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Decreto Ristori bis: in totale ora sono otto i miliardi a sostegno di cittadini, lavoratori e attività

Dopo il decreto Ristori, per dare un sostegno alle attività commerciali chiuse o aperte parzialmente in seguito all'ultimo DPCM del 3 novembre, il Governo ha approvato il decreto Ristori bis. Abbiamo analizzato le principali misure in arrivo per supportare imprese, lavoratori e consumatori.

  • contributo tecnico di
  • I. Daelli, T. Oneta, A. Vizzari
  • di
  • Roberto Usai
09 novembre 2020
  • contributo tecnico di
  • I. Daelli, T. Oneta, A. Vizzari
  • di
  • Roberto Usai
decreto Ristori

Grazie al decreto Ristori bis, le misure del decreto Ristori entrate in vigore a fine ottobre vengono ora estese anche alle attività chiuse o aperte parzialmente, secondo quanto previsto dal DPCM dello scorso 3 novembre. Ci saranno anche più categorie che avranno diritto ai contributi a fondo perduto. Complessivamente sono stati stanziati circa due miliardi di euro che vanno ad aggiungersi ai sei miliardi già previsti dal primo decreto Ristori: un totale di otto miliardi di euro per indennità, contributi a fondo perduto e altri sostegni per attività e lavoratori interessati dalle limitazioni. In molti casi si tratta di un'estensione delle misure già introdotte dal decreto Rilancio o dal decreto Agosto. Vediamo nel dettaglio le misure per le attività, i cittadini e i lavoratori. 

Aiuti per i cittadini

Oltre agli aiuti al settore economico e produttivo, il decreto Ristori ha pensato a una serie di misure per i cittadini. Dall'esecuzione dei tamponi rapidi alle procedure di rimborso per i biglietti acquistati per concerti e spettacoli, ecco quali sono le principali:

1) Sospensione delle procedure esecutive immobiliari
Le procedure esecutive immobiliari sulla prima casa sono sospese fino al 31 dicembre 2020. Inoltre, si specifica che è inefficace qualsiasi procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, che abbia ad oggetto l'abitazione principale del debitore, effettuata dal 25 ottobre 2020 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Ristori.
2) Rimborso di biglietti per spettacoli dal vivo
I biglietti acquistati per spettacoli dal vivo (concerti, teatri, altri spettacoli fruiti dal pubblico al momento della loro produzione), possono essere rimborsati come previsto dal Cura Italia, in riferimento al periodo che va dal 26 ottobre 2020 e fino al 31 gennaio 2021, con queste modalità: gli acquirenti presentano, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto Ristori, quindi dal 29 ottobre, o dalla diversa data della comunicazione dell'impossibilità sopravvenuta della prestazione, istanza di rimborso al soggetto organizzatore dell'evento, anche per il tramite dei canali di vendita da quest'ultimo utilizzati, allegando il titolo di acquisto. L'organizzatore dell'evento provvede al rimborso o alla emissione di un voucher di importo pari al prezzo del titolo di acquisto, da utilizzare entro 18 mesi dall'emissione. L'organizzatore di concerti di musica leggera provvede, comunque, al rimborso dei titoli di acquisto, con restituzione della somma versata ai soggetti acquirenti, alla scadenza del periodo di validità del voucher quando la prestazione dell'artista originariamente programmata sia annullata, senza rinvio ad altra data compresa nel medesimo periodo di validità del voucher. In caso di cancellazione definitiva del concerto, l'organizzatore provvede immediatamente al rimborso con restituzione della somma versati.
3) Differimento delle elezioni
Per il 2020 le elezioni dei comuni i cui organi sono stati sciolti già indette per le date del 22 e 23 novembre 2020, sono rinviate e si svolgono contestualmente al turno ordinario di elezioni comunali del primo semestre 2021.
4) Didattica digitale integrata
Vengono destinati ulteriori 85 milioni di euro per l’acquisto di dispositivi e strumenti digitali individuali e per l’utilizzo delle piattaforme digitali per l’apprendimento a distanza necessari per lo svolgimento dell’attività di didattica digitale integrata, da concedere in comodato d’uso agli studenti meno abbienti. Il fondo viene ripartito tra gli istituti scolastici in base al numero di studenti e del contesto socioeconomico delle famiglie. Saranno gli istituti ad acquistare gli strumenti necessari utilizzando i fondi destinati.
5) Esecuzione dei tamponi rapidi
Vengono stanziati 30 milioni di euro per permettere l’esecuzione dei tamponi rapidi, cioè gli antigenici, direttamente dai medici di base e dai pediatri di libera scelta, i cui risultati vengono comunicati direttamente all’assistito e alla ASL tramite la piattaforma del sistema tessera sanitaria nazionale. I tamponi in questione ad oggi vengono utilizzati come test per indagare i contatti stretti o per concludere il periodo di quarantena di 10 giorni di un contatto stretto.
6) Trasporto pubblico locale
Aumenta di 300 milioni di euro per il 2021 il fondo per il Trasporto pubblico locale. Fino a 100 milioni di euro potranno essere usati per servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale, destinato anche a studenti.

