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Conti in rosso tetto massimo sulle spese Lo dice lAntitrust al Senato

23 aprile 2010

23 aprile 2010

Costrette dalla legge a eliminare la commissione di massimo scoperto, le banche hanno introdotto nuove (più onerose) commissioni sui conti in rosso e sui fidi che l'Antitrust ha denunciato portando la questione davanti al Parlamento. Un esborso illecito che riguarda un correntista su dieci.

Costrette dalla legge a eliminare la commissione di massimo scoperto, le banche hanno introdotto nuove (più onerose) commissioni sui conti in rosso e sui fidi che l'Antitrust ha denunciato portando la questione davanti al Parlamento. Un esborso illecito che riguarda un correntista su dieci.

Meglio vietare per legge tutte le spese sullo scoperto
In questi giorni il presidente dell'Authority, Antonio Catricalà, ha partecipato a un'audizione al Senato su questo tema proponendo l'introduzione di un tetto massimo sui titolari di conti correnti non affidati che vanno in rosso (cioè come oggi è previsto un massimo a trimestre dello 0,5% del fido concesso per i conti affidati, per quelli non affidati il tetto diventerebbe max lo 0,5% del massimo saldo debitore del trimestre). Una soluzione non ottimale che reintrodurrebbe di fatto la commissione di massimo scoperto. Sarebbe meglio, invece, seguire l'altra strada tracciata dallo stesso Catricalà come alternativa: vietare per legge l'applicazione di qualsiasi ulteriore spesa sugli scoperti. Insomma, le banche dovrebbero accontentarsi del tasso debitore. Una soluzione che sicuramente, almeno nel breve periodo, comporterebbe un aumento dei tassi passivi sul conto corrente, ma il consumatore avrebbe così un solo indicatore da considerare per fare le sue valutazioni anche prima dell'utilizzo del rosso. Si spera poi che nel lungo termine il gioco della concorrenza e la mobilità dei clienti favorisca la riduzione dei tassi passivi.

Abi contro Catricalà
L'Abi osteggia questa possibilità (nessuna spesa aggiuntiva rispetto al tasso debitore) affermando che non si può aumentare la concorrenza ripiegando sulla fissazione amministrata dei prezzi, ma in realtà questa seconda ipotesi lascia libero il mercato di muoversi, ma dà la possibilità al consumatore di essere consapevole di quanto può essere costoso il rosso di conto corrente.

Infine, Catricalà ha precisato che la legge deve affermare che possano essere colpiti da spese solo gli sconfinamenti generati da scoperti di disponibilità e non da scoperti di valuta (per intenderci quelli dovuti a mere procedure interbancarie di addebito e accredito delle somme ai fini del calcolo degli interessi).


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