News

Termovalorizzatori e inceneritori, cosa c'è da sapere

Negli ultimi giorni il dibattito politico ruota attorno al tema dello smaltimento dei rifiuti e si è polarizzato tra chi è favorevole alla costruzione di nuovi termovalorizzatori e tra chi, invece, li percepisce come obsoleti. In realtà, però, le due visioni non sono opposte, ma strettamente correlate. Cerchiamo di capirne di più.

  • contributo tecnico di
  • Claudia Chiozzotto
  • di
  • Roberto Usai
21 novembre 2018
  • contributo tecnico di
  • Claudia Chiozzotto
  • di
  • Roberto Usai
Inceneritori o termovalorizzatori

Il tema dei rifiuti continua a scatenare polemiche e ad accendere il dibattito politico. Anche se l'argomento ha finito per polarizzare la discussione tra chi spinge per la costruzione dei termovalorizzatori sul territorio e chi, invece, preferisce ostarcolarli, in realtà i due aspetti non sono opposti ma strettamente correlati. Cerchiamo di capire di cosa parliamo e perché bisogna ripartire ripensando a un'economia circolare, per il bene di tutti.

Inceneritori o termovalorizzatori, cosa sono

Nonostante una differenza di teminologia, a livello pratico non c'è una reale distinzione tra un inceneritore e un termovalorizzatore: sono entrambi impianti progettati per lo smaltimento dei rifiuti mediante combustione. Semplicemente con il secondo termine viene esplicitato che l'eliminazione dei rifiuti che avviene in queste strutture produca energia. Chiariamo che questo è un aspetto intrinseco anche nelle attività di un inceneritore, ma semplicemente il nome ha un'accezione meno positiva, per questo motivo si preferisce utilizzare il termine temovalorizzatore. Cosa viene smaltito in questi impianti? Gli unici rifiuti che vengono trattati nei termovalorizzatori sono quelli derivanti della raccolta indifferenziata, ovvero tutto quello che non rientra nella raccolta differenziata. Durante la combustione, in queste strutture si sviluppa calore che viene recuperato e utilizzato nuovamente per la produzione di energia elettrica e calore, basti pensare al teleriscaldamento. Bisogna pensare ai termovalorizzatori di oggi come a degli impianti sofisticati, in grado di ridurre gli inquinanti e di restituire energia elettrica sul territorio.

Perché è un argomento che fa discutere 

In una situazione ideale, con una raccolta differenziata realmente virtuosa, in realtà non sarebbe necessario prevedere termovalorizzatori sul territorio. Se partiamo da questo principio, perciò, la costruzione di nuovi inceneritori andrebbe a ostacolare la prospettiva di un'economia realmente circolare, che prevede che i rifiuti siano in prima battuta ridotti, quindi progettati per essere differenziati correttamente e poi riciclati. Dall'altro lato è però innegabile che, fino a quando non avremo un sistema di raccolta e recupero ben avviato, sarà sempre necessario prevedere lo smaltimento di una frazione di secco indifferenziato e qui si inserisce la necessità di avere inceneritori sul territorio, almeno in questa fase. Dal punto di vista pratico, come dimostra anche l'esempio virtuoso dell'impianto di Acerra, un grande termovalorizzatore è preferibile rispetto a tanti piccoli impianti dislocati sul territorio che hanno più elevati costi di gestione e, di conseguenza, anche di manutenzione. La costruzione di inceneritori non può in tutti i casi prescindere dall'incentivare raccolte differenziate, specie della frazione organica. Senza contare che avviare raccolte differenziate e ben comunicate ha un impatto positivo per i cittadini che sono più motivati e aiutano a raggiungere migliori risultati.

Come ripensare a un'economia circolare

Per far sì che si raggiunga l'obiettivo di un'economia realmente circolare, bisogna ripartire dalla corretta valorizzazione dei rifiuti. Un buon punto di partenza è quello di fare in modo che prodotti e materiali rimangano "in circolo" più a lungo. Ma in che modo?

  • Progettando e scegliendo prodotti durevoli e che garantiscano un basso consumo energetico. Per questo motivo è opportuno valutare i reali consumi energetici in tutti i test effettuati sugli apparecchi, non soltanto quando è prevista l'etichetta energetica. Gli elettrodomestici devono essere riparabili e non progettati per essere sostituiti in caso di malfunzionamenti.  
  • Incentivando pratiche di sharing e favorendo comportamenti virtuosi come il riutilizzo e il riciclo.
  • Dando una seconda vita e valorizzando i materiali a fine ciclo. Questo comporta trovare un mercato delle "materie prime seconde" che permetta ai materiali di trovare nuovi utilizzi, limitando il ricorso a materie prime vergini.

L'economia circolare nei nostri test