Aiuti per le attività

Il decreto Ristori e il Ristori bis hanno introdotto una serie di misure a sostegno delle attività economiche e produttive colpite dalla panemia e dalle ulteriori limitazioni introdotte prima dal DPCM dello scorso 25 ottobre e poi dal DPCM del 3 novembre 2020. Vediamo le principali:

1) Contributi a fondo perduto (dotazione di 3 miliardi di euro)

Andranno alle attività produttive e commerciali chiuse o limitate dai provvedimenti del 25 ottobre e poi del 3 novembre 2020. Il contributo a fondo perduto è riconosciuto a favore dei soggetti che, alla data del 25 ottobre 2020, hanno la partita IVA attiva e, dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO (si tratta di codici alfanumerici che identificano l’attività di appartenenza di una partita iva) riportati nell’allegato del decreto, elenco che è stato allargato con il decreto Ristori bis. Il contributo a fondo perduto spetta a condizione che l'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019, ma il contributo spetta anche in assenza dei requisiti di fatturato ai soggetti che hanno attivato la partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019. Per loro si prendono in considerazione come base su cui applicare le percentuali di cui parleremo dopo 1000 euro per le persone fisiche e 2000 euro per gli altri. L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato applicando dei coefficienti moltiplicativi ad una base che per i soggetti che hanno già percepito contributi in base al decreto Rilancio è il contributo già erogato per i soggetti invece che stanno facendo la prima richiesta è calcolato sulla base dei dati presenti nell’istanza trasmessa adesso e dei criteri stabiliti dal decreto Rilancio; non viene fatta distinzione tra piccole e grandi imprese ma se l’ammontare dei ricavi o compensi è superiore ai 5 milioni di euro. Le quote di moltiplicazione sono differenziate per settore economico: si va dal 100% per taxi e noleggio con conducente, al 150% per le attività che potranno lavorare fino alle 18 (ad esempio gelaterie e pasticcerie), al 200% per chi ha subito un danno parziale, come i ristoranti, che a pranzo sono aperti e la sera possono lavorare solo con il servizio di asporto; stessa percentuale per i più danneggiati, ossia quelle attività costrette a chiudere (cinema, teatri, palestre, piscine, sale giochi, scommesse o bingo, centri termali, centri benessere e fiere);  ristoro al 400% per quelle attività che erano state chiuse anche prima del nuovo Dpcm anche alla luce dell’impennata dei contagi registrata durante le vacanze (sale da ballo e discoteche). In ogni caso, l’importo complessivo del contributo (coefficienti inclusi) non può essere superiore a 150.000 euro.

Il decreto Ristori bis ha introdotto altre agevolazioni. In particolar modo per gelaterie, pasticcerie anche ambulanti, bar e pub con domicilio o sede nelle zone del paese considerate zone rosse o arancioni è riconosciuto un aumento del 50% del contributo a fondo perduto. Inoltre per tutte le attività che hanno sede in un centro commerciale il contributo a fondo perduto è incrementato del 30%. Dunque le attività prima non interessate dal contributo possono fare ora apposita domanda.

