprire il cestello. Torna all'inizio
Come ridurre i rischi (senza inutili allarmismi)
Non è necessario evitare l’uso della friggitrice ad aria: nelle condizioni d’uso normali è considerata sicura. Alcune accortezze possono comunque contribuire a ridurre ulteriormente i rischi:
- evitare di utilizzare l’apparecchio a vuoto, per non raggiungere temperature eccessive;
- rispettare sempre le indicazioni del produttore sulla temperatura massima di utilizzo;
- non usare cestelli con rivestimento danneggiato o molto usurato;
- usare utensili in silicone o legno per non rovinare i rivestimenti;
- seguire sempre le istruzioni del produttore per quanto riguarda il lavaggio in lavastoviglie;
- utilizzare l’apparecchio a lungo nel tempo, evitando sostituzioni frequenti (che implicano rifiuti dannosi per l’ambiente).
Per chi possiede una friggitrice con rivestimento antiaderente e vuole ridurre i rischi al minimo, si può considerare di usare stampi o vaschette compatibili, disponibili in vari materiali, proprio per evitare il contatto diretto del cibo con il cestello.
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