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Tabacco riscaldato (tipo IQOS, Glo, Ploom): fa meno male delle sigarette?

Oms, Iss e società scientifiche invitano alla cautela: non è dimostrato che riducano i rischi nel lungo periodo, contengono sostanze nocive e molti utilizzatori continuano anche a fumare. Ecco il parere delle autorità sanitarie su questi dispositivi utilizzati anche dai giovani. Cosa contengono? Quali studi sono disponibili ad oggi? 

Con il contributo esperto di:
articolo di:
29 maggio 2026
Tabacco riscaldato e sigaretta

I dispositivi a tabacco riscaldato (come IQOS, Glo, Ploom ecc.) rischiano di essere percepiti come alternative al fumo meno dannose delle sigarette. Ma le autorità sanitarie invitano a una forte cautela: non esistono ancora studi solidi sugli effetti nel lungo periodo per dire che riducano il rischio di tumori e altre malattie correlate al fumo. Mentre è già noto che non si tratta di prodotti innocui (contengono nicotina e altre sostanze nocive) e che molti utilizzatori, in realtà, non abbandonano le sigarette tradizionali, ma alla fine usano entrambi.  

Ecco tutto quello che c'è da sapere, in vista della Giornata mondiale senza tabacco 2026 del 31 maggio, in cui l’Oms punta proprio sulla necessità di “Unmask the appeal”, smascherare il fascino dei nuovi prodotti e le strategie con cui l’industria continua a renderli attrattivi, per contrastare la dipendenza da nicotina e tabacco soprattutto tra le nuove generazioni, le più a rischio (tra i nuovi prodotti attraenti per i giovani di cui ci siamo occupati, anche sigarette elettroniche e sacchetti di nicotina).  

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Fa meno male delle sigarette?

Non è dimostrato: non esistono studi scientifici sufficientemente affidabili sul lungo periodo in grado di provare che i prodotti a tabacco riscaldato siano meno dannosi del fumo tradizionale. Non è possibile quindi affermare che utilizzare IQOS. Glo & Co. al posto delle sigarette riduca il rischio di tumore al polmone, malattie respiratorie croniche, infarto, ictus o morte.          

Sono troppo recenti per saperlo

Se le sigarette esistono già da tanto e i danni sono ormai accertati, questi prodotti, invece, sono ancora troppo "giovani" per conoscerne le conseguenze nel tempo. Per poter dire "fa meno male" bisognerebbe dimostrare che, tra chi usa questi prodotti, ci sono meno malattie e morti premature. Ma, per misurare con affidabilità questi effetti sulla salute umana, sono necessari anni o decenni di osservazione tramite le analisi più solide, come gli studi epidemiologici (su grandi gruppi di persone seguite per anni per confrontare, ad esempio, chi fuma sigarette e chi usa tabacco riscaldato).

Assenza di combustione non vuol dire meno danno

Da un lato, è vero che nei prodotti a tabacco riscaldato non c’è combustione e che molte delle sostanze presenti nel fumo di sigaretta si trovano a livelli più bassi; dall’altro, però, questo non basta a dimostrare che questi prodotti riducano i rischi per la salute nel lungo periodo. Come dicevamo mancano studi indipendenti sufficientemente lunghi e, inoltre, alcune sostanze possono essere presenti a livelli superiori rispetto alle sigarette tradizionali, mentre altri composti presenti nel cosiddetto "aerosol" del tabacco riscaldato non si trovano nel fumo di sigaretta e sono ancora poco studiati dal punto di vista degli effetti sulla salute. 

Nonostante ciò, i prodotti del tabacco riscaldato (così come anche le sigarette elettroniche) godono di vantaggi fiscali e legislativi rispetto alle sigarette tradizionali, con perdite importanti per le casse dello Stato: Altroconsumo chiede di eliminare questi sconti ingiustificati.

 

BASTA FAVORI AI PRODUTTORI: FIRMA LA PETIZIONE

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Cosa dicono Oms, Iss e società scientifiche?

Le autorità scientifiche nazionali e internazionali invitano alla cautela quando si parla di tabacco riscaldato.

