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Airbag difettosi Takata: 1,6 milioni di auto a rischio. Altroconsumo chiede al Ministero lo stop drive immediato

Sulle strade ci sono ancora 1,6 milioni di veicoli a rischio incidente a causa degli airbag a marchio Takata difettosi. Altroconsumo ha incontrato la Direzione generale per la sicurezza stradale e l’autotrasporto per ribadire che le campagne di richiamo sono tardive e non sufficienti, e per chiedere l'applicazione dello stop drive per i veicoli coinvolti, tempi certi per la sostituzione e tutele automatiche per chi resta senza auto.

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31 marzo 2026
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Prosegue l’annosa vicenda delle auto con airbag Takata a rischio scoppio. Una vicenda che, a detta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, coinvolgerebbe ben 1,6 milioni di auto, tanto che lo stesso Ministero ha deciso di pubblicare una pagina informativa sul proprio sito, con l'intento di sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire alle campagne di richiamo degli airbag Takata a rischio esplosione promosse dalle case automobilistiche.

Il dicastero avverte che la mancata sostituzione dell’airbag comporta un rischio significativo di lesioni gravi o anche mortali, soprattutto per i veicoli più datati o utilizzati in aree caratterizzate da elevata umidità, alte temperature o forti escursioni termiche. L'invito ai cittadini è quello di verificare se il loro veicolo è interessato dal richiamo, specie chi guida un veicolo usato o appartenente a terzi, inserendo il numero di telaio (VIN – Vehicle Identification Number) dell’auto nel portale dedicato.

L'incontro al Ministero dei trasporti

Proprio su questa vicenda Altroconsumo ha incontrato a fine marzo la Direzione generale per la sicurezza stradale e l’autotrasporto (SISTRA) presso il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (MIT) per ribadire la sua posizione e la richiesta di uno stop drive immediato dei veicoli coinvolti. In Italia, infatti, le campagne di richiamo degli airbag Takata riguardano circa 4 milioni di veicoli di diversi marchi. Di questi, 3,2 milioni sono stati notificati ai proprietari, ma restano in circolazione ancora 1,6 milioni di veicoli con airbag Takata difettosi. Si stima che questi dispositivi difettosi abbiano procurato in tutto il mondo almeno 40 morti e centinaia di feriti. Anche in Italia si sono verificati due incidenti mortali

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Mit, intervento tardivo e informazioni poco chiare

L'iniziativa del Ministero dei Trasporti appare tardiva se si considera che le prime campagne di richiamo in Italia risalgono al 2023, ma che il problema è noto nel mondo da un decennio ormai. Non solo. Ci sono diverse criticità che riguardano i criteri di applicazione del divieto di circolazione (stop drive) e le indicazioni poco chiare delle Faq, in particolare sui diritti degli automobilisti coinvolti. Avevamo scritto al Ministero chiedendo chiarimenti sulla gestione nazionale della campagna di richiamo e sull'applicazione dello stop drive e la nostra posizione è stata ribadita durante l’incontro.

In particolare chiediamo con estrema urgenza:

  • lo stop drive per tutti i veicoli coinvolti (1,6 milioni), imponendo tempi certi per la sostituzione e la concessione di un’auto sostitutiva e del traino per la riparazione;
  • la revisione delle FAQ che, in violazione dei diritti dei consumatori e del principio di precauzione, prevedono che il divieto di circolazione nella guida richieda non solo un rischio grave, ma anche imminente e che non chiariscono che i consumatori hanno sempre diritto all’auto sostitutiva e al traino, come per altro accertato nelle azioni inibitorie sul caso Citroen del Tribunale e della Corte d’Appello;
  • l’attivazione di un sistema di raccolta di segnalazioni e reclami (servizio ad oggi inesistente) che consentirebbe di riscontrare in concreto i gravi disagi imposti a tutti i consumatori coinvolti
 
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Se il rischio è mortale perché non c’è lo stop drive per tutti i veicoli coinvolti?

Tutti i veicoli equipaggiati con airbag Takata presentano un rischio grave di lesioni o morte, circostanza riconosciuta e comunicata per iscritto dai produttori. Solo una parte dei mezzi coinvolti è attualmente soggetta a divieto di circolazione (stop drive), senza che siano stati resi noti i criteri di priorità adottati dalle case costruttrici e in assenza di test condotti dall’autorità di vigilanza o da soggetti terzi indipendenti.

Il principio di precauzione impone ai produttori e alle autorità di vigilanza di prevenire ogni rischio grave, anche quando gli effetti non sono immediati. ll Ministero, però, nelle Faq si limita a illustrare le prassi adottate dai produttori. Basti pensare che lo stop drive, cioè il divieto di circolazione, è riportato come misura di sicurezza disposta dal costruttore solo per veicoli caratterizzati da un rischio “grave e imminente” per la salute e la sicurezza. Cosa si intende per rischio imminente? Non è previsto nei regolamenti Ue che qualificano come “rischio grave” quello che richiede un intervento rapido, “compresi i casi in cui gli effetti del rischio non sono immediati”. Non è quindi necessario il verificarsi di un incidente per adottare la misura ritenuta più efficace a eliminare il pericolo e cioè lo stop alla circolazione del veicolo fino alla sostituzione dell’airbag difettoso.

