Recensioni

Fairphone: sotto la lente il primo telefono “etico”

06 marzo 2014
telefono etico

06 marzo 2014

Un nuovo smartphone che si dichiara “giusto”, sia nei confronti dei diritti dei lavoratori sia dell’ambiente. Di fatto non lo è al 100%, ma ha grandi meriti e discrete attenzioni verso l'ambiente e il sociale. Dal punto di vista tecnico, invece, non ha molto da invidiare a Samsung ed Apple.

Un progetto buono e di qualità

Il nome la dice lunga: Fairphone. Letteralmente significa telefono “equo”, “giusto”. E la sua caratteristica principale è, infatti, proprio quella di dichiararsi uno smartphone “responsabile”, nei confronti dei diritti umani e dell’ambiente. Ne abbiamo acquistati due - già in laboratorio per essere testati -, di cui a breve troverai i giudizi dettagliati nel nostro servizio di confronto online.


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Nel frattempo, nelle due sezioni di fianco, ti diamo le nostre impressioni, dal punto di vista sia etico che tecnico.

Di cosa si tratta e come funziona

A gennaio del 2013 l’azienda olandese Fairphone ha avviato una campagna di crowdfunding (raccolta di fondi dal “basso”) per capire se ci fosse mercato per uno smartphone di questo tipo, con elevati standard etici sia nell’approvigionamento della materia prima, che nelle condizioni di lavoro che nelle politiche ambientali: chi voleva poteva già comprare sul sito dell’azienda, al costo di 325 euro, il suo Fairphone. Una volta raggiunte le 25mila prenotazioni (in soli sei mesi), si è dato inizio alla produzione della prima edizione, ora già inviata ai primi acquirenti. In questo momento si stanno raccogliendo le prenotazioni (ad ora oltre 34mila) per la seconda messa in produzione. La consegna dovrebbe avvenire a partire dalla prossima estate.

le caratteristiche etiche

Il Fairphone si dichiara un telefono etico, ma cosa vuol dire? Utilizzo di metalli e minerali (come stagno, tantalio e tungsteno) provenienti in gran parte dal Congo, dove il controllo sulle miniere viene esercitato dalle milizie attraverso la violenza e lo sfruttamento; esternalizzazione della produzione in paesi a basso reddito, soprattutto in Asia, dove è difficile mantenere il controllo sul rispetto dei diritti dei lavoratori; impatto ambientale delle sostanze utilizzate e delle insufficienti politiche per il riciclo dei vecchi apparecchi. Sono queste le principali questioni etiche a cui l’industria degli smartphone è stata chiamata a rispondere negli ultimi anni con una serie di misure imposte dalle organizzazioni internazionali. Ora arriva Fairphone, che fa del rispetto di queste tematiche la sua bandiera. Ma è davvero così? 

E’ “equo” al 100%? No, ma ha grandi meriti 

Per il momento, possiamo dire che - sulla carta - questa azienda garantisce le stesse buone condizioni sociali e ambientali di altri grandi produttori del calibro di Apple e Samsung. La differenza principale di Fairphone sta nel fatto di puntare principalmente su questi valori e di farne la propria ragione d’essere, innanzitutto includendo tra le sue spese fisse (e in modo piuttosto chiaro, come puoi vedere nell’immagine in basso) il denaro utilizzato per i programmi di miglioramento di queste condizioni, con l’obiettivo di spingere l’intero settore verso un cambiamento positivo. Quanto queste attività siano reali ed efficaci sarebbe tutto da valutare sul campo. Ma l’obiettivo con cui Fairphone nasce ha comunque un valore fondamentale, da riconoscere: quello di sensibilizzare i consumatori nei confronti delle tematiche etiche, anche quando si parla di smartphone; quello di fare luce sulla complessità della filiera produttiva di questi gioielli dell’elettronica, quello di dimostrare che è sempre possibile perseguire un’alternativa più equa.

Il produttore è sempre in Cina, ma a certe condizioni

La produzione dei Fairphone avviene in Cina, presso l’azienda A’Hong. Anche in questo caso, quindi, si esternalizza verso paesi a basso reddito, ma la sua selezione – quantomeno – sarebbe avvenuta secondo una serie di rigidi criteri: comprensione e adesione ai valori di Fairphone, impegno nel miglioramento delle proprie pratiche, dialogo con i dipendenti, trasparenza in ogni fase della produzione, utilizzo di materie prime che non derivino da zone di sfruttamento, garanzia di un prodotto eccellente. Fairphone ha valutato tutti questi aspetti prima di iniziare la produzione, collaborando anche con un’organizzazione locale, TAOS. In questo modo, è potuta intervenire con alcuni cambiamenti fondamentali, come il miglioramento delle misure anti-incendio, dell’illuminazione nelle aree di lavoro o l’introduzione del pranzo gratuito per i dipendenti. 


