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Italiani al supermercato: comprano di più, ma calano gli acquisti in promozione

Gli italiani acquistano di più, ma non in offerta. Secondo i dati Nielsen, in questo periodo di emergenza, è cresciuta la vendita di prodotti a prezzo pieno (+38% addirittura per la pasta), mentre ad esesempio solo 3 passate su 10 messe nel carrello erano in promozione. Tra le ipotesi una minor disponibilità di prodotti scontati ma anche lo spettro di una difficoltà da parte della filiera di approvvigionare la grande distribuzione.

29 aprile 2020
carenza frutta e verdura

Da una nostra recente indagine su un campione di italiani alle prese con la spesa, è emerso che durante questo periodo di emergenza sanitaria la gente dichiara di stare più attenta a cosa mette nel carrello quando va al supermercato. In molti non stanno lavorando e la volontà di risparmiare sulla spesa è più che comprensibile. Ma una volta giunto davanti allo scaffale, l'italiano riesce davvero a risparmiare come vorrebbe anche in questo periodo difficile?

Stando ai dati Nielsen sulle vendite nella grande distribuzione sembrerebbe che la propensione al risparmio del nostro campione sia davvero stata messa a dura prova in queste ultime settimane, vuoi perché i dati ci dicono che inequivocabilmente la quantità di merce venduta è notevolmente aumentata rispetto all'inizio dell'anno (insomma, mettiamo più roba nel carrello), ma soprattutto perché i prodotti in promozione che sono stati venduti in queste settimane di emergenza sono molto meno di quelli venduti a prezzo pieno.

Le analisi sui prodotti

Utilizzando i dati che ci sono stati forniti da Nielsen, siamo andati a vedere l’andamento delle promozioni dall’inizio dell’anno fino alla settimana terminata il 12 aprile. Ci siamo focalizzati in particolar modo su queste categorie di prodotto, molto acquistate dagli italiani soprattutto in questo periodo:

  • pasta;
  • passata di pomodoro;
  • pannolini;
  • detergenti per superfici;
  • saponi per persona.

Per ciascuno di questi tipi di prodotto abbiamo analizzato l’ammontare complessivo di venduto (cioè si è speso in milioni di euro) e la variazione percentuale rispetto allo stesso periodo del 2019, ma anche rispetto all’inizio dell’anno fino alla settimana terminante il 16 febbraio (prima, cioè, dell’esplodere della crisi di coronavirus). Inoltre abbiamo analizzato per ogni settimana la percentuale del venduto in promozione rispetto al venduto totale e l'abbiamo paragonata con il venduto in promozione dell'anno passato (2019). Ecco che cosa ne è uscito.

Pasta: quella veduta a prezzo pieno aumenta del 38%

La pasta in Italia è il piatto principale. In un periodo normale (non questo di emergenza sanitari) noi italiani spendiamo circa 22/23 milioni di euro a settimana per la pasta. Nelle ultime settimane di febbraio e nelle prime di marzo le vendite sono schizzate fino a superare i 37 milioni di euro, per poi ritornare intorno ai 25 milioni verso aprile.

Di tutta questa quantità di prodotti il rapporto tra quelli venduti in promozione e quelli non in promozione non è certo rimasto uguarle con il trascorrere delle settimane: a partire dal 23/2 (inizio della crisi coronavirus) sono aumentate le vendite sia dei prodotti in offerta sia di quelli a prezzo pieno, ma mentre l'aumento delle vendite dei prodotti scontati è stato del 10,15% mentre, le vendite dei prodotti non in promozione sono aumentate mediamente del 38,53%. Soprattutto nelle ultime due settimane prese in esame (tra il 29/3 e il 12/4), le vendite dei prodotti in promozione hanno avuto un crescita davvero irrisoria a fronte della corsa a riempire il carrello. Anche il confronto con i dati del 2019 sono significativi: lo scorso anno infatti i rapporti tra le due categorie rimanevano pressoché costanti per tutto il periodo di osservazione, con qualche naturale oscillazione di lieve entità e di carattere evidentemente casuale.