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Traino e auto sostitutiva gratuiti

Abbiamo chiesto di modificare urgentemente le FAQ predisposte dal MIT sulla pagina dedicata perché le riteniamo non complete e non adeguate alle norme a tutela del consumatore. Nelle Faq del Mit si legge:

“Qualora il veicolo risultasse soggetto a richiamo il centro di assistenza ufficiale della casa procederà a fissare un appuntamento per la sostituzione gratuita dell’airbag interessato”.

Nulla è indicato sui tempi massimi per la sostituzione degli airbag né il termine previsto per la conclusione della campagna di richiamo. Informazioni essenziali per i proprietari dei veicoli, soprattutto nei casi di stop drive visto che, come è successo con Citroen, molti cittadini sono rimasti senza auto per settimane o mesi, spesso senza poter contare su una soluzione alternativa. Infatti anche sull’auto sostitutiva nelle indicazioni del Ministero si lascia spazio alle politiche delle singole case automobilistiche.

Nelle Faq si legge:

"In caso di “Stop Drive”, le case costruttrici offrono, su richiesta del cliente, servizi di traino del veicolo (o il relativo rimborso) presso l’officina autorizzata e/o servizio di auto sostitutiva qualora l’intervento non possa essere eseguito in tempi brevi. Tali soluzioni variano in base alle politiche della singola casa automobilistica".

Riteniamo che in caso di  “Stop Drive”, il traino verso l’officina autorizzata dovrebbe essere garantito in modo automatico e gratuito, indipendentemente dalle politiche interne della singola casa automobilistica, quale condizione necessaria per rendere effettiva la sospensione dell’uso del veicolo Allo stesso modo per prevenire il rischio l’automobilista non deve essere messo nella condizione di scegliere tra traino e auto sostitutiva, in quanto sono misure tra loro complementari per la sua sicurezza. 

Infine, le Faq non forniscono indicazioni sui rimedi attivabili in caso di ritardi o inadempimenti imputabili ai costruttori.

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Il caso Citroen: ammessa la class action

In Francia, nel luglio scorso, è stato imposto il divieto di circolazione (stop drive) per quelli immatricolati prima del 2011 e, senza limiti temporali, per tutte le auto circolanti in Corsica in ragione delle condizioni climatiche. Lo stop drive in Italia è stato adottato solo in parte e a discrezione delle case produttrici con criteri non in linea con la normativa europea sulla sicurezza. Non solo. L’assistenza agli automobilisti non c’è stata: tempi di intervento lunghissimi e nessuna alternativa di mobilità. L’auto sostitutiva spesso è un miraggio. 

Quando è partita la campagna di richiamo degli airbag difettosi prodotti dall’azienda giapponese Takata (poi fallita) per le auto Citroën C3 e DS3 (gruppo Stellantis N.V. e PSA Italia S.p.A) ci sono arrivate moltissime segnalazioni di disservizi. La casa automobilistica aveva promesso un intervento tempestivo, ma gli automobilisti sono rimasti senza auto per settimane o mesi, senza poter contare su una soluzione alternativa. 

Ad aprile 2025 il Tribunale di Torino ha ammesso la class action promossa da Altroconsumo contro Stellantis N.V. e PSA Italia S.p.A Italia per ottenere un risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dagli automobilisti che hanno acquistato veicoli Citroën C3 e DS3, prodotti tra il 2009 e il 2019.

Per tutelare i diritti dei consumatori, Altroconsumo ha chiesto:

  • 1.500 euro di risarcimento per danni non patrimoniali;
  • 50 euro oppure 40 euro o 17,24 euro (a seconda del criterio di calcolo omogeneo che il Tribunale vorrà applicare) al giorno per ogni giorno di ritardo nella sostituzione, pari al costo medio di noleggio di un’auto di piccola taglia (fino a 517,20 euro al mese).

La class action è stata ammessa, puoi iscriverti alla nostra azione per avere tutte le informazioni utili e far valere i tuoi diritti.

 

ISCRIVITI PER AVERE INFORMAZIONI SULL'ADESIONE

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Il caso Opel: automobilisti abbandonati

Altroconsumo ha chiesto e ottenuto lo stop drive dal Tribunale di Torino per alcuni modelli Opel sempre a causa degli airbag Takata difettosi e potenzialmente esplosivi. Molti automobilisti ci hanno segnalato tempi d’attesa inaccettabili, anche superiori a 90 giorni, per la sostituzione degli airbag e senza avere a disposizione un’auto sostitutiva.

Altroconsumo ha già diffidato PSA Italia (gruppo di cui Opel fa parte) per chiedere:

  • la rapida sostituzione dell’airbag;
  • di mettere gratuitamente a disposizione dei consumatori un’auto sostitutiva o, in alternativa, voucher per servizi di mobilità alternativa (car sharing o noleggio) e un servizio di traino gratuito dalla residenza del consumatore fino all’officina abilitata;
  • di risarcire integralmente i consumatori per i danni patrimoniali e non patrimoniali già subiti o che subiranno.

Visto il perdurare delle criticità abbiamo depositato  presso il Tribunale di Torino un ricorso collettivo contro Stellantis N.V, Groupe PSA e Opel Automobile Gmbh per tutelare la salute, la vita e la sicurezza dei consumatori che utilizzano veicoli a marchio Opel, come abbiamo fatto per il caso Citroën, per il quale la class action è stata già ammessa.

Scarica gratuitamente il nostro modello di reclamo da inviare a Opel, con istruzioni dettagliate e aderisci alla nostra class action:

 

ADERISCI ALLA CLASS ACTION

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