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Vaiolo delle scimmie: cos'è, come si trasmette e quali sono i sintomi

Continua a crescere il numero dei casi (siamo già oltre i 4.100 casi accertati in tutto il mondo). L'Oms per ora non dichiara il vaiolo delle scimmie un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, ma avverte che si tratta di una "minaccia in evoluzione" che richiede una rivalutazione nelle prossime settimane. Nel frattempo vediamo cos'è il vaiolo delle scimmie, come si presenta, come si trasmette, come si cura e cosa succede se viene proclamata "emergenza internazionale".

  • contributo tecnico di
  • Daniele Caldara
  • di
  • Luca Cartapatti
27 giugno 2022
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  • Daniele Caldara
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  • Luca Cartapatti
monkeypox virus vaiolo delle scimmie

Sono ormai più di 4.100 i casi confermati in tutto il mondo, in gran parte registrati in questi paesi: Regno Unito, Germania, Spagna, Francia, Portogallo, Olanda, Canada e Stati Uniti. Quasi 130 i casi segnalati in Italia. Anche se si tratta di numeri ancora contenuti e in grandissima parte occorsi in giovani uomini che si identificano come “uomini che hanno rapporti sessuali con uomini” (in inglese “men who have sex with men” o MSM), il contagio da vaiolo delle scimmie sta crescendo piuttosto rapidamente, se si pensa che quasi tutti i casi sono emersi nelle ultime sei settimane. La comparsa della malattia in continenti in cui è solitamente assente suggerisce che ci possa essere stata una circolazione del virus passata sotto traccia per mesi.

Oms: al vaglio l'ipotesi di dichiararla "emergenza internazionale"

Un fenomeno inatteso e di proporzioni tali da portare l'Oms (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) a riunire il 23 giugno un comitato di esperti per decidere se dichiarare il vaiolo delle scimmie "emergenza internazionale". Il comitato di emergenza aveva il compito di valutare se l'epidemia costituisse una "Pheic". Il sito web dell'Oms definisce una Pheic come "un evento straordinario determinato a costituire un rischio per la salute pubblica per tutti gli Stati attraverso la diffusione internazionale della malattia, e a richiedere potenzialmente una risposta internazionale coordinata" per arginare il contagio, come fatto per altre emergenze sanitarie (per esempio quelle legate ai virus Ebola e Zika) e per la pandemia di Covid. L'Oms stabilisce che per poter proclamare un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, la situazione deve essere grave, improvvisa, insolita o inaspettata, avere implicazioni per la salute pubblica oltre confine tale da richiedere un'azione internazionale.

Oggi l'Oms ha però dichiarato che per ora non considera il vaiolo delle scimmie una Pheic, cosa che avrebbe subito dato all’Organizzazione Mondiale della Sanità il potere di coordinare la risposta internazionale. Nonostante ciò, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato la gravità della situazione, facendo notare che la convocazione di un comitato di emergenza è un segno di quanto il vaiolo delle scimmie costituisca una minaccia da monitorare e che richieda l’attenzione collettiva e la risposta coordinata dei paesi. Nelle prossime settimane si valuterà l’evoluzione dell’epidemia nei vari paesi, soprattutto quanto velocemente si diffonde, se emerge in altri paesi, se inizia a coinvolgere in modo significativo anche altri gruppi della popolazione e se ci sono segni di una maggiore trasmissibilità e virulenza. Non è quindi escluso che la dichiarazione di emergenza internazionale possa arrivare nelle prossime settimane.

La situazione in Italia

Sono quasi 130 i casi segnalati in Italia. Nelle scorse settimane il Ministero della Salute aveva già emanato una circolare in cui dava indicazioni sulla gestione dei casi e il tracciamento dei contatti. Per questi ultimi è previsto un monitoraggio quotidiano per 21 giorni dal contatto a rischio e non si esclude la quarantena in determinati contesti epidemiologici. La vaccinazione a scopo profilattico, da praticarsi preferibilmente entro 4 giorni dal contatto, è prevista come possibilità solo per i contatti a rischio elevato, quali sanitari e personale di laboratorio e solo dopo attenta valutazione di benefici e rischi. Per quanto riguarda i casi, l’uso degli antivirali non è previsto se non in rari casi, cioè in considerazione nell’ambito di protocolli di uso sperimentale o compassionevole, in particolare per coloro che presentano sintomi gravi o che possono essere a rischio di scarsi risultati, come le persone immunodepresse.

Ma che cos'è il vaiolo delle scimmie? Come si manifesta? Qual è il periodo di incubazione? Come si trasmette e come si cura?

