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Coronavirus e alimentazione: meno spreco, più cucina e attenzione ai prezzi

Come cambiano la spesa e le abitudini alimentari in tempi di emergenza sanitaria? Lo abbiamo chiesto agli italiani: il 41% butta meno cibo rispetto a prima della pandemia e in molti hanno migliorato le abitudini anti-spreco. Tanti cucinano e mangiano di più, riducendo i cibi freschi nel carrello. Il 34% fa più attenzione al costo dei prodotti quando fa la spesa.

  • di
  • Stefania Villa
23 aprile 2020
  • di
  • Stefania Villa
coronavirus e abitudini alimentari

La spesa e le abitudini alimentari cambiano in tempi di coronavirus: siamo più attenti a non sprecare cibo, con il 41% che ne butta meno rispetto a prima, cuciniamo e mangiamo di più rispettivamente nel 49% e nel 35% dei casi; calano gli alimenti freschi nel carrello, mentre il 22% acquista più snack salati e dolci rispetto a prima. C’è inoltre una maggiore attenzione ai prezzi quando si fa la spesa e una propensione ad andare meno spesso al supermercato, magari scegliendo l’online o i negozi di quartiere, anche se il 44% ha mantenuto la stessa frequenza della grande distribuzione rispetto a prima.

Sono i risultati della nostra indagine statistica su come sono mutate le abitudini alimentari degli italiani nel corso dell’emergenza Covid-19 (1.044 rispondenti tra i 18 e i 74 anni, distribuiti come la popolazione generale per genere, età, livello di istruzione e area geografica. Rilevazione svolta tra il 16 e il 17 aprile 2020).

Spreco: siamo più attenti con cibo e spesa

Non solo il 41% della popolazione butta meno cibo rispetto a prima dell’emergenza Covid-19, ma in ben il 95% delle case italiane, quasi nulla o poco cibo finisce nella pattumiera (rispettivamente nel 66% e 29% dei casi). Un trend, che era già emerso prima della pandemia, ma che ora si rafforza ulteriormente: non possiamo fare un confronto puntuale con i dati della nostra indagine, ma per avere un’idea del trend precedente, il Rapporto Waste Watcher 2020 presentato agli inizi dello scorso febbraio, registrava per la prima volta un netto calo dello spreco alimentare nelle case degli italiani; un dato probabilmente frutto della rinnovata sensibilità ambientale degli scorsi mesi, a cui ora si aggiunge un’attenzione maggiore, forse dovuta a un ritrovato valore dato al cibo in tempi di limitazioni negli spostamenti e nei rifornimenti, in cui nulla è più così scontato.

C’è inoltre un aumento delle corrette abitudini anti-spreco come pianificare i pasti e fare la lista della spesa (il 39% lo fa più spesso) e riutilizzare gli avanzi (33% lo fa più spesso). La percentuale di chi invece attua meno questi comportamenti rispetto a prima resta tra il 6% e il 10%

coronavirus e abitudini alimentari

Inoltre, si osserva che le coppie tendenzialmente sprecano meno cibo rispetto a chi vive da solo e alle famiglie più numerose (da tre componenti in su): il 77% di chi vive in due ritiene di non sprecare quasi nulla a casa, contro il 65% di chi vive solo e il 66% dei nuclei più numerosi.

Quanto alle differenze tra aree del Paese, il Nordest sembra un po’ più attento al tema spreco: la percentuale di chi ritiene di non sprecare quasi niente è al 76%, contro il 67% del Centro, il 63% di Sud e Isole e il 62% del nord Ovest. 

Cambiano abitudini e attenzione ai prezzi

Se circa la metà della popolazione ha mantenuto le sue abitudini precedenti, ci sono comunque alte percentuali di italiani che hanno modificato alcuni comportamenti: in molti hanno ritrovato il tempo e la voglia di cucinare (49% cucina più di prima, di cui il 20% cucina molto più di prima); e, forse di conseguenza, il 35% delle persone mangia di più, ma evidentemente - in generale - stare in casa invita anche alla buona tavola (solo il 13% mangia meno rispetto a prima, magari volendo compensare il fatto di fare molto meno movimento).

