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Succhi, bibite e bevande: ecco cosa contengono davvero

Un succo di frutta contiene soltanto frutta? E quali sono le bibite più sane? Una bibita, soprattutto d'estate, è un piacere, ma spesso non sappiamo che cosa realmente contiene. Succhi e bevande in commercio non sono tutti uguali e leggere la lista degli ingredienti diventa fondamentale. Ecco una aiuto per capire cosa stiamo bevendo per davvero.

30 luglio 2020
the freddo

D’estate si sa che consumare di tanto in tanto un succo o una bibita faccia piacere e rinfreschi. Sarebbe però importante anche sapere cosa si sta bevendo esattamente e da cosa è composto. In commercio ci sono prodotti molto differenti tra loro, e alcuni, anche se composti da un’alta percentuale di frutta, contengono spesso anche aromi e additivi.

Spesso, inoltre, sono ricchi di zuccheri semplici aggiunti (che è bene tenere sotto controllo), e la frutta utilizzata raramente è fresca. È il caso ad esempio delle bevande a base di frutta e di quelle analcoliche, gassate e non, che spaziano dalle bibite di fantasia agli energy drink. In questi casi, di frutta, non ne vediamo proprio e sono inoltre ricchi di ingredienti eccitanti il cui consumo andrebbe limitato. I succhi invece sono qualitativamente migliori, anche se possono essere realizzati con concentrati o polpe congelate.

Frutta? Meglio guardare l'etichetta

Per questo motivo è sempre bene leggere la lista degli ingredienti prima di acquistare una di queste bevande. Ma per aiutarti nella scelta, abbiamo pensato di presentarti brevemente i diversi tipi di succhi e bevande e di ordinarli (qui di seguito) in ordine crescente per percentuale di frutta minima presente.

Energy drink

Zucchero, additivi edulcoranti e non, sostanze “energizzanti”. Questo è il profilo degli energy drink che si trovano in commercio, non proprio bevande per la salute. Il loro contenuto di caffeina, se escludiamo il caffè espresso, è il più elevato tra le bevande; quelle che ne contengono più di 150mg/l devono riportare obbligatoriamente in etichetta l’avvertenza “Elevato tenore di caffeina. Non raccomandato per i bambini e durante la gravidanza e l’allattamento”. Oltre alla caffeina possiamo trovare estratti di guaranà. Questa pianta contiene naturalmente la caffeina e logicamente ne aumenta il contenuto finale, se presente nella bevanda. In molti energy drink è presente anche la Taurina, un amminoacido naturalmente presente nei tessuti animali: si tratta anche in questo caso di un potenziatore della caffeina e come quest’ultima stimola la contrazione muscolare.

Bibite di fantasia

La categoria si riconosce dalla dicitura “al gusto di...”. Anche se al gusto di frutta, possono contenerne quantità minimali oppure ricorrere soltanto ad aromi che ne richiamano il sapore. È il caso ad esempio di cole, ginger e aperitivi. Possono contenere inoltre additivi per i quali sono previste particolari indicazioni in etichetta, come i 6 coloranti artificiali (E102, E104, E110, E122, E124, E129), che dal 2010 sono segnalati dalla dicitura:“Può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini”. Inoltre possono contenere coloranti da evitare come E150 c-d, ed edulcoranti intensi, non utili per il controllo del peso.

 

Tè freddo

Il nome non deve tratte in inganno. Il tè freddo in bottiglia o in polvere non coincide di per sè con gli infusi. La preparazione industriale di queste bevande prevede l’aggiunta di zucchero in quantità importanti, superiori agli altri ingredienti (come il limone). Questo rende il tè freddo imbottigliato una bibita dal notevole apporto calorico. Per limitare quest’aspetto sono presenti sul mercato anche prodotti in cui lo zucchero è stato sostituito parzialmente o interamente dagli edulcoranti. Il processo produttivo, inoltre, spesso impiega l’estratto ottenuto da un infuso di te concentrato per evaporazione, comportando così una perdita di polifenoli e caffeina.

Bevande a base di estratti di frutta

Sono a metà strada tra le bevande di fantasia e quelle a base di succo. Un esempio di questa categoria è il chinotto, preparato con estratto della pianta di chinotto (simile a un piccolo mandarino), senza possederne tuttavia una percentuale minima. Oltre all’estratto, queste bevande sono poi formate da acqua, zucchero, succhi di frutta, aromi, coloranti e anidride carbonica.

