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Riscattare la laurea: quando conviene

Riscattare gli anni di laurea per aumentare la pensione e accorciare i tempi per andarci, è sempre stato molto oneroso. Dal 2019, però, grazie al sistema agevolato c’è la possibilità di versare cifre molto più basse. Ma attenzione: non sempre conviene. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
11 luglio 2022
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riscattare laurea

Riscattare gli anni di laurea significa versare una determinata somma in modo da equiparare, a livello contributivo, il periodo di studio universitario a quello lavorativo. Questa particolare contribuzione è utile ai fini previdenziali sia per raggiungere prima il numero di anni necessari per ottenere la pensione sia per incrementarne l’ammontare. Rispetto alla sua effettiva convenienza economica, però, non è possibile fare un discorso univoco. Il vantaggio (o meno) del riscatto del periodo di studi è legato a molti fattori, quali l’età, gli anni e l’ammontare della contribuzione già versata al sistema previdenziale.

I tanti parametri da prendere in considerazione ci impediscono di fare in questa sede un esempio semplice ma soprattutto valido per tutti. La cosa migliore da fare per capire se nel tuo caso specifico conviene o no riscattare la laurea è quella di andare sul portale dell’Inps e utilizzare il servizio di simulazione oppure rivolgerti a un Patronato.

Detto questo, riteniamo che sia comunque utile darti alcune indicazioni che possono aiutarti a capire quanto possa essere conveniente il riscatto.

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Cos'è il riscatto della laurea

Il riscatto è la possibilità di vedersi riconosciuti, dietro pagamento di una somma in denaro, gli anni di corso legale dell’università ai fini della pensione. Può riguardare tutti quanti gli anni di corso (riscatto totale) o solo alcuni (riscatto parziale).

Cosa si può riscattare

Possono essere riscattati:

  • i diplomi universitari (corsi di durata non inferiori a due e non superiori a tre anni);
  • i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiori a quattro e non superiori a sei anni);
  • i diplomi di specializzazione post laurea e quelli conseguiti al termine di un corso di durata non inferiore a due anni;
  • i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge;
  • i titoli accademici introdotti dalla riforma dell’Università del 1999 (decreto n. 509/1999): laurea (al termine di un corso di durata triennale) e laurea specialistica (al termine di un corso di durata biennale cui si accede con la laurea).

È possibile riscattare più corsi universitari in questo modo i plurilaureati possono recuperare gli anni di tutti i corsi di laurea.

Sono invece esclusi dalla possibilità di riscatto:

  • i periodi di iscrizione fuori corso;
  • i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa oppure da riscatto già chiesto ad altri regimi previdenziali;
  • i diplomi di laurea conseguiti in università estere non riconosciute in Italia.
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Il passaggio dal sistema tradizionale a quello agevolato

Riscattare gli anni di laurea è sempre stato molto oneroso. Per avere riconosciuto il periodo universitario ai fini pensionistici, infatti, bisogna versare parecchio denaro: questo vale sia per i lavoratori dipendenti che per quelli autonomi.

Dal 2019 è stata introdotta una modalità alternativa, cosiddetta ‘agevolata’, che abbassa notevolmente i costi del riscatto. 

Nei fatti, può richiedere il riscatto degli anni di laurea con il sistema agevolato chi ha iniziato a versare contributi Inps dopo il 1996 e prima del 1996 e ha meno di 18 anni di contributi versati al 31 dicembre 1995 e, al momento della richiesta di riscatto, ha un minimo di 15 anni di contributi di cui almeno 5 versati dopo il 31 dicembre 1995, previa richiesta di passaggio al metodo contributivo.

Ulteriore requisito: bisogna chiedere la liquidazione dell'assegno pensionistico interamente con il sistema contributivo. In altre parole, chi si è laureato prima del 1996 può accedere al sistema agevolato solo se ha fatto richiesta di passaggio al metodo contributivo per cui l’Inps tiene conto di tutti i versamenti (anche quelli che precedono il 1996) con il metodo contributivo. Lo ricordiamo, il metodo contributivo calcola l’importo della pensione sulla base del montante versato, il metodo retributivo invece garantisce una pensione maggiore perché considera la retribuzione degli ultimi 10 anni di lavoro.

