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Influenza aviaria: che cos'è, come si trasmette e quali sono i rischi per l'uomo

Dal 2021, si sta osservando in Europa la più grave epidemia di influenza aviaria tra uccelli selvatici e d’allevamento. Si tratta di un serio pericolo per l’uomo: più l’aviaria si diffonde, più aumentano le chance di un salto di specie e di cadere in una nuova pandemia. Il rischio è per ora basso, ma è necessario che le autorità vigilino attentamente. Ecco alcune risposte ai dubbi più comuni sull’aviaria.

  • contributo tecnico di
  • Daniele Caldara
27 ottobre 2022
  • contributo tecnico di
  • Daniele Caldara
influenza aviaria

Tra il 2021 e il 2022, in Europa, si sono verificati quasi 2500 focolai di influenza aviaria nel pollame e quasi 50 milioni di animali sono stati abbattuti negli stabilimenti interessati dal virus, al fine di contenere i rischi. Inoltre, sono state rintracciate tracce di virus in 187 uccelli in cattività e casi di aviaria in quasi 3600 uccelli selvatici, principali responsabili della diffusione del contagio tra gli allevamenti. Un aumento preoccupante quello che mostrano i dati diffusi dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Ma quali sono i rischi per l’uomo?

Il rischio per l’uomo è il salto di specie

L'influenza aviaria è un’infezione che colpisce i volatiti, ma che può colpire sporadicamente anche l’uomo. Il rischio, correlato all’aumento di casi tra gli uccelli, è che più circola l’infezione tra gli animali selvatici e da allevamento, più crescono le chance che una forma di aviaria mutata e adattata all’uomo possa iniziare a circolare, causando un’epidemia a livello globale. Un rischio che ormai ci è chiaro dopo la pandemia di Covid.

La portata geografica dell'epidemia è senza precedenti, con casi segnalati che vanno dalle isole Svalbard in Norvegia al Portogallo meridionale fino all'Ucraina, per un totale di 37 Paesi europei. Inoltre, con l'inizio della migrazione autunnale e l'aumento del numero di volatili selvatici che svernano in Europa è probabile che un maggior numero di essi risulti a rischio di aviaria, a causa della persistenza del virus in Europa.

Si tratta di un rischio da monitorare attentamente, ma che per il momento è considerato di bassa entità. L'ECDC ritiene che nell'UE il rischio di infezione per la popolazione generale sia basso, mentre quello dei soggetti esposti per motivi professionali sia da basso a medio, a seconda del tipo di influenza aviaria che circola nelle popolazioni di volatili. Il rischio di trasmissione all'uomo attraverso l'esposizione a prodotti derivati dal pollame contaminati è ritenuto trascurabile.

Ma come si prende l’influenza aviaria? Quali uccelli la trasmettono? Bisogna preoccuparsi di piccioni e colombi? E delle galline nei piccoli allevamenti? Si può davvero consumare tranquillamente carne di pollo e uova? Ecco una serie di risposte a dubbi comuni.

Che cos’è l’influenza aviaria?

L'influenza aviaria è un’infezione respiratoria di origine virale che colpisce normalmente gli uccelli. Ad esserne colpiti sono uccelli selvatici (come anatre o oche) e uccelli d’allevamento (come polli e tacchini). I secondi sono solitamente infettati dai primi, in quanto gli uccelli selvatici - soprattutto quelli che abitano ambienti acquatici e palustri, come anatre e cigni – sono di fatto dei serbatoi del virus. Gli uccelli possono essere portatori sani dell’infezione o avere sintomi. Nelle forme più gravi, l’aviaria può causare la morte di tutti gli esemplari contagiati nell’arco di decine di ore.

