La sottoscritta Abbate Assunta, titolare dell’impresa SLM Racing, attiva nella produzione artigianale di abbigliamento motociclistico personalizzato e su misura, espone quanto segue.
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Premessa essenziale
Il presente reclamo non riguarda esclusivamente l’esito di singole contestazioni, ma il comportamento complessivo di PayPal, caratterizzato da:
• gestione incoerente e contraddittoria di casi identici;
• informazioni ufficiali discordanti fornite da operatori diversi;
• violazioni procedurali;
• mancato rispetto degli impegni comunicati per iscritto;
• danno economico diretto, grave e documentabile.
Le pratiche complessive sono tre:
• una pratica chiusa a favore del venditore;
• due pratiche chiuse a sfavore, pur essendo identiche per natura del prodotto, prove e documentazione.
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1. Natura dei prodotti venduti (elemento ignorato da PayPal)
SLM Racing realizza esclusivamente prodotti:
• su misura;
• personalizzati su richiesta del cliente;
• artigianali, avviati in produzione solo dopo:
• conferma grafica;
• invio misure;
• accettazione dei tempi tecnici.
Tali prodotti sono esclusi dal diritto di recesso, ai sensi dell’art. 59 del Codice del Consumo.
Questa condizione:
• è indicata chiaramente sul sito;
• viene accettata dal cliente in fase di acquisto;
• è stata riconosciuta dagli operatori PayPal stessi in più chat ufficiali (documentate).
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2. Contraddizione oggettiva: una pratica vinta, due perse
PayPal ha già riconosciuto la correttezza dell’operato del venditore chiudendo una delle tre pratiche a favore di SLM Racing, pur trattandosi di:
• stesso tipo di prodotto;
• stessa procedura di vendita;
• stessa documentazione fornita;
• stesso stato di produzione.
Nonostante ciò, le altre due pratiche, perfettamente sovrapponibili, sono state:
• chiuse a sfavore;
• senza motivazione giuridica coerente;
• applicando criteri differenti a parità di fattispecie.
Questo comportamento configura un trattamento arbitrario e discriminatorio, contrario ai principi di:
• correttezza contrattuale;
• parità di trattamento;
• affidamento legittimo.
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3. Informazioni ufficiali PayPal poi disattese
In più comunicazioni scritte (in particolare chat del 27/11), operatori PayPal hanno affermato che:
• per prodotti su misura la tutela venditore è coperta;
• non è possibile fornire tracking prima della fine della produzione;
• la contestazione “oggetto non ricevuto” non è applicabile in fase di produzione;
• la documentazione sulla personalizzazione è sufficiente.
Tali affermazioni sono state successivamente smentite nei fatti, senza alcuna spiegazione formale, violando il principio di affidamento.
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4. Gravi irregolarità procedurali
Si evidenziano inoltre:
• richieste di prove materialmente impossibili (tracking su beni non spediti);
• mancata valutazione delle prove caricate;
• chiusura automatica di chat che dovevano restare aperte per aggiornamenti scritti;
• indicazioni contrastanti sulle modalità di reclamo (chat ammessa e poi negata);
• affermazioni errate sulle date di invio documentazione;
• rifiuto di riepilogare in chat comunicazioni dichiarate come “inviate via email”.
Tali condotte hanno impedito una difesa effettiva del venditore.
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5. Danno economico subito
A causa di tali comportamenti, la sottoscritta ha subito un danno economico diretto pari a € 1.239,98, così composto:
• € 739,99 (prima pratica persa);
• € 499,99 (seconda pratica persa).
Importi sottratti nonostante l’avvio della produzione artigianale e i costi già sostenuti.
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6. Richieste
Si richiede formalmente:
1. riesame manuale e imparziale delle due pratiche chiuse a sfavore;
2. annullamento delle decisioni incoerenti;
3. ripristino dell’importo complessivo di € 1.239,98;
4. accertamento delle responsabilità operative interne;
5. risposta scritta, motivata e definitiva.
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Disponibilità delle prove
La sottoscritta è disponibile a trasmettere oltre 65 screenshot di chat PayPal, documentazione tecnica, conferme grafiche e prove di produzione, attualmente non caricabili per limiti dimensionali della piattaforma.
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Conclusione
PayPal ha dimostrato una gestione gravemente incoerente, contraddittoria e lesiva dei diritti del venditore, riconoscendo prima la correttezza dell’operato e negandola successivamente in casi identici.
Si richiede l’intervento dell’Associazione affinché venga ristabilita la legalità e risarcito il danno subito.