Sono previsti contributi a fondo perduto anche alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura e alle altre imprese che, alla data del 25 ottobre 2020, dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici Ateco indicati nell’allegato al decreto. Il contributo spetta a condizione che l'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai tre quarti dell'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Per i soggetti che hanno già beneficiato del contributo a fondo perduto del decreto Rilancio il contributo è corrisposto dall'Agenzia delle entrate mediante accredito diretto sul conto corrente bancario o postale sul quale è stato erogato il precedente contributo. Questo accredito dovrebbe avvenire entro il 15 novembre. Per i soggetti che non hanno già presentato istanza di contributo a fondo perduto il contributo è riconosciuto dopo la presentazione di una richiesta online usando il modello approvato con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 10 giugno 2020 e già usato per il decreto Rilancio. Per loro il pagamento potrebbe arrivare solo a dicembre. Sul sito di Agenzia delle entrate è disponibile una pagina ad hoc.

2) Credito di imposta degli affitti commerciali (ottobre, novembre e dicembre)
Per i soggetti indicati nell’allegato al decreto Ristori indipendentemente dai loro ricavi pari al 60% del canone mensile (di ottobre, novembre e dicembre) di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento della loro attività. Per le strutture alberghiere il credito di imposta è riconosciuto sempre indipendentemente dai ricavi. Serve per tutti dimostrare di avere subito una riduzione del fatturato del mese di aprile di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del 2019. Il credito di imposta può anche essere ceduto a chi affitta i locali. Questa stessa misura viene ora estesa ad altre attività colpite dalle restrizioni del DPCM del 3 novembre a condizione che i proprietari degli immobili siano anche gestori delle attività.
3) Fondo per il sostegno delle associazioni e società sportive dilettantistiche
Istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze il “Fondo per il sostegno delle Associazioni Sportive Dilettantistiche e delle Società Sportive Dilettantistiche”, destinato all’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività istituzionale a seguito dei provvedimenti statali di sospensione delle attività sportive.
4) Misure a sostegno degli operatori turistici
Aumentato di 400 milioni il fondo destinato a sostenere le agenzie di viaggio, i tour operator, le guide e gli accompagnatori turistici. Aumentato di 100 milioni il destinato al sostegno delle librerie, dell'intera filiera dell'editoria, compresi le imprese e i lavoratori della filiera di produzione del libro nonché dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura non statali e al ristoro delle perdite derivanti dall'annullamento, dal rinvio o dal ridimensionamento, in seguito all'emergenza epidemiologica da Covid-19, di spettacoli, fiere, congressi e mostre.
5) Esonero contributivo a favore delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura
Al fine di assicurare la tutela produttiva e occupazionale delle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura e contenere gli effetti negativi del perdurare dell’epidemia da Covid 19, alle aziende appartenenti alle predette filiere, comprese le aziende produttrici di vino e birra, è riconosciuto l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, per la quota a carico dei datori di lavoro per la mensilità relativa a novembre 2020. Il decreto Ristori Bis prevede che le imprese interessate attive nei settori della filiera agricola, della pesca e dell'acquacoltura hanno diritto alla totale decontribuzione anche per il mese di dicembre 2020.
6) Cancellazione Imu per le attività danneggiate
Per il 2020 non è dovuta la seconda rata dell’IMU con scadenza 16 dicembre 2020 per gli immobili e le relative pertinenze in cui si esercitano le attività danneggiate a condizione che ci sia corrispondenza tra il gestore dell’attività esercitata nell’immobile e la proprietà dello stesso. Ai Comuni vengono destinati 96,4 Milioni di euro a ristoro della perdita di incasso, in aggiunta ai 76,55 milioni già destinati con il decreto agosto. Le stesse misure vengono estese alle nuove attività chiuse o limitate dal DPCM del 3 novembre 2020 e che si trovano nelle zone rosse ed arancioni.
7) Sospensione dei contributi previdenziali
Per le attività previste dal decreto-legge Ristori che operano nelle zone gialle vengono sospesi i contributi previdenziali e assistenziali per il mese di novembre. Per quelle delle zone arancioni e rosse la sospensione è riconosciuta per i mesi di novembre e dicembre.
8) Rinvio del secondo acconto Ires e Irap per i soggetti a cui si applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità
Il Decreto Ristori bis prevede nei confronti dei soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale e che operano nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto, viene disposta la proroga al 30 aprile 2021 del pagamento della seconda o unica rata dell'acconto di Ires e Irap.
9) Sostegno al terzo settore
Previsto dal Decreto Ristori bis, con un fondo straordinario, un sostegno in favore dei soggetti attivi nel terzo settore, organizzazioni di volontariato, associazione di promozione sociale e organizzazioni non lucrative di utilità sociale, che non rientrano fra i beneficiari del contributo a fondo perduto.

