Spese per curarsi: così perdiamo tutti
Molti cittadini rinunciano alle cure perché i tempi di attesa del Servizio sanitario sono insostenibili e le strutture private sono solo per chi se le può permettere. Un’inversione di rotta non è più rimandabile.
Se molti nostri concittadini sono costretti a rinunciare a curarsi perché costa troppo, significa che abbiamo perso tutti. Abbiamo perso perché siamo parte di una collettività che non è in grado di redistribuire il reddito in modo tale da garantire a tutti una vita dignitosa e abbiamo perso perché il sistema sanitario pubblico non è più in grado di assolvere a quel compito che gli è stato assegnato dalla nostra Costituzione.
Sono i numeri della nostra indagine a fornire un quadro preoccupante: le criticità del Servizio sanitario nazionale, come le liste d’attesa infinite e le tante prestazioni non rimborsabili, costringono molti cittadini a rivolgersi al privato, quando possono permetterselo o se hanno un’assicurazione propria.
Oppure a rinunciare alle cure: è capitato a un intervistato su quattro, che ha dovuto posticipare o rinunciare a cure dentistiche, acquisto di occhiali e lenti, farmaci senza ricetta, a visite specialistiche ed esami. In quasi la metà dei casi (45%), chi è stato costretto a rinviare una cura per motivi economici è andato incontro a problemi importanti, in alcuni casi molto gravi.
Questa situazione non è più sostenibile. Sebbene nell’ultima legge di bilancio siano state previste risorse aggiuntive, la spesa destinata alla sanità pubblica si sta riducendo in rapporto al Prodotto interno lordo, passando dal 6,1% del 2026 al 5,9% del 2028. Si tratta di un dato molto inferiore ad altri Paesi a noi vicini, come la Francia e la Germania. L’impoverimento del Servizio sanitario nazionale è il risultato di scelte avvenute negli ultimi anni, senza distinzione di governi e colori politici. Un’inversione di rotta non è più rimandabile. Altrimenti, perdiamo davvero tutti.
