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Green pass Covid: come funziona e quando serve

In attesa del Digital Green Certificate (DGC) che consentirà di muoversi liberamente tra i paesi dell'Unione europea, è operativo in tutta Italia il Green pass. Un documento che permette anche a chi vive in zona rossa o arancione di spostarsi in ambito nazionale, accertando l'avvenuta vaccinazione, la guarigione dal Covid-19 o la negatività al virus attraverso un tampone antigenico rapido o molecolare. Da metà maggio arriva anche per i turisti che visitano l'Italia. Vediamo come funziona e quando serve.

  • contributo tecnico di
  • Laura Filippucci
  • di
  • Roberto Usai
06 maggio 2021
  • contributo tecnico di
  • Laura Filippucci
  • di
  • Roberto Usai
Green pass Covid: come funziona e quando serve

Da metà maggio saranno in vigore in tutta Italia i pass verdi nazionali, i nuovi lasciapassare che permetteranno ai turisti stranieri di visitare l'Italia e di spostarsi da un paese all'altro evitando la quarantena. È quanto anticipato dal premier Mario Draghi in occasione dell'ultima riunione ministeriale del G20 Turismo. Il Green pass è lo strumento che stabilisce le nuove linee guida per una ripresa del settore turistico a livello nazionale e mondiale. 

Cosa sono i Green pass?

I Green pass sono i documenti che permettono di spostarsi in tutta Italiaanche se si vive in zona arancione o rossa. Si tratta di certificazioni che vengono rilasciate in ambito regionale (Lazio e Puglia hanno iniziato a rilasciarli a chi ha completato il ciclo vaccinale), valide solo sul territorio nazionale e fino all'entrata in vigore del cosiddetto Digital Green Certificate (GDC), previsto per il mese di giugno. Il nuovo documento conterrà un QR code per verificarne digitalmente l'autenticità e la validità. Oltre che in ambito nazionale, il nuovo pass consentirà di muoversi anche all'interno dei Paesi dell'Unione europea. Ma come funziona il Green pass attualmente in vigore?

Green pass: le tre certificazioni previste

Le "certificazioni verdi" previste finora servono per muoversi liberamente sul territorio nazionale, anche tra regioni e province autonome in zona arancione e rossa, e possono attestare una di queste tre condizioni:

1) Vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo

Il pass ha una validità di sei mesi ed è rilasciato in formato cartaceo o digitale, su richiesta dell’interessato, dalla struttura sanitaria che effettua la vaccinazione contro il Covid. La certificazione sarà disponibile anche nel fascicolo sanitario elettronico del paziente.

  • Quali informazioni devono essere riportate sul certificato?
    Oltre alle generalità dell'interessato (nome e cognome) in questo caso il certificato deve indicare la sua data di nascita e anche alcuni dettagli relativi alla vaccinazione. Deve quindi riportare la malattia o agente bersaglio, il tipo di vaccino eseguito, la denominazione del vaccino o l'indicazione del titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio. Il documento deve anche indicare il numero della dose effettuata e il numero totale delle dosi previste, la data dell'ultima somministrazione effettuata, lo Stato membro in cui è stata effettuata la vaccinazione, la struttura che detiene il certificato e il suo identificativo univoco. 

2) Guarigione e termine dell’isolamento in seguito all'infezione

La certificazione ha una validità di sei mesi ed è rilasciata, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero del paziente affetto da Covid-19, ovvero, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, ed è resa disponibile nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato. La certificazione cessa di avere validità qualora, nel periodo di vigenza semestrale, il cittadino sia positivo al SARS-CoV-2. Le certificazioni di guarigione rilasciate precedentemente dall’entrata in vigore del decreto sono valide per sei mesi a decorrere dalla data indicata nella certificazione.

  • Quali informazioni devono essere riportate sul certificato?
    Anche in questo caso, il certificato deve necessariamente riportate alcune informazioni. Oltre ai dati anagrafici, sul documento devono essere indicati la data del primo test positivo, lo Stato membro in cui è stata certificata la guarigione, la struttura che ha rilasciato il certificato, l'identificativo univoco del certificato e la sua validità. 

3) Esecuzione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo

La certificazione ha una validità di quarantotto ore dal rilascio ed è prodotta, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche da quelle private autorizzate e accreditate e dalle farmacie che hanno svolto il tampone antigenico rapido o molecolare, ovvero dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta.

  • Quali informazioni devono essere riportate sul certificato?
    Oltre ai dati anagrafici del soggetto, il certificato deve riportare la malattia o l'agente bersaglio, la tipologia di test effettuato, il suo nome e il produttore. Sul documento devono inoltre essere indicati la data e l'orario della raccolta del campione e quelli del risultato del test, il centro o la struttura che lo ha eseguito, lo Stato membro, la struttura che detiene il certificato e l'identificativo univoco. 

Passaporto vaccinale sì, ma no alle discriminazioni

Il tema del passaporto vaccinale ha popolato le agende politiche delle ultime settimane e i tavoli di lavoro aperti a riguardo sono diversi, anche a livello europeo. Recentemente abbiamo inviato una lettera al Governo grazie al supporto dei cittadini, dove abbiamo sollevato alcuni punti fondamentali. In primis chiedendo che il passaporto vaccinale non finisca per essere un elemento di discriminazione, dividendo i cittadini tra chi può iniziare a muoversi liberamente e chi no.

Il Garante: attenzione alla privacy

Secondo il Garante il Green pass è partito già con alcuni problemi relativi alla privacy. Per questo motivo ha inviato al Governo un avvertimento formale con cui chiede che vengano superate alcune criticità. In primo luogo, il nodo riguardo il tempo di conservazione dei dati raccolti: nel caso del tampone negativo, infatti, il dato andrebbe cancellato dopo 48 ore, dal momento che poi diventerebbe inutile rispetto allo scopo iniziale. La sicurezza dell'infrastruttura che gestisce questa enorme mole di dati è un altro punto cruciale, un problema su cui il Garante invita il Governo a vigilare. L'intervento di malintenzionati potrebbe infatti mettere a rischio la fotografia sanitaria di milioni di persone. Il terzo punto individuato dall'Autorità riguarda la possibile contraffazione del certificato, il rischio è infatti quello che il cittadino utilizzi il Green pass pur non avendone titolo. 

I dubbi di Federfarma e dei medici di base

Il Garante privacy non è l'unico ad aver sollevato alcune perplessità riguardo lo strumento del Green pass e il rilascio delle certificazioni per i cittadini. Federfarma, l'associazione che rappresenta le farmacie italiane, ha recentemente scritto una nota al ministero della Salute evidenziando come non tutte le farmacie che effettuano i tamponi siano strutturate per consentire il rilascio delle certificazioni. Anche la Fimmg, il sindacato che rappresenta i medici di famiglia, ha invitato gli iscritti a soprassedere al rilascio di certificazioni per le persone guarite dal Covid, in attesa di ulteriori chiarimenti da parte del Garante per la protezione dei dati personali. Per chiarire i dubbi più frequenti, il ministero della Salute ha pubblicato una serie di faq sul proprio sito