Aiuti per i lavoratori

Misure per la cassa integrazione, reddito di emergenza (REM) e bonus per i lavoratori dei settori in crisi: sono alcune delle misure introdotte dal decreto Ristori per i lavoratori. Ecco le principali:

1) Nuovi trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga

I datori di lavoro che sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione dei trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga di cui agli articoli da 19 a 22 quinquies della legge 24 aprile 2020, n. 27, per una durata massima di sei settimane, nel periodo ricompreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021. I datori di lavoro che presentano domanda per periodi di integrazione relativi alle sei settimane versano un contributo addizionale determinato sulla base del raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre del 2019.

I datori di lavoro che sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione dei trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga di cui agli articoli da 19 a 22 quinquies della legge 24 aprile 2020, n. 27, per una durata massima di sei settimane, nel periodo ricompreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021. I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati con il cd dl “agosto” https://www.altroconsumo.it/soldi/lavoro-pensione/news/decreto-agosto e collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 15 novembre 2020 sono imputati, ove autorizzati, a questo periodo di sei settimane. Le sei settimane di trattamenti di cui al comma 1 sono riconosciute ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato l’ulteriore periodo di nove settimane previste dal dl “agosto” https://www.altroconsumo.it/soldi/lavoro-pensione/news/decreto-agosto nonché ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti che dispongono la chiusura o la limitazione delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19. I datori di lavoro che presentano domanda per periodi di integrazione relativi alle sei settimane di versano un contributo addizionale determinato sulla base del raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre del 2019, pari:

  • al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, per i datori di lavoro che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al venti per cento;
  • al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, per i datori di lavoro che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato.

Questo contributo non è dovuto dai datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al venti per cento, dai datori di lavoro che hanno avviato l’attività di impresa successivamente al primo gennaio 2019, e dai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti che dispongono la chiusura o la limitazione delle attività. Il datore di lavoro deve presentare all'Inps domanda di concessione, nella quale autocertifica la sussistenza dell’eventuale riduzione.

L'Inps autorizza i trattamenti, sulla base della autocertificazione allegata alla domanda, individua l’aliquota del contributo addizionale che il datore di lavoro è tenuto a versare a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale. In mancanza di autocertificazione, si applica l’aliquota del 18%. Sono comunque disposte le necessarie verifiche relative alla sussistenza dei requisiti richiesti e autocertificati per l’accesso ai trattamenti di integrazione salariale di cui al presente articolo, ai fini delle quali l’Inps e l’Agenzia delle Entrate sono autorizzati a scambiarsi i dati. Le domande di accesso ai trattamenti devono essere inoltrate all’Inps, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione, il termine di decadenza è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto. In caso di pagamento diretto delle prestazioni da parte dell'Inps, il datore di lavoro è tenuto ad inviare all'Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell'integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di trenta giorni dall'adozione del provvedimento di concessione. In sede di prima applicazione, i termini di cui al presente comma sono spostati al trentesimo giorno successivo all'entrata in vigore del presente decreto, se tale ultima data è posteriore a quella di cui al primo periodo. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.

