Guerra in Iran: impatta sulla vita di molti italiani, tanta preoccupazione per gli aumenti
Indagine sul peso del conflitto sulla quotidianità dei cittadini: il 44% avverte un forte impatto sui viaggi, il 38% sulla situazione finanziaria familiare. Crescono i timori per costo della vita, sicurezza europea e scenario globale. A preoccupare sono soprattutto i prezzi. La maggioranza chiede un intervento più incisivo dell'Ue e ha scarsa fiducia nell'affidabilità degli Usa.
Le tensioni internazionali e la guerra in Iran proseguono ormai da quasi tre mesi e hanno avuto un forte impatto sulla vita di molti cittadini, su più fronti. A dircelo è la nostra indagine, in cui abbiamo chiesto agli italiani se la situazione geopolitica ha un effetto sulla loro quotidianità e cosa pensano del futuro (indagine svolta tra il 20 e il 21 aprile su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 18-74 anni).
Abbiamo inoltre confrontato i risultati con quelli dell'indagine che avevamo svolto a febbraio insieme a Euroconsumers, poco prima dello scoppio della guerra. Quanto sono peggiorate le cose e le possibili evoluzioni secondo gli italiani?
Nel frattempo i dati europei già ci dicono che le preoccupazioni si stanno trasformando in prospettive. Dalle ultime rilevazioni dell'Ue sulle previsioni economiche degli Stati membri emergono già gli effetti della crisi geopolitica, con lo shock energetico che pesa su inflazione e crescita minando la fiducia di imprese e famiglie: la crescita media europea è vista al ribasso allo 1,1% e l’Italia è fanalino di coda con appena lo 0,5% di crescita del PIL. Quanto all'inflazione (e quindi all'aumento dei prezzi), è attesa a oltre il 3% nell'area euro.
Torna all'inizioLa guerra pesa soprattutto su viaggi e finanze
È l'ambito dei viaggi (programmati o da programmare), quello in cui più persone (44%) sentono un impatto alto o molto alto della situazione internazionale: e non stupisce, tra aumenti del carburante, problemi nel suo reperimento e vacanze estive all'orizzonte, con tutti i possibili timori del caso (per i voli aerei, ma anche per i traghetti). Ma l'impatto è forte anche sulla situazione finanziaria familiare (per il 38% degli italiani). Non è da trascurare neanche l'effetto sulla salute mentale dei cittadini, alto o molto alto per quasi un quarto della popolazione.
Torna all'inizioIl confronto rispetto a prima della guerra
Le ripercussioni della situazione geopolitica sono peggiorate praticamente in tutti gli ambiti rispetto alla stessa indagine svolta a febbraio, quando la guerra ancora non era scoppiata ma lo scenario internazionale non era già dei migliori, tra altri conflitti, dazi e non solo. Il tracollo maggiore lo abbiamo visto rispetto alla situazione finanziaria familiare: se a febbraio l'impatto delle tensioni globali sul proprio benessere economico era alto o molto alto per il 24% degli italiani, ad aprile - a guerra in corso - siamo saliti a ben il 38% delle persone. Quanto alla qualità della vita in generale, gli italiani particolarmente impattati sono saliti dal 25% al 33%, per la salute mentale dal 15% al 23%.
Torna all'inizioAspettative più negative rispetto al futuro
Sullo sfondo del conflitto in Iran, si incupiscono anche le aspettative e cresce il pessimismo: ancora più persone, rispetto a prima dello scoppio della guerra, pensano che scenario globale, sicurezza nell’Ue e costo della vita peggioreranno. Torna all'inizioPrezzi, energia e carburante: le paure più diffuse
A preoccupare, e molto, sono gli aumenti dei prezzi e quindi del costo della vita in generale, di energia e carburante. Ma non sono pochi neanche coloro che si dicono preoccupati o estremamente preoccupati di possibili limitazioni all'uso del riscaldamento e dell'auto o degli aumenti dei prezzi dei voli. Torna all'inizioGli italiani vogliono un'Ue più attiva, cala la fiducia negli Usa
Gli italiani chiedono una maggiore capacità di intervento dell'Ue rispetto alla situazione globale. Quanto agli Stati Uniti, l'atteggiamento dei cittadini si raffredda ulteriormente rispetto alla precedente indagine.
Europa: si chiede più incisività
Da un lato i cittadini riconoscono il ruolo forte che le istituzioni europee dovrebbero avere su vari fronti in momenti come questi ma, dall’altro, ne percepiscono poco l’efficacia e chiedono una maggiore incisività. L’orientamento complessivo che emerge dall’indagine non è anti-europeo: gli Italiani chiedono piuttosto un’Ue più autonoma economicamente e dal punto di vista regolatorio, senza trasformarla necessariamente in una potenza militare globale.
Emerge la richiesta di fare di più rispetto alla situazione legata alla guerra in Iran, con il 42% che ritiene che al momento l’Ue non stia reagendo in maniera adeguata. Inflazione e costo della vita, crisi energetica, guerra in Medio Oriente e situazione geopolitica mondiale: sono i temi su cui più della metà dei cittadini dice di avere poca o nessuna fiducia nella capacità di intervento delle istituzioni europee.
Il 69% degli intervistati vorrebbe che l’Ue si impegnasse in maniera attiva per la pace in Medio Oriente, principalmente in modo diplomatico secondo quanto emerge dai dati: solo il 26% pensa che dovrebbe impegnarsi militarmente per garantire il passaggio delle petroliere dallo stretto di Hormuz.
Anche quando si parla delle politiche commerciali dell'amministrazione Trump, in molti vorrebbero di più, con il 49% che ritiene che l'Ue non stia reagendo in maniera adeguata.
Usa: meno affidabili, si vorrebbe più autonomia
Alla luce dell'attuale situazione internazionale, tra gli italiani emerge un atteggiamento ancora più critico nei confronti degli States: se già nell'indagine di febbraio solo il 27% riteneva gli Usa un partner affidabile, adesso la percentuale è scesa ancora, al 14%, con il 31% che - a causa delle politiche dell'amministrazione Trump - ha ridotto o smesso di acquistare prodotti e servizi made in Usa.
Il 52% pensa che l'Ue non dovrebbe restare alleata di Washington in politica internazionale e la grande maggioranza ritiene, infine, che l'Europa dovrebbe piuttosto rafforzare le relazioni commerciali con altri Paesi (78%) e all'interno del mercato europeo (85%).
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