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Purificatori d'aria: servono contro il Covid?

Studi recenti sui purificatori portatili dotati di filtro HEPA hanno dimostrato che questi apparecchi possono ridurre la presenza del virus nell’aria. Tuttavia non ci sono ancora conferme sulla loro capacità di prevenire concretamente i contagi. Una distinzione sottile ma non banale che conferma che la prevenzione più efficace per avere aria il più possibile pulita rimane quella di aprire spesso le finestre.

  • di
  • Simona Ovadia
28 gennaio 2022
  • di
  • Simona Ovadia
purificatore d'aria

Davvero l’acquisto di un purificatore può aiutare a combattere il coronavirus? In queste settimane riceviamo tantissime richieste di chiarimento, non solo da privati cittadini, ma anche da chi deve decidere per la collettività. Ci scrive, ad esempio, un preside di una scuola: “Vorrei capire se è utile dotare le classi di purificatori/sanificatori d’aria per una maggiore salubrità degli ambienti e per ridurre il pericolo Covid. Sono stato avvicinato da un paio di ditte, ma - com'è naturale - ciascuna porta acqua al proprio mulino. Ho cercato di informarmi e ci sono opinioni diverse sull'argomento. Potete spiegarmi come stanno davvero le cose?”.

Alcune ricerche hanno effettivamente dimostrato che i depuratori portatili (quelli dotati di filtri HEPA) sono in grado di eliminare il virus presente sotto forma di aerosol nell’ambiente. Si tratta di una delle prime informazioni pratiche che abbiamo a disposizione sull’utilità di questi apparecchi. Tuttavia questa scoperta non basta a dare una risposta netta e definitiva sull’opportunità di installarli, soprattutto in contesti come quelli scolastici, perché mancano ancora prove che confermino il loro beneficio nella riduzione dei contagi nella vita reale (per avere questa conferma bisognerebbe mettere a confronto i dati dei contagi degli studenti che frequentano le stesse strutture con e senza questi sistemi di purificazione). Prima di acquistarli, soprattutto se lo si fa con la speranza di mettere in sicurezza luoghi pubblici come le scuole, sarebbe dunque opportuno sperimentarli in alcune strutture e verificare la situazione.

In generale, e questo vale anche per chi vuole acquistarne uno per uso privato, nessun purificatore d’aria sarà mai altrettanto efficace quanto il ricambio d’aria naturale che si ottiene semplicemente aprendo le finestre con regolarità. Soprattutto non deve essere una scusa per abbassare la guardia sulle altre misure anti contagio: mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani devono rimanere una priorità.

Perché è importante avere aria pulita

A inizio pandemia le principali istituzioni sanitarie ritenevano che la trasmissione del coronavirus avvenisse sostanzialmente attraverso i droplets, goccioline emesse dalle persone infette quando tossiscono o starnutiscono che cadono velocemente a terra o sulle superfici vicine. Invece, grazie al progredire delle conoscenze su questo virus, si è scoperto che anche le particelle di aerosol emesse quando si parla, si canta o semplicemente si respira rimangono in sospensione in aria per diverse decine di minuti e perfino ore, possono contribuire al contagio, soprattutto nelle stanze poco aerate dove tendono a concentrarsi. 

Un importante lavoro pubblicato sulla rivista Science ha analizzato come si generano, come sono trasportati e come si depositano gli aerosol, e ha concluso che la trasmissione aerea al chiuso del coronavirus è predominante rispetto a quella attraverso i droplets e le superfici

Le prove a sostegno del ruolo dell’aerosol nella trasmissione del coronavirus si basano su diversi fatti:

  1. è stato visto che al chiuso ci si contagia di più che all’aperto e questo non può essere spiegato con la sola trasmissione attraverso i droplets, che si comportano allo stesso modo sia che ci si trovi al chiuso che all’aperto;
  2. ci sono stati diversi eventi di super diffusione del virus in luoghi chiusi come in ristoranti, stabilimenti industriali, durante le prove di canto di un coro, su navi da crociera, in chiesa e in aereo, tra persone fisicamente distanti tra loro. Tutte situazioni che presentano un quadro comune: una diffusione del virus sul lungo raggio, al chiuso, in ambienti affollati e poco o mal ventilati, e dove le persone sono rimaste per un tempo più o meno prolungato;
  3. ci sono stati casi di contagi tra persone che alloggiavano nei cosiddetti hotel quarantena in stanze adiacenti e che non sono mai entrati in contatto tra loro;
  4. il coronavirus è stato trovato sui filtri di depurazione e nei condotti dell’aria;
  5. la trasmissione del Covid avviene nel 30-60% dei casi da persone che non presentano sintomi, che non tossiscono né starnutiscono.

Possono prevenire i contagi? Cosa dicono gli studi

Una premessa: i principali studi di efficacia dei depuratori d’aria portatili contro il Covid prendono in considerazione apparecchi dotati di filtro HEPA e non altre tecnologie. Si tratta di purificatori che possono essere comprati e posizionati nel locale senza richiedere particolari opere di installazione e che contengono dei filtri composti da più strati di foglietti di microfibra certificati (HEPA sta per High Efficiency Particulate Air Filter). Sono gli stessi filtri usati, ad esempio, nei sistemi di ventilazione degli ospedali e degli aerei.