La posizione dell’Oms sui prodotti a tabacco riscaldato

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel documento Heated tobacco products: summary of research and evidence of health effects invita alla massima attenzione nel presentare e nel pensare al tabacco riscaldato come alternativa “più sicura”. Le ragioni principali per l’Organizzazione sono:

  • “Meno sostanze tossiche” non significa automaticamente “meno danno”
    Anche se, come vedremo, alcuni studi hanno rilevato livelli più bassi di alcune sostanze nocive rispetto al fumo di sigaretta, l'"aerosol" emesso dal tabacco riscaldato (che per l'Oms è classificabile come fumo) contiene comunque sostanze nocive. Quindi, ridurre l'esposizione ad alcune sostanze non può voler dire, in assoluto, "fa meno male".
  • Alcune sostanze possono essere presenti a livelli più elevati e possono essercene anche di nuove
    L'Oms cita la documentazione presentata da Philip Morris all'americana Fda (Food and Drug Administration) nell'ambito della richiesta di autorizzazione di IQOS come prodotto del tabacco "a rischio modificato": da questo dossier emerge la presenza di circa 80 sostanze presenti nell'aerosol a livelli superiori rispetto al fumo di sigaretta oppure assenti nel fumo tradizionale (ad esempio glicole propilenico, glicerolo) per cui le conoscenze disponibili sono ancora limitate.
  • Limiti di indipendenza delle prove scientifiche
    Molti dati disponibili sono stati prodotti da ricercatori legati all’industria del tabacco, con un potenziale conflitto di interessi che mina ulteriormente l'affidabilità degli studi attualmente disponibili.
  • L’uso reale è spesso “duale”
    E' molto comune che le persone continuino anche a fumare, ma mancano studi adeguati sui cosiddetti “policonsumatori” che sarebbero decisivi per stimare l’impatto reale. 

Cosa dice l’Istituto Superiore di Sanità

Già lo scorso anno, in occasione del No Tobacco Day 2025, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) aveva evidenziato l’aumento degli utilizzatori di tabacco riscaldato in Italianon solo tra ex fumatori, ma anche tra chi non ha mai fumato e chi ancora fuma (che quindi si ritrova a usare entrambi i prodotti). Quanto ai numeri, l'Iss sottolineava che: "L’uso di tabacco riscaldato in Italia appare in rapida crescita: gli utilizzatori complessivi sono intorno al 4%, con un aumento dallo 0,5% nel 2018 al 4,6% nel 2024, in crescita più marcata rispetto alle e-cig”.

Inoltre, già nel 2018, l'Iss aveva formulato parere negativo sul "potenziale rischio ridotto" di IQOS rispetto alla sigaretta tradizionale, proprio perché i dati a disposizione non erano stati considerati sufficienti per poterlo affermare. Nella sua valutazione aveva anche evidenziato la presenza nell’aerosol di sostanze “nuove” (assenti nel fumo tradizionale e di cui dunque non si conoscono gli effetti) o presenti a livelli maggiori. 

La cautela di altre società scientifiche

Diverse importanti società scientifiche nel campo della salute cardiovascolare e respiratoria - come la European Respiratory Society (ERS), la European Society of Cardiology (ESC) e l’American Heart Association - condividono la posizione prudente dell'Oms sui prodotti a tabacco riscaldato. In particolare, sottolineano la mancanza di studi epidemiologici indipendenti e di lungo periodo in grado di dimostrare una reale riduzione dei rischi per la salute rispetto alle sigarette tradizionali.

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Cosa sono e quali differenze rispetto alle sigarette elettroniche?

I dispositivi a tabacco riscaldato (o Htp, dall’inglese Heated Tobacco Products), sono sistemi elettronici che riscaldano ad alte temperature il tabacco presente in piccole sigarette (dette anche stick) senza bruciarlo, come avviene invece con le sigarette tradizionali.

A produrre dispositivi a tabacco riscaldato e stick sono le industrie del tabacco già note: il dispositivo IQOS, il primo arrivato in Italia, è di Philip Morris; Glo è di British American Tobacco, Ploom è di Japan Tobacco International, Pulze è di Imperial Brands.

Cosa cambia rispetto alle e-cig

Su alcuni fronti, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche possono sembrare prodotti simili: entrambi sono caratterizzati da un design "tecnologico" e colorato, non c’è la combustione tipica delle sigarette, non si produce quindi il tipico fumo della sigaretta o la cenere, le emissioni prodotte possono essere meno persistenti e fastidiose (restano comunque prodotti da usare rispettando norme e regolamenti nei luoghi pubblici). Benché abbiano questi aspetti in comune, si tratta comunque di prodotti diversi: nelle sigarette elettroniche, infatti, non c’è tabacco, ma c’è un liquido contenente anche nicotina che viene trasformato in "vapore". Ad oggi non esistono prove sul lungo periodo che permettano di dire che le sigarette elettroniche fanno meno male del tabacco riscaldato o viceversa. Torna all'inizio

Quali sostanze contengono?