2) Blocco licenziamenti
Fino al 31 gennaio 2021 restano vietati i licenziamenti e sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020. Viene anche vietata al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo e restano altresì sospese le procedure in corso. Questi divieti non si applicano nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell'attività dell'impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell'attività.
3) Aziende che non richiedono la cassa integrazione
In via eccezionale, al fine di fronteggiare l’emergenza da Covid-19, ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono i trattamenti di cassa integrazione, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico per un ulteriore periodo massimo di quattro settimane rispetto a quanto previsto dal dl “agosto”, fruibili entro il 31 gennaio 2021.
4) Reddito d’emergenza
Una mensilità aggiuntiva del Reddito di emergenza (REM) viene riconosciuta alle famiglie in difficoltà nel mese di settembre e alle famiglie che lo hanno già percepito grazie al decreto agosto. Le famiglie che hanno ricevuto il REM con la mensilità aggiuntiva stabilita tramite il decreto agosto, viene riconosciuta la stessa quota anche per il mese di novembre 2020. Una mensilità viene anche riconosciuta ai nuclei familiari in difficoltà nel mese di settembre che non hanno fatto richiesta del REM in precedenza. Questi ultimi devono presentare la domanda sul sito dell’INPS entro il 30 novembre. La misura viene coperta con l’avanzo di fondo destinato al REM dal decreto rilancio, pari a 468,3 milioni su 966,3 stanziati.
5) Indennità di 1.000 euro per lavoratori del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo

Queste categorie di lavoratori si dividono tra coloro che hanno già usufruito dell’indennità di 1.000 euro grazie al decreto agosto e che per questo si vedono riconosciuto direttamente lo stesso ristoro e le stesse categorie di lavoratori che possono farne richiesta, presentando la domanda all’INPS entro il 15 dicembre 2020.

Ai lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali (anche in somministrazione) che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, non titolari di pensione, né di rapporto di lavoro dipendente, né di NASPI, cui è stata riconosciuta l'indennità di 1000 euro grazie al decreto agosto, viene erogata direttamente la stessa cifra una tantum.

Possono richiedere l’indennità di 1.000 euro anche le stesse tipologie di lavoratori che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e la data di entrata in vigore del decreto ristori e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nello stesso periodo. Anche questi soggetti non devono esser ad oggi titolati di pensione, né di rapporto di lavoro dipendente, né di NASPI.

L’indennità una tantum di 1.000 euro viene erogata direttamente ai lavoratori dipendenti a tempo determinato del settore del turismo e degli stabilimenti termali che possiedono cumulativamente i seguenti requisiti e che hanno ricevuto lo stesso importo grazie al decreto agosto:

  • titolarità nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato nel settore del turismo e degli stabilimenti termali, di durata complessiva pari ad almeno trenta giornate;
  • titolarità nell'anno 2018 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato o stagionale nel medesimo settore di cui al punto precedente, di durata complessiva pari ad almeno trenta giornate;
  • assenza di titolarità, al momento dell'entrata in vigore del presente decreto, di pensione e di rapporto di lavoro dipendente.

L’indennità una tantum di 1.000 euro può essere richiesta dai lavoratori dipendenti a tempo determinato del settore del turismo e degli stabilimenti termali che possiedono cumulativamente i seguenti requisiti:

  • titolarità nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e la data di entrata in vigore del decreto ristori di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato nel settore del turismo e degli stabilimenti termali, di durata complessiva pari ad almeno trenta giornate;
  • titolarità nell'anno 2018 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato o stagionale nel medesimo settore di cui al punto precedente, di durata complessiva pari ad almeno trenta giornate;
  • assenza di titolarità, al momento dell'entrata in vigore del presente decreto, di pensione e di rapporto di lavoro dipendente.

L’erogazione una tantum di 1000 euro viene riconosciuta direttamente a:

  • lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo;
  • lavoratori intermittenti che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020;
  • lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020 siano stati titolari di contratti autonomi occasionali e che non abbiano un contratto in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per questi contratti, devono essere iscritti alla data del 17 marzo 2020 alla Gestione separata Inps, con accredito nello stesso arco temporale di almeno un contributo mensile;
  • incaricati alle vendite a domicilio titolari di partita Iva con reddito annuo 2019 derivante dalle medesime attività superiore ad 5.000 euro e iscritti alla Gestione Separata alla data del 17 marzo 2020 e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