Che cos'è il vaiolo delle scimmie

Il vaiolo delle scimmie è causato di fatto da un virus del vaiolo (monkeypox virus) molto simile a quello del vaiolo umano ma che si differenzia da questo per la minore trasmissibilità e gravità della malattia che provoca. Quindi Non siamo di fronte a un virus nuovo, né a una malattia nuova per l’uomo. In genere questo virus infetta principalmente gli animali, come le scimmie e i piccoli roditori (che sono il probabile serbatoio della malattia) ma può infettare anche l’uomo attraverso il contatto con un animale infetto (attraverso il morso, il consumo della carne o il contatto con sangue infetto, fluidi e lesioni cutanee) o il contatto stretto con una persona infettata (lo si contrae attraverso il contatto con ferite, lesioni cutanee e fluidi corporei, quindi anche con i rapporti sessuali, ma anche per via respiratoria, attraverso le goccioline di saliva che si emettono starnutendo, tossendo o semplicemente parlando).

Come si prende e come si trasmette

L'uomo si infetta raramente con il vaiolo delle scimmie. I casi umani riportati fino ad oggi si riferiscono principalmente a infezioni accidentali in laboratori o allevamenti che ospitano animali infetti o in viaggiatori che hanno soggiornato in zone endemiche dell'Africa sub-sahariana, in particolare Nigeria e Repubblica Democratica del Congo.

La trasmissione all'uomo può avvenire attraverso il contatto con un animale infetto, ma anche con un altro essere umano infetto, attraverso il contatto con liquidi corporei contenenti il virus. Secondo quanto riporta il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), la trasmissione tra gli esseri umani avviene principalmente attraverso goccioline respiratorie di grandi dimensioni (droplet). Si tratta di goccioline che non possono viaggiare molto lontano, per cui è necessario che ci sia un contatto prolungato faccia a faccia affinché ci sia la trasmissione. 

Il virus può anche entrare nel corpo attraverso i fluidi corporei, le lesioni o il contatto indiretto con il materiale delle lesioni. In questo caso, la trasmissione tra partner sessuali, dovuta al contatto intimo durante il sesso con lesioni cutanee infettive, diventa molto probabile. Questa è l'ipotesi che sembra spiegare i molti casi accertati (per lo più riguardanti i cosiddetti MSM, ovvero maschi che hanno rapporti sessuali con altri maschi) che riportavano manifestazioni atipiche della malattia, ovvero vescicole infettive per lo più limitate all'area genitale, perineale e anale o orale.

La probabilità di trasmissione tra individui senza contatti stretti è considerata bassa. Stando all'ECDC la frequenza insolitamente elevata di trasmissione da uomo a uomo e la rilevazione di più casi non legati a viaggi in zone dove la malattia è endemica, fanno ritenere che la probabilità di un'ulteriore diffusione del virus attraverso il contatto ravvicinato, ad esempio durante le attività sessuali, sia elevata.

Sintomi e incubazione

La malattia si presenta in modo simile al vaiolo umano, una malattia che per fortuna l’uomo ha debellato da tempo grazie alla vaccinazione, non più somministrata dal 1977 e definitivamente abrogata nel 1981. I sintomi comprendono febbre, mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, ingrossamento dei linfonodi, brividi e spossatezza. In genere dopo 1-3 giorni dall’inizio della febbre si sviluppa un'eruzione cutanea prima sul viso e poi si diffonde ad altre parti del corpo, compresi i genitali.

Le lesioni cutanee spesso si presentano inizialmente come macule, evolvendo successivamente in vescicole, pustole e infine crosticine. Il numero di lesioni può variare da poche a migliaia. Da notare che i casi recentemente rilevati tra gli MSM hanno riportato una preponderanza di lesioni nell'area genitale. L'eruzione cutanea può assomigliare alla varicella o alla sifilide, prima di formare una crosta che poi cade. La differenza rispetto alla varicella è l'evoluzione uniforme delle lesioni. Il periodo di incubazione è in genere compreso tra 6 e 16 giorni, ma può arrivare fino a 21 giorni. Quando la crosta cade, la persona non è più infettiva.

Come si cura il vaiolo delle scimmie

Non esistono trattamenti specifici per il vaiolo delle scimmie. La malattia presenta sintomi che di solito si risolvono da soli in 14-21 giorni. Tutt'al più è possibile adottare un trattamento dei sintomi con antipiretici e farmaci per la prevenzione e il trattamento di eventuali infezioni batteriche. Esistono alcuni antivirali che potrebbero essere utilizzati, in quanto attivi verso virus simili, ma non ci sono dati d’uso in casi di vaiolo delle scimmie.