L’aerosol del tabacco riscaldato è composto da molte sostanze, in alcuni casi le stesse presenti nel fumo di sigaretta, in altri no.

Nicotina: dipendenza ed effetti cardiovascolari

È la sostanza che crea dipendenza e può avere effetti negativi sul sistema cardiovascolare, in particolare per chi soffre di malattie cardiache o ha fattori di rischio (può infatti aumentare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa).

Sostanze potenzialmente molto pericolose

Sono 133 le sostanze presenti nell'aerosol del tabacco riscaldato associate a un pericolo potenzialmente elevato, come si legge nel Report on relevant health risks for novel tobacco products, e-cigarettes” del Joint Action on Tobacco Control 2 - JATC 2 (iniziativa dell’Ue nell’ambito del Piano europeo di lotta contro il cancro), che riporta anche i risultati e gli alert di diversi organismi scientifici internazionali (come Atsdr, l’Agenzia per le sostanze tossiche e il registro delle malattie, e le National  Academies Sciences Engineering Medicine).

Di queste 133 sostanze potenzialmente molto pericolose:

  • 107 sono classificate come cancerogene (che possono favorire lo sviluppo del cancro);
  • 60 come potenziali interferenti endocrini (che possono alterare il sistema ormonale, imitando o bloccando gli ormoni naturali);
  • 32 come mutagene (che possono provocare mutazioni, cioè cambiamenti nel Dna delle cellule e contribuire allo sviluppo di tumori o altre malattie);
  • 25 come dotate di tossicità cronica (capacità di causare effetti negativi nel lungo periodo, dopo esposizione ripetuta o continua nel tempo);
  • 20 come tossiche per la riproduzione (che possono danneggiare la fertilità o il sistema riproduttivo maschile e femminile);
  • 1 come sensibilizzante respiratorio (in grado di irritare le vie respiratorie e scatenare sintomi come l’asma)

Sostanze presenti nel fumo di sigaretta

Secondo il report JATC, tra le sostanze individuate nel tabacco riscaldato ci sono composti noti e presenti anche nel fumo di sigaretta. Ecco i principali.

  • Composti organici volatili (Cov): ad esempio acetaldeide, formaldeide, benzene, toluene, sostanze i cui effetti sulla salute sono ampiamente documentati. Alcuni sono classificati come cancerogeni (possono quindi favorire lo sviluppo di tumori); altri possono avere effetti negativi su fertilità e riproduzione oppure effetti cronici sull’apparato respiratorio e cardiovascolare.  
  • Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa): come benzo(a)antracene, crisene, dibenzo(a,h)antracene, classificati come presunti cancerogeni. Possono essere anche potenzialmente tossici per i polmoni e mutageni (possono cioè generare mutazioni genetiche delle cellule, contribuendo allo sviluppo di tumori o altre malattie).
  • Composti fenolici: come i cresoli, catecolo e resorcinolo. Il report evidenzia che possono essere cancerogeni, avere effetti irritanti sulle vie respiratorie e in alcuni casi essere potenziali interferenti endocrini.
  • Nitrosammine specifiche del tabacco, come Nitrosodibutilammina (NDBA), N-Nitrosodietanolammina (NDELA): si tratta di composti derivati dalle foglie di tabacco e classificati dallo Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) come probabili o possibili cancerogeni; vuol dire che ci sono indizi scientifici significativi che possano favorire il cancro, anche se le prove non sono ancora abbastanza solide. 
  • Disolfuro di carbonio (e altre sostanze legate al tabacco): è classificato come sospetto tossico per la riproduzione e, nella letteratura scientifica, è associato a diversi possibili effetti, ad esempio su sistema cardiovascolare e neurologico.

Sostanze diverse dal fumo tradizionale

Come sottolinea anche l'Oms, l’aerosol del tabacco riscaldato può contenere anche sostanze in più rispetto alle sigarette, che non vengono normalmente valutate nel fumo: ad esempio glicole propilenico, glicerolo e in alcuni casi cromo, glicidolo, acetoin o metilgliossale.

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Cosa dicono gli studi sul tabacco riscaldato?

Esistono diversi tipi di studi, ad oggi, sul tabacco riscaldato. Alcuni indicano una riduzione dell’esposizione ad alcune sostanze rispetto alle sigarette (ma questo, come dicevamo, non dimostra automaticamente una riduzione del rischio di sviluppare malattie sul lungo termine); altri, invece, ci parlano di effetti avversi acuti nel breve termine, il che suggerisce una certa cautela.

