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Allarme siccità: come usare le risorse idriche in Italia?

Chiedere ai cittadini di chiudere i rubinetti e di non bagnare piante e giardini è doveroso nell’emergenza ma le azioni di efficientamento vanno indirizzate nell’investimento di risorse per contenere i livelli di perdite idriche. Ecco che cosa si può fare.

  • contributo tecnico di
  • Claudia Chiozzotto
  • di
  • Alessandra Maggioni
11 agosto 2022
  • contributo tecnico di
  • Claudia Chiozzotto
  • di
  • Alessandra Maggioni
Emergenza siccità

Non sarà chiudendo un rubinetto che fermeremo la siccità di questa caldissima estate 2022: l’emegenza idrica non giunge inaspettata a chi ha notato le scarse precipitazioni dello scorso inverno e conosce un po’ gli usi che facciamo in Italia della risorsa idrica. Ma come possiamo gestire al meglio questa situazione?

 

Come usiamo l’acqua in Italia?

Il 49% dell’acqua dolce prelevata in Italia è destinato all’uso agricolo: 16.5 miliardi di metricubi nel 2019. Davanti a noi, soltanto la Spagna ne preleva di più per l’agricoltura.

Per l’uso potabile, con 9,3 miliardi di metri cubi immessi in rete nel 2019, l’Italia è prima in Europa per il prelievo di acqua per usi civili, sfruttando il 28% (circa un terzo) dell’acqua dolce che preleva da falde, laghi naturali e artificiali e fiumi. (L’uso industriale dell’acqua richiama il restante 23% circa della risorsa idrica prelevata, cioè 7,6 miliardi di metricubi):

Acqua prelevata in Italia per usi civili

Grafico: migliaia di metri cubi di acqua prelevata per usi civili, anno 2019

E’ vero, siamo un Paese con un uso intensivo del territorio per agricoltura e allevamento, abbiamo una forte vocazione turistica e ricreativa che certamente implica un maggior consumo di risorse idriche pro-capite, rispetto a Paesi più solitari e piovosi, ma abbiamo ampi margini di miglioramento nella gestione della risorsa idrica.

Disponibilità di risorsa idrica in Italia: un futuro poco roseo

Preleviamo in tutto 33.5 miliardi di metri cubi di acqua dolce all’anno, mentre l’ISPRA stima che  la disponibilità di risorsa idrica totale per l’Italia ammonti a circa 141,9 miliardi di m3 (dei quali circa 64 miliardi di m3  vanno a ricaricare le falde acquifere). Questa ampia disponibilità di acqua, però, non è da dare per scontata: il valore annuo medio di risorsa idrica disponibile per l’ultimo trentennio 1991– 2020 si è ridotto del 19% rispetto a quello relativo al trentennio 1921–1950, che rappresenta il valore di riferimento storico. E il futuro è ancora meno roseo.

A livello nazionale si prevede una riduzione della disponibilità di risorsa idrica, che va dal 10% al 40% (con punte del 90% per il sud Italia), a seconda dell’approccio che l’Italia riuscirà ad avere verso la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e nelle opere di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici.

Sì, perché il cambiamento climatico, per la regione mediterranea, significa soprattutto un impatto immediato sulla disponibilità di acqua e sugli equilibri dei ciclo idrico. L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organo scientifico delle nazioni unite che si occupa di riassumere le conoscenze scientifiche sul cambiamento climatico e sulle strategie di mitigazione ed adattamento) identifica quattro categorie di rischio per l'Europa:

  • la scarsità di risorse idriche;
  • gli effetti delle ondate di calore su popolazione ed ecosistemi;
  • i danni alla produzione agricola;
  • i rischi prodotti da maggiore frequenza delle inondazioni.

Acqua e consumo di suolo: due elementi fondamentali da gestire meglio

L’acqua non è più solo l’oro blu, è un elemento-chiave per contrastare gli effetti sul territorio della crisi climatica e per questa ragione è sempre più evidente l’importanza di una migliore gestione dell’acqua sul territorio italiano. Acqua e consumo di suolo (che nonostante pandemia e crisi climatica, prosegue a una velocità folle di 2 metri quadrati al secondo, registrando un record in Italia anche nel 2021) sono due elementi fondamentali che dobbiamo affrettarci a gestire meglio, per rendere il territorio italiano pronto e resiliente alla crisi climatica.

