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Farmaci di fascia C: perché pagarli di più?

14 ottobre 2016
farmaci fascia c

14 ottobre 2016

Sui farmaci in fascia C con obbligo di ricetta, le farmacie non fanno risparmiare nemmeno un euro e non propongono l’equivalente meno caro. È quanto abbiamo scoperto nella nostra inchiesta in 100 farmacie di 10 città. Peccato perché, come mostra il nostro calcolatore, si potrebbe spendere molto meno. 

Forse non tutti sanno che dal 2012 le farmacie possono fare sconti sui farmaci di fascia C con ricetta medica, ovvero quelli a totale carico del cittadino e non rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale. Ma non li fanno. Quasi mai. È quanto emerge dalla nostra inchiesta in 100 farmacie visitate attraversando tutta Italia (Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Firenze, Genova e Padova) per acquistare due farmaci molto venduti, Gentalyn Beta (pomata antibiotica e cortisonica) e Yasmin (pillola anticoncezionale). Solo una farmacia su 100 ci ha fatto lo sconto (dell'8% sulla confezione). Le altre 99 hanno applicato il prezzo stabilito dalla casa farmaceutica in tutta Italia, quello che si trova stampato sulla confezione. Non un centesimo in meno.

Si risparmia con l’equivalente (se te lo propongono)

Uno dei servizi che le farmacie dovrebbero offrire al cittadino, per legge, è informarlo sulla possibilità di sostituire il farmaco di marca con uno equivalente, cioè con lo stesso principio attivo, ma meno caro (vale per i farmaci di fascia A e C): in media, si risparmia il 30%. Un obbligo ignorato dal 68% delle farmacie che abbiamo visitato nella nostra inchiesta, che si sono guardate bene dal proporlo. Solo il 32% lo ha suggerito, ma lo abbiamo chiesto esplicitamente. Anche se per la pillola Yasmin, ben il 16% dei farmacisti ci ha detto che il generico non c’è o che è sconsigliato. Non è così. Basta dare un’occhiata alla nostra banca dati farmaci per rendersi conto che Yasmin costa 16,20 euro contro i 9,50 euro del generico meno caro. Ma questo è solo un esempio.

Online, con le giuste precauzioni

Dall’inizio dell’anno, il Ministero della Salute ha autorizzato farmacie e parafarmacie a vendere i farmaci da banco anche online allo stesso prezzo a cui è venduto nel punto vendita. Si aggiunge così una possibilità di confronto e risparmio per il cittadino: da un sito di vendita all’altro i prezzi della stessa confezione di medicinale possono addirittura raddoppiare (con una variabilità di prezzo che può arrivare sino al 134%). Per evitare di incappare in operatori illegali e farmaci contraffatti bisogna però verificare che il sito sia autorizzato alla vendita dei farmaci online. Come? Deve avere il bollino di sicurezza con il logo apposito che rimanda all’elenco degli esercizi commerciali autorizzati, che è stato pubblicato sul sito del Ministero della Salute.

Come risparmiare

Del resto, il cittadino non ha alternative. Non può andare a comprare questi medicinali in una parafarmacia o nel corner salute di un supermercato perché la legge dà l’esclusiva di vendita alle farmacie. Insomma, manca del tutto lo stimolo della concorrenza. Tutto questo per non diminuire la fetta di guadagno su un mercato, quello dei farmaci con ricetta fascia C, che fattura molto: nel 2015 valeva circa 3 miliardi di euro, pari al 36% della spesa privata sostenuta dai cittadini. Soldi che entrano subito nelle casse dei farmacisti, che non devono aspettare il rimborso dal Servizio Sanitario Nazionale. Ma risparmiare si può, serve solo più concorrenza. Per questo sosteniamo anche noi la campagna Liberalizziamoci: insieme a Conad e Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane, chiediamo che questi medicinali vengano venduti sia nelle farmacie sia nelle parafarmacie sia nei corner salute, sempre in presenza di un farmacista.


firma anche tu la petizione


Da tempo una nostra battaglia

Quella relativa alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C è una battaglia storica di Altroconsumo. Per questo sosteniamo la campagna #Liberalizziamoci insieme a Conad e Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane e sollecitiamo l’approvazione dell’emendamento al ddl concorrenza sulla liberalizzazione della fascia C, bocciato purtroppo alla Camera, e ora riproposto al Senato. Vogliamo un mercato più aperto, concorrenziale e trasparente e pretendiamo dai nostri rappresentanti in Parlamento scelte che guardino al futuro nell’interesse generale, non è più tempo di proteggere gli interessi di pochi con strumenti obsoleti.


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