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Rai e Tivu Sat: schede a pagamento per chi non compra il decoder

04 marzo 2010

04 marzo 2010

Il consorzio Tivù (per la nuova piattaforma satellitare di Rai, Mediaset e Telecom) farà pagare le smart card a tutti gli abbonati se decideranno di utilizzare un decoder diverso dal loro: da un minimo di 16,20 euro a un massimo di 21,60 euro, a seconda della modalità di pagamento prescelta.

Già diffidati dal Garante
L'articolo 31 del Contratto di servizio Rai prevede l'accesso gratuito all’intera programmazione Rai diffusa via satellite a tutti gli abbonati, in regola con il pagamento del canone, che sono impossibilitati a ricevere il segnale Rai terrestre. La scelta iniziale della Rai di distribuire le smart card della sua nuova piattaforma satellitare esclusivamente assieme alla vendita del relativo decoder, era stata giudicata dall’Autorità garante come un limite alla libertà di scelta da parte degli abbonati, che in questo modo non potrebbero associare la smart card a differenti apparati di ricezione.
 
Se questo è un servizio pubblico
Ora anche gli abbonati (purché in regola con il pagamento del canone) che non vogliono acquistare il decoder Tivù Sat possono richiedere alla Rai la smart card. In questo modo la tv di Stato pretende di adeguarsi agli obblighi di servizio pubblico, in seguito alla diffida che l’Agcom le aveva inviato (a conclusione dell’istruttoria partita dal nostro ricorso). Peccato che per questo gli abbonati (che hanno diritto al servizio gratuitamente) dovranno sborsare altri soldi, e che la Rai continuerà a garantire il funzionamento del servizio solo con i decoder certificati da Tivù Sat.
 
C’è già un ricorso di Altroconsumo
Purtroppo non ci sono ormai più dubbi che, entrando con Telecom Italia Media e Rti (Mediaset) nella joint venture Tivù, l’intento della Rai non era quello di permettere agli abbonati che, loro malgrado, non ricevono il segnale televisivo analogico o digitale terrestre di vedere la programmazione grazie alla nuova piattaforma satellitare. L’obiettivo era semmai quello di ingessare ulteriormente il mercato pubblicitario televisivo, già oggi caratterizzato da una elevata concentrazione a discapito dell’interesse dei telespettatori a poter fruire di innovazione e programmi di qualità..
Vale la pena ricordare che già a febbraio, proprio per questi motivi, abbiamo presentato al Commissario europeo per la concorrenza Joaquin Almunia un ricorso contro Tivù per concentrazione non notificata e aiuti di Stato.

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