Questi soggetti non devono esser titolari di altro contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente o titolari di pensione e devono aver ricevuto la stessa indennità già prevista con il decreto agosto. Devono invece richiedere l’indennità di 1.000 euro i:

  • lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e l’entrata in vigore del decreto ristori e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nello stesso periodo;
  • lavoratori intermittenti che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e l’entrata in vigore del decreto ristori;
  • lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e l’entrata in vigore del decreto ristori siano stati titolari di contratti autonomi occasionali e che non abbiano un contratto in essere alla data di entrata in vigore del decreto. Per questi contratti, devono essere iscritti alla data dell’entrata in vigore del decreto ristori alla Gestione separata Inps, con accredito nello stesso arco temporale di almeno un contributo mensile;
  • incaricati alle vendite a domicilio titolari di partita Iva con reddito annuo 2019 derivante dalle medesime attività superiore ad 5.000 euro e iscritti alla Gestione Separata alla data dell’entrata in vigore del decreto ristori e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

Questi soggetti non devono esser titolari di altro contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente o titolari di pensione

Viene riconosciuta direttamente un’indennità una tantum di 1.000 euro ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri versati nel 2019 al medesimo Fondo, cui deriva un reddito non superiore a 50.000 euro, e non titolari di pensione. La stessa indennità viene erogata anche ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con almeno sette contributi giornalieri versati nel 2019, cui deriva un reddito non superiore ai 35.000 euro. Per queste tipologie di lavoratori, in caso di precedente ottenimento dell’indennità grazie al decreto agosto, lo stesso importo verrà riconosciuto direttamente, gli altri devono presentare la domanda all’INPS entro il 15 dicembre 2020.

6) Indennità per i lavoratori sportivi

Ai lavoratori impiegati con contratti di collaborazione sportiva viene riconosciuta un’indennità di 800 euro per la quale occorre presentare richiesta entro il 30 novembre tramite la piattaforma digitale di Sport e Salute Spa. Coloro che hanno ottenuto l’indennità nei mesi precedenti non devono farne ulteriore richiesta perché verrà loro riconosciuta direttamente.

Ai lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione presso il CONI, il CIP, le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI e dal CIP, le società e le associazioni sportive dilettantistiche che per l’emergenza Covid 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività viene riconosciuta un’indennità di 800 euro.

Questo importo non viene riconosciuto ai chi percepisce altri redditi da lavoro (dipendente, autonomo o di pensione), il reddito di cittadinanza o il reddito di emergenza o di altre indennità previste con i decreti Cura Italia, Rilancio o Agosto.

La domanda deve essere presentata insieme all’autocertificazione del possesso dei requisiti entro il 30 novembre tramite la piattaforma informatica della società Sport e Salute Spa, l’accoglimento della domanda avviene in ordine cronologico di presentazione.

Agli stessi lavoratori che hanno già beneficiato del contributo per i mesi di marzo aprile maggio o giugno, viene riconosciuta direttamente l’indennità di 800 euro senza dover presentare alcuna domanda.

7) Smart working per i genitori
Lo smart working previsto per i genitori lavoratori dipendenti durante il periodo di quarantena dei figli conviventi è concesso fino al compimento dei 16 anni di questi ultimi e anche nel periodo di sospensione dell'attività didattica in presenza. Se la prestazione lavorativa non può esser svolta in modalità agile si ha diritto all’astensione lavorativa percependo l'indennità al 50% dello stipendio sia per quarantena che per sospensione dell'attività didattica in presenza fino ai 14 anni del figlio, tra i 14 e i 16 anni è prevista la possibilità di assentarsi ma senza restribuzione. Questa stessa disposizione si applica anche ai lavoratori dipendenti genitori di alunni della seconda e terza media delle zone rosse in cui sono svolte a distanza le lezioni della seconda e terza media.
8) Bonus babysitter
Ai lavoratori autonomi delle zone rosse nelle quali è prevista la sospensione delle attività scolastiche nelle seconde e terze classi delle scuole secondarie di primo grado viene erogato un bonus babysitter da 1.000 euro (destinato però ai soli lavoratori autonomi). Il bonus non può essere erogato per le prestazioni rese da familiari (non più dunque bonus nonni).