Gentile Sorgenia (o meglio, gentili operatori della compagnia),
ritengo la vostra modalità di comunicazione altamente deficitaria, aggressiva e mancante di riscontri. Ma procediamo con ordine: nella vostra PEC del 19.12, firmata da Marina Vecchio e con dati forniti dall'operatore Michelangelo (mi chiedo anche eticamente quanto sia accettabile depersonalizzare un lavoratore, privandolo del cognome, ma qui entriamo in un campo diverso), si riportano dati veri - che sono stati da me ammessi senza alcun problema nelle comunicazioni precedenti - ma si aggiunge una novità, il ricalcolo effettuato sul dicembre 2023, mai comunicato precedentemente. Inoltre, si afferma di aver proceduto a comunicare la fattura del gennaio 2025, dato non corrispondente a realtà, come verificato via mail.
Vi è però un elemento molto interessante a cui nella vostra comunicazione non rispondete: l'affermazione, allegata nella PEC del 15.12, effettuata dalla Serfin di un accordo telefonico con me, non corrispondente al vero; come mai Sorgenia non ritiene di dover agire, se, come dichiara con una certa retorica, "La nostra comunicazione risulta pertanto legittima e in linea con le direttive dell’Autorità in tal senso, così come i nostri solleciti di pagamento avanzati mediate agenzie di recupero crediti."? Appare quindi, secondo tale frase, legittimo sostenere di aver raggiunto accordi non testimoniabili né con registrazioni telefoniche né tantomeno per iscritto?
Spezzo, a tal punto, una lancia a favore di Serfin, però: l'agenzia si è mostrata disponibile a rateizzare, con uno stralcio di 550 euro che de facto riconosce le mie rimostranze, e ho provveduto a versare la prima rata, sperando di non dover più affrontare la poca chiarezza, l'opacità, l'arroganza e la tendenziosità di Sorgenia, la quale non riesce a dar conto di operazioni assai discutibili; o sarà da considerare lo stralcio una concessione pro bono per non ammettere le proprie responsabilità?
Un cordiale saluto,
Prof. Giovanni Savino