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Decreto imprese, alcune banche ostacolano i prestiti alle piccole aziende

Prestiti facilitati (e garantiti dallo stato) per le piccole aziende in difficoltà. E' uno dei provvedimenti contenuto nel decreto imprese, ma alcune banche stanno imponendo paletti non previsti dalla normativa. Ecco quelle che abbiamo segnalato e cosa stanno facendo.

20 aprile 2020
Certificazione Unica

Dal rinvio degli adempimenti fiscali alla procedura semplificata per richiedere il pin per accedere al sito dell'Inps, dai contratti di mutui e prestiti a distanza al rafforzamento del Golden power. Questi alcuni punti tocccati dai provvedimenti contenuti nel decreto imprese; su tutti però svettano i 750 miliardi messi sul piatto dal Governo sotto forma di garanzie per venire incorntro a grandi, piccole e medie imprese messe in ginocchio dal lockdown dovuto al coronavirus. Un prestito quindi che i titolari delle imprese possono chiedere alle banche o alle finanziarie a condizioni di favore e con la garanzia dallo stato. Ma prioprio su questo punto, in particolar modo per i prestiti destinati alle piccole aziende in difficoltà (sotto i 500 dipendenti), alcune banche stanno rendendo la vita difficile ai titolari delle imprese. Vediamo cosa prevede il provvedimento, come si richiede il prestito e quale comportamento stanno tenendo alcuni importanti istituti bancari.

Prestiti garantiti anche alle piccole e medie imprese 

Cosa prevede il provvedimento sui prestiti alle piccole aziende? Lo stato garantirà (fino a fine anno e a titolo gratuito) un prestito fino a 5 milioni di euro (e fino al 90% del prestito) a tutte le imprese con meno di 500 dipendenti. Inoltre, sono coperti dal Fondo PMI al 100% i nuovi prestiti concessi dalle banche a piccole e medie imprese o a persone fisiche che esercita attività imprenditoriale (anche artigiani e professionisti) colpiti dalla crisi del Covid 19; questi prestiti a tassi agevolati devono prevedere l’inizio del pagamento delle rate solo dopo 24 mesi dalla concessione, devono avere una durata fino a 6 anni, un importo non superiore al 25% dei ricavi risultanti dall’ultimo bilancio e comunque non superiore a 25.000 euro euro: sul sito www.fondidigaranzia.it si trova il modulo per la richiesta da presentare alla banca o alla finanziaria alla quale si chiede il finanziamento. La garanzia al 100% fa si che non sia necessario istruttoria per questi prestiti. È prevista sempre una garanzia al 100% per piccole e medie imprese che abbiano ricavi non superiori a 800.000 euro; l’importo concesso è di max 15% dei ricavi ma il 50% del finanziamento deve essere usato per pagare il personale, i collaboratori, gli affitti e i debiti con i fornitori.

Gli ostacoli delle banche alle piccole imprese

La procedura prevista dal Governo per richiedere la garanzia del 100% per i prestiti fino a 25.000 euro è standard e piuttosto semplice:

  1. l’impresa deve scaricare un modulo dal sito del Fondo di garanzia (si tratta dell’allegato 4 bis);
  2. lo deve compilare e sottoscrivere:
  3. lo deve inviare, usando anche una semplice email con allegato un documento di identità, alla banca o alla finanziaria che chiedono la garanzia del Fondo per concedere il prestito.

Tuttavia, alcune banche hanno aggiunto una loro propria modulistica, ma soprattutto hanno inserito alcune clausole e condizioni che non sono in nessun modo previste o richieste dalla legge (il riferimento è l’articolo 13 comma 1 lettera m del dl 23 del 2020, il cosiddetto decreto liquidità imprese). Abbiamo preso ad esempio due istituti (UnicreditBanco BPM), ma ce ne potrebbero essere altre. 

  • Unicredit. Abbiamo verificato che Unicredit ha un modulo di richiesta che si aggiunge a quello del Fondo di garanzia e in cui è presente un elenco di attività che mal si concilia con quanto previsto dalla norma che parla genericamente di piccole e medie imprese e di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni la cui attività d'impresa è stata danneggiata dall'emergenza COVID-19. Inoltre, la banca fa dichiarare che il soggetto non ha già chiesto altre facilitazioni ad altre banche (cosa non prevista dalla norma). Ed ancora chiede all’impresa un ulteriore requisito non presente nella norma e cioè che alla data del 31 dicembre 2019 non si trovasse in condizioni di difficoltà come definite dal Regolamento UE 651 del 2014 articolo 2 punto 18.
  • Banco BPM. Anche Banco BPM nel suo modulo di richiesta aggiuntivo a quello ufficiale del Fondo di garanzia ha due condizioni molto strane: infatti è previsto che la concessione del finanziamento sia subordinata alla conversione in legge del decreto (che ricordiamo potrà avvenire entro l’8 giugno). E si aggiunge anche che, in caso di mancata conversione in legge del decreto o sua conversione con modifiche, il prestito potrà essere concesso a condizioni diverse da quelle previste dall’articolo 13 comma 1 lettera m del dl 23 del 2020. Ovviamente due condizioni assurde. Il decreto legge è in vigore e resta tale fino alla sua conversione in legge. Sarebbe assurdo dovere aspettare fino all’8 giugno per poter ottenere il prestito ed allo stesso modo è assurdo prevedere che le condizioni economiche possano cambiare in corso d’opera. Se mai il decreto non venisse convertito o fosse convertito con modifiche allora le nuove condizioni varrebbero per il futuro non certo per le richieste attuali.

