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Mutui per giovani precari: c'è un fondo di garanzia, ma le banche lo ignorano

04 aprile 2016
mutui precari

04 aprile 2016

Il Fondo di garanzia statale destinato ad aiutare i precari a ottenere il mutuo viene ignorato dalle banche, che non rinunciano però a rifilare polizze e conti. Ci siamo finti una coppia di giovani precari alla riceca di un mutuo. A abbiamo visitato oltre 60 istituti di credito: ecco come è andata.

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Il mutuo per i giovani precari: c'è

Se sei un giovane precario la situazione però si complica, perché le banche non sono così disponibili nel concederti dei crediti. Nel 2015 c'è stato un primo segno di svolta: il mercato dei mutui è ripartito e il “Fondo di garanzia per la casa” istituito dallo Stato e gestito da Consap ha favorito la partecipazione a questa nuova primavera del credito anche di coloro che ne venivano esclusi perché considerati a rischio dalle banche, in particolare i giovani con contratti di lavoro precari. In realtà sembrerebbe che la maggior parte delle banche abbia ignorato questo fondo, nonostante lo Stato garantisca una copertura parziale della quota capitale. 

Nella nostra inchiesta ci siamo finti una coppia di trentenni precari e abbiamo visitato 61 agenzie bancarie in tutta Italia: abbiamo scoperto che la maggior parte degli istituti di credito ignora l'esistenza del fondo, mentre chi lo conosce lo concede solo se si accettano alcune condizioni particolari. Ecco quali.

“Fondo di garanzia per la casa”: di cosa si tratta

Attraverso il Fondo di garanzia, lo Stato garantisce alla banca la copertura del 50% della quota capitale dei mutui ipotecari erogati per l’acquisto, la ristrutturazione o per l’accrescimento dell’efficienza energetica, degli immobili adibiti ad abitazione principale. Viene data priorità per l’accesso al credito alle giovani coppie o nuclei mono-genitoriali con figli minori, e infine giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro a tempo determinato. Il Fondo è attivo da ottobre del 2014. Ma c’è un però: le banche non sono obbligate ad aderire al Fondo; a oggi, infatti, lo hanno fatto solo in 147 (circa il 70% degli sportelli bancari italiani).

L’inchiesta

Questi soldi garantiti dallo Stato sono serviti davvero a garantire i mutui dei giovani e di chi altrimenti non avrebbe potuto ottenere un mutuo per comprare la prima casa? Oppure hanno semplicemente garantito mutui che le banche avrebbero comunque erogato anche senza la garanzia dello Stato? Siamo andati in 61 agenzie bancarie a Milano, Bologna, Napoli e Bari nei panni di una giovane coppia trentenne con contratti di lavoro precari e senza santi in paradiso che potessero fare da garante per un mutuo. Un profilo che allo sportello non ha molte chance di ottenere un mutuo, se non con la garanzia che ci mette lo Stato grazie al Fondo. Peccato che nella maggior parte delle filiali che abbiamo visitato i consulenti erano del tutto all’oscuro dell’esistenza del Fondo. Che viene ignorato anche sulla maggior parte dei loro siti, nonostante le banche aderenti si siano impegnate con il ministero del Tesoro.

Il fondo è ignorato dalle banche

In questi casi, è stata la nostra coppia a giocarsi la carta del Fondo per avere un’offerta di mutuo. In ben 9 casi ci hanno chiesto la garanzia di un terzo, cioè la fideiussione di un parente o di un co-obbligato. Annullando, quindi, il senso dell’esistenza di un fondo che dà alla banca la garanzia dello Stato. Lo stesso regolamento del Fondo prevede che l’istituto di credito non possa chiedere garanzie aggiuntive, se non le coperture assicurative. Anche sul fronte del Taeg (il tasso di interesse complessivo del mutuo) il regolamento stabilisce che non debba superare il 3,6% per i mutui a tasso fisso e il 2,83% per quelli a tasso variabile. Nel nostro giro per banche, invece, in molti casi il Taeg è superiore a questi valori.

No conto, no mutuo

Non sono mancate le pratiche scorrette: nel 52% dei casi la banca ci ha chiesto l’apertura di un conto corrente come condizione necessaria per concederci il finanziamento; nel 30% l’offerta è stata vincolata all’acquisto anche di una polizza vita Cpi (Creditor protection insurance) a garanzia del mutuo. Infine, tutti gli istituti che ci hanno fatto un’offerta, tranne uno, ci hanno fatto capire che dovevamo acquistare la polizza casa venduta dalla banca stessa a copertura dell’immobile ipotecato.

In conclusione, abbiamo scoperto che il Fondo di garanzia viene usato dalle banche quando si ricordano di essersi convenzionate, per offrire credito a tassi di mercato, quindi senza perderci niente e lasciando il rischio di insolvenza sulle spalle dello Stato. Porteremo i risultati dell’inchiesta all’attenzione di Bankitalia, ministero del Tesoro e Abi. Una segnalazione che speriamo porti a maggiori controlli e a una revisione delle condizioni di accesso alla garanzia del Fondo statale.




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