News

Emergenza sanitaria in Congo, l'Oms: "Malaria, virus respiratori e malnutrizione"

A partire da fine ottobre, a causa dell'emergenza sanitaria in Congo sono morte 48 persone a fronte di un migliaio di contagi, soprattutto tra i bambini sotto i cinque anni. Secondo gli approfondimenti dell'Oms, si tratta di un mix di malaria e virus respiratori, in un contesto in cui la malnutrizione e le difficoltà di accesso alle cure aggravano la situazione.

articolo di:
02 gennaio 2025
Ragazza di colore che soffia il naso

A partire da fine ottobre è scoppiata in Congo un’emergenza sanitaria dai numeri drammatici: un migliaio di contagi e 48 decessi. I più colpiti, i bambini sotto i cinque anni. Si era temuto anche per un cittadino italiano, rientrato dal Congo con evidenti sintomi influenzali dopo un lungo periodo nello stato africano per lavoro, ma una serie di accertamenti successivi hanno escluso alcuna relazione. Dopo un primo bollettino diffuso a inizio dicembre, in cui annunciava una serie di misure e di interventi per approfondire la situazione e limitare i danni, l’Oms ha chiarito che le infezioni respiratorie acute riscontrate erano complicate da malaria, aggravata da malnutrizione e insicurezza alimentare. Con le difficoltà di accesso alle cure e la fragilità generale della popolazione locale a peggiorare ulteriormente la situazione. Un quadro che scongiura il rischio di una nuova pandemia mondiale, ma che resta comunque drammatico per un Paese estremamente povero come il Congo.

“Il livello di rischio complessivo per la salute pubblica per le comunità colpite è valutato come elevato”, sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità, mentre “a livello nazionale il rischio è considerato basso a causa della natura localizzata dell'evento”, anche se “molte altre aree della Rdc stanno assistendo a livelli crescenti di malnutrizione e ciò che è stato osservato a Panzi potrebbe accadere anche altrove nel Paese”. L’Oms spiega anche che “a livello regionale e globale il rischio rimane basso in questo momento”.

Cosa succede in Congo: i dati aggiornati

Il 29 novembre 2024, il Ministero della Sanità congolese aveva segnalato all’Oms un’allerta per via dell’aumento dei decessi causati da una malattia non diagnosticata nella zona di Panzi, a 700 km dalla capitale Kinshasa. Si tratta di un’area rurale e difficile da raggiungere, a maggior ragione a causa della stagione delle piogge in corso che rende il tragitto via terra dalla capitale un viaggio lungo circa 48 ore. Queste difficoltà, unite alla limitata capacità diagnostica nella regione, stanno comportando ulteriori ritardi sull’identificazione delle cause dei decessi. Che, come spiegato in occasione di una conferenza stampa del Ministero della Salute congolese del 5 dicembre, potrebbero essere di più ed essersi verificati al di fuori delle strutture sanitarie. E infatti così è stato: l’Oms aveva intensificato la sorveglianza epidemiologica, fino all’identificazione di 891 casi al 16 dicembre e 48 decessi registrati.

L’area colpita è caratterizzata da un contesto sanitario complesso: basse coperture vaccinali, limitato accesso a diagnosi e cure, carenza di personale sanitario e risorse logistiche. La stagione delle piogge ha complicato il trasporto di campioni e la distribuzione di forniture mediche essenziali. Inoltre, l’insicurezza alimentare e la malnutrizione acuta rendono la popolazione particolarmente vulnerabile a malattie infettive e complicazioni gravi.

I sintomi principali

I pazienti presentano sintomi come:

  • Febbre (96,5% dei casi);
  • Tosse (87,9%);
  • Stanchezza (60,9%);
  • Naso che cola (57,8%).

Nei casi più gravi si osservano difficoltà respiratorie, anemia e segni evidenti di malnutrizione. I bambini sotto i cinque anni rappresentano il 47% dei casi e il 54% dei decessi, evidenziando una vulnerabilità elevata.

L’indagine epidemiologica dell’Oms

L’Oms ha raccolto e analizzato 430 campioni biologici. I risultati preliminari indicano:

  • Malaria: il 62% dei campioni analizzati è risultato positivo per Plasmodium falciparum.
  • Virus respiratori comuni: identificati Influenza A (H1N1), rhinovirus, SARS-CoV-2, coronavirus umani, virus parainfluenzali e adenovirus umano.

Questi dati suggeriscono che l’epidemia sia il risultato di infezioni virali stagionali, malaria e malnutrizione acuta, ma altri test sono comunque in corso per approfondire i fattori di rischio.

La risposta sanitaria dell’Oms

In collaborazione con partner locali e internazionali, l’Organizzazione mondiale della sanità ha implementato un piano articolato in sette fasi:

  1. Leadership e coordinamento: riunioni di coordinamento quotidiane a livello nazionale e dispiegamento di squadre di risposta rapida per affrontare l’epidemia.
  2. Sorveglianza epidemiologica: ricerca attiva dei casi e analisi dei decessi comunitari per comprendere meglio il contesto.
  3. Gestione dei casi: installazione di concentratori di ossigeno, distribuzione di farmaci essenziali e formazione del personale sanitario.
  4. Laboratorio: trasporto di attrezzature diagnostiche e raccolta di campioni per test presso l’INrb a Kinshasa.
  5. Comunicazione del rischio: campagne informative per sensibilizzare le comunità sui sintomi e sull’importanza di cercare cure tempestive.
  6. Prevenzione e controllo delle infezioni: formazione degli operatori sanitari sulle pratiche di prevenzione e fornitura di dispositivi di protezione individuale.
  7. Supporto logistico: distribuzione di kit diagnostici e medicinali, rafforzamento delle strutture sanitarie locali e gestione dei campioni.

Le sfide

La malnutrizione acuta, aggravata dall’insicurezza alimentare rappresentano un terribile amplificatore della gravità dell’epidemia. Secondo l’Ipc (Integrated food security phase classification), la provincia di Kwango passerà dall’attuale fase 3 a una fase 4 (critica) entro gennaio 2025, con le difficoltà logistiche e l’insicurezza che rappresentano ulteriori ostacoli alla risposta sanitaria. A maggior ragione, l’Oms sottolinea l’importanza di rafforzare i sistemi sanitari locali, migliorare l’accesso alle cure e garantire risorse adeguate per contenere l’epidemia e prevenire futuri decessi.