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Come pagano gli italiani? Con la pandemia sempre più carte e smartphone. La nostra indagine

Gli italiani continuano ad amare i contanti, ma la pandemia ha incrementato il ricorso ai pagamenti digitali. Anche se ci sono ancora molti timori, tanto che due italiani su dieci non fanno pagamenti online perché preoccupati della sicurezza delle transazioni. Lo dice la nostra inchiesta, che ha coinvolto più di 2mila cittadini.

  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari e Flavio Pellegrinuzzi
  • di
  • Adelia Piva
26 gennaio 2022
  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari e Flavio Pellegrinuzzi
  • di
  • Adelia Piva
pos e sistemi pagamento digitali

Dal primo gennaio il tetto massimo dei pagamenti in contanti in Italia è sceso da duemila a mille euro. È l’ennesimo provvedimento - pensiamo a cashback e lotteria degli scontrini - con cui il governo cerca di favorire i pagamenti digitali e ridurre quelli in contanti, ancora molto diffusi in Italia. Nell’ultimo anno, gli italiani hanno usato il contante come strumento principale di pagamento (97%). Bisogna dire, però, che con la pandemia il 47% ne ha ridotto l’uso. Infatti, è cresciuto del 32% l’uso della carta di debito (bancomat), del 31% quello della prepagata e del 27% quello della carta di credito. Non solo. Il 25% degli italiani dichiara di aver aumentato l’uso di metodi di pagamento online (come Paypal) e il 24% quello dei pagamenti via smartphone.

È quanto emerso dalla nostra indagine, condotta tra aprile e maggio 2021, in cui abbiamo interpellato un campione di 2.225 italiani tra i 25 e i 79 anni, distribuiti come la popolazione generale.

Italiani insicuri

La fotografia che abbiamo scattato mostra come, con la crisi pandemica, gli italiani abbiano acquisito nuove abitudini di pagamento: è aumentato il ricorso alla moneta elettronica e l’onnipresente smartphone è diventato sempre più protagonista, grazie alle infinite app di pagamento ormai disponibili, a partire da Satispay fino a Postepay.

Gli italiani restano ancora attaccati al contante come mezzo di pagamento principale anche perché hanno poca fiducia nei confronti dei pagamenti elettronici, soprattutto online.Infatti, ci sono ancora molti timori sui pagamenti online, tanto che due italiani su dieci non li fanno perché preoccupati della sicurezza delle transazioni in rete (41%). C’è anche chi non li fa perché non si sente a suo agio con la tecnologia (40%), soprattutto nelle fasce di età più alte.

Le preoccupazioni per i pagamenti online vanno dal fatto che in caso di problemi non si hanno prove alla paura di essere truffati e derubati, fino al timore di lasciare traccia dei propri dati personali. Sono questi timori a frenare il 19% degli intervistati, che dichiara di non aver fatto pagamenti online nell’ultimo anno. Bisogna dire, però, che solo il 10% afferma di essere stato vittima di una frode sulla carta di credito facendo pagamenti online e solo il 6% sul conto bancario.

Più sicurezza con la Strong Customer Authentication

Sul fronte sicurezza, la buona notizia è che il sistema di doppia autenticazione dei pagamenti online (Sca -Strong customer authentication), entrato in vigore il primo gennaio dell’anno scorso, è apprezzato dall’80% degli intervistati, che ritiene così più sicuri i pagamenti online. Un sistema che, a sorpresa, risulta facile da usare anche per chi ha poca dimestichezza con le nuove tecnologie (82% degli intervistati). Come funziona?  La Sca interviene per pagamenti superiori ai 30 euro. Perché un pagamento online vada a buon fine e necessario che questo sia autorizzato con l’inserimento di due password: una statica e una dinamica. Quest’ultima è generata con codici usa e getta, tramite messaggi sul cellulare o generatori di codici (le chiavette, token), attraverso token digitali o sistemi di riconoscimento biometrico (facciale, dell’impronta digitale…). Il codice dinamico di autorizzazione e generato solitamente tramite l’app della propria banca o dell’ente che emette la carta.

La legge ci tutela

Le truffe ci sono, è inutile negarlo, e sono in costante evoluzione (phishing, smishing) tanto che arrivano a clonare la sim del nostro smartphone per operare per conto nostro tramite l’home banking svuotando il conto corrente (sim swapping). Se le conosci le eviti, quindi sempre meglio tenersi aggiornati sulle nuove truffe e su come difendersiLa buona notizia è che se incappiamo in una truffa, la legge ci tutela.

Infatti, in caso di frode (clonazione della carta, utilizzi illeciti, hackeraggio del conto online…) la banca è sempre responsabile. Spetta a lei garantire la sicurezza dei sistemi che usiamo: non può addebitarci gli utilizzi illeciti della sua carta o dell’home banking. Per questo l’onere della prova è della banca, che per negare il rimborso deve dimostrare che c’è colpa o dolo del cliente. Quindi, se ci sono bonifici illeciti o sono stati fatti pagamenti dal conto online o dalla carta, dopo averli bloccati (chiamando i numeri dedicati), bisogna fare un reclamo per iscritto alla banca o all’emittente della carta per chiedere il rimborso delle somme addebitate frutto di truffa, allegando copia della denuncia alle autorità di Polizia. emittente.

