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Scandalo Facebook: ecco quali dati sono finiti alla Cambridge Analytica

Tra gli 87 milioni di account potenzialmente coinvolti ci sono anche oltre 214 mila italiani, che in questi giorni stanno ricevendo un preoccupante avviso da Facebook. Abbiamo incontrato il colosso americano per chiedere che vengano risarciti gli utenti a rischio e che tutti gli iscritti al social abbiano gli strumenti per essere gli unici a poter gestire i propri dati.

17 aprile 2018
privacy facebook

Ink Drop / Shutterstock.com

Il proprio profilo pubblico, i "like" messi sulle varie pagine, la data di compleanno, la città di residenza e con buone probabilità anche alcuni messaggi scritti sulle bacheche degli amici. Questi i dati che, secondo il messaggio che Facebook sta inviando ai 214.134 utenti italiani coinvolti nello scandalo Cambidge Analytica, potrebbero essere stati condivisi e uitilizzati a loro insaputa. Sì perché, come si legge nel messaggio, basta che uno solo dei propri amici abbia usato in passato l'app incriminata (This Is Your Digital Life) perché questi dati finiscano nelle mani della Cambridge Analytica. Oltre al messaggio, Facebook ha messo a disposizione anche uno strumento dove chiunque può controllare se il proprio account è tra quelli coinvolti. Che tu sia tra questi oppure un semplice utente di Facebook che vuole difendere il valore dei propri dati, unisciti alla nostra battaglia.

Difendiamo insieme i nostri dati Facebook

Cosa chiediamo a Facebook

Altroconsumo, assieme alle associazioni di consumatori di Belgio, Spagna e Portogallo, ha incontrato a Bruxelles i rappresentati europei di Facebook, per chiedere spiegazioni e impegni precisi. Ecco cosa abbiamo chiesto:

  • come risarcirà i consumatori sia per l'uso improprio fatto con i dati, sia per il valore economico derivante dallo sfruttamento di essi, di proprietà dei singoli utenti.
  • di offrire gli strumenti necessari affinchè gli utenti siano gli unici a gestire i propri dati, per poter davvero decidere dove, quando e con chi condividerli, quando smettere di farlo e quando rientrarne in possesso.

Il colosso americano si è reso disponibile a dialogare su tutti i fronti. Staremo a vedere, ma dal lato nostro ci impegneremo perché sia garantito il rispetto dei dati degli utenti e la loro attiva presenza nella gestione dei loro dati

Cos'è successo con Cambridge Analytica

Cambridge Analytica è una società britannica di analisi dei dati accusata, tra le altre cose, di aver influenzato le elezioni presidenziali negli USA e il referendum sulla Brexit, grazie proprio ai dati raccolti attraverso Facebook.

Come si sta comportando Facebook nel frattempo 

Nel frattempo il colosso americano ha dato un giro di vite all'emorragia di dati dei suoi utenti, limitando la quantità di dati accessibili agli sviluppatori di app e servizi digitali che girano su Facebook. Pare infatti che uno dei cavalli di troia con i quali la Cambridge Analytica abbia acquisito i dati siano alcune app sviluppate per il social network, alle quali gli utenti stessi hanno permesso di accedere ai propri dati per poterle utilizzare.      

Come vengono raccolti i dati Facebook dalle app

Come sono stati raccolti i dati da Cambridge Analytica? Sostanzialmente se accedi ad app (sviluppate e diffuse da terzi, non Facebook) oppure ad alcuni siti web con il tuo ID Facebook dai il consenso al trattamento dei tuoi dati. Come puoi vedere nello screenshot qui sotto (è solo un esempio perché ce ne sono a centinaia) vieni avvisato dall'app in questione che stai dando il permesso ad accedere al profilo personale, alla lista degli amici, al tuo compleanno, ai "Mi piace" e all'indirizzo email

 

privacy facebook

E Facebook stessa lo dice nella sua normativa sui dati

"Quando usi app, siti web o altri servizi di terzi che usano o sono integrati ai nostri Servizi, detti terzi possono ricevere informazioni su ciò che pubblichi o condividi. Ad esempio, quando giochi con i tuoi amici di Facebook o usi il pulsante Commenta o Condividi di Facebook su un sito web, lo sviluppatore del gioco o il sito web potrebbe ottenere informazioni sulle tue attività all'interno del gioco o ricevere un commento o un link che hai condiviso dal suo sito web su Facebook. Inoltre, quando scarichi o usi i servizi di terzi, questi possono accedere al tuo profilo pubblico, che comprende il tuo nome utente o ID utente, alla tua fascia d'età e al tuo Paese/alla tua lingua, alla tua lista di amici e alle informazioni che condividi con loro. Le informazioni raccolte da tali app, siti web o servizi integrati sono soggette alle loro condizioni e normative."

L'Antitrust: pratiche commerciali scorrette sulla raccolta e l'utilizzo dei dati
Nella vicenda, anche grazie alle segnalazioni delle associazioni di consumatori, è intervenuta anche l'Antitrust che ha aperto un procedimento nei confronti di Facebook per pratiche commerciali scorrette sulla raccolta e l'utilizzo dei dati. Secondo il Garante l'utente non sarebbe avvisato del fatto che, accettando di usare il social network, cede dei dati per i quali ci sarà anche un uso commerciale. Per questa ragione abbiamo inviato una lettera di diffida proprio a Facebook perché vogliamo sapere quali provvedimenti verranno presi per tutelare gli utenti. E, sempre a Facebookabbiamo chiesto ulteriori chiarimenti insieme alle altre organizzazioni indipendenti di consumatori europee.
Come tutelarsi da questo attacco
Quello che possiamo fare per tutelarci è modificare la privacy di Facebook e le impostazioni delle app a cui accediamo tramite Facebook, attraverso il percorso guidato che possiamo trovare nella sezione “Visibilità e privacy dell’app” di Facebook. Selezionando “Impostazioni” e cliccando su “App” puoi disattivare completamente la funzione che consente di usare app e siti web tramite Facebook o impostare le categorie di informazioni che le app possono condividere, oppure selezionare quali delle nostreinformazioni possono essere condivise dalle app usate dai nostri amici. Un ulteriore accorgimento è accedere autonomamente a siti web e app integrate/collegate a Facebook invece di utilizzare username e ID di Facebook.

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