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Cosa sono le emorroidi? Dalle cause ai rimedi

26 ottobre 2018
emorroidi

26 ottobre 2018

Le emorroidi sono un disturbo molto diffuso. Il 5% della popolazione, nei paesi occidentali, ne soffre. Nonostante ciò, se ne parla poco, e si tende a sottovalutare il problema. Ma parlarne con il medico è importante per evitare peggioramenti ed escludere che i sintomi nascondano cause molto più serie.

 

Un problema comune ma di cui poco si parla. Il 5% della popolazione, nei paesi occidentali, ne soffre. Molti di loro provano imbarazzo a rivelarlo e preferiscono cure fai da te. Ma cosa sono le emorroidi? Le emorroidi sono cuscinetti di tessuto ricco di vasi sanguigni che rivestono il retto , cioè l'ultimo tratto dell’intestino. Il termine “emorroidi” identifica quindi una parte anatomica del corpo umano presente in tutti gli individui e non una patologia. Si parla di “malattia emorroidaria” quando le emorroidi diventano sintomatiche e cominciano a causare problemi. Può succedere, infatti, che le emorroidi si gonfino o si infiammino. In questo caso si può sentire fastidio, prurito, dolore, accompagnati o meno a perdite di sangue rosso vivo.

I sintomi 

I sintomi sono diversi a seconda che si tratti di emorroidi interne o esterne, cioè a seconda che le emorroidi fuoriescano o meno dall'ano a causa di una perdita di tono della parete intestinale. Si parla di emorroidi interne quando i vasi sanguigni si infiammano e si gonfiano all’interno dell'intestino retto o escono temporaneamente solo quando andiamo in bagno, per poi rientrare da sole. Di solito danno pochissimi sintomi: prurito con il passaggio delle feci, senso di pesantezza e raramente sanguinamento. Sono invece esterne, quando si trovano più in basso e tendono a fuoriuscire sotto sforzo e a non rientrare più. Questo tipo di emorroidi danno problemi maggiori, con prurito, dolore molto intenso e sanguinamento.

Le cause

La predisposizione familiare è una delle cause di questo disturbo, ma non è l’unica. Una vita sedentaria, legata a ore passate seduti a una scrivania o sul divano, la stitichezza, che costringe a spinte forti in caso di feci particolarmente dure, un lavoro che costringe a sollevare pesi di una certa entità, il parto, un’età ormai ragguardevole, l’obesità, sono tutte condizioni che predispongono allo sviluppo di questo problema.

Le tipologie di emorroidi

Le emorroidi sono cuscinetti di tessuto spugnoso ricchi di vasi sanguigni, sostenuti da fibre muscolari lisce, fibre elastiche e tessuto connettivo e che rivestono la parte inferiore del retto. Fanno da ammortizzatori e contribuiscono a contenere le feci. Quando le strutture di sostegno si indeboliscono, compaiono i primi sintomi, diversi a seconda che si tratti di emorroidi interne o esterne.

Emorroidi interne ed esterne

A seconda della loro localizzazione, possiamo distinguere le emorroidi in interne ed esterne, anche se non sempre la distinzione è così netta: possono esserci forme miste, con emorroidi localizzate contemporaneamente sia sopra e sia sotto la linea dentata.

Le emorroidi interne non sono visibili se non al medico durante la visita. Si trovano infatti al di sopra della cosiddetta “linea dentata” dell’ano, una localizzazione favorevole perché la mucosa di rivestimento che le rende insensibili al dolore; per questo il paziente che ne soffre può lamentare sanguinamento dal retto ma non avverte dolore.
Le emorroidi esterne, essendo al di sotto della linea dentata, sono rivestite di cute sensibile al tatto e al dolore. All’esame del medico si presentano come rigonfiamenti in corrispondenza dei quali è possibile rilevare la presenza di sangue. Le emorroidi esterne possono provocare dolore intenso e sono di colore variabile dal rosso scuro al nero.

Classificazione delle emorroidi

A seconda delle dimensioni e del grado di sfiancamento (cioè della possibilità di essere riposizionate dopo la fuoriuscita) si adotta una classificazione in quattro gradi:
1° GRADO: dilatazioni venose all'interno del canale anale.
2° GRADO: dilatazioni venose che fuoriescono dal canale anale durante l'evacuazione ma mantengono l'elasticità per ritornare spontaneamente nella normale sede anatomica.
3° GRADO: le emorroidi prolassano all'esterno dell'ano durante l'evacuazione e devono essere riposizionate manualmente avendo perso la normale elasticità tissutale.
4° GRADO: presenza di prolasso permanentemente esterno, che non può più essere ridotto manualmente.

Come curare le emorroidi

In caso di emorroidi è importante confrontarsi con il proprio medico e superare l’imbarazzo causato da situazioni di questo genere. La visita va fatta prima di comprare prodotti e curarsi da sé o dare ascolto a consigli di amici. I sintomi delle emorroidi, in particolare la perdita di sangue, possono mascherare malattie più serie. Sarà il medico a decidere se è il caso di fare o meno qualche esame più approfondito, soprattutto se oltre ai sintomi avete perso peso senza motivo o se il medico rileva segni di anemia.
Con i prodotti in commercio si può tentare di rimediare, almeno in parte, ai sintomi delle emorroidi, ma non si può risolvere in problema.  In farmacia si trova di tutto: dalle pomate a base di anestetici e/o cortisonici, agli unguenti per facilitare il passaggio delle feci, alle creme a base di erbe lenitive. Tutti questi prodotti sono di libera vendita, senza necessità di ricetta medica; sono dunque a pagamento e non è previsto nessun tipo di rimborso. 