Si tratta di comportamenti scorretti che stiamo segnalando ad Antitrust. In effetti le banche richiedono delle condizioni non previste dalla norma e dunque impediscono al soggetto di poter usufruire delle facilitazioni visto che riceve dall’operatore delle informazioni non corrette che lo portano a fare delle scelte anche economiche che non avrebbe fatto o avrebbe fatto in altro modo se avesse avuto le giuste informazioni. La situazione è aggravata dal fatto che stiamo parlando di soggetti in difficoltà che a maggior ragione dovrebbero avere informazioni corrette per evitare ripercussioni negative.

Prestiti alle aziende grandi e medio-piccole

Oltre ai prestiti destinati alle piccole imprese (di cui abbiamo appena parlato), con il decreto imprese sono arrivate misure dedicate anche alle grandi imprese. Per assicurare alle imprese con sede in Italia liquidità Sace (società specializzata nel credito alle imprese che fa parte del gruppo Cassa Depositi e prestiti) concede fino al 31 dicembre 2020 garanzie in favore di banche, istituzioni finanziarie italiane ed internazionali per finanziamenti sotto qualsiasi forma alle imprese. Gli impegni assunti da SACE sono di massimo 200 miliardi di euro.

Ci sono alcune condizioni da rispettare:

  • i finanziamenti devono essere di massimo sei anni (eventualmente ci può essere un preammortamento di 24 mesi);
  • l'impresa doveva trovarsi in buone condizioni prima dell'emergenza Covid-19. In particolare l'impresa al 31 dicembre 2019 non doveva rientrare tra le imprese in difficoltà e alla data del 29 febbraio 2020 non doveva risultare presente tra le esposizioni deteriorate della banca;
  • la garanzia ammonta al valore maggiore tra il 25% del fatturato 2019 e il doppio del costo del personale nel 2019. 

La garanzia copre il:

  • 90% dell’importo del finanziamento 
    per imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e valore del fatturato fino a 1,5 miliardi di euro;
  • 80% dell’importo del finanziamento 
    per imprese con valore del fatturato tra 1,5 miliardi e 5 miliardi di euro o con più di 5000 dipendenti in Italia;
  • 70% dell’importo del finanziamento 
    per le imprese con valore del fatturato superiore a 5 miliardi.

Le commissioni annuali dovute dalle imprese a Sace per il rilascio della garanzia sono le seguenti:

  • per i finanziamenti di piccole e medie imprese sull’importo garantito la commissione è lo 0,25% durante il primo anno, 0,50% durante il secondo e terzo anno, 1% durante il quarto, quinto e sesto anno;
  • per i finanziamenti di imprese diverse dalle piccole e medie le commissioni sull’importo garantito crescono e diventano: 0,50% durante il primo anno, 1% durante il secondo e terzo anno, 2% punti base durante il quarto, quinto e sesto anno.

Gli altri provvedimenti del decreto imprese

Dopo i provvedimenti introdotti dal decreto Cura Italia, le misure per fronteggiare l’emergenza coronavirus contenute nell'ultimo decreto del Governo mirano soprattutto a dare sostegno alle imprese, ma contengono anche misure che hanno un impatto diretto sulla vita dei cittadini. Il testo definitivo pubblicato in Gazzetta ufficiale, prevede altre tre macro categorie di interventi oltre a quelli riguardanti i prestiti facilitati per le aziende in difficoltà:

  • rinvio degli adempimenti fiscali da parte delle imprese;
  • difesa delle attività produttive italiane;
  • provvedimenti per facilitare la vita del singolo in questa fase in cui gli spostamenti sono limitati. 