Può raramente accadere che l’influenza aviaria colpisca l’uomo, con esiti anche fatali. Questo può accade a persone che hanno pollai o lavorano in allevamenti interessati da focolai di aviaria, o a persone che manipolano e vengono a stretto contatto con animali infetti (vivi o morti). Al di fuori di queste condizioni, è altamente improbabile che una persona contragga l’aviaria: gli uccelli selvatici non arrivano a contagiare l’uomo, né lo fanno quelli che abitano le città. Inoltre, la possibilità che un uomo che abbia contratto l’aviaria ne contagi un altro è molto bassa.

Quali sono i sintomi dell’aviaria nell’uomo?

Nell'uomo, l’influenza aviaria può manifestarsi in modo lieve (anche come sola congiuntivite) oppure manifestarsi come una influenza, con tosse e febbre. Purtroppo, in molti pazienti l’infezione ha un decorso aggressivo con lo sviluppo di una polmonite grave. La compromissione della capacità respiratoria e del funzionamento di più organi può rivelarsi letale in circa metà dei casi, anche in pazienti giovani e sani.

Che cosa causa l’influenza aviaria?

L'aviaria è causata da virus influenzali a tutti gli effetti. I virus dell’aviaria appartengono alla stessa famiglia dei virus influenzali umani, quella degli Orthomyxoviridae, che comprende i diversi virus responsabili dell’influenza dei mammiferi, tra cui l’uomo, e degli uccelli. Alcuni virus influenzali infettano prevalentemente l’uomo, mentre altri infettano prevalentemente animali (come il suino o il cavallo) e altri ancora gli uccelli. Le anatre selvatiche sono considerate il serbatoio di tutti i virus influenzali di tipo A.

Virus influenzali che tipicamente infettano gli uccelli possono anche infettare l’uomo, un evento raro ma possibile. Nei confronti di questi virus l’uomo è completamente “vergine”, cioè non ha una memoria immunologica su cui poter contare, né ha vaccini o antivirali efficaci a cui far ricorso: per questo motivo in caso di infezioni con virus aviario il rischio che l’infezione si riveli molto grave è elevato.

Come si trasmette l’aviaria all’uomo?

Si trasmette come un’infezione respiratoria, favorita dal contatto stretto, in questo caso con uccelli infetti, vivi o morti. Il principale fattore di rischio è lavorare in ambienti contaminati, in cui si possa venire a contatto con secrezioni e feci di animali infetti: sono quindi situazioni a rischio i mercati di uccelli vivi e diverse fasi della lavorazione del pollame, come la macellazione, la spiumatura e la manipolazione delle carcasse. Molti dei casi registrati in passato nei paesi asiatici erano riconducibili a zone rurali o periferiche in cui è comune ospitare piccoli pollai che non rispettano i dovuti standard igienici e dove la promiscuità con gli animali, la contaminazione con le feci e il consumo o la vendita di animali infetti (non soppressi per evitare perdite economiche) ha creato le condizioni per il passaggio dell’infezione da uccello a uomo.

La trasmissione di virus dell'influenza aviaria all'uomo attraverso la manipolazione delle carni di pollame o uova adeguatamente preparati e trattati termicamente, come la cottura, non è mai stata documentata ed è ritenuta altamente improbabile. Casi umani di influenza aviaria da consumo di alimenti contaminati sono stati collegati solo al consumo di piatti a base di sangue di pollame crudo e contaminato.

Per quanto riguarda la trasmissibilità da uomo a uomo, si tratta di un evento infrequente: i dati al momento disponibili non dimostrano un’alta trasmissibilità di questi virus, sebbene si siano verificati alcuni casi di contagio determinanti da contatto stretto e prolungato con malati, di solito all’interno di famiglie.

Quali rischi per l’uomo?

Il rischio per l’uomo è che l’aviaria, diventando endemica nelle popolazioni di uccelli da allevamento, abbia più chance di “passare” all’uomo e che prima o poi il virus si adatti a circolare tra di noi, come ha fatto il coronavirus del Covid. Dobbiamo evitare di dare al virus l’opportunità di migliorare la propria capacità di trasmettersi tra gli esseri umani, e quindi di diventare un virus pandemico. Per questo motivo è essenziale operare il controllo della circolazione dei virus dell'influenza aviaria ad “alta patogenicità” all'interno degli allevamenti e sul territorio, attraverso i servizi veterinari.

