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Carte e bancomat: quanto costano davvero ai negozianti?

L'incentivo per i consumatori all'uso di carte e bancomat nei pagamenti ha fatto crescere il dibattito sui costi a carico dei negozianti per l'installazione e l'utilizzo dei Pos e sulle commissioni bancarie su ogni transazione. Ma quanto costa davvero al negoziante ogni pagamento che facciamo con una carta? Abbiamo fatto i calcoli.     

  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Luca Cartapatti
29 ottobre 2019
  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Luca Cartapatti
Pagamenti elettronici

La legge di bilancio attualmente in discussione ha individuato alcune misure per contrastare l'evasione fiscale e le frodi fiscali. Da un lato è prevista una stretta all'uso del contante, che passa dai 3.000 euro attuali ai 2.000 nel 2020 fino ad arrivare a un massimo di 1.000 euro nel 2021. Dall'altro vanno di pari passo una serie di incentivi a chi effettua pagamenti elettronici (o comunque tracciabili), come il superbonus che dovrebbe entrare a regime nel 2021 o le estrazioni (la cosiddetta Lotteria degli scontrini) tra tutti coloro che hanno fatto spese pagate con moneta elettronica. Ma se da una parte sono stati previsti degli incentivi per i consumatori, dall'altra sono state stabilite sanzioni per i negozianti che si rifiutano di accettare pagamenti con carte e bancomat.

Tuttavia, nel dibattito, pesa il tema delle spese per i negozianti: mettere a disposizione dei propri clienti un Pos (point of sale), ovvero uno di quei dispositivi mobili dove digitiamo il pin o infiliamo la nostra carta quando paghiamo, non è a costo zero. Nel decreto fiscale (che attende di passare dalla Ragioneria generale prima di arrivare sul tavolo della Presidenza della Repubblica) è previsto, a prtire dal 1° luglio, un credito d'imposta del 30% sulle spese per le commissioni sulle transazioni con carte e bancomat, per gli esercenti che fatturano meno di 400 mila euro l'anno. Ci siamo allora chiesti quanto costa realmente agli esercenti accettare il pagamento elettronico e se il credito d'imposta messo a punto dal Governo è sufficiente per "convincere" i negozianti ad adottare questi metodi di pagamento.

Costi fissi e commissioni

Anche se il Consorzio Bancomat ha annullato le commissioni interbancarie per i pagamenti sotto i 15 euro per chi accetta Bancomat Pay (un sistema davvero poco diffuso al momento), ovvero il balzello che la banca del POS dell'esercente versa a quella legata alla carta del cliente, abbiamo rilevato che (tranne in rari casi) non sono diminuite le commissioni che la banca fa pagare al negozio per ogni transazione. A queste vanno poi aggiunti i costi fissi che il negoziante deve sborsare per avere il POS: in alcuni casi si arriva anche a 200 euro per l'installazione e a 55 euro ogni mese per il canone. Questi dati li abbiamo raccolti analizzando i foglietti informativi e sono quindi le condizioni massime applicate dalle banche (è chiaro che all’aumentare delle transazioni le commissioni possono essere ridotte). 

POS costi fissi

L'11% se ne va alla banca

Oggi, quindi, per un negoziante accettare la carta non costa poco. Soprattutto se si striscia per un caffè o una cioccolata calda, quindi per importi piccoli, il ricarico per il negoziante è troppo penalizzante. Abbiamo calcolato quanto costa all'esercente che ha un Pos con una delle principali banche italiane farci pagare con carta di credito una cioccolata calda da 4,50 euro. Le commissioni portano via fino a 50 centesimi, l'11% dell'incasso (Intesa Sanpaolo).

POS piccoli acquisti

Scende un po' la percentuale che svanisce nelle casse delle banche per importi più consistenti (90 euro del taglio piega e colore dal parrucchiere), siamo all'8% circa di Monte dei Paschi di Siena, ma comunque sono 7,20 euro.

POS grandi acquisti

Il che spinge gli esercenti all'applicazione di sovraprezzi a chi paga importi piccoli con la carta di credito. Una pratica vietata dalla legge, ma nient'affatto rara, visto che le segnalazioni di sovraprezzi per l’acquisto di biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico, servizi di lavanderia, bevande e alimenti nei negozi piccoli lungo tutto lo Stivale sono arrivate all'Antitrust. Autorità che è intervenuta pochi mesi fa per ribadire il divieto e ricordare che le violazioni segnalate saranno sanzionate.

Servono incentivi

I negozianti si difendono dal caro-commissioni anche esponendo cartelli in cui dicono ai clienti che non accettano carte di pagamento per importi inferiori a un tot o durante i saldi. Una pratica illecita, ma non ci sono sanzioni. Dal 2014 c’è una legge che impone ad ogni esercente e libero professionista di avere un Pos. Ma non ci sono sanzioni per i trasgressori (di fatto una norma inefficace). Di certo è giusto sanzionare chi non rispetta le regole (soprattutto per rispetto nei confronti di chi invece le rispetta e quindi il Pos ce l’ha). Ma è altrettanto vero che la situazione economica può rendere pesante oggi per un negoziante soprattutto piccolo sostenere nuovi costi. Per dare un nuovo impulso ai pagamenti elettronici abbiamo inviato al Governo un documento con una serie di proposte per favorire i pagamenti digitali, che includono incentivi per i consumatori e riduzione delle commissioni per i negozianti. È fondamentale attraverso un tavolo tra tutte le parti interessate (esercenti, istituti di pagamento, circuiti e consumatori) lavorare per ridurre le commissioni di incasso come peraltro previsto anche dal decreto di recepimento della PSD2, la nuova direttiva sui servizi di pagamento..