Dal momento del blocco, nessuna spesa pagata con la carta può essere addebitata al titolare e, prima del blocco, la sua responsabilità e di massimo 50 euro. Questa regola vale sempre, a meno che l’emittente, in maniera puntuale, dettagliata e senza dubbi, riesca a provare che negli utilizzi illeciti della carta c’è stata colpa grave o dolo da parte del titolare. Carta canta anche in caso di addebiti non dovuti sul conto che l’emittente non storna: bisogna fare un reclamo scritto chiedendone il rimborso. L’emittente deve rispondere entro 15 giorni lavorativi dal ricevimento del reclamo. Se non arriva risposta o è negativa o insoddisfacente si può fare ricorso all’Arbitro bancario e finanziario per ottenere il rimborso dove la percentuale di successo è piuttosto alta: il 76% dei casi (relazione 2020 ABF).

Perché il contactless non deve fare paura

Non servono codici basta avvicinare la carta o lo smartphone al Pos per fare il pagamento. Sono le carte contactless in costante crescita: il 67% degli intervistati ha una carta di debito contactless, il 58% una carta di credito. C’è anche un 30% che dichiara di pagare contactless con lo smartphone. Insomma, il pagamento è facile e veloce perché non bisogna digitare il pin per i pagamenti inferiori a 25 euro oppure a 50 euro, a seconda dello stato di aggiornamento del Pos del negoziante o della carta che si utilizza.

infografica pagamenti digitali

Troppo facile, però, per non suscitare timori sulla sua sicurezza: quasi due intervistati su dieci considerano la funzione contactless poco sicura. In realtà, questa funzione è stata concepita in modo tale da evitare il più possibile errori e truffe. Come?

Intanto, per pagare contacless bisogna avvicinare fino a 4 cm di distanza la carta o lo smartphone a un Pos, quindi Il timore che parta il pagamento semplicemente passando accanto al Pos con lo smartphone o la carta è infondato.

Ci sono poi dei limiti precisi di utilizzo:

  •  Non si possono fare due pagamenti consecutivi contactless sullo stesso Pos il che significa che non sarà possibile che si facciano doppi pagamenti per errore.
  • Dopo cinque pagamenti senza pin, il sesto ha bisogno del codice personale, indipendentemente dall’importo da pagare.
  • Se l’importo totale pagato senza pin e di 150 euro, i successivi pagamenti devono sempre essere autenticati con il pin. In questo modo si impedisce ai malintenzionati che entrano in possesso della carta di fare ripetutamente pagamenti contactless di basso importo senza pin fino a svuotare il conto corrente della vittima.

Pagare via app o smartphone

Lo smartphone può diventare diventa uno strumento di pagamento grazie alle app bancarie e alle app per pagare di istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica. Si distinguono in due gruppi: borsellini elettronici e app per pagare (con abbinato un conto di pagamento). I primi sono borsellini virtuali, dove si possono inserire carte (di credito, di debito o prepagate) dematerializzandole ( Apple Pay, Samsung Pay, Google Pay e Nexi Pay). I pagamenti con lo smartphone usano la tecnologia NFC (Near Field Communication) o quella QRcode.

Sulla sicurezza valgono le stesse tutele di legge previste per carte & co.

Ecco la classifica delle app e delle piattaforme di pagamento preferite dagli italiani

infografica pagamenti digitali 

Il freno delle commissioni

Lo Stato incoraggia gli italiani a non usare il contante perché vuole aumentare i pagamenti digitali, strumento importante per combattere l’evasione fiscale e ridurre i costi connessi alla gestione delle banconote, ma i negozianti lamentano l’applicazione di commissioni troppo salate sui pagamenti digitali e anche costi fissi importanti per mettere a disposizione dei clienti il pos. Così c’è un problema di accettazione degli strumenti di pagamento digitali che, soprattutto, per i bassi importi (il caffè, il giornale..) non sono facili da usare.

Non stupisce che il 52% degli intervistati nella nostra inchiesta dichiari che gli è capitato di non poter pagare contactless perché il negozio non l’aveva.

In realtà per commercianti e professionisti l'obbligo di accettare pagamenti tramite Pos per qualsiasi importo è scattato da anni ormai, ma non sono previste sanzioni per chi non lo rispetta. Dal primo gennaio 2023 l’obbligo Pos cambierà: a chi rifiuterà bancomat o carte di credito, potrà essere comminata una multa di 30 euro, a cui si aggiunge il 4% del valore della transazione.

Resta il fatto che bisogna ripensare le commissioni sui pagamenti digitali per renderli sostenibili anche per i piccoli esercenti. Dal canto loro gli italiani, però, devono poter usare sempre la carta.

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