Facciamo un esempio. Il signor Rossi si è iscritto all’università il primo novembre 1994, avendo già contributi in data precedente, laureandosi esattamente dopo 4 anni di corso, cioè il primo novembre del 1998: può riscattare con il sistema agevolato tutti e quattro gli anni ma tutti i contributi versati, anche quelli prima del 1996, saranno conteggiati con il sistema contributivo.

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Quanto si paga per il riscatto

Assodato che possono fare richiesta con il sistema agevolato anche quelli che hanno studiato prima del 1996 (e che rientrano nei requisiti che abbiamo elencato nel paragrafo precedente), facciamo qualche esempio per capire la differenza di somme da versare con i duesistemi, quello “tradizionale” e quello “agevolato”.

Con il sistema tradizionale secondo il metodo contributivo, l’aliquota per il calcolo del riscatto degli anni di laurea si applica alla retribuzione lorda percepita negli ultimi dodici mesi di attività. Con il sistema ‘agevolato’, invece, l’aliquota viene applicata al cosiddetto ‘minimale’ retributivo degli artigiani e commercianti (per il 2022 l’aliquota è del 33% e il minimale ammonta a 16.243 euro).

Giusto per dare un’idea di massima della differenza di somme da versare tra le due differenti soluzioni, senza scendere in dettagli tecnici che potrebbero complicare il discorso, basti dire che con la modalità cosiddetta ‘agevolata’ un anno di corso di laurea si riscatta ai fini pensionistici versando circa 5.360 euro, contro i circa 13.200 euro necessari per riscattare lo stesso anno attraverso il sistema ‘tradizionale’ (ipotizzando una retribuzione annua lorda di 40mila euro). In questo caso la differenza di spesa tra le due alternative ammonta, dunque, a circa 8mila euro per ogni anno di studio universitario.

Attenzione, però. Se è vero che in entrambi i casi aumenti il numero degli anni in cui risulti un contribuente Inps, è anche vero che con il sistema agevolato versi meno soldi e di conseguenza il tuo vantaggio in termini di maggiore importo della pensione sarà ridotto. In poche parole, i soldi che versi vanno in entrambi i casi a finire nel gruzzoletto sul quale verrà calcolata la pensione che riceverai ogni anno e che, grosso modo, equivarrà come importo al 4% di questo gruzzolo. È, quindi, ovvio che meno soldi versi, meno questo gruzzolo, e quindi la pensione, crescerà.

Fisco amico

Ogni anno di riscatto del corso di laurea è rateizzabile, senza interessi, in dieci anni e la cifra è deducibile dalla propria dichiarazione dei redditi. Se si riscatta la laurea per un familiare a carico, come ad esempio il proprio figlio, l’ammontare pagato è solo detraibile dalla propria dichiarazione dei redditi per il 19% della spesa sostenuta. 

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Quando può convenire riscattare la laurea

Per valutare il vantaggio bisogna confrontare il costo del riscatto con il numero delle rate mensili di pensione che si potranno riscuotere in anticipo rispetto al raggiungimento dell’età pensionabile e con l’incremento dell’importo della pensione. 

In generale, si può dire che ‘recuperare’ la contribuzione degli anni di laurea è quasi sempre conveniente, soprattutto per chi non ha retribuzioni particolarmente elevate, per i lavoratori che tramite questa soluzione riescono a transitare dal sistema misto a quello retributivo, in pratica riuscendo a maturare tutti i necessari 18 anni di contribuzione previdenziale prima del 1996 (anno in cui è entrato in vigore il sistema contributivo).

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Quando può non convenire riscattare la laurea

Non sempre conviene riscattare gli anni di laurea. La convenienza reale dipende da molti fattori come, ad esempio, la continuità della vita lavorativa e da quanti anni avevi quando hai iniziato a lavorare.

