Porno online e verifica dell'età: oscurati i primi siti dal Garante. Cosa cambia
Dopo mesi di attesa, la stretta sulla verifica dell’età entra nella fase concreta: Agcom ha disposto i primi oscuramenti contro due siti italiani che non si sono adeguati alle regole anti-accesso dei minori. Intanto resta in vigore l’obbligo anche per le piattaforme estere presenti nella lista dell’Autorità. Ecco cosa prevede il sistema, chi si è già mosso e quali saranno le prossime tappe.
Dalla teoria si passa ai blocchi: Agcom ha ordinato l’oscuramento di due siti porno con sede in Italia, giudicati inadempienti agli obblighi di verifica dell’età. È il primo effetto concreto della delibera approvata un anno fa per attuare il Decreto Caivano e impedire ai minori l’accesso ai contenuti pornografici online. Per i siti stabiliti in Italia e fuori dall’Unione europea l’obbligo era scattato già il 12 novembre 2025 (anche se poi il termine era stato prorogato); per quelli con sede in altri Paesi Ue, l'obbligo di adeguamento è scattato dal 1° febbraio 2026. Vediamo quali sono i siti al momento oscurati, quali portali si sono invece già adeguati e perché non sono ancora stati toccati alcuni dei grandi colossi dell'industria dei video a luci rosse mondiali.
Torna all'inizioPerché sono arrivati i primi oscuramenti
La cornice normativa resta quella già fissata da Agcom con la delibera n. 96/25/CONS, che ha definito le modalità tecniche e di processo per l’accertamento della maggiore età degli utenti. Il provvedimento nasce in attuazione dell’articolo 13-bis del Decreto Caivano e impone ai siti e alle piattaforme che diffondono in Italia immagini e video pornografici di dotarsi di sistemi efficaci di age verification, con criteri di proporzionalità, minimizzazione dei dati e sicurezza.
La novità è che ora l’Autorità è passata dalla fase regolatoria a quella di vigilanza. Nel comunicato del 26 marzo 2026 Agcom spiega di aver adottato, nella seduta del 18 marzo, i primi due provvedimenti di blocco nei confronti dei siti giochipremium.com e hentai-ita.net, gestiti dalla società Onlab S.R.L.S., stabilita in Italia. Secondo l’Autorità, durante le verifiche è stata accertata la mancata attivazione di un sistema conforme di verifica dell’età; dopo la contestazione e una diffida ad adeguarsi entro 20 giorni, è arrivato l’ordine di disabilitazione dell’accesso tramite blocco DNS, destinato a restare in vigore fino al ripristino delle condizioni richieste.
Torna all'inizioI siti finiti nel mirino e chi si è già adeguato
La lista Agcom dei soggetti tenuti all’adeguamento, aggiornata al 17 marzo 2026, comprende 72 servizi. Dentro ci sono sia alcuni dei nomi più noti del settore, sia molti siti e domini meno conosciuti ma accessibili dall’Italia. Tra i principali figurano Pornhub, YouPorn, RedTube, Stripchat, XNXX, XVideos, xHamster, OnlyFans, CAM4, Chaturbate, Tube8, Brazzers, Bangbrosnetwork, Porn.com, SpankBang e altri servizi di live cam o streaming per adulti. Nella lista compaiono anche i due siti italiani poi colpiti dai primi blocchi, cioè Hentai-ITA e Giochi Premium.
Sul fronte degli adeguamenti, il caso che già emergeva nella fase precedente era OnlyFans, indicato anche nel vecchio articolo come unica piattaforma che aveva già introdotto un sistema di controllo dell’età. Agcom, però, non ha diffuso nel comunicato del 26 marzo un elenco pubblico dei siti oggi pienamente conformi, quindi al momento il punto fermo è questo: i primi oscuramenti hanno riguardato due operatori italiani inadempienti, mentre per gli altri soggetti presenti nella lista l’Autorità ha aperto o può aprire attività di vigilanza sulla base delle scadenze già fissate.
Perché sono stati oscurati proprio questi due siti
I due siti oscurati erano già compresi nella lista dei soggetti pubblicata da Agcom ai sensi dell’articolo 13-bis del Decreto Caivano e della delibera 96/25/CONS. In più, si tratta di servizi riconducibili a un operatore stabilito in Italia: un aspetto importante perché per i soggetti italiani l’obbligo di adeguarsi decorreva già dal 12 novembre 2025.
Quando potranno partire i blocchi contro i grandi siti esteri
Per i gestori stabiliti in un altro Paese dell’Unione europea diverso dall’Italia, Agcom ha chiarito che l’obbligo è entrato in vigore dal 1° febbraio 2026. Da quella data l’Autorità ha avviato monitoraggio e vigilanza anche su questi operatori. La procedura indicata è la stessa: contestazione della violazione, diffida a mettersi in regola entro 20 giorni e, in caso di mancato adeguamento, oscuramento del sito fino alla conformità, oltre all’avvio del procedimento per le sanzioni pecuniarie. Questo significa che i grandi portali stranieri non sono fuori dal perimetro: semplicemente, per loro la fase di enforcement è partita più tardi rispetto ai siti italiani.
Torna all'inizioNiente identificazione, solo una verifica dell'età
Quello del Garante è di fatto un provvedimento di “age assurance” ovvero di “verifica dell’età”. Proprio per preservare la privacy degli utenti che navigano sui siti porno, il regolamento aveva previsto che le piattaforme verificassero la maggiore età di chi vi accede (per tutelare i minori), ma non in maniera diretta. Il garante aveva escluso la possibilità per i siti di chiedere il caricamento di documenti d'identità, l'utilizzo di sistemi di accesso come Spid (l’identità digitale che serve soprattutto per accedere ai siti della pubblica amministrazione) o la Cie (la carta d’identità elettronica che ormai ha sostituito quella cartacea).