Serve il vaccino contro il vaiolo?

Sì, in linea teorica sarebbe utile, ma è da decenni che non si somministra più alla popolazione (questa malattia è stata dichiarata sconfitta dall’OMS nel 1980). I vaccini antivaiolosi somministrati decenni fa durante il programma di eradicazione del vaiolo sono in effetti in grado di produrre una protezione efficace contro il vaiolo delle scimmie: l'effetto protettivo del vaccino antivaioloso contro l'infezione da vaiolo delle scimmie è stato dimostrato da studi condotti negli anni '80, che hanno mostrato un'efficacia fino all'85%. Inoltre le complicazioni respiratorie della malattia, le infezioni batteriche secondarie, le encefaliti e le sequele sono risultate meno comuni nei pazienti vaccinati contro il vaiolo. La vaccinazione antivaiolosa fatta da bambini decenni fa da alcuni italiani è però difficile dia oggi alcuna protezione da questa infezione.

Purtroppo in seguito all'eradicazione mondiale del vaiolo, il vaccino antivaioloso non è disponibile per il pubblico, ma diverse nazioni e l'OMS mantengono alcune scorte di vaccino. Un vaccino antivaioloso di terza generazione (Imvanex) è stato approvato in Europa per l'immunizzazione contro il vaiolo negli adulti, di norma utilizzato in circostanze eccezionali. Ad esempio, è stato impiegato nel Regno Unito nel 2018 in seguito all'identificazione di casi di vaiolo delle scimmie. La vaccinazione antivaiolosa è stata offerta anche ai contatti stretti in Israele e a Singapore, rispettivamente nel 2018 e nel 2019. In questo momento, alcuni paesi Europei, come la Francia, stanno offrendo la vaccinazione ai contatti a rischio, a scopo profilattico. Lo stesso tipo di provvedimento è previsto come possibilità anche dal nostro Ministero della Salute.

Cosa si può fare

I soggetti che presentano i sintomi del vaiolo delle scimmie devono rivolgersi a uno specialista. Gli individui che hanno più partner sessuali o che hanno rapporti occasionali devono essere particolarmente vigili.  

Per quanto riguarda le autorità e le organizzazioni di salute pubblica devono provvedere a isolare i casi sospetti, sottoporli a test e notificare la cosa tempestivamente. Per i casi positivi deve essere avviata la ricerca dei contatti a ritroso e in avanti. 

Se il vaccino antivaioloso è disponibile, si deve prendere in considerazione la vaccinazione dei contatti stretti ad alto rischio (tra cui gli operatori sanitari che assistono i pazienti, i soccorritori di prima linea e gli individui con esposizione a contatto ravvicinato al virus) dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio. Per i casi gravi, si può prendere in considerazione il trattamento con un antivirale registrato, se disponibile nel Paese.

È un virus nuovo?

No, non lo è. A dimostrazione del fatto che non si tratta di un virus nuovo o recente, basti pensare che il vaiolo delle scimmie è stato scoperto per la prima volta nel 1958 in Danimarca all'interno di alcune colonie di scimmie arrivate da Singapore. Il primo caso umano di vaiolo è stato registrato nel 1970 nella Repubblica Democratica del Congo e più di recente, nel 2018 e nel 2019, nel contesto di un'ampia epidemia di vaiolo delle scimmie in Nigeria, è stata diagnosticata la malattia a due viaggiatori originari dal Regno Unito, uno da Israele e uno da Singapore , tutti con precedenti di viaggio in Nigeria.

Tuttavia, questa è la prima volta che vengono segnalate catene di trasmissione in Europa senza collegamenti epidemiologici noti con l'Africa occidentale e centrale. Si tratta inoltre dei primi casi al mondo segnalati tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini.

Gli animali da compagnia sono a rischio?

Stando all’ultima circolare ministeriale, rispetto alla trasmissibilità del virus agli animali domestici “attualmente, si conosce poco sull’idoneità delle specie animali europee peri-domestiche (mammiferi) a fungere da ospite per il virus del vaiolo delle scimmie. Tuttavia, si sospetta che i roditori, e in particolare le specie della famiglia degli Sciuridae (scoiattoli), siano ospiti idonei, più dell’uomo, e la trasmissione dall’uomo agli animali (da compagnia) è quindi teoricamente possibile”.  “Un tale evento di spillover - si precisa nella circolare - potrebbe in ultima analisi portare il virus a stabilirsi nella fauna selvatica europea e la malattia a diventare una zoonosi endemica”.