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Contanti: dal 1° luglio pagamenti solo sotto i 2.000 euro

Giro di vite sul pagamento in contanti. Dal 1 luglio l’importo a partire dal quale non si possono più usare le banconote per pagare scende a 2.000 euro. Un provvedimento per incentivare i pagamenti con carte e bancomat unito alla possibilità per le piccole imprese di avere un credito di imposta sulle commissioni e i costi fissi dei pagamenti digitali. Ma quanto costa davvero ai negozianti l'installazione e l'utilizzo dei Pos? Abbiamo fatto i calcoli.

  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Luca Cartapatti
30 giugno 2020
  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Luca Cartapatti
Pagamenti elettronici

La legge di bilancio per il 2020 ha individuato alcune misure per contrastare l'evasione fiscale e le frodi fiscali. Tra queste, c’è la stretta all'uso del contante: l’importo a partire dal quale non si possono più fare pagamenti in contanti passa da 3.000 a 2.000 euro a partire dal 1° luglio 2020, per poi scendere ulteriormente fino a un massimo di 1.000 euro dal 1° gennaio 2022

Altre misure entreranno a regime solo nel 2021: in particolare ci sono una serie di incentivi a chi effettua pagamenti elettronici (o comunque tracciabili), come il superbonus (pervisto appunto per il 2021) o la cosiddetta Lotteria degli scontrini tra tutti coloro che hanno fatto spese pagate con moneta elettronica e non solo (rinviata anch’essa al 1° gennaio 2021).

Va da sé che per incentivare i pagamenti digitali occorre che un maggior numero di negozianti metta a disposizione dei propri clienti un Pos (point of sale), ovvero uno di quei dispositivi mobili dove digitiamo il pin o infiliamo la nostra carta quando paghiamo. Un dispositivo però che per l’esercente non è a costo zero. Tuttavia, non ci sono ancora sanzioni per i negozianti che si rifiutano di accettare pagamenti con carte e bancomat e quindi l’obbligo del Pos che è previsto dal 2014 in realtà non è mai diventato pienamente operativo. 

Un credito d'imposta per le commissioni 

Nel decreto fiscale DL 124/2019, però, è previsto, per i pagamenti effettuati in modalità digitale a partire dal 1° luglio, un credito d'imposta del 30% sulle spese pagate dagli esercenti per accettare pagamenti con carte, bancomat e altre modalità di pagamento digitale (ad esempio le app); una dosposizione che vale solo  per gli esercenti che fatturano meno di 400 mila euro l'anno. Ma su cosa si applica il credito d’imposta? Chi ne ha diritto e come funziona nel dettaglio?

  • Rientrano nella definizione di commissione su cui si può beneficiare del credito di imposta sia le commissioni pagate dall’esercente su ogni transazione, sia i costi fissi ad esempio i costi di gestione e locazione del Pos.
  • Sono ricomprese le spese sostenute dagli esercenti per tutti i pagamenti digitali fatti da consumatori, quindi non solo con le tradizionali carte di credito, di debito e prepagate ma anche le spese di sistemi alternativi come ad esempio Satispay e simili.
  • Vale per tutti gli esercenti, artigiani e professionisti, sia per pagamenti online che fisici avvenuti dal 1 luglio 2020 in avanti, purché gli esercenti, nel corso dell’anno d’imposta precedente, abbiano conseguito ricavi e compensi per un importo non superiore a 400.000 euro.
  • Gli esercenti utilizzatori del credito di imposta sono tenuti a conservare la documentazione relativa alle commissioni addebitate per le transazioni effettuate con strumenti elettronici di pagamento. Tale documentazione deve essere messa a disposizione, su richiesta, degli organi dell'amministrazione finanziaria, e conservata per un periodo di 10 anni dall’anno in cui il credito è stato utilizzato.
  • Il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione rispetto alle tasse da pagare, a decorrere dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l'utilizzo.

L’Agenzia delle Entrate ha emanato il 29 aprile 2020 un suo provvedimento che regolamenta il funzionamento del credito di imposta del 30% previsto dall’articolo 22 comma 6 del decreto fiscale del 2019; in particolar modo disciplina le comunicazioni obbligatorie che banche ed istituti di pagamento devono inviare all’Agenzia dell’Entrate ai fini del credito di imposta da riconoscere agli esercenti che hanno con loro una convenzione per accettare pagamenti digitali. Le comunicazioni devono essere fatte entro il 20 del mese successivo a quello in cui sono stati effettuati i pagamenti digitali da un consumatore. Banca d’Italia con un provvedimento del 21 aprile 2020 ha inoltre regolamentato le comunicazioni che banche e istituti di pagamento devono inviare periodicamente agli esercenti sulle commissioni pagate affinché sappiano quale credito d’imposta spetti loro. Le comunicazioni devono essere inviate entro il 20 del mese successivo a quello in cui sono state effettuate dai consumatori le spese pagate in modalità digitale. 

Ma il credito di imposta funziona ex post; resta il fatto che gli esercenti sono spesso chiamati a pagare costi eccessivi per accettare i pagamenti digitali. Quanto costa allora realmente accettare il pagamento elettronico? E il credito d'imposta messo a punto dal Governo è sufficiente per "convincere" i negozianti ad adottare questi metodi di pagamento?

