News

#Iorestoacasa: l’inquinamento cala, ma l’aria fa paura

Le restrizioni imposte dal governo per combattere la diffusione del Coronavirus hanno ridotto drasticamente il traffico sulle strade e molte attività produttive. Lo scenario è surreale, ma almeno in parte ne ha beneficiato l’inquinamento. Ma l’aria fa comunque paura perché si crede che possa essere un veicolo del virus.

  • contributo tecnico di
  • Claudia Chiozzotto
  • di
  • Beba Minna
09 aprile 2020
  • contributo tecnico di
  • Claudia Chiozzotto
  • di
  • Beba Minna

Scuole chiuse, smartworking, aziende ferme, trasporti a singhiozzo. Uno dei vantaggi di questa interminabile quarantena è che l’aria nelle città è migliorata. Certo questo rende il tutto ancora più frustrante, non potendo uscire. Ora che si respira, dobbiamo stare in casa. La consolazione comunque c’è, perché l’aria che respiriamo in casa dipende anche da quello che c’è fuori.

L’inquinamento cala, ma non tutto

Dell’inquinamento per una volta si sta parlando in modo positivo, visti i dati rassicuranti. I bollettini di qualità dell’aria per Milano, una delle città più inquinate, registrano per tutti gli inquinanti valori al di sotto dei limiti di legge. È raro avere un bollettino così. In seguito alle misure introdotte dal governo per l’emergenza Coronavirus si è ridotto in maniera significativa uno dei principali inquinanti dell’atmosfera, il biossido di azoto (NO2), pressoché dimezzato nella pianura Padana.

Una buona notizia, che non significa però che la qualità dell’aria sia ottimale nelle zone più esposte all’inquinamento, come quelle del nord Italia. Non c’è stato un azzeramento totale delle emissioni perché, nonostante le misure di restrizione agli spostamenti, permangono alcune attività che comunque incidono sulla qualità dell’aria: il maggior ricorso al trasporto privato (invece di quello pubblico), maggiore utilizzo del riscaldamento di abitazioni private, dove si trascorrono più ore di prima, maggior utilizzo di legna per il riscaldamento, che è tra le principali sorgenti di particolato atmosferico, insomma le polveri sottili. Il particolato (PM10 e PM 2,5) è infatti correlato solo in parte al traffico veicolare, ecco perché in queste settimane di circolazione al minimo non abbiamo assistito a un crollo verticale delle polveri.

Uno scenario che ben rappresenta la complessità dell’inquinamento atmosferico, legato a numerosi fattori, tra i quali anche le condizioni meteorologiche. La valutazione di tutti i fenomeni nei prossimi mesi potrà darci risposte più concrete sugli effetti delle restrizioni legate all’emergenza sanitaria, quando saranno disponibili dati definitivi sul traffico, le attività industriali, la domanda di energia.

L’aria e il coronavirus

Alcuni studi hanno messo in correlazione l’esposizione di lungo periodo all’inquinamento con il maggior rischio di mortalità dovuto al Covid-19. Secondo alcuni spiegherebbero per esempio la diffusione elevata del virus in zone come la pianura padana, nota per essere un bacino asfittico. Il tempo e l’analisi approfondita dei dati da parte degli epidemiologi rivelerà se si tratta di ipotesi attendibili. Nessuno, invece, parla dei decessi dovuti abitualmente all’inquinamento delle città: oltre 100 al giorno in Italia (con stime più prudenziali) o il doppio secondo le stime dell’Agenzia europea per l’ambiente, ai quali è data poca attenzione. Pochi italiani starebbero chiusi in casa per settimane pensando di proteggersi dall’inquinamento urbano. E praticamente nessun amministratore o politico imporrebbe limitazioni alla libertà dei cittadini per salvaguardarne i polmoni nei periodi di picco degli inquinanti. E infatti inalare un virus pericoloso, come quello di questa pandemia, evoca paure superiori al timore legato al respirare una particella ultrafine emessa da gas di scarico, cancerogena, che provoca infiammazioni croniche ai polmoni e non solo. Il tutto condito da discussioni polemiche sull’efficacia delle misure adottate per mitigare gli effetti del traffico (aree a circolazione limitata ecc.).

I trasporti stradali, gli impianti per la produzione di energia, l’industria, l’agricoltura e i riscaldamenti sono tutti imputati per le emissioni di inquinanti atmosferici che causano danni alla salute e all’ambiente.

Cosa si respira in casa

Un’altra forma di inquinamento è quella tra le mura di casa, dove a volte l’aria può essere satura di inquinanti che arrivano da fuori, ma anche prodotti dalle attività domestiche (cucinare, fare l e pulizie, fai-da-te…). Aspetto colto al balzo da alcuni produttori in queste settimane di reclusione casalinga. Fioccano le pubblicità di prodotti per purificare l’aria, di efficacia non dimostrata e addirittura di prodotti che grazie alla generazione di ozono ci proteggerebbero dal coronavirus: niente di più falso. Ne abbiamo appena denunciato uno all’Antitrust. Articoli costosi e senza efficacia comprovata. Il rimedio invece è semplice, gratuito e quasi banale: arieggiare bene i locali, anche più di prima, visto che trascorriamo più tempo in casa.

Ti invitiamo a registrarti gratuitamente al sito di Altroconsumo e ad accedere a molti servizi pensati in esclusiva per i nostri FAN. Potrai consultare alcuni dei risultati dei nostri test su prodotti e servizi, partecipare alle nostre community, inviare un reclamo verso aziende e fornitori di servizi, aderire alle nostre azioni di classe, gestire tutto questo dalla tua area personale del sito. Clicca qui.