Evitare gli sprechi

Non solo l’Italia è prima in Europa per prelievi di acqua per usi civili, ma ha anche una rete di distribuzione obsoleta e con forti perdite idriche: oltre il 40% dell’acqua immessa al consumo si perde lungo la rete di distribuzione (dato ARERA, relazione annuale sullo stato dei servizi).

Allo stesso tempo, l’Italia non ottimizza gli usi della risorsa idrica: solo il 5% delle acque depurate viene utilizzato per scopi irrigui.

Per il settore agricolo, responsabile del prelievo di almeno metà di tutta l’acqua dolce disponibile in Italia, il basso costo dell’acqua per uso irriguo fa sì che non ci siano mai stati, negli anni, innovazioni per la riduzione dei consumi. Captazione e conservazione di acqua piovana o riuso di acque depurate in agricoltura offrirebbero enormi vantaggi sul fronte del risparmio idrico. Con il riuso di acque reflue depurate, il vantaggio sarebbe anche quello di avere più nutrienti e ridurre così anche l’impiego di fertilizzanti. Malgrado gli utilizzi ancora limitati dell’acqua di riuso, gli operatori del settore si attendono quasi un raddoppio delle installazioni di riuso in un arco di breve-medio periodo.

Investimenti contro le perdite idriche

Chiedere ai cittadini di chiudere i rubinetti e non bagnare le piante è doveroso nell’emergenza e va fatto, ma dal quadro qui sopra descritto è evidente che le azioni di efficientamento idrico vanno indirizzate contemporaneamente anche al settore agricolo e industriale.

Secondo Utilitalia, quasi un terzo (32%) degli investimenti degli acquedotti nel 2020-2021 è stato destinato al contenimento dei livelli di perdite idriche.

Ma le differenze tra diverse aree del Paese sono molto forti. In media gli acquedotti investono 49€ per abitante all’anno nella manutenzione della rete e del servizio idrico, con punte di 65 € per abitante al Centro e valori decisamente più bassi al Sud (35€ per abitante). Il punto debole sono le gestioni “in economia”, cioè quelle in cui sono gli enti locali a occuparsi direttamente del servizio idrico integrato: qui gli investimenti medi annui si fermano a 8 € per abitante. Un valore decisamente inadeguato a garantire persino la manutenzione dell’esistente. In Europa si investono mediamente 100€ per abitante all’anno in servizio idrico.

Il PNRR ha destinato alla tutela del territorio e della risorsa idrica 4,4 miliardi di investimenti, di cui 3,5 miliardi per le aziende del servizio idrico integrato. Buona parte di questi fondi è già impiegato in progetti di riduzione delle perdite di rete e ammodernamento delle strutture, anche e soprattutto in regioni del sud, ma secondo operatori del settore questi fondi bastano appena a riparare situazioni di grave arretratezza delle reti e non sono sufficienti a rendere tutto il Paese pronto ad affrontare la situazione di cronico stress idrico che ci aspetta.

Che cosa possono fare i cittadini?

Prepararsi all’uso responsabile della risorsa idrica. Attraverso il nostro calcolatore, puoi verificare in quali attività utilizzi la dotazione di acqua potabile in arrivo alla tua abitazione e scoprire se i consumi di acqua della tua famiglia sono in linea con il consumo medio italiano. Nelle nostre case arriva acqua potabile di buona e ottima qualità per l’uso alimentare: facciamo attenzione ai nostri rubinetti e evitiamo di sprecare una risorsa preziosa e non inesauribile. Attraverso il calcolatore puoi verificare che la gran parte dell’acqua che usiamo se ne va in attività di igiene personale (bagno, doccia, WC), in preparazione dei cibi, pulizia delle stoviglie e della casa.  Scoprirai che alcuni semplici gesti, come riparare le perdite, usare i frangigetto e riduttori di flusso, chiudere i rubinetti anche solo per pochi secondi durante l’uso non strettamente necessario, sono il tuo contributo più prezioso per la tutela dell’acqua.

E sa hai dubbi sulla qualità dell’acqua potabile in arrivo dal tuo acquedotto, puoi richiedere analisi personalizzate della tua acqua con il nostro servizio di analisi acqua.