Il principio del doppio anonimato
I siti operanti in Italia avrebbero dovuto adottare un sistema di cosiddetto "doppio anonimato", ovvero di assoluta indipendenza tra chi certifica l'età dell'utente e il sito che richiede questa certificazione (la piattaforma a luci rosse). Un meccanismo che prevede in sostanza la generazione di un codice "token" rilasciato da un'app terza (che non sa per cosa verrà utilizzato) e che attesta la maggiore età dell'utente, da utilizzare poi sul sito porno per poter richiederne l'accesso.
Torna all'inizioQuali soluzioni esistono per verificare l'età
La soluzione tecnica che al momento hanno scelto le piattaforme che hanno adottato un sistema di verifica dell'età è (nella maggior parte dei casi) quella che si basa sull'uso dell'app Yoti, società specializzata nel riconoscimento e nella certificazione digitale dell'età; questa soluzione tuttavia prevede un'opzione che il Garante aveva inizialmente escluso, ovvero come l'invio di un selfie attraverso il quale "stimare l'età" grazie all'intelligenza artificiale.
Ma come funziona questo sistema? In molti casi, anche se l'immagine statica dei video resta visibile, la fruizione vera e propria dei filmati può avvenire solo dopo autenticazione; la pagina infatti viene bloccata e compare un Qr Code collegato a Yoti. Dopo aver inquadrato il codice con il telefono, l’utente deve scegliere la modalità con cui dimostrare di essere maggiorenne. Sono disponibili varie opzioni. La prima consiste nell’installare l’app Yoti e caricare una foto del proprio documento d’identità. In alternativa, è possibile optare per la valutazione dell’età tramite una foto del viso scattata con lo smartphone: un sistema di intelligenza artificiale analizza l’immagine per stimare l’età (opzione che però viene accettata solo se rispetta i requisiti previsti dal sito Yoti). Come ulteriore possibilità, è previsto l’accesso con AgeKey per chi ha già completato la verifica in passato e può quindi riutilizzarla.
La mano dall'Europa tarda ad arrivare
Tolta la soluzione tramite Yoti (che però come abbiamo visto presenta qualche incompatibilità con le norme del Garante), al momento non sono state individuate (o suggerite) da AgCom particolari sistemi e app che possano essere adottati dalle piattaforme a luci rosse per garantire il doppio anonimato.
Tuttavia una mano potrebbe arrivare proprio dall'Europa. Una di queste app terze per la verifica dell'età, infatti, potrebbe essere proprio quella (al momento rilasciata solo in fase di test in 5 Paesi europei tra cui l'Italia) voluta a luglio 2025 dalla Commissione Europea e che dovrebbe essere accessibile scansionando retina o impronta digitale; l'Agcom avrebbe dovuto renderla disponibile entro la fine del 2025 (integrandola nel cosiddetto "portafoglio digitale europeo" nel 2026), tuttavia al momento le operazioni di adozione stanno andando a rilento.
Torna all'inizioScopo del provvedimento: difendere i minori
Questa misura, che era stata approvata all’unanimità dal Consiglio dell’Agcom, mira a rafforzare la protezione dei minori nel contesto digitale, in linea con le disposizioni della legge sulla cybersicurezza; l'articolo 28 del Digital Service Act infatti afferma che "i fornitori online accessibili ai minori adottano misure adeguate... per garantire un elevato livello... di protezione dei minori". Purtroppo però per il momento le nuove norme riguardano solo per i siti che offrono materiale pornografico; restano invece soltanto raccomandate per le altre piattaforme per adulti come quelle di scommesse e gioco d'azzardo.
Il provvedimento di fatto cerca di dare risposte concrete a ciò che il decreto Caivano (la legge n.159 del 13 novembre 2023) aveva già previsto per i siti pornografici: ovvero l’obbligo di verifica della maggiore età dei propri utenti perché, come recita l'articolo 13 bis, "è vietato l'accesso dei minori a contenuti a carattere pornografico, in quanto... ne compromette il benessere fisico e mentale". Un decreto varato dopo lo stupro di gruppo da parte di alcuni minorenni di due bambine di 10 e 12 anni, avvenuto proprio nel comune di Caivano e che ha, tra le altre cose, lo scopo di applicare un giro di vite nei confronti della diffusione del materiale pornografico proprio tra bambini e minori.
Torna all'inizioUna battaglia anche di Altroconsumo
Questo nuovo regolamento varato dall’Agcom è il frutto anche di un confronto con le associazioni di consumatori e soprattutto delle battaglie di Altroconsumo a difesa dei minori in rete. Durante l’audizione pubblica del 22 aprile 2024, abbiamo avuto modo di presentare all’Autorità le nostre proposte affinché i siti, soprattutto quelli che offrono contenuti non adatti ai bambini e ai ragazzi, siano responsabilizzati nel verificare attentamente l’età di chi ne richiede l’accesso.
Una battaglia che abbiamo combattuto anche nei confronti di piattaforme social come TikTok, i cui contenuti spesso destinati proprio ai più giovani e offerti a chiunque senza un reale controllo, sono spesso stati d'ispirazione per attività che hanno messo talvolta in pericolo la salute e l’incolumità proprio dei più indifesi. Ben venga quindi l’approvazione di questa misura voluta dal Garante della comunicazione.
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