Passata di pomodoro: 7 su 10 non in promozione

Anche la passata di pomodoro non può mancare nel carrello degli italiani. Infatti anche in questo periodo di emergenza sanitaria le vendite di passata di pomodoro hanno avuto un grandissimo incremento: si è passati, infatti, dai 6 milioni a settimana spesi dalle famiglie italiane per l’acquisto di passata a inizio anno, ai 9/10 milioni delle prime settimane di crisi (vendite che rimangono comunque alte, sopra gli 8 milioni, anche nelle ultime due settimane prese in esame).

Ma come sono andate le passate in offerta? Come per la pasta le vendite dei prodotti in offerta sono cresciute molto meno di quelle delle passate a prezzo pieno. Soprattutto se si pensa che nelle settimane antecedenti al coronavirus si vendevano la stessa quantità di prodotti in promozione e non, la forte sproporzione nelle settimane dell'emergenza è ancora più evidente: all’inizio della crisi l'incremento delle vendite dei prodotti a prezzo pieno è stato del 14,2%, rappresentando in alcuni casi anche il 70% delle vendite totali. Di contro, le vendite di passate di pomodoro in offerta sono addiritture diminuite del 3,68% rispetto alle prime settimane dell’anno. 

Pannolini: prima della crisi, metà erano in offerta

L'acquisto di pannolini da parte degli italiani nelle settimane antecedenti al covid-19 si attestava intorno ai 5,7 milioni di euro, aumentato fino a superare i 7 milioni di euro nelle settimane cruciali di crisi.

Questa tipologia di prodotti è molto spesso acquistata in offerta promozionale. Infatti, nelle prime settimane dell’anno i prodotti venduti in offerta erano più del 50%. A partire dal 15/3 fino alla fine della nostra analisi le offerte nei supermercati sono diminuite facendo aumentare di conseguenze quelle dei prodotti a prezzo pieno: su 100 prodotti acquistati in questo periodo, solo 35 erano in promozione.

Detergenti per superfici: raddoppiate le vendite in 2 settimane

Un'altra tipologia di prodotti che in questo periodo ha avuto un grande incremento di vendite sono stati i detergenti per superfici. La preoccupazione di rendere le nostre case pulite e libere dal virus ha fatto aumentare la vendita di questi prodotti persino del 50% nel giro di 2 settimane: si è passati infatti dai 14 milioni di euro a settimana nel periodo pre-coronavirus ai 21 milioni delle settimane di inizio marzo.

A partire dal 15 marzo la vendita dei prodotti in offerta è addirittura calata, dal 38/40% dei periodi precovid-19 al 20% delle ultime settimane. Mediamente nelle prime settimane dell’anno gli italiani spendevano più di 5 milioni di euro per acquistare i detergenti per superfici in offerta promozionale mentre nelle settimane dell'emergenza sanitaria si è abbassato a 4.9 milioni nonostante un grande incremento di vendite totali. La scelta (forse obbligata) dei consumatori si è infatti rivolta verso i prodotti non in offerta che hanno avuto un aumento di vendita pari al 22,88%

Detergenti per la persona: vendite aumentate del 65%

Anche per i prodotti per la pulizia della persona l’andamento delle vendite ha avuto un sensibile aumento a partire da 23/2, data di inizio della diffusione del covid-19. Nel periodo precedente, per lavarsi gli italiani spendevano mediamente 3.6 milioni a settimana, per arrivare a spendere più di 7 milioni nella settimana del 15/3 con un incremento di quasi il 65%.

Questo dei detrgenti pr la persona è uno degli esempi più eclatanti di quanto siano stati acquistati meno prodotti in promozione nel periodo dell'emergenza: si è passati da vendere il 35% dei prodotti in offerta al 20% nonostante le vendite sia notevolmente aumentate. Di contro, i prodotti non in promozione hanno venduto il 35,55% in più rispetto al periodo pre-coronavirus.

Meno acquisti scontati: le possibili ragioni 

Insomma, la crisi economica causata dal coronavirus ci spinge a voler risparmiare sulla spesa, ma alla fine finiamo per acquistare più prodotti di prima e la maggior parte non in promozione. Come è possibile? Le ragioni non possono essere certificate dai dati sulle vendite, ma è lecito fare alcune ipotesi che delineano bene il quadro. La prima di queste è che la grande distribuzione e i produttori abbiano deciso di fare meno promozioni sui prodotti: in questo periodo di "corsa a riempire il carrello" non c'è certo bisogno di invogliare il consumatore a comprare un prodotto che comunque acquisterebbe in ogni caso. La seconda ipotesi è che i prodotti in promozione (e in genere quelli meno cari) siano i primi ad andare esauriti, con il conseguente ripiegamento del consumatore verso i prodotti che restano sullo scaffale (in genere più costosi e a prezzo pieno).

