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Antibiotici: 5 casi in cui non vanno usati. Chiediamo ai medici un impegno

L’antibiotico-resistenza, cioè la capacità dei batteri di imparare a sopravvivere agli antibiotici, è un grande rischio per la nostra salute. Per evitarlo, chiediamo ai medici (come già avevamo fatto con i pazienti) di sottoscrivere l'impegno a prescrivere questi farmaci solo quando sono davvero necessari. Ecco ad esempio 5 casi in cui non vanno usati.

22 novembre 2019
Prescrizione antibiotici

Il 18 novembre è stata la Giornata europea degli antibiotici, promossa dall’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) per sottolineare l’importanza degli antibiotici e del loro uso appropriato. Secondo il rapporto Sanità Ocse 2019, l’Italia è seconda per numero di prescrizioni di antibiotici nelle cure primarie. L’Italia è anche tra i Paesi europei con il maggior numero di morti da batteri resistenti agli antibiotici (più di 10.000 ogni anno), con un andamento in crescita.

Gli antibiotici infatti stanno perdendo la loro efficacia di fronte a batteri sempre più resistenti alla loro azione. La causa è l'utilizzo eccessivo e spesso non appropriato di questi farmaci, che mette a rischio la salute nostra e quella dei nostri figli. È urgente cambiare strada, ricorrendo a questi farmaci solo quando sono necessari. Ma come? Ciascuno deve impegnarsi personalmente a combattere questo pericolo. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare la propria parte. 

Un impegno per tutti noi 

Altroconsumo, con la collaborazione di Slow Medicine e di altre 16 società scientifiche di medici, infermieri, farmacisti, fisioterapisti e veterinari è impegnata già da tempo in una campagna per ridurre l’utilizzo di esami, farmaci e altri trattamenti che non sono necessari e possono provocare danni. Tra questi certamente, l'uso improprio degli antibiotici è una delle pratiche più pericolose per la salute di noi tutti. Nel marzo di quest'anno abbiamo svolto un'inchiesta proprio su questo problema, trovando tracce di batteri antibiotico-resistenti in tutti i 42 campioni analizzati di carne di pollo comprata nei negozi. Per questo avevamo deciso in prima battuta di coinvolgere cittadini e pazienti chiedendo loro di sottoscrivere alcuni impegni per un utilizzo più corretto di questi farmaci. La nostra campagna ora prosegue coinvolgendo i medici

Il manifesto per i medici 

Chiediamo ai medici di scaricare e sottoscrivere il manifesto di impegno all’uso appropriato di antibiotici e alla corretta informazione di pazienti e cittadini. Una volta scaricato, il medico può facilmente personalizzare il manifesto con il proprio nome e la propria foto (o quella dell’équipe) e stamparlo: il manifesto potrà essere esposto negli studi medici e ambulatori, nei reparti ospedalieri e nelle farmacie. 

Sei un medico? Aderisci al manifesto

Invitiamo i medici anche a diffondere sui social il loro impegno, postando il manifesto con la loro foto attraverso l'hashtag #menoemeglio.

L’iniziativa ha il patrocinio del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e di FNOMCeO e il supporto delle società scientifiche che hanno definito e condividono le raccomandazioni sull’uso corretto degli antibiotici nell’ambito del progetto Choosing Wisely Italy e di FNOPI.

Ecco quando non servono

Si tratta di una iniziativa concreta, un impegno dichiarato, che potrà servire a promuovere la sensibilità sul tema, a educare i cittadini, a creare uno strumento di comunicazione e di alleanza tra professionisti e cittadini. Troppo spesso infatti gli antibiotici vengono prescritti e assunti anche in casi in cui non servono o se ne potrebbe fare tranquillamente a meno. Vediamo insieme cinque disturbi comuni per cui gli antibiotici, nonostante siano ampiamente prescritti, non sono affatto necessari.

1) Influenza e febbre alta (clicca e leggi perché)

L'influenza è una malattia infettiva, causata da un virus, contro il quale l'antibiotico è assolutamente inutile. L’influenza si manifesta in modo brusco: la temperatura corporea subisce un forte rialzo (oltre i 38 °C), compaiono brividi, congestione nasale, mal di testa, dolori muscolari e articolari, debolezza. I malanni invernali che non hanno questa serie di sintomi, probabilmente non sono vere influenze ma solo brutti raffreddori. Chissà quante volte ti sarà capitato di sentire nel corso di uno spot televisivo frasi come questa: “Prendi questo medicinale e la tua giornata può ripartire!”. Ma la verità è che non esistono farmaci che curino l'influenza. Il miglior rimedio è il riposo. Spray, pillole e sciroppi sono utili solo per tenere a bada i sintomi, ma non affrettano la guarigione. In pratica, in casa ci basta avere un farmaco contro la febbre (da usarsi solo se la febbre causa malessere), che combatte anche il dolore, e che contenga un unico principio attivo. Da contrastare la tendenza ad acquistare specialità medicinali di ogni tipo che contengono più principi attivi e sono spesso sovrapponibili. Oltre a spendere soldi inutilmente, il rischio è di assumere la stessa sostanza più volte e quindi di andare incontro al sovradosaggio.

2) Mal di gola (clicca e leggi perché)

Le "faringiti acute", più comunemente definite mal di gola, nella stragrande maggioranza dei casi sono causate da virus e guariscono spontaneamente nel giro di qualche giorno. I virus sono quelli implicati in raffreddori e influenza (rinovirus, adenovirus e coronavirus). Solo una piccola parte di tutti i mal di gola che circolano in inverno è causata da un'infezione batterica, generalmente da streptococco di gruppo A. Ma neppure in questa evenienza è sempre necessario l'antibiotico: un recente studio ha rivelato che l'unico beneficio nel caso di una sua assunzione è che i sintomi si accorciano di sedici ore; restano però gli effetti collaterali. Nei casi dubbi è utile il ricorso al tampone faringeo, un esame per determinare il tipo di microrganismo responsabile dei sintomi, soprattutto se a essere colpiti dal mal di gola sono i bambini.

