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Vini: davvero all'altezza quelli nel cartone?

29 maggio 2014

29 maggio 2014

Costano poco e sono vendutissimi. Ma com’è la loro qualità? Per saperlo abbiamo portato in laboratorio 15 confezioni di vini in brik tra i più diffusi e li abbiamo sottoposti alle stesse prove (compresa quella di degustazione) di tutti gli altri vini.

Se cerchi un vino di qualità senza spendere una follia puoi affidarti tranquillamente ai risultati del nostro test su oltre 300 vini tra bianchi, rossi e rosati che si possono tranquillamente trovare nella grande distribuzione.


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Ma da oggi, però, oltre a quelli sui vini con indicazione di origine, puoi trovare i risultati dei nostri test anche sui cosiddetti vini “in cartone”. Di certo li hai già visti sugli scaffali del supermercato e magari li hai anche già provati (o sei stato tentato di farlo). Ma come sono in realtà? Che qualità hanno? Come sono in relazione agli altri vini?

Alla prova in laboratorio

Abbiamo deciso per la prima volta di portare in laboratorio 15 vini bianchi “in brik”, analizzando i prodotti più diffusi sul mercato. Si tratta di vini a basso costo, che non rientrano in nessuna denominazione o indicazione di origine. Una volta vini di questo tipo erano chiamati “da tavola”, espressione però non più consentita dal 2009. Attualmente devono essere denominati semplicemente “vino”. Questi vini sono confezionati in contenitori alternativi al vetro (il “brik” appunto) che si sono dimostrati comunque tecnicamente validi per conservare i vini di pronto consumo grazie alla loro capacità di proteggere efficacemente dalla luce e dall’aria.

Occhio ai solfiti

Le analisi di laboratorio hanno rivelato che si tratta di prodotti di media qualità, penalizzati soprattutto da livelli di solforosa che rientrano nei limiti legali ma che noi giudichiamo piuttosto elevati. Abbiamo verificato che il grado alcolico osservato in laboratorio corrispondesse a quello effettivamente dichiarato: tutti i prodotti rientrano perfettamente nelle tolleranze di legge. E’ stato analizzato il quantitativo di zuccheri presenti, che ha confermato che si tratta in ogni caso di vini secchi e, in due casi, abboccati.

Per quanto riguarda gli altri parametri presi in considerazione (acidità totale e volatile) si ha sempre il rispetto dei limiti legali. Mentre però le determinazioni precedenti ricevono sempre giudizi ottimi, in 2 casi il quantitativo di anidride solforosa (o solfiti) è stato ritenuto da noi troppo elevato, perciò è stato attribuito ai prodotti in questione un giudizio negativo. In un solo vino invece (Ronco San Crispino) il contenuto di questi conservanti è piuttosto basso, tale da non superare la metà del limite legale. Nel resto dei casi il contenuto dei solfiti è accettabile.

Alla prova dell’assaggio

Per cercare di evitare il più possibile qualsiasi tipo di condizionamento, i vini sono stati presentati ai giudici in forma anonima, senza cioè fornire alcuna informazione in merito ai campioni in analisi se non che si trattava di vino bianco. Contrariamente forse a quanto ci si potrebbe aspettare, questi vini sono risultati nel complesso abbastanza graditi. Nella fascia di prezzo che li comprende quindi, dal punto di vista sensoriale, sono vini di buona qualità, corretti tecnicamente, che non raggiungono risultati eccelsi ma che in generale non presentano particolari difetti.

Nei vini risultati più graditi il fattore che ne ha più determinato l’apprezzamento è stata la ricchezza aromatica, seguita dall’intensità del colore (non importa se il colore del vino fosse tendente al verde o all’oro, purché di intensità apprezzabile), in una categoria che non si distingue per un aspetto visivo importante. In bocca ha contato più la rotondità (cioè quella sensazione gradevole che si realizza quando i vari componenti come alcol, acidità, tannini e zuccheri sono in perfetta armonia) che non il corpo: si accetta cioè che siano vini leggeri e poco persistenti in bocca, ma non spigolosi: acidità e amaro infatti non sono stati apprezzati. Dal punto di vista dell’aroma è stata fortemente gradita la presenza di note floreali, mentre sono stati penalizzati i sentori vegetali.

Prezzo alto non vuol dire sempre qualità

I prezzi di questi vini sono tutti inferiori ai 2 euro. Qualche riflessione sul posizionamento in classifica dei prodotti si può comunque fare: dal nostro test vediamo che non sempre esiste una relazione proporzionale tra gradimento e costo. Il prodotto meno costoso infatti si colloca in quinta posizione, mentre il vino più costoso si posiziona a metà classifica. Un prezzo più alto, quindi, non è sempre indice di migliore qualità.


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