Frutta e verdura: filiera in difficoltà?

Il fatto che non si acquistano prodotti in promozione potrebbe infine avere a che fare con le difficoltà della grande distribuzione di approvvigionare gli scaffali, consentendo al consumatore quindi una maggior scelta. Un'ipotesi però smentita dai produttori nella nostra indagine sulla filiera che rifornisce ad esempio di frutta e verdura i supermercati.

Stando ai dati che ci ha fornito direttamente Coop, frutta e verdura sono stra le cose che hanno contribuito a rendere il carrello degli italiani più pieno in questo periodo di emergenza sanitaria: più 16%. Esselunga segnala che in questo periodo i consumatori prediligono prodotti confezionati, in vaschetta o busta, perché sono percepiti come più sicuri e più veloci da prendere (riducendo i tempi di permanenza all’interno del supermercato).

Anche se la grande distribuzione rassicura sul fatto che per il momento non ci sono difficoltà di approvvigionamento, la filiera ortofrutticola è stata messa in grande difficoltà dall’emergenza sanitaria. In una prima fase per quanto riguarda i trasporti. È stato difficile trovare vettori che consegnassero i prodotti verso le zone più colpite dal virus, così come ci sono state difficoltà nei traffici da e verso i mercati esteri. Le cose lentamente si stanno assestando, anche se è stata necessaria una riorganizzazione, che in parte ha causato qualche rallentamento, nonché qualche aumento nei costi.

I passaggi di filiera (come ad esempio la fase della raccolta e della prima lavorazione) hanno subìto dei rallentamenti a causa dell’applicazione delle misure precauzionali. Mantenere le distanze di sicurezza impone ritmi più lenti in fase di selezione, confezionamento, movimentazione e conservazione. E incide sull’aumento dei costi.

Altro aspetto importante riguarda la manodopera. Gli operatori impegnati nella produzione nazionale di frutta e verdura sono preoccupati dalla mancanza di manodopera stagionale, che potrebbe essere conseguenza indiretta del coronavirus. In effetti migliaia di lavoratori stagionali raggiungono ogni anno le campagne italiane per le fasi più intense della produzione. I principali flussi migratori vengono dal Nord-Africa, ma anche dall’Europa dell’Est. Oggi questi flussi non sono garantiti, e l’emergenza sanitaria ha reso di fatto impossibile per questi lavoratori raggiungere i nostri campi. A parte poche filiere (come quelle di fragole e asparagi), al momento, la mancanza di manodopera non ha ancora avuto grossi effetti sull’offerta di frutta e verdura nazionale. La stagione, però, è ancora all’inizio.

Le problematiche andranno aumentando a partire dalle prossime settimane. In alcune regioni tra poco si dovrà procedere alla raccolta di ciliegie, albicocche e susine e subito dopo dei frutti estivi (in primis nettarine e pesche in generale). In più, è in questo periodo dell’anno che si pianificano e preparano le colture per i raccolti autunnali. Ma in questa fase, molte piccole aziende hanno preferito non investire, rinunciando alla produzione autunnale, e aspettando tempi più stabili.

Nonostante queste difficoltà,  al momento (e possiamo ragionevolmente dire anche in un prossimo futuro) non ci sono elementi per parlare di scarsità di prodotti di frutta e verdura. Gli scaffali dei supermercati non saranno vuoti, ma si potrebbero verificare degli scostamenti tra domanda e offerta dovuti soprattutto a due fattori. Le difficoltà della filiera ortofrutticola e l’instabilità nella domanda di questi generi alimentari.

Quello che risulta evidente da questa analisi è che i vari operatori della filiera segnalano un generale aumento dei costi nelle varie fasi di produzione, lavorazione e trasporto. E allora la domanda è: questi maggiori costi impatteranno i prezzi praticati ai consumatori?