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PagoPA è un pasticcio. Unica certezza? Le commissioni salate

Non è un sito. Non è una app. E neppure un circuito. È un sistema di pagamenti complesso e macchinoso. E le commissioni sono una tassa sulla tassa.

  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Matteo Metta
02 ottobre 2020
  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
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  • Matteo Metta
PagoPA

PagoPA, il sistema dei pagamenti a favore delle pubbliche amministrazioni, si sta rivelando un pasticcio. E non stiamo parlando solo delle volte che è stato rimandato il termine entro il quale tutte le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto obbligatoriamente aderirvi. L'ultimo rinvio è arrivato con il "Decreto Semplificazioni", quando ci si è accorti che nonostante avessero avuto cinque anni di tempo nell'elenco di pagoPA risultava iscritto un ente pubblico su due. La scadenza è ora fissata al 28 febbraio 2021. Per la serie, l'innovazione può attendere. A questo si aggiunge che pagoPA non è per nulla semplice. I pagamenti digitali verso le pubbliche amministrazioni - tasse, multe, bolli, visite Asl, utenze, mense scolastiche, rette universitarie e molto altro ancora - non vengono infatti convogliati in un unico sito (o app). PagoPA si definisce «un sistema unico per i pagamenti elettronici verso la pubblica amministrazione», ma di unico i cittadini non vedono nulla, se non un logo. Infatti bisogna continuare a districarsi tra diversi canali telematici - siti e app - dei tanti enti pubblici (Comune, Regione, università...) sui quali poter pagare, oppure chiedere all'ente un avviso di pagamento, cioè un bollettino cartaceo o digitale da pagare attraverso altri canali. 

Nessun punto di riferimento

Quali sono questi canali? Gli sportelli fisici, gli atm, i siti web e le app di banche e istituti di pagamento che hanno aderito (volontariamente, per loro non c'è alcun obbligo) a pagoPA. Quindi sta al cittadino verificare se la propria banca è tra queste. Va anche detto che molte banche usano un proprio sistema (un altro!) chiamato Cbill, che permette il pagamento online (su home banking o via app oppure via atm) anche dei bollettini delle pubbliche amministrazioni. Altri canali abilitati al pagamento sono le app tipo Satispay e Sisalpay. All'interminabile elenco vanno poi aggiunti gli immancabili uffici postali e le ricevitorie convenzionate con Sisal, Lottomatica e Banca 5. Insomma, un'esplosione di possibilità tra le quali è complicato orientarsi. Tanti canali a disposizione sono un vantaggio solo se offerti come alternativa alla più comoda possibilità di effettuare i pagamenti pagoPA in un canale dedicato e univoco. Il fatto che questo non sia possibile denota una mancanza di strategia e tanta confusione: a poco serve uno standard di pagamento se poi si rinuncia alla semplificazione e a fare da unico punto di riferimento per i pagamenti verso le tante pubbliche amministrazioni e società a controllo pubblico.

Costi a carico dei cittadini

Il capitolo più sconcertante è però quello dei costi. Il Codice del Consumo e le norme di recepimento della direttiva sui servizi di pagamento vietano l'applicazione di commissioni sui pagamenti elettronici. Chi compra online un biglietto aereo o fa la spesa sul sito del supermercato non può essere costretto a pagare una commissione per il fatto di aver pagato con carta di credito o altra modalità digitale. Questo vale anche per i pagamenti tramite Pos o via app nei negozi fisici. Ma da questa tutela a favore dei cittadini sono esclusi, guarda caso, i pagamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Così si lascia campo libero a banche, istituti di credito, poste, ricevitorie, siti, app... di applicare una commissione, anche salata, sui versamenti destinati agli enti pubblici. Costi che possono arrivare a 2,85 euro, record negativo di Bpm, se si usa lo standard CBill (home banking). Per quanto riguarda invece pagoPA, la commissione può arrivare a 2,50 euro (Unicredit e ING Bank). Insomma, una tassa sulla tassa. La soluzione dei due pesi e delle due misure non contribuisce certo ad attirare la benevolenza dei cittadini verso gli adempimenti burocratici. Non si capisce perché il costo delle commissioni per i versamenti pagoPA non possano sostenerlo le amministrazioni e le società pubbliche. Tale costo sarebbe ampiamente compensato dai notevoli risparmi che, grazie alla digitalizzazione dei pagamenti, gli enti pubblici riescono a realizzare sulle spese di gestione e su quelle per il personale.

La app IO.it

IO.it è una app collegata al servizio pagoPa che dovrebbe permettere un accesso rapido e veloce ai servizi della Pubblica Amministrazione, incluso pagoPa. La app la si può scaricare da Apple Store e Play store. Al momento la hanno già scaricata 3,5 milioni di persone.

Ci si accede attraverso la propria Spid (l’identità digitale) o la carta di identità elettronica. La prima cosa da fare per usarla è dunque chiedere Spid o attivare l’identità digitale della carta di identità elettronica attraverso i codici ricevuti al momento della richiesta in Comune e poi a domicilio con l’arrivo della carta.

Secondo il Decreto semplificazioni, convertito in legge, entro il 28 febbraio 2021 tutti i servizi della Pubblica Amministrazione dovranno avere come unico punto di accesso proprio IO pagoPA (al momento hanno aderito Aci per il bollo auto e alcuni Comuni per il pagamento delle tasse locali). App che ad esempio, è stata utilizzata anche per il bonus vacanze previsto dal Decreto rilancio che è stato richiedibile dal 1 luglio solo via app IO pagoPa. 

Dal 1 dicembre 2020, per poter accedere al programma cashback del Governo per i pagamenti digitali occorrerà registrarsi alla app e inserire i mezzi di pagamento che saranno utilizzati per pagare, in modo da automatizzare la raccolta delle informazioni per il riconoscimento del cashback. 

Al momento attraverso l’applicazione si possono pagare gli avvisi di pagamento (bollettini) pagoPa. Per ora solo attraverso carta di credito o prepagata dei circuiti Mastercard, Visa, Visa Electron, American Express (con una commissione massima di 1,5 euro). Poi saranno utilizzabili anche Bancomat Pay, Paypal, Postepay, Satispay.

Per pagare si può inquadrare il QRcode che è presente sull’avviso di pagamento pagoPA oppure inserire manualmente il codice dell’avviso. (vedi grafica tra gli allegati).

Anche in questo caso visto l’uso di una app e di modalità di pagamento digitali sarebbe utile ed opportuno eliminare le commissioni per l’utente finale.