In generale, se consideriamo l’impatto sull’anticipo dei tempi di maturazione della pensione, la convenienza è possibile per chi ha iniziato a lavorare molto presto. Se, per esempio, hai finito di studiare perfettamente in corso a 22 anni e hai subito iniziato a lavorare e non hai mai smesso di farlo, il riscatto della laurea può essere una scelta che ti avvicina al requisito attuale dei 42 anni e 10 mesi (se uomo, uno in meno se donna) di anni di lavoro (e di versamenti) che devi avere per poter anticipare la pensione.

Se, invece hai iniziato a lavorare più tardi, per esempio a 28 anni, riscattare quattro anni di laurea potrebbe non aiutarti ad anticipare la pensione. Pensaci bene: 28 anni più 42 e 10 mesi vanno a essere quasi 71 anni, 4 oltre l’attuale età della pensione. Li anticipi di 4 con il riscatto, arrivi comunque 67 anni.

In alcuni casi, poi, il riscatto della laurea rischia addirittura di allontanarti dalla pensione. Con il cambio di sistema previdenziale, oltre alla pensione anticipata ordinaria e a quella di vecchiaia, è stata introdotta anche la pensione anticipata (valida solo nel sistema contributivo per chi ha il primo versamento Inps a partire dal 1996) che si matura al compimento dei 64 anni, purché risultino versati almeno 20 anni di contributi e che l’ammontare mensile della prima rata di pensione sia almeno pari o superiore a 1.309,42  euro (dato 2022), cioè a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale. Chi ha diritto a questa pensione anticipata non ha interesse a riscattare gli anni di laurea perché questo diritto decade se si usufruisce del riscatto degli anni di laurea precedenti al 1996.

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Come fare la domanda

La richiesta per riscattare gli anni di laurea può essere fatta in qualsiasi momento tramite il sito dell'istituto nazionale di previdenza, che mette anche a disposizione un calcolatore per avere un'idea di massima della cifra da spendere.

La richiesta non è vincolante

Una cosa importante da ricordare è che fare la domanda non impegna comunque al pagamento effettivo del riscatto: ricevuto il via libera dall'Inps e arrivati a casa i bollettini di versamento, si può sempre cambiare idea e non fare nulla (salvo poi, se si ritorna di nuovo sui propri passi, rifare tranquillamente la domanda medesima di nuovo all'Inps).

La richiesta è solo telematica

La richiesta può essere fatta, solamente per via telematica, attraverso il sito dell’Inps (si accede al servizio con pin, Spid o Carta nazionale dei servizi), cliccando alla voce ‘Prestazioni e servizi’ e poi a ‘Tutti i servizi’. Da qui, i dipendenti privati devono cliccare su ‘Riscatto di laurea’, mentre i dipendenti pubblici su ‘Gestione dipendenti pubblici: servizi per lavoratori e pensionati’.

In alternativa, per avere informazioni, si può chiamare il numero verde gratuito 803.164 o rivolgersi ai patronati e agli intermediari Inps.

Un’idea dei costi

Attraverso il suo sito, l’Istituto nazionale di previdenza sociale fornisce un calcolatore per dare un’idea di massima di quanto bisogna versare per riscattare gli anni di studio universitario. Il servizio funziona sia per gli iscritti alla gestione pubblica sia per quelli che rientrano nella gestione privata. Si accede tramite, Spid, CIE o con la Carta nazionale dei servizi. 

Dopo aver selezionato la gestione previdenziale che interessa, vanno inserite alcune informazioni: anno di iscrizione all’università, numero di rate con cui si intende frazionare il pagamento, periodi da riscattare. Una volta inseriti i dati richiesti, bisogna cliccare su ‘Calcola l’onere del tuo riscatto di laurea’: la cifra fornita è indicativa; quella effettiva verrà comunicata dopo la presentazione della richiesta di riscatto.

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