Trattamenti consigliati

In genere si chiede un consiglio al farmacista prima dell'acquisto, ma le prove scientifiche sull’efficacia di questi rimedi scarseggiano. Farmaci ad uso locale quali creme e unguenti da applicarsi intorno e all’interno della zona interessata dai sintomi possono alleviare il dolore  o controllare l’infiammazione, ma curare le emorroidi. Di recente, infatti, un’autorevole rivista medica internazionale ha liquidato la questione in poche righe, scrivendo che l’uso di creme può solo dare un sollievo temporaneo e che mancano dati sull’efficacia a lungo termine e sugli effetti indesiderati.
Parliamo di farmaci :

  • Anestetici locali (con tetracaina associata a escina o ruscogenina  tra cui ricodiamo il Ruscoroid, Rectoreparil)  che servono ad alleviare il dolore e sono da utilizzare solo in limitatissimi casi e brevissimi periodi. Un uso prolungato può provocare bruciore, irritazione, allergia;
  • Anestetici locali associati nella stessa preparazione ad un cortisonico (come ad esempio Emorril, Ultraproct, Proctosedyl o Proctolyn). Controllano dolore e bruciore; I preparati a di base di cortisonico vanno utilizzati molto limitatamente, non oltre una settimana, perché c’è il rischio di provocare eczemi nella zona trattata
  • Unguenti a base di lievito di birra (ad esempio la Preparazione H) e fitoterapici (Fitoroid per citarne uno) che hanno un’azione lenitiva e lubrificante.

Rimedi di origine naturale

Le certezze sono poche anche sull’efficacia dei prodotti a base di flavonoidi, sostanze antiossidanti di origine vegetale con presunte proprietà protettive dei vasi sanguigni, la cui capacità di ridare tono alle pareti dei vasi e ridurre la dilatazione non è supportata da prove convincenti. Tra i prodotti cosiddetti vasoprotettori troviamo farmaci come il Daflon, Arvenum, Alven, gli unici da assumere per bocca. Questi farmaci dovrebbero ridurre i sintomi e il rischio di ricadute, ma non ci sono certezze sulla loro efficacia. Inoltre, possono dare effetti collaterali quali diarrea, nausea, vomito, prurito e orticaria. In Italia questi prodotti sono classificati come farmaci SOP, cioè senza obbligo di prescrizione e sono completamente a carico del paziente.

Prevenire le emorroidi

Per prevenire le emorroidi bisogna intervenire su quei fattori di rischio che predispongono allo sviluppo di questo problema. Se nulla si può fare per i fattori non modificabili, come l’età e la predisposizione familiare o un lavoro che costringe a sforzi e sollevamenti di una certa entità, molto si può fare invece per le abitudini e gli stili di vita che costituiscono un rischio, come la sedentarietà. Bisogna ridurre il più possibile le ore passate seduti alla scrivania o sul divano ricorrendo a semplici espedienti e dedicare ogni giorno circa 30 minuti ad un’attività fisica di moderata intensità, come ad esempio una camminata a passo svelto.

Un altro problema è la stitichezza, che costringe a spinte forti in caso di feci particolarmente dure. Per evitare rischi, bisogna rivedere le abitudini in bagno evitando gli sforzi eccessivi e stando seduti sul water per il minimo tempo possibile. La posizione semi accovacciata, spesso facilita l’evacuazione. Infine è importante andare in bagno non appena si avverte lo stimolo, per impedire che le feci si disidratino e si induriscano all’interno dell’intestino.

L'alimentazione da seguire

Per prevenire è importante mantenere sempre regolato e in equilibrio l’intestino. Per questo bisogna stare attenti alla dieta, aumentando l’apporto di fibre, che rendono le feci più voluminose e morbide, che di conseguenza possono essere evacuate senza sforzo. Per farlo basta abbondare nel consumo di frutta e verdura e consumare cereali integrali. Si possono usare anche integratori a base di mucillagini, che fanno trattenere acqua nelle feci. Questi rimedi però non sostituiscono le fibre della dieta, visto che di fibre ne contengono poche. Una dose di mucillagine, infatti,  contiene 5 grammi di fibre, come una mela e un’arancia; 100 grammi di piselli ne contengono il doppio.

L'intervento chirurgico

Se il disturbo non migliora, nonostante tutti i tentativi fatti e se andare in bagno diventa un problema troppo difficile da gestire bisogna pensare all’eventualità di un intervento chirurgico. L’intervento può essere più o meno impegnativo, perché si va da interventi ambulatoriali, senza anestesia e con tempi di recupero rapidi, per arrivare all’intervento chirurgico vero e proprio. La scelta dipende tutta dalla gravità della situazione che con il passare del tempo si è creata a livello locale. Meglio decidersi ad affrontare il problema quando ci si accorge che il disturbo peggiora con il tempo e non si trova più sollievo in altri modi. Il consiglio è quello di rivolgersi aun buon ospedale, dove si fanno molti interventi sulle emorroidi.

Tipologie d'intervento

Solo il 5 -10% di chi soffre di emorroidi finisce in sala operatoria. La chirurgia garantisce buoni risultati ma può essere dolorosa e avere complicazioni: per questo viene considerata “l’ultima spiaggia” in caso di emorroidi di stadio 4 o quando i trattamenti in ambulatorio non sono stati efficaci. La tecnica operatoria dipende dalle competenze del chirurgo e dalla situazione. Il metodo classico (emorroidectomia secondo Milligan-Morgan) è oggi affiancato dall’emorroidopressi con stapler (intervento di Longo), che permette un recupero più rapido e con minor dolore post operatorio, ma con un più alto tasso di recidive.