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Cosa succede quando sale lo spread

L’incertezza politica ha fatto aumentare lo spread. Ma cosa significa? C’è da preoccuparsi? Ed è vero che comporterà un aumento delle rate di mutui e prestiti? Per il momento no, anche se non è proprio una buona notizia per il nostro Paese.

  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari e Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
30 maggio 2018
  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari e Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
Spread

Lo spread è la differenza tra il rendimento dei titoli di stato Italiano (Btp a 10 anni) e i titoli di stato tedeschi (bund a 10 anni). Dal giorno delle elezioni, questa differenza è cresciuta di più di 100 punti percentuali (da 137 punti del 5 marzo ai 268 punti del 29 maggio). Ma cosa significa?

Significa che rispetto ai titoli di stato meno rischiosi dell’area euro, ovvero i bund tedeschi, i nostri titoli di Stato sono diventati più rischiosi. Per essere appetibili quindi, devono offrire un rendimento molto più alto di quelli tedeschi e quindi offrire a chi li acquista un tasso di interesse più alto.

Ma perché sono diventati più rischiosi? L’incertezza è la ragione principale. Sui mercati finanziari sono sempre penalizzati i titoli che provengono da aree politiche incerte; e l’Italia aspetta un Governo da quasi tre mesi.

Mutui: nessuna preoccupazione

Lo stato quindi dovrà restituire interessi molto più alti a chi ha acquistato i suoi titoli di stato. Ma il rialzo degli interessi sui Btp c’entra assai poco con i tassi di interessi bancari. Lo spread di cui parlano tutti i giornali non ha nulla a che fare con lo spread dei mutui. Quest’ultimo è deciso dalle banche con cui si stipula il mutuo e non cambia direttamente in conseguenza di un aumento dello spread dei titoli stato rispetto ai bund. Chi ha un mutuo (o lo sta per fare) non avrà dunque conseguenze immediate. Ma nel lungo termine qualcosa potrebbe cambiare per i nuovi contratti.

Non è positivo per l’Italia

Se i mutui per il momento sono al sicuro, la crescita dello spread porta alcune conseguenze immediate (e qualcuna a lungo termine) per il nostro Paese, tutt’altro che positive. Vediamo quali.

  • Interessi più alti sul debito pubblico. L’Italia è costretta a finanziare il suo enorme debito pubblico (oltre 2.300 miliardi di euro) emettendo nuovi titoli di stato che ora devono offrire interessi più alti e questo ovviamente fa crescere ulteriormente il nostro debito pubblico.
  • Rischio aumento iva. Se una quantità maggiore di risorse dello Stato deve essere indirizzata per pagare gli interessi dei titoli di stato allora ci saranno meno risorse per la crescita e gli investimenti e quindi di certo l’economia ne soffrirà. Ad esempio, per recuperare risorse potrebbero scattare le clausole di salvaguardia inserite nella legge di bilancio che portano l’iva dal 22% al 24,2% nel 2019, al 24,9% nel 2020 e al 25% nel 2021. Lo stesso accadrebbe all’aliquota ora agevolata al 10% che vedrebbe una crescita di 3 punti percentuali in 2 anni, con evidente pesante ricaduta sulla capacità di spesa dei cittadini, soprattutto sui meno abbienti. 
  • Impatto sui bilanci delle banche. Le banche italiane hanno nei loro portafogli un’ingente quantità di titoli di Stato (ben 182 miliardi di euro di titoli sono detenuti dalle prime sei banche italiane); questi titoli in questi giorni hanno ridotto il loro valore. Questo ha portato anche ad una consistente perdita dei titoli bancari quotati in Borsa. E così i bilanci bancari avranno conseguenze negative.
  • Contraccolpo sui finanziamenti. Gli indici bancari che sono punto di riferimento per verificare l’affidabilità delle banche potrebbero avere un contraccolpo e questo potrebbe portare a una crescita dei costi dei clienti bancari e quindi anche del costo dei finanziamenti a imprese e famiglie. Nel lungo termine le banche potrebbero anche irrigidire la loro politica di concessione dei finanziamenti. Infatti se sono meno solide si possono meno esporre al rischio di mancati pagamenti del credito e dunque saranno molto più attente alla concessione di finanziamenti. Un ulteriore colpo per la crescita economica.
  • Crescono i rendimenti dei titoli di stato. Unico effetto positivo per i risparmiatori, anche i più piccoli, è la crescita dei rendimenti per chi investe in titoli di stato italiani. Ad esempio nell’asta del 29 maggio i Bot a sei mesi che prima avevano un rendimento negativo hanno avuto un rendimento dell’1,2%. Si tratta però di un effetto positivo a breve termine che non basta a compensare gli effetti negativi detti sopra.
  • Importazioni più care. Inoltre l’incertezza dell’Italia e la possibilità che sia messa in discussione la moneta unica hanno avuto un contraccolpo anche sull’euro che ha perso terreno nei confronti del dollaro statunitense. Ciò significa che ora le importazioni per gli europei saranno più care e questo avrà un contraccolpo anche per le imprese italiane. È vero che esportiamo all’estero e le esportazioni potrebbero aumentare di numero a prezzi più competitivi ma lo faremo a prezzi più bassi.

 


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