Consigli

Sostanze che interferiscono con gli ormoni: mettono davvero a rischio la fertilità?

23 marzo 2017
infertilità

23 marzo 2017

Alcune sostanze presenti in prodotti di uso quotidiano sarebbero in grado di interferire con il sistema ormonale fino a causare infertilità. È l'allarme lanciato da alcuni programmi tv. Ma cosa c'è di vero? Il rischio c'è, ma servono dati definitivi. Nell'attesa ti diciamo quali sono, dove si trovano e come limitarne l'uso.

Cosa sono e dove li trovi

Dalle creme ai dentifrici, dal cibo in scatola ai cibi d’asporto, dai giocattoli di plastica ai vestiti. Sono molti i prodotti che utilizziamo tutti i giorni in cui possono esserci delle sostanze chimiche ritenute potenziali interferenti endocrini, sostanze cioè in grado di interferire con l’azione degli ormoni, come quelli sessuali o quelli tiroidei. Sono un rischio potenziale per l’uomo, ma un danno già effettivo per ambiente e animali, che subiscono le conseguenze del massiccio inquinamento e della contaminazione della catena alimentare. Una recente trasmissione ha risvegliato l’allarme, collegando gli interferenti endocrini a un aspetto molto preoccupante, cioè all'aumento dell'infertilità maschile e delle difficoltà riproduttive. Possono davvero avere questi effetti? Quali sono queste sostanze? E dove si trovano? Facciamo luce sugli aspetti più importanti.

Come entriamo in contatto con queste sostanze

Le sostanze di cui parliamo hanno nomi ormai familiari per i consumatori più attenti: parabeni, composti perfluoroalchilici, ftalati,…ecc. Sono largamente impiegate dall’industria chimica, farmaceutica e alimentare con vari scopi (conservanti, emollienti, filtri solari, plastificanti, solventi, coloranti, ritardanti di fiamma). Diciamolo subito: solo parte della nostra esposizione deriva dall’uso diretto dei prodotti, ma alcuni di questi composti inquinano l’ambiente in modo persistente, si accumulano, finendo così per contaminare la catena alimentare e gli animali di cui poi ci nutriamo. Li assorbiamo quindi con gli alimenti oppure li assimiliamo attraverso la pelle, a causa dei prodotti cosmetici che li contengono.

Quali sono? Dove le troviamo?

Non sempre tutte le molecole ascrivibili a queste categorie chimiche hanno effetti dannosi per l’uomo. Solo per alcune, infatti, i sospetti sono più che fondati e sono:

  • propylparaben e il butylparaben, usati come conservanti in molti prodotti cosmetici, sia a risciacquo, come shampoo e docciaschiuma, sia destinati a rimanere a contatto con il corpo, come creme e deodoranti;
  • un filtro solare diffusissimo, l’ethylhexyl metoxycinnammate (anche detto OMC) usato non solo nelle protezioni solari veri e propri ma anche in altri prodotti, come i burri cacao o creme viso;
  • il bisfenolo A, oggi vietato nei biberon, è utilizzato per la produzione di plastiche e resine ed è possibile rilevarlo nei cibi in scatola, poiché il rivestimento interno delle lattine può contenere questa sostanza; inoltre, è presente anche negli scontrini della spesa. Lo abbiamo addirittura trovato in un ciuccio;
  • composti perfluorati, quali Pfos e Pfoa, utilizzati, ad esempio, per rendere impermeabili a grasso e umidità gli imballaggi di carta e cartone usati dalle principali catene di fast food. Oppure, per rendere idrorepellenti e antimacchia tessuti, scarpe, tappeti, ecc...
  • gli ftalati, sostanze chimiche utilizzate per ammorbidire le materie plastiche. La legge li tollera solo in dosi molto basse nei giocattoli per bambini sotto i 3 anni, che i piccoli masticano e succhiano volentieri, anche se i più rischiosi sono quei prodotti, come i tappetini-puzzle, che i bambi finiscono comunque per mettere in bocca. Inoltre, gli ftalati possono essere presenti anche in alcune pellicole per alimenti. Si possono trovare anche nei profumi: in passato, li abbiamo infatti trovati nei diffusori per l’ambiente.

Altre sostanze sono solo “candidate” per entrare nella categoria degli interferenti endocrini, perché al momento ci sono solo sospetti, come per il triclosan, che comunque rimane sconsigliabile per altre criticità sulla salute. Altri noti interferenti endocrini, invece, come i policlorobifenili (o PCB) e alcuni pesticidi, nonostante siano vietati da tempo, continuano a essere rilevabili nell’ambiente e nella catena alimentare.


Stampa Invia