La buona tavola per cui sembra esserci apprezzamento, comunque, è quella “fatta in casa”: c’è, infatti, una brusca riduzione degli ordini a domicilio. Rispetto a prima del coronavirus, ben il 40% ne fa meno, contro un 16% che ne fa di più; oltre al tempo maggiore che c’è per cucinare, ovviamente c’è da considerare la chiusura di molti locali che non si sono organizzati per le consegne a domicilio e il fatto che non tutte le località sono ricche di piattaforme per il delivery come le grandi città.

Ma tutta questa cucina in casa vuol dire anche mangiare più sano? Non per forza: la percentuale di chi lo fa di più e di chi lo fa meno rispetto ai tempi pre-Covid19 si equivalgono e sono al 20%. Ce lo dice anche l’attenzione all’etichetta (ingredienti, proprietà nutrizionali…): c’è un 19% che la legge di più rispetto a prima, magari per una maggiore attenzione allo stato di salute, ma anche un 13% che lo fa meno, forse per il desiderio di – quantomeno – dedicarsi qualche “coccola alimentare” senza troppi pensieri; tra le componenti per cui si rinuncia alla letture delle etichette potrebbe esserci anche la fretta maggiore nel momento della spesa.

Restando sempre al momento degli acquisti, non sempre in questo periodo può essere facile fare la spesa nel modo giusto ma c’è da notare un certo occhio in più ai prezzi, con il 34% che ci fa più caso rispetto a prima (il 12% di questi presta “molta” più attenzione rispetto a prima): d’altronde le difficoltà economiche e la preoccupazione di molti, di questi tempi, non sono una sorpresa e, in generale, si sta più attenti anche a questo.

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I prodotti nel carrello

Il fatto di non andare più spesso a fare la spesa e il problema di garantirsi una buona conservazione degli alimenti implica una certa riduzione nell’acquisto di cibi freschi come frutta, verdura, carne e pesce: il 30% ne compra meno rispetto a prima (contro il 19% che lo fa di più). Si compra di conseguenza più surgelato e più alimenti in scatola in circa il 30% dei casi (18% e 17% lo fanno meno). Attenzione agli snack dolci e salati: se il 25% ne compra meno di prima, un buon 22% ne compra più di prima, il che - associato a una vita più sedentaria - potrebbe non essere proprio un buon segno. 

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Super, online, negozi di quartiere: dove si fa la spesa?

In questo momento è normale che ci siano molte persone che fanno meno frequentemente la spesa e di conseguenza frequentino meno i vari punti di acquisto ma - in questo contesto - è interessante anche vedere come, a fronte di una forte rinuncia all’andare al supermercato, ci sia una buona quota - il 25-30% -  che invece si rivolge più di prima all’online o ai piccoli negozietti di quartiere. Certo, il dato non è univoco ed è sintomo della complessità del momento.

Se una grossa fetta degli italiani, il 50%, fa meno la spesa al supermercato rispetto a prima, c’è anche un 44% che ha mantenuto esattamente la stessa frequenza di prima, ma può anche essere che tale frequenza fosse già bassa, ad esempio. Qualcuno poi – pochi, il 6% - ha persino aumentato la sua frequenza del supermercato rispetto a prima. Una scusa per uscire? Qualcuno potrebbe pensarlo, ma in realtà non sappiamo: potrebbero anche essere insorte nuove esigenze, visto che tutta la famiglia è costretta in casa e comunque la percentuale di chi ha assunto questa abitudine è bassa.

La spesa online viaggia su due fronti: il 30% la fa più di prima, ma c’è anche un 28% che la fa meno, forse per colpa delle difficoltà di consegna dei supermercati riscontrate nelle scorse settimane. Anche i negozietti di quartiere sembrano cercare una compensazione tra chi va meno di prima e chi di più, anche se alla fine vince la percentuale di chi ha ridotto la frequenza di questi luoghi: piccoli market, macellerie, panetterie vedono un 25% delle persone che li frequenta di più, a fronte di un 35% che li frequenta meno di prima.  A perderci più di tutti sembrano i produttori locali, che solitamente distribuiscono tramite reti di vendita specifiche: il 45% compra meno di prima presso questi rivenditori.

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