E allora cosa fare? Innanzitutto, riposare, bere molto (tisane calde o bevande fredde, a piacere), tenere idratate le mucose (fumenti, gargarismi) e umidificare l'aria. Spray, pastiglie o collutori sono rimedi che fanno poco. Se il dolore alla gola persiste e diventa sempre più intenso, il trattamento più efficace è il paracetamolo, da assumere per bocca. In alternativa è consigliabile un antinfiammatorio a base di ibuprofene. In entrambi i casi, farmaci che spesso sono già in casa.

3) Sinusite (clicca e leggi perché)

Chi soffre di sinusite si presenta dal medico con sintomi quali: naso chiuso, incessante mal di testa sopra gli occhi, sensazione di pressione e di dolore nella zona che comprende fronte, occhi e mascella. L’infezione provoca un’infiammazione della mucosa nasale, che si gonfia, ostruendo i passaggi tra seni e cavità nasali. I seni (in latino "sinus", da cui sinusite) non riescono a drenare il muco, il quale si accumula, dando i sintomi della sinusite.

La causa più frequente di sinusite acuta sono i virus del raffreddore oppure quelli influenzali o parainfluenzali, i quali si risolvono in modo spontaneo e senza complicazioni nell’arco di sette-dieci giorni. Prescrivere antibiotici è inutile: non incidono sull'andamento, non riducono il rischio di cronicizzazione né che sopravvenga un'infezione batterica. 

Le sinusiti di origine batterica normalmente si risolvono da sole nel 70% dei casi, ma in più tempo (fino a quattro settimane). Raramente, se non trattate, danno origine a complicazioni. Alcuni studi dimostrano che, nei casi di sinusite con sospetta origine batterica, l'assunzione di antibiotici permette di ridurre la durata dei sintomi, ma a distanza di due settimane dall’inizio della terapia anche coloro che non li hanno assunti hanno percentuali di guarigione paragonabili.

E allora cosa fare? Il criterio è di osservare l'evoluzione dei sintomi e intervenire con gli antibiotici solo al momento opportuno. I pazienti che non migliorano dopo dieci giorni hanno maggiori probabilità di avere una rinosinusite batterica. Per il medico è importante distinguere tra una sinusite di origine virale e una batterica in modo da decidere la terapia da adottare. In prima istanza, è consigliabile, quindi, osservare l’evoluzione e, al bisogno, assumere farmaci che tengano a bada i sintomi (antidolorifici, antipiretici, lavaggi nasali con soluzione fisiologica e suffumigi).

4) Tosse (clicca e leggi perché)

Anche la tosse è nella gran parte di casi il sintomo di un'infezione virale del primo tratto delle vie respiratorie, come il raffreddore, l'influenza, la sinusite o la bronchite. Per questo motivo l’antibiotico, agendo solo ed esclusivamente sui batteri, è inutile. La tosse si risolve in genere spontaneamente nel giro di una o due settimane, ma può capitare che si protragga fino a tre o quattro settimane, senza che rappresenti l'indizio di un problema serio. La pubblicità consiglia sempre lo sciroppo: un mucolitico se la tosse è grassa, un sedativo se la tosse è secca; fino a sciroppi che contengono principi attivi che fanno entrambe le cose, moltiplicando gli effetti indesiderati. In realtà la tosse non è una nemica da combattere, ma un'utile alleata che tiene le vie respiratorie libere da muco e catarro.

E allora cosa fare? Niente antibiotici né altri farmaci. Se la tosse è troppo forte e fastidiosa, il rimedio migliore è il miele, al cucchiaio o sciolto in una bevanda calda come latte o tè. Importante anche bere molti liquidi e umidificare l'aria e le mucose (con suffumigi e gargarismi).

5) Otite nei bambini (clicca e leggi perché)

L'otite media acuta, nella maggior parte dei casi, colpisce i bambini (soprattutto entro i primi dieci anni di vita). I sintomi più comuni, oltre al mal d'orecchio, sono febbre, pianto e irrequietezza. È un'infezione che può essere di natura virale e/o batterica, causata dall'ostruzione durante un raffreddore della tuba di Eustachio, un condotto piuttosto stretto che collega l'orecchio alla parte posteriore della gola. Il 70-80% di queste otiti, anche quelle di origine batterica, guarisce senza l'uso di un antibiotico.

E allora cosa fare? In assenza di malattie concomitanti, come bronchite od otorrea (la fuoriuscita di pus dall’orecchio), bisogna aspettare 48-72 ore prima di disporre una cura a base di antibiotici. Il criterio è quello della vigile attesa: si somministra subito un analgesico (paracetamolo o ibuprofene) per il controllo del dolore e si aspettano due-tre giorni, trascorsi i quali, se i sintomi non si sono risolti o sono peggiorati, si procede con gli antibiotici. 

In alcuni casi, un immediato trattamento antibiotico può essere giustificato: per esempio, nei bambini sotto i sei mesi, nei bambini con malattie che aumentano il rischio di complicanze (immunodepressione, diabete mellito, sindrome Down e altro), nei bambini di età inferiore a due anni che hanno un'otite bilaterale, o se il medico rileva un'infezione grave. Gli studi hanno dimostrato che la pratica della vigile attesa non fa aumentare il tasso di complicazioni, né quelle a breve termine (come la mastoidite, cioè l'infezione della mastoide, l'osso che sporge dietro l'orecchio) né quelle a lungo termine (come la riduzione dell’udito o la difficoltà nello sviluppo del linguaggio).