Ogni quadratino ha il valore di un euro sul costo totale dello smartphone (325 euro). Quelli nei toni del rosso e dell’arancio (in totale 22 euro) rappresentano il denaro speso, per ogni telefono venduto, per le attività di responsabilità sociale.
Ogni quadratino ha il valore di un euro sul costo totale dello smartphone (325 euro). Quelli nei toni del rosso e dell’arancio (in totale 22 euro) rappresentano il denaro speso, per ogni telefono venduto, per le attività di responsabilità sociale.

Per ogni smartphone, 22 euro alle iniziative etiche

Delle 325 euro del costo finale, 22 euro - secondo quanto sostiene Fairphone – sono destinati alle attività che garantiscono e migliorano gli standard etici della produzione. Ecco quali sono.

  • “Materie prime responsabili”. L’approvigionamento di stagno e titanio avviene solo in siti liberi da conflitti e sfruttamento della Repubblica del Congo. Fairphone aderisce inoltre ai programmi Conflict-Free-Tin Initiative e Solutions for Hope Network e sta già lavorando per integrare nelle prossime versioni materiali che garantiscano maggiore responsabilità, come rame e cobalto.
  • “Fatto con cura”. Fairphone sta conducendo uno studio sugli stipendi nell’area in cui si trova il suo produttore, per essere certo che i lavoratori vengano pagati con un salario dignitoso per vivere (e non solo minimo).
  • “Un fondo per i lavoratori”. Fairphone ha creato un fondo per i lavoratori, gestito dagli stessi: per ogni telefono venduto, 1.93 euro vanno a questo fondo. Sta ai lavoratori decidere che uso farne, se utilizzarlo per premi in denaro extra, attività di aggiornamento o di svago. 
  • Impatto ambientale. L’azienda attua dei programmi per il riciclo sia dei Fairphones che dei rifiuti elettronici in generale. Ha messo in piedi delle strutture per la raccolta di questi avanzi in Ghana, favorendo l’economia locale. Questi rifiuti vengono poi riacquistati da Fairphone e riciclati secondo elevati standard da un’organizzazione europea riconosciuta, Umicore. Grazie a questo sistema Fairphone può essere beneficiaria di tutti i proventi derivanti dal riciclo, nonché riutilizzare i minerali senza sprechi né danni per l’ambiente. 
  • Trasparenza. Ad essere chiaramente disponibili sul sito, non è solo la struttura del prezzo, ma anche la lista di tutti i fornitori e i report sulle condizioni di lavoro nell’azienda manufatturiera cinese. Il blog è costantemente aggiornato con dati, foto e chiunque può fare domande o commenti. 
  • Punti deboli. Quello che un po’ delude è che non vi sia una descrizione dettagliata dei costi del lavoro. L’azienda comunica solo, attraverso il sito, che gli operai hanno almeno un giorno di riposo a settimana e lavorano non più di 60 ore nei sei giorni lavorativi: troppo rispetto al limite legale di 49 ore, ma meno rispetto alla media nel settore e comunque nei limiti posti dallo ETI Base Code, un codice di condotta etica per le aziende riconosciuto a livello internazionale. Lo stipendio minimo è di 169 dollari al mese, con straordinari pagati. Si tratta di standard ancora minimi, di cui la società si dice consapevole, ferma restando l’ambizione di migliorare nel tempo.
le caratteristiche tecniche

Il Fairphone non è niente di eccezionale dal punto di vista tecnico, ma è comunque uno smartphone che consente di navigare su internet e di fruire di tutte le altre principali funzioni in modo accettabile: d’altronde il suo prezzo – 325 euro – non è certo ai livelli di quello dei suoi colleghi di alta gamma.

Senza infamia e senza lode

Nel complesso, dal punto di vista tecnico e tenendo conto anche del costo, non sembrano esserci ragioni valide per consigliarne caldamente l’acquisto, a meno che tu non sia interessato ai valori etici di cui questo prodotto si fa portatore. Ecco le sue caratteristiche principali.
  • E’ relativamente pesante: 170 grammi, contro – tanto per avere un termine di paragone con telefoni di prezzo simile - i 141 grammi di iPhone 4S e i 132 grammi di Samsung Galaxy S III.   
  • Ha uno schermo da 4,3’’ e risoluzione 540x960 (contro i 640x960 dell’iPhone 4S e i 720x1280 del Galaxy S III) a 240 dpi.
  • La fotocamera ha una risoluzione da 8 megapixel (la stessa dei due rivali di Apple e Samsung). 
  • Il sistema operativo è Android 4.2, già “rootato”, cioè già predisposto per essere modificato, volendo, dai più smanettoni
  • La batteria, da 200 mAh (capacità in milliampere/ora), è facile da sostituire
  • E’ un telefono Dual Sim, funzione piuttosto interessante per chi avesse due contratti telefonici.