Speciali

Disturbi del comportamento alimentare: bisogna agire su tutti i fronti

Sono in aumento i disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia nervosa, di cui il 2 giugno ricorre la Giornata Mondiale. Un problema che la pandemia di Covid ha reso ancora più drammatico: si calcola una crescita dei casi del 30% rispetto all’anno scorso. Guarire è possibile, ma è fondamentale affrontarli sempre con un approccio multidisciplinare.

01 giugno 2021
mella allo specchio

Come già nel maggio scorso ha denunciato l’Istituto superiore di sanità, i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, in particolare l’anoressia, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata, sono un problema sempre più importante: perché sono molto diffusi, perché l’esordio è sempre più precoce tra i giovani e perché hanno cause molteplici e complesse. E l'epidemia di Covid ha drammaticamente peggiorato la situazione.

L’Istituto superiore di sanità ha infatti segnalato diverse conseguenze su questi disturbi legate all'epidemia:

  • il rischio di ricadute o peggioramento dei problemi;
  • l’aumento del rischio di infezione da Covid tra chi soffre di disturbi dell’alimentazione;
  • la possibile comparsa di nuovi disturbi dell’alimentazione o comportamenti di addiction;
  • l’inadeguatezza dell’offerta di trattamenti psicologici e psichiatrici nel corso dell’emergenza Covid.

Stando a dati recentemente divulgati dall’Adi - Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica -, nell’ultimo anno i casi di disturbi alimentari sono aumentati del 30% rispetto all’anno precedente. Secondo i dati più recenti del Ministero della Salute in Italia sono circa 3 milioni i giovani che ne soffrono: di cui il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini.

Bisogna affrontare i disturbi alimentari agendo su tutti i fronti

In collaborazione con Adi, Altroconsumo ha segnalato l’importanza di curare i disturbi del comportamento alimentare con un approccio multidisciplinare, che coinvolga diverse professionalità. La segnalazione fa parte del progetto “Fare di più non significa fare meglio”, in collaborazione con Slow Medicine.

I disturbi del comportamento alimentare sono malattie mentali gravi, che intaccano in modo importante la salute psichica e fisica della persona, alterandone la sfera sociale e relazionale. Il loro trattamento - che varierà a seconda della gravità del caso - deve prevedere più figure professionali e ambiti di cura adeguati. 

Nei disturbi alimentari gioca un ruolo la combinazione di fattori sia genetici sia ambientali: non c’è una causa unica, ma un’origine multifattoriale, ovvero incide la presenza concomitante di una serie di fattori che possono favorirne la comparsa e il mantenimento. Si tratta di malattie mentali complesse, che attraverso un malessere fisico esprimono un disagio psicologico.

Trattare i disturbi alimentari in assenza di competenze multidisciplinari è una pratica che rischia di essere inappropriata.

Quali sono le differenti figure professionali coinvolte nella cura?

L’approccio ai disturbi alimentari deve prevedere il coinvolgimento di differenti figure: psichiatri/neuropsichiatri infantili, medici con competenze nutrizionali, internisti, pediatri, endocrinologi, dietisti, psicologi, infermieri, educatori professionali, tecnici della riabilitazione psichiatrica e fisioterapisti.

Tutte devono essere coinvolte nei diversi ambiti sanitari di competenza, in coordinamento e in un lavoro condiviso nelle differenti fasi di cura.

Il trattamento non è limitato all’aspetto nutrizionale. Questo fa parte di un programma di intervento più complesso e sfaccettato, che include le diverse cure mediche e specialistiche, con una particolare attenzione al versante psicosociale.

A chi rivolgersi per la cura di un disturbo alimentare?

Il primo riferimento può essere il medico di famiglia o il pediatra, che fa da tramite con i servizi delle reti regionali dei disturbi alimentari.

È importante appoggiarsi ai centri specializzati, dove il progetto terapeutico può essere realizzato sui diversi versanti specialistici integrati.

L’importanza di un lavoro in gruppo delle diverse figure professionali, per far sì che il percorso di questi pazienti sia completo ed efficace, è sottolineato come indispensabile anche in situazioni di urgenza, nell’ambito degli accessi in Pronto Soccorso.

Scarica la scheda e portala al tuo medico per discuterne con lui.

Tre punti importanti: collaborazione del paziente, famiglia, guarigione

  • Se il paziente non collabora. Una delle difficoltà che può incontrare un programma di cura è la scarsa collaborazione dei pazienti, che faticano ad avere consapevolezza del loro disturbo e a essere motivati nel seguire il trattamento; un approccio multidisciplinare che contempli il versante psicologico e una condivisione con il paziente delle scelte terapeutiche e delle sue difficoltà è quindi molto importante a sostegno dell’intervento nutrizionale.
  • Dare sostegno a tutta la famiglia. L’impatto dei disturbi alimentari non è soltanto sul benessere della persona con il disturbo, ma anche della sua famiglia, che deve essere sostenuta e non deve sentirsi responsabile della situazione: la famiglia non va vissuta come una causa, al contrario è una risorsa, una preziosa alleata del paziente e degli specialisti nel processo di cura, in cui deve essere coinvolta.
  • Si può guarire completamente. I disturbi alimentari possono essere curati, con un trattamento sugli aspetti psicologici, sociali, nutrizionali e medici, e il recupero completo è possibile, in particolare se viene effettuata una diagnosi precoce e un trattamento terapeutico di qualità, tempestivo, che sia specializzato e integrato.