Da questo punto di vista, l’influenza aviaria è un problema annoso. Già nel 1997 ad Hong Kong si registrarono numerose infezioni umane durante un focolaio di influenza aviaria di tipo A(H5N1) in allevamenti di pollame. Dal 2003, questo tipo di aviaria si è diffusa dall'Asia all'Europa e all'Africa ed è diventata endemica nelle popolazioni di pollame in alcuni paesi. Le varie epidemie che si sono verificate hanno provocato centinaia di milioni di infezioni negli uccelli, diverse centinaia di casi e molti decessi nell’uomo. Nel 2013, per la prima volta in Cina sono state segnalati casi di influenza aviaria di un altro tipo, cioè da virus A(H7N9). Da allora, questo sottotipo di aviaria si è diffusa nella popolazione avicola in tutta la Cina e ha provocato migliaia segnalazioni di casi tra le persone, compresi molti decessi. Altri tipi di virus dell'influenza aviaria hanno provocato infezioni umane sporadiche, inclusi i virus A(H7N7) e A(H9N2).

Secondo il Ministero della Salute, in Italia si sono registrati focolai nel pollame ma si sono dimostrati poco pericolosi per l’uomo, con infezioni per lo più asintomatiche o lievi, guarite spontaneamente.

Piccioni, colombi, cigni o anatre possono trasmetterci l’aviaria?

Alcune specie di uccelli selvatici, soprattutto di ambienti acquatici e palustri, come le anatre e cigni, fungono da serbatoi del virus e da portatori sani. Ospitano il virus nell'intestino e lo eliminano con le feci, con la saliva e con le secrezioni respiratorie. Il contatto di uccelli suscettibili con queste escrezioni in ambiente contaminato favorisce la trasmissione dell'infezione.

Può succedere lo stesso nell’uomo? Come abbiamo visto, la trasmissione dell’infezione nell’uomo avviene con il contatto diretto con secrezioni e feci di uccelli infetti, vivi o morti, cosa che nei paesi occidentali accade quasi esclusivamente in ambito produttivo. Il contatto sporadico con uccelli (o con le loro deiezioni) non espone le persone a rischi significativi. Questo vale anche per gli uccelli allevati in cortile, come le galline, che non rappresentano di norma un pericolo. Uccelli che non entrano in contatto con animali infetti non sono a rischio. E il rischio di contagiare l’uomo è molto basso. Resta necessario impedire che animali selvatici vengano a contatto con gli animali allevati, installando ad esempio reti anti-passero ed evitando la presenza di acqua di abbeveraggio e mangime esposti all'ambiente esterno. È altrettanto necessario segnalare al servizio veterinario dell’azienda sanitaria locale eventuali comportamenti o morti anomale.

Piccioni, colombi, passeri, storni sembrano non essere un veicolo rilevante per la diffusione dell’aviaria. Piccioni e colombi sembrano inoltre essere resistenti al contagio, tanto da non far registrati fenomeni infettivi anche in corso di epidemie di aviaria.

Sul territorio nazionale sono condotte delle attività di monitoraggio da parte dei servizi veterinari per rilevare l’eventuale circolazione di virus influenzali tra gli uccelli, soprattutto tra uccelli selvatici migratori. Le specie di selvatiche da monitorare, individuate dall'Unione Europea sono: oche, anatre, limicoli (pavoncella), gabbiani, cigni. I fagiani, le quaglie e le pernici appartengono a specie che potenzialmente possono contrarre la malattia, ma vivono in ambienti diversi da quelli in cui si fermano normalmente gli uccelli migratori che costituiscono il serbatoio naturale dei virus influenzali. Inoltre, nel caso in cui si verifichino focolai di influenza aviaria da ceppi pericolosi, la normativa comunitaria prevede la sospensione della caccia nelle aree di restrizione istituite attorno ai casi confermati di malattia. Tale misura consente di salvaguardare il pollame nonché tutelare la salute dei cacciatori ed evitare la diffusione del virus nell'ambiente.