Per quanto riguarda l’efficienza, i purificatori si dimostrano in grado di ridurre significativamente nell’aria la presenza di aerosol o di particelle compatibili con la taglia del coronavirus o delle goccioline respiratorie in cui viaggia. Ciò significa che i filtri HEPA sono effettivamente in grado di catturare virus e batteri dispersi in aria e quindi, almeno in linea teorica, sarebbero in grado di ridurre il rischio di contagio.

Tuttavia manca ancora la prova del nove e cioè uno studio che abbia dimostrato che l’installazione di un purificatore faccia davvero la differenza in termini di contagi reali. Per farlo bisognerebbe mettere a confronto i dati dei contagi di persone che frequentano le stesse strutture con e senza questi sistemi di purificazione. Manca quindi la vera prova della loro utilità nel ridurre almeno in parte il rischio di contagio. Installare un filtro di provata efficienza, infatti, potrebbe comunque non influenzare significativamente il rischio che corrono le persone in una stanza, soprattutto se queste interagiscono tra loro per periodi di tempo prolungati, senza mantenere le distanze e senza adottare dispositivi di protezione individuale. L’infezione, insomma, potrebbe correre più veloce del purificatore, oppure prendere altre vie, visto che chi si trova insieme in un locale con un purificatore non smette necessariamente di frequentarsi una volta varcata la soglia della stanza. E questo vale in modo particolare per gli alunni di una classe.

È importante anche capire se si può ottenere lo stesso effetto con un metodo meno costoso: uno studio sperimentale ha simulato la presenza di una persona infetta in una stanza e valutato la concentrazione di aerosol nell’aria sia con sia senza purificatori di aria. I purificatori (con precise caratteristiche tecniche e disposti nella stanza in modo specifico) hanno ridotto del 50-60% l’esposizione delle altre persone all’aerosol infetto. L’esposizione però si riduceva maggiormente quando nella stanza tutti indossavano una mascherina, senza purificatori in funzione (la concentrazione di aerosol nella stanza si riduceva del 70%). Con i purificatori HEPA in funzione e le mascherine sul volto, l’esposizione si riduceva ulteriormente (fino al 90%) ma il valore aggiunto di questo abbassamento ulteriore dell'esposizione al virus è ancora  tutto da dimostrare.

Solo con filtro HEPA

Insomma, il potenziale c’è, ma servono prove dell’utilità effettiva dei depuratori portatili in un contesto reale. Sono anche necessarie  precise linee guida per installazione, utilizzo, manutenzione, senza le quali il rischio di ritrovarsi con un apparecchio inutile o addirittura dannoso è elevato. 
Dal punto di vista tecnico, un punto fermo c'è ed è quello riguardante la tecnologia migliore: i purificatori dotati di filtri HEPA sono da preferire rispetto ad altri tipi di apparecchi. Tuttavia, occorre valutare bene che la portata dell'apparecchio sia dimensionata correttamente rispetto alla grandezza della stanza (per approfondimenti puoi leggere il nostro precedente articolo sui purificatori).

Bisogna prestare comunque molta attenzione, perché la presenza di un purificatore può in alcuni casi peggiorare la situazione. Ad esempio, se il flusso dell’aria generata dall'apparecchio spinge l’aerosol alla bocca di chi si vuole proteggere, si rischia di agevolare il contagio invece di contrastarlo. E soprattutto, se la presenza del purificatore induce ad abbandonare, per un falso senso di sicurezza, azioni efficaci quali l’apertura delle finestre. 
Lo stesso Istituto superiore di sanità, nell’ultimo rapporto sulla prevenzione del Covid negli ambienti chiusi, individua proprio nell’apertura delle finestre la migliore strategia per contrastare i contagi nei luoghi chiusi. In particolare, consiglia di aprire le finestre più volte al giorno per pochi minuti anziché una volta per un periodo prolungato e se possibile tenere aperte anche le porte delle stanze per aumentare l’ingresso di nuova aria fresca esterna. Ricorda, inoltre, che ottimizzare il ricambio d’aria, anche eventualmente con apparecchi come i purificatori (soprattutto se non è possibile fare altrimenti o negli ambienti di lavoro che hanno impianti industriali) è solo una delle azioni da intraprendere per ridurre il contagio e da solo non è risolutivo. Attenzione dunque a non abbassare la guardia sulle altre misure solo per il fatto di dotarsi di un apparecchio, per quanto efficace.

Chiediamo linee guida nazionali per le scuole

Dei 300 milioni di euro previsti dal decreto legge “sostegno” a favore della scuola, 150 sono destinati alla salubrità dell’aria all’interno degli istituti. Alcune amministrazioni hanno già previsto di dotare le scuole di depuratori d'aria portatili. Durante la pausa per le festività natalizie, ad esempio, le scuole comunali di Rimini installeranno oltre 500 dispositivi nelle classi primarie. Le apparecchiature che saranno installate, si legge sul sito del Comune, hanno ricevuto il parere favorevole dell’Inail, che su richiesta dell’amministrazione ha fornito un parere tecnico. Bene, ma cosa succederà negli altri istituti? La scelta di mettere o meno un depuratore resterà discrezionale? E chi garantirà l’idoneità degli apparecchi e la loro corretta installazione? 
Sono tanti i presidi che ci scrivono senza sapere cosa fare. Auspichiamo quindi che il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità forniscano al più presto informazioni pratiche agli istituti scolastici: linee guida nazionali con indicazioni precise su quali tipi di apparecchi installare nelle scuole e sul modo corretto per utilizzare queste dotazioni.