Gli studi sulla potenziale "riduzione del rischio"

La presunta riduzione del rischio attribuita ai prodotti a tabacco riscaldato si basa soprattutto su studi che hanno valutato la composizione dell’aerosol, gli effetti osservati su cellule e animali e su alcuni indicatori biologici misurabili nel sangue o nelle urine delle persone che li usano (utilizzati per valutare l’esposizione a sostanze nocive o alcuni effetti sull’organismo). Cosa emerge?

  • Le analisi sull’aerosol indicano che, rispetto al fumo di sigaretta, molte sostanze tossiche e cancerogene possono essere presenti a livelli più bassi: è uno dei principali argomenti alla base della narrativa della “riduzione del danno”.
  • Alcuni studi su animali e cellule hanno osservato, in determinate condizioni, una tossicità e un’infiammazione inferiori rispetto al fumo di sigaretta
  • Alcune ricerche condotte sulle persone che passano dalle sigarette tradizionali al tabacco riscaldato mostrano una riduzione di alcuni indicatori biologici legati all’esposizione a sostanze nocive e a processi infiammatori e tumorali.

Anche se questi studi mostrano risultati nel complesso favorevoli, in realtà la relazione tra l'esposizione a determinate sostanze e il danno alla salute è complessa e non consente di trarre conclusioni così dirette a partire da dati parziali come questi. Inoltre, le prove disponibili restano controverse: alcuni studi infatti non hanno riscontrato miglioramenti significativi degli indicatori di danno da fumo rispetto alle sigarette tradizionali.

Gli studi sugli effetti negativi a breve termine

Accanto agli studi citati, esiste anche una ricca letteratura scientifica che segnala possibili effetti negativi nel breve periodo.

  • Sistema cardiovascolare: alcuni studi indicano che l’uso di tabacco riscaldato può determinare un aumento immediato di frequenza cardiaca e pressione e, in alcuni casi, un aumento della rigidità delle arterie simile a quello osservato con le sigarette tradizionali.
  • Sistema respiratorio: le prove includono segnali di irritazione e danno sulle vie aeree (visti con studi su cellule e non sull'uomo); ci sono anche segnalazioni di problemi polmonari da parte di utilizzatori di questi dispositivi.

Il limite principale degli studi resta

Come dicevamo, le analisi scientifiche più solide - che possono dimostrare i danni sul lungo periodo di questi prodotti - non sono quelli appena elencati (su emissioni, cellule e animali), ma sono gli studi epidemiologici e clinici sugli uomini che purtroppo, però, ancora mancano (vedi paragrafo "Fanno meno male?"). Per cui, anche se degli studi esistono e danno alcuni indizi scientifici, non bastano a farci avere un quadro completo e certo sui dispositivi a tabacco riscaldato. C'è da considerare, inoltre, quanto segnalato dall'Oms: molti dei dati ad oggi disponibili sono stati prodotti da ricercatori legati all’industria del tabacco, con un potenziale conflitto di interessi. 

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IQOS, Glo, Ploom & Co. sono davvero un'alternativa al fumo?

No, la convinzione che il tabacco riscaldato sia un modo per abbandonare totalmente la sigaretta si scontra con quello che poi accade nella realtà con l'uso "duale", cioè di entrambi i prodotti. Passando al tabacco riscaldato, oltretutto, si passa a un'altra forma di nicotina e comunque ci si espone a sostanze pericolose (sono altri i modi provati per smettere di fumare).

Il problema dell’uso "duale”, anche tra i giovani

Secondo diversi studi, nella maggior parte dei casi, i dispositivi a tabacco riscaldato si aggiungono alla sigaretta tradizionale e non la sostituiscono.

In Europa il 67% degli utilizzatori di htp continua a fumare anche sigarette (report JATC). E anche in Italia i dati sono in linea: il fumo non sta scomparendo e, parallelamente, sta aumentando il consumo di prodotti a tabacco riscaldato, come ha sottolineato già nel 2022 l’Istituto Superiore di Sanità segnalando “circa 800mila fumatori in più rispetto al 2019”, con un consumo di sigarette a tabacco riscaldato nel frattempo triplicato.