Cani e gatti sono a rischio?

Per quanto riguarda la trasmissione da o verso altri animali domestici, come cani e gatti, seppur non impossibile, è ritenuta improbabile e non sono considerati un rischio per l’uomo. In Italia, stando al ministero della Salute, non sono stati riscontrati casi di contagio in cani e gatti. Nelle zone dove ci sono focolai in uccelli selvatici o d’allevamento è una buona misura evitare che cani e gatti vengano a contatto con le carcasse di volatili morti. Per gli animali da compagnia tenuti in abitazione nelle aree urbane non sussistono elementi di preoccupazione. Cani e i gatti che hanno accesso agli allevamenti avicoli non rappresentano un pericolo; tuttavia, è opportuno evitare che vengano a contatto con i volatili per escludere che possano diventare un veicolo passivo di trasmissione della malattia ad altri allevamenti di volatili.

Ci sono vaccini o farmaci per proteggersi dall’influenza aviaria?

Ad oggi non è disponibile alcun vaccino per proteggere l’uomo dall’influenza aviaria. Il vaccino antinfluenzale reso disponibile ogni anno non conferisce una protezione specifica, in quanto si tratta di vaccini creati appositamente per contrastare virus influenzali umani e non ci allenano a riconoscere gli antigeni dei virus influenzali aviari.

Gli antivirali indicati per l’influenza nell’uomo, come l’oseltamivir o lo zanamivir, potrebbero essere utili a contrastare la replicazione virale in corso di infezione, aumentando le chance di guarigione e sopravvivenza, ma non ci sono dati clinici chiari e definitivi. C'è anche il rischio che i virus aviari risultino col tempo resistente a questi antivirali.

Per questi motivi, i viaggiatori e le persone che vivono in paesi con focolai noti di influenza aviaria dovrebbero, se possibile, evitare gli allevamenti di pollame, il contatto con animali nei mercati di pollame vivo, entrare in aree in cui il pollame può essere macellato e il contatto con qualsiasi superficie che potrebbe essere contaminata da feci di pollame o altri animali. Dovrebbero essere seguite buone prassi di sicurezza alimentare e igiene alimentare. I viaggiatori di ritorno dalle regioni colpite devono segnalare al proprio medico curante eventuali sintomi respiratori.

Sono a rischio se mangio la carne di pollo?

No, non si è a rischio: non è così che si trasmette l’influenza aviaria. Infatti, non sono mai stati registrati contagi per via alimentare. La carne e le uova possono essere consumati in sicurezza, previa accurata cottura, in quanto il virus dell'influenza aviaria è inattivato dal trattamento termico.

Il rischio che ci capiti della carne infetta tra le mani è abbattuto dai controlli esistenti nella filiera produttiva. Nell’Unione europea i focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità nel pollame prevedono l’attuazione di strette misure di controllo, che vanno dall’abbattimento e distruzione dei volatili negli allevamenti colpiti, all’istituzione di zone di controllo intorno ai focolai, dove la movimentazione è consentita solo previa esecuzione favorevole di rigidi controlli sanitari. Inoltre, come regola generale, i volatili inviati al macello vengono sottoposti a visite pre-macellazione (visita ante-mortem) e post-macellazione (visita post-mortem) che assicurano in caso di sospetto l’eliminazione dei volatili dalla catena alimentare. L’insieme di questi controlli garantisce un elevato livello di sicurezza per il consumatore. Lo stesso grado di sicurezza è rispettato nel caso di prodotti provenienti da aree di Paesi Terzi a rischio, attraverso il blocco delle carni a rischio.