Buoni pasto in busta paga

Sempre meno esercenti accettano i buoni pasto per via delle elevate commissioni. Chiediamo al Governo di permettere alle aziende di mettere quei soldi direttamente nelle buste paga dei lavoratori, senza perdere i benefici fiscali.

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Chi li prende, lo sa: da qualche mese ormai sempre meno bar, ristoranti, tavole calde e supermercati accettano i buoni pasto. E dove li accettano ci sono sempre più restrizioni sul numero massimo (in genere non più di 8), i giorni della settimana in cui si possono utilizzare (ad esempio non nei weekend) e talvolta si è costretti a pagare delle piccole commissioni per poterli usare. Confcommercio, Confesercenti, Federdistribuzione, Coop e Conad da tempo sono sul piede di guerra contro i buoni pasto, tanto che hanno persino indetto uno "sciopero" sul loro utilizzo. Se dovesse continuare la tendenza degli esercenti a non accettare più i buoni come metodo di pagamento, il rischio per i lavoratori è che si trovino in tasca "soldi" che non possono più essere spesi (o spesi con molte difficoltà).

Per questo motivo chiediamo al Governo che le aziende italiane possano scegliere anche la strada di mettere il corrispettivo dei buoni pasto direttamente nelle buste paga dei propri dipendenti, senza perdere i benefici fiscali di cui godono i buoni. Lo Stato, infatti, concede vantaggi fiscali alle aziende che li acquistano per i loro dipendenti (permettendo loro di scaricare l'intero importo) ma anche ai lavoratori stessi che si ritrovano in tasca "soldi" che non contribuiscono ad aumentare l'imponibile per le tasse.

Commissioni alle stelle per gli esercenti 

Questa condizione "di favore" ha fatto fiorire il giro d'affari dei buoni pasto, che oggi è stimato in 3,2 miliardi di euro. Di recente, però, sempre più esercenti e parte della grande distribuzione vedono di cattivo occhio questo sistema di pagamento: il problema sono le elevate commissioni di incasso che bar, ristoranti e supermercati devono sborsare alle aziende che emettono i buoni (Edenred, Pellegrini, Sodexo...). Commissioni in media comprese tra il 10% e il 20% del valore del buono: per una spesa di 10 euro, ad esempio, l'esercente ne incassa in pratica solo 8. 

Soldi in busta paga al posto dei buoni pasto

Chiediamo al Governo e al Parlamento una modifica legislativa per far sì che il denaro arrivi direttamente in busta paga ai lavoratori mantenendo per aziende e dipendenti le agevolazioni fiscali oggi previste per i buoni pasto. Per fare questo occorre rendere esentasse le indennità di mensa in busta paga per tutti i lavoratori fino ad un certo valore giornaliero; fino ad 8 euro come gli attuali buoni pasto elettronici o meglio fino a 10 euro per rendere il nuovo meccanismo più vantaggioso. Attualmente, infatti, la non imponibilità della indennità di mensa è riservata solo ad alcune categorie di lavoratori e ha il limite di 5,29 euro al giorno. Estendendo l'indennità di mensa a tutti i lavoratori i vantaggi sarebbero evidenti per tutti. 

Quali vantaggi per lavoratori e aziende

I vantaggi sarebbero evidenti per i lavoratori che potrebbero vedere crescere i soldi disponibili in busta paga (peraltro al netto di tasse e contributi) e per i datori di lavoro che avrebbero benefici:

  • fiscali per la deducibilità delle somme erogate ai fini Ires ed Irap come peraltro accade per i buoni pasto;
  • amministrativi, visto che potrebbero gestire in modo più snello e semplice il capitolo di bilancio dedicato alle spese per i pasti dei dipendenti, aggiungendo di fatto solo una voce alla busta paga;
  • sul clima aziendale, visto che aumenterà la soddisfazione dei lavoratori; il dipendente avrebbe una somma di denaro in busta paga ogni mese senza doversi porre il problema di poterla effettivamente spendere (cosa sempre più probabile con i buoni pasto).

Come realizzare la proposta 

Occorre lavorare sul TUIR (testo unico delle imposte sui redditi DPR 917/1986) per dare la possibilità ai datori di lavoro di versare in busta paga al lavoratore una indennità sostitutiva della mensa che sia esentasse per lavoratore e azienda come avviene per i buoni pasto. Per questo motivo proponiamo la modifica all’articolo Art 51 comma 2 lettera c del Testo unico delle imposte sui redditi (dpr 917/1986), estendendo di fatto a tutti la possibilità di beneficiare dell'indennità di mensa (a oggi riservata solo ad alcune categorie di lavoratori) e aumentando l'importo giornaliero complessivo (da 5,29 euro a 8 o 10 euro).

Se vuoi anche tu poter avere sodi in busta paga al posto del corrispettivo in buoni pasto, sostieni la nostra richiesta al governo firmando la petizione. Più siamo, più la nostra voce sarà forte.