Sì ai contratti di mutui e prestiti a distanza

Dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 31 luglio 2020 sarà possibile formalizzare i contratti bancari a distanza. In pratica per dare il consenso a un qualsiasi contratto (mutuo, prestito, richiesta carta di credito, conto corrente etc) sarà possibile usare una email ordinaria (anche non certificata) con allegata copia del documento di identità. Il cliente riceverà comunque copia del contratto cartaceo alla prima occasione utile al termine dello stato di emergenza; allo stesso modo per chiudere un rapporto (ad esempio un conto, recedere da una carta, etc) sarà possibile usare una email con allegata la carta di identità. A distanza possono inoltre essere sottoscritti anche i contratti di acquisto di buoni postali dematerializzati senza la firma dell'acquirente.

Procedura semplificata per chiedere il Pin dell'Inps

Fino al 31 luglio 2020, quindi fino al termine dello stato di emergenza, arriva la possibilità di richiedere il Pin in maniera semplificata che consente l'accesso a tutti i servizi online dell'Inps. L'istituto è infatti autorizzato a rilasciare le proprie identità digitali (Pin Inps) acquisendo telematicamente gli elementi necessari all'identificazione del richiedente. Rimane comunque imprescindibile la verifica con l'identificazione diretta tramite riconoscimento facciale da remoto, quando l'emergenza sanitaria sarà terminata.

Stop a contributi, Iva e ritenute per due mesi

Sospesi i versamenti di contributi previdenziali e assistenziali, l’assicurazione obbligatoria, Iva, ritenute alla fonte e addizionali regionale e comunale (per chi opera come sostituto d’imposta) per i mesi di aprile e maggio, quindi quelli relativi alle scadenze del 16 aprile e del 16 maggio. Per poter essere sospesi, i pagamenti devono rispettare alcune caratteristiche: i versamenti sospesi devono essere effettuati, senza applicazione di interessi o sanzioni, in un'unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione, fino a un massimo di cinque rate mensili di pari importo, a partire dal mese di giugno 2020.

  • Imprese e autonomi con ricavi o compensi nel 2019 fino a 50 milioni di euro, ma solo se si è verificata sia nei mesi di marzo e aprile una diminuzione dei ricavi o dei compensi di almeno il 33% rispetto agli stessi mesi del 2019 (il limite di reddito non vale per chi ha sede a Bergamo, Brescia, Cremona Lodi e Piacenza). Se i ricavi o i compensi nel 2019 superano i 50 milioni di euro, ma solo se si è verificata sia nei mesi di marzo e aprile una diminuzione dei ricavi o dei compensi di almeno il 50% rispetto agli stessi mesi del 2019.
  • Soggetti economici che hanno avviato un'attività di impresa, arte o professione dopo il 31 marzo.
  • Enti non commerciali, del terzo settore e religiosi che svolgano attività istituzionale di interesse generale non in forma di impresa.

Sospese le ritenute d’acconto sui redditi da lavoro autonomo, sulle provvigioni per rapporti di commissione, agenzia, rappresentanti di commercio e procacciatori d’affari da parte dei sostituti d’imposta. Per ottenere la sospensione questi soggetti devono aver ricevuto nel 2019 compensi o ricavi inferiori a 400 mila euro e non devono aver sostenuto spese per lavoro dipendente o assimilato nel mese precedente quello di sospensione che opera solo per i compensi percepiti tra il 17 marzo e il 31 maggio 2020. Il versamento delle ritenute non fatte dal sostituto d’imposta deve esser fatto entro il 31 luglio 2020 in un’unica soluzione o entro un massimo di 5 rate mensili a decorrere da luglio senza applicazione di sanzioni e interessi.

Sanificazione e acquisto di dispositivi sul lavoro

Il decreto introduce il credito di imposta per le spese di sanificazione e per l'acquisto di dispositivi di protezione nei luoghi di lavoro. Rispetto a quanto previsto dal decreto Cura Italia sono stati aggiunti anche i dispositivi di protezione individuale e le barriere o i pannelli per ridurre le esposizioni dei lavoratori, aumentando la distanza con gli altri. Il credito di imposta viene attribuito, fino a un massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario, nella misura del 50% delle spese sostenute nel periodo d'imposta 2020.

Rafforzato il Golden Power

Per evitare scalate e acquisizioni delle imprese italiane in settori particolarmente delicati e strategici del Paese viene rafforzato il Golden Power. Si tratta di una misura di deterrenza che prevede che per un anno venga esteso in via transitoria lo scudo anti-acquisizioni straniere all'approvvigionamento alimentare e alle infrastrutture o tecnologie critiche in materia di salute che si aggiungono ai settori del biotech, della robotica, delle assicurazioni e delle banche, già coperti dal Golden Power. I poteri di veto del Governo saranno estesi anche alle operazioni di acquisizioni all'interno dell'Unione europea, non solo per controllo, ma anche per acquisizione di quota dal 10% in su.