 

Bibite o bevande a base di frutta

Questa categoria comprende diversi prodotti in cui il succo di frutta è presente in quantità variabile dal minimo, fissato dalla legge del 12%, fino addirittura al 70%. Per il resto il prodotto è costituito da acqua, zucchero (senza limitazioni), additivi impiegati per stabilizzare colore e carica microbica (per esempio vitamina C, sotto forma di acido ascorbico) oltre ad aromi per rinforzarne il gusto visto che il succo di frutta utilizzato per realizzare la bevanda non è mai un prodotto fresco. Infatti il succo di frutta può essere aggiunto in qualsiasi forma (concentrato, naturale, liofilizzato, sciroppato). Il prodotto è venduto con un nome che si riferisce al frutto presente (aranciata, limonata) e può essere gasato, oltre che zuccherato o addolcito con edulcoranti.Rientrano in questa categoria le bevande alla frutta spesso vendute in brik, con percentuali di frutta che possono anche essere alte ma che a differenza dei nettari e polpe (vedi sotto) possono contenere additivi e aromi.

Nettari e polpe

Nettari e polpe, a differenza delle bevande non possono contenere aromi. Anche per questo motivo, ricordiamo di controllare la lista degli ingredienti; sugli scaffali dei supermercati, infatti, possiamo trovare prodotti venduti in brik più o meno grandi, simili ai nettari, ma che in realtà sono delle bevande che contengono additivi e aromi.

Nettare di frutta: La percentuale di frutta varia dal 25% dei succhi di banana al 50% di quelli di mela e pera. Lo zucchero (anche misto ad altri dolcificanti) e ammesso fino al 20% del prodotto. La frutta è in forma di succo, anche concentrato, o polpa in purea.

Succo e polpa: Si distinguono dai nettari solo perché la frutta è presente esclusivamente in forma di polpa in purea.


Smoothies

Proposti come alternativa alla frutta fresca, non hanno le stesse proprietà. Le quantità di fibra, acido folico, vitamina C e potassio sono sempre inferiori al contenuto del prodotto fresco. Sono ottenuti da una base di semilavorati (succhi concentrati e puree di frutta) di diversi frutti, nutrizionalmente impoveriti dai processi produttivi e dai trattamenti termici di pastorizzazione. È importante che in etichetta la denominazione richiami ciascun frutto utilizzato, quindi una bevanda composta da un miscuglio per il 90% di mela e per il restante 10% di fragola, deve essere etichettata come “succo di mela e fragola” e non come “succo di fragola”. Il richiamo esplicito ai frutti impiegati non è richiesto per i prodotti che contengono succo di almeno tre tipi diversi di frutta. In questo caso, l’etichetta riporta l’indicazione generica “più frutti” o diciture simili. Gli smoothies restano tuttavia preferibili alle bevande gasate e a nettari e polpe, in quanto costituiti in ogni caso al 100% da frutta.

100% succo di frutta

Contiene solo frutta, senza ulteriore aggiunta di acqua, e alcuna aggiunta di zucchero, edulcoranti o additivi. Questo può essere ottenuto per spremitura del frutto oppure per ricostituzione dal succo concentrato di un frutto.

La spremuta: Ottenuta da succo di agrumi fresco o congelato, subisce una sola pastorizzazione, prima del confezionamento, ed è il prodotto più simile alla spremuta fresca, di cui conserva gran parte di gusto e proprietà nutritive. Venduta nel banco frigo, ha una durabilità di circa un mese, ma una volta aperta deve essere consumata in pochi giorni.

Il succo da concentrato: Riconoscibile dalla dicitura in etichetta “a base di succo concentrato”, e ottenuto con evaporazione ad alta temperatura, viene ricostituito con aggiunta di acqua, addizionato di aromi recuperati al momento della lavorazione e sterilizzato prima del confezionamento. Contiene meno vitamine della spremuta. Si conserva a temperatura ambiente per circa un anno, ma va consumato in pochi giorni dopo l’apertura.

 
Contenuto realizzato nell’ambito del progetto La Spesa Che Sfida finanziato dal Ministero dello sviluppo economico (DM 7 febbraio 2018)