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Pensioni: la ricongiunzione costa cara

20 novembre 2012

20 novembre 2012

Chi, nel corso degli anni, ha cambiato lavoro ed ente pensionistico (ad esempio, ha versato i contributi prima all’Inpdap e poi all’Inps), attraverso la ricongiunzione può trasferire a un’unica cassa previdenziale (ad esempio all’Inps) tutti i contributi versati e ricevere così una sola pensione. I costi di questa operazione però sono elevati: in alcuni casi si tocca addirittura le centinaia di migliaia di euro.

Per ricongiunzione si intende la possibilità, per un lavoratore che ha versato contributi in casse previdenziali differenti, di unificare le sue posizioni assicurative, in modo da avere un'unica pensione erogata da un solo ente previdenziale.

Di fronte a un bivio
Chi ha versato i contributi a diversi enti ha due possibilità: unire con la ricongiunzione i differenti contributi (pagando però cifre da capogiro), oppure tenerli separati, andando però in pensione più tardi e con una cifra inferiore rispetto a chi ha versato gli stessi anni di contributi in una sola cassa previdenziale.

Totalizzazione: l'alternativa forzata
Chi non può permettersi la ricongiunzione, può ricorrere alla totalizzazione. In questo caso si sommano i diversi spezzoni contributivi per raggiungere i requisiti che danno diritto alla pensione. Quest'ultima sarà spezzata tra i diversi enti, in proporzione a quanto versato dal lavoratore. La totalizzazione è gratuita, ma a differenza della ricongiunzione, la pensione viene interamente calcolata con il metodo contributivo (cioè in base ai contributi versati in tutti gli anni lavorativi): sarà, quindi, più bassa.

Facciamo i conti
Prendiamo il caso di una donna, nata nel gennaio 1960, che ha versato i contributi all'Inps come lavoratrice dipendente da gennaio 1980 a dicembre 1999, con una retribuzione mensile che è cresciuta, di anno in anno, da 200 mila lire a un milione e mezzo di lire. Nel gennaio 2000 la donna viene assunta come insegnante con uno stipendio lordo di 1.800 euro, e inizia a versare i contributi all'Inpdap.
Per quanto riguarda la pensione, ha a sua disposizione tre possibilità:

  • Può attendere la naturale scadenza della pensione (gennaio 2028) e ottenere così sia quella maturata con i 20 anni di contributi all'Inps, che quella relativa agli oltre 27 anni di contributi Inpdap. Calcolata con i valori di oggi, in totale prenderà una pensione mensile di 833 euro lordi.
  • Può andare prima in pensione (giugno 2022), ricongiungendo i contributi versati all'Inps e all'Inpdap. Dovrà però pagare circa 48 mila euro. La pensione mensile sarà di 1.100 euro lordi.
  • Può andare prima in pensione (agosto 2022), scegliendo di fare la totalizzazione ed evitando di pagare i 48 mila euro necessari per il ricongiungimento. Percepirà una pensione mensile composta da due quote, per un totale di 580 euro lordi mensili.  

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