Costi fissi e commissioni

Nel corso del 2019 è arrivato l’annuncio del Consorzio Bancomat che chiedeva alle banche di annullare le commissioni interbancarie per i pagamenti sotto i 15 euro per chi accetta Bancomat Pay (un sistema davvero poco diffuso al momento). Ma le commissioni interbancarie, ovvero il balzello che la banca del POS dell'esercente versa a quella legata alla carta del cliente, sono solo una parte del problema; abbiamo rilevato che (tranne in rari casi) non sono diminuite le commissioni che la banca fa pagare al negozio per ogni transazione. A queste vanno poi aggiunti i costi fissi che il negoziante deve sborsare per avere il POS: in alcuni casi si arriva anche a 200 euro per l'installazione e a 55 euro ogni mese per il canone. Questi dati li abbiamo raccolti analizzando i foglietti informativi e sono quindi le condizioni massime applicate dalle banche (è chiaro che all’aumentare delle transazioni le commissioni possono essere ridotte).

Costi fissi POS

Banca Costo di installazione Canone annuo
Intesa San Paolo 200 euro ( se si lascia banca prima di 24 mesi) min 480 euro, max 660 euro
Monte dei Paschi di Siena 100 euro; disinstallazione 200 euro 457,50 euro
Unicredit 100 euro; disinstallazione 80 euro min 366 euro, max 654 euro

Elaborazione Altroconsumo foglietti informativi giugno 2020

L'11% se ne va alla banca

Oggi, quindi, per un negoziante accettare la carta non costa poco. Soprattutto se si striscia per un caffè o una cioccolata calda, quindi per importi piccoli, il ricarico per il negoziante è troppo penalizzante. Abbiamo calcolato quanto costa all'esercente che ha un Pos con una delle principali banche italiane farci pagare con carta di credito una cioccolata calda da 4,50 euro. Le commissioni sono differenti a seconda della banca proprietaria del Pos e a seconda del circuito della carta: per Pagobancomat in media ci vogliono 9 centesimi, per i circuiti Visa, Mastercard, Vpay, Maestro in media 18 centesimi. Ed in alcuni casi si arriva a 50 centesimi, l'11% dell'incasso.

Commissioni di incasso su 1 cioccolata calda (4,50 euro)

Banca Carta di ctredito (Visa/Mastercard) Carta di debito Visa Electron, Vpay, Maestro Pagobancomat
Intesa San Paolo 0,5 euro 0,5 euro 0,0365 euro
Monte dei Paschi di Siena 0,16 euro 0,155 euro 0,12 euro
Unicredit 0,17 euro 0,17 euro 0,1 euro

Elaborazione Altroconsumo foglietti informativi giugno 2020

 

Scende un po' la percentuale che svanisce nelle casse delle banche per importi più consistenti (90 euro di acquisti in gastronomia). Anche in questo caso le commissioni variano a seconda della banca che ha installato il pos e del circuito della carta: si va da una commissione media di 2,02 euro per il Pagobancomat, a 2,7 euro medio per gli altri circuiti e si arriva fino a 4,05 euro (il 4,5% della spesa).

Commissioni di incasso su gastronomia (acquisti per 90 euro)

Banca Carta di ctredito (Visa/Mastercard) Carta di debito Visa Electron, Vpay, Maestro Pagobancomat
Intesa San Paolo 2,34 euro 2,25 euro 1,62 euro
Monte dei Paschi di Siena 3, 23 euro 3,14 euro 2,33 euro
Unicredit 3,51 euro 3,42 euro 2,07 euro

Elaborazione Altroconsumo foglietti informativi giugno 2020

 

Il che spinge gli esercenti all'applicazione di sovraprezzi a chi paga importi piccoli con la carta di credito. Una pratica vietata dalla legge, ma nient'affatto rara, visto che le segnalazioni di sovraprezzi per l’acquisto di biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico, servizi di lavanderia, bevande e alimenti nei negozi piccoli lungo tutto lo Stivale sono arrivate all'Antitrust. Autorità che è intervenuta più volte per ribadire il divieto e ricordare che le violazioni segnalate saranno sanzionate.

Servono incentivi

In epoca coronavirus sono le stesse norme introdotte dal Governo che invitano gli esercenti a preferire i pagamenti digitali e gli stessi consumatori sembrano sempre più preferire i pagamenti con carta. Addirittura, negli ultimi tre mesi hanno visto una crescita a tre cifre i pagamenti via smartphone. Un cambio culturale non da poco se si pensa che i pagamenti in contante sono diminuiti del 40%, e parallelamente i pagamenti con smartphone nei piccoli negozi sono cresciuti del 350%. Sono ancora tanti però i negozianti che non accettano i pagamenti digitali.

I negozianti si difendono dal caro-commissioni anche esponendo cartelli in cui dicono ai clienti che non accettano carte di pagamento per importi inferiori a un tot o durante i saldi. Una pratica illecita, ma non ci sono sanzioni. Dal 2014 c’è una legge che impone ad ogni esercente e libero professionista di avere un Pos. Ma non ci sono sanzioni per i trasgressori (di fatto una norma inefficace). Di certo è giusto sanzionare chi non rispetta le regole (soprattutto per rispetto nei confronti di chi invece le rispetta e quindi il Pos ce l’ha). Ma è altrettanto vero che la situazione economica può rendere pesante oggi per un negoziante soprattutto piccolo sostenere nuovi costi.

È fondamentale attraverso un tavolo tra tutte le parti interessate (esercenti, istituti di pagamento, circuiti e consumatori) lavorare per ridurre le commissioni di incasso come peraltro previsto anche dal decreto di recepimento della PSD2, la direttiva sui servizi di pagamento recepita in Italia nel 2018. Nel frattempo un piccolo aiuto può arrivare dalle nuove modalità di pagamento via app che spesso riducono le commissioni di incasso: se pensiamo a Satispay la app può diffusa tra i piccoli negozianti le commissioni di incasso per pagamenti entro 10 euro sono zero e per cifra superiori la commissioni è sempre dello 0,20 euro. Cifre infinitamente più basse di quelle pagate dai negozianti per i pagamenti con carta come visto sopra.