Negli anni successivi la quota di fumatori abituali è rimasta sostanzialmente stabile (circa il 24%), ma sono emersi segnali di cambiamento nel mix di prodotti utilizzati. Già lo scorso anno, in occasione del No Tobacco Day 2025, l’Iss aveva evidenziato: “Aumenta l’uso della sigaretta elettronica (per lo più con uso di nicotina) e dei dispositivi a tabacco riscaldato, sia tra i fumatori, che diventano così dediti al poliuso dei prodotti del tabacco, sia fra i ‘non fumatori’ o gli ‘ex fumatori’ (…) I nuovi prodotti che in questi anni hanno affiancato le sigarette tradizionali stanno facendo aumentare i consumi tra i più giovani, con quasi il 40% degli studenti delle superiori che ne fa uso, e hanno di fatto annullato il trend in discesa che si vedeva nei fumatori adulti. Il cosiddetto "policonsumo" riguarda la grande maggioranza dei 14-17enni, che fumano e una quota sempre maggiore di adulti, con rischi crescenti per la salute".

Gli effetti sulla salute dell’uso combinato

L’uso combinato di più prodotti è un aspetto cruciale: intanto smentisce nei fatti la convinzione che il tabacco riscaldato aiuti a smettere con la sigaretta e quindi che abbia la capacità di ridurre i danni per la salute connessi al consumo di tabacco.

Infatti, anche se l’esposizione ad alcune sostanze della sigaretta si riduce con il tabacco riscaldato, questo uso “duale” finisce per ridurre o annullare del tutto questo possibile beneficio. 

Anche se ancora non sono sufficienti, esistono comunque diversi studi che mettono in evidenza i potenziali danni per la salute legati all’uso duale, in alcuni casi anche maggiori rispetto all’uso della sola sigaretta (come mostrano ad esempio l’analisi dell'Istituto Mario Negri e altre pubblicazioni internazionali).

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Una sigaretta tipo IQOS a quante sigarette corrisponde?

In molti si fanno questa domanda, ma è difficile stabilire una vera equivalenza tra IQOS e sigarette classiche, per varie ragioni.

Il confronto sulla nicotina inalata

Secondo Philip Morris International (produttrice di IQOS) uno stick sarebbe paragonabile a una sigaretta tradizionale, con circa 0,5 mg di nicotina inalata. D’altro canto, però, un’indagine del Bureau of Investigative Journalism sostiene che la quantità potrebbe essere circa doppia, fino a 1,2 mg. Nel migliore dei casi, comunque, si può dire che IQOS mantenga un livello di dipendenza almeno paragonabile a quello delle sigarette tradizionali.

Il problema è che oggi manca ancora un metodo universale per misurare la nicotina inalata con questi prodotti, e questo rende difficile fare confronti affidabili. A complicare ulteriormente il confronto c’è poi il fatto che i diversi stick in commercio possono variare per contenuto di nicotina, così come accade anche con le sigarette tradizionali.  

Per quanto riguarda le altre sostanze contenute, anche in questo caso è difficile un confronto: come abbiamo visto, l’aerosol di una sigaretta a tabacco riscaldato non contiene tutte le stesse sostanze del fumo (anche perché non c'è combustione), ma ne contiene altre, comunque non innocue.  

Non si può fare un’equivalenza sui rischi

Sul fronte dei rischi per la salute, oggi non esiste una risposta definitiva alla domanda “A quante sigarette corrisponde uno stick a tabacco riscaldato”. Come dicevamo, sappiamo che il tabacco riscaldato espone a quantità inferiori di alcune sostanze tossiche rispetto alle sigarette tradizionali, ma questo non basta per affermare che sia meno dannosa nel lungo periodo. Per questo, da questo punto di vista, non è possibile stabilire “a quante sigarette corrisponda” una Heets, Terea o altri tipi di stick usati anche con altri dispositivi, come Glo o Ploom. Torna all'inizio

In conclusione, il tabacco riscaldato è sicuro?

No. Anche se resta aperto il dibattito su quanto il tabacco riscaldato sia più o meno dannoso rispetto alle sigarette tradizionali, non ci sono dubbi sul fatto che non sia un prodotto innocuo.

Un prodotto che espone regolarmente chi lo usa a nicotina, sostanze tossiche o potenzialmente cancerogene non può essere considerato sicuro. Anche quando alcune di queste sostanze sono presenti in quantità inferiori rispetto al fumo di sigaretta, quelle sostanze sono comunque pericolose per la salute. E soprattutto ridurre l'esposizione ad alcune sostanze nocive non equivale a dimostrare la sicurezza del prodotto, né i suoi effetti sul lungo periodo.

Ed è proprio questo che preoccupa le autorità sanitarie: la diffusione di dispositivi percepiti come moderni, tecnologici e meno pericolosi può spingere molte persone, soprattutto giovani e non fumatori, ad avvicinarsi a prodotti che contengono comunque tabacco e rendono dipendenti dalla nicotina.

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