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Antitrust sanziona Findomestic: cattiva informazione sulla sospensione delle rate dei finanziamenti

300.000 euro di multa a Findomestic per non aver inserito sul proprio sito in modo chiaro informazioni su tempistiche e interessi in caso di richiesta della sospensione di mutui e prestiti. Avevamo segnalato noi la cosa ad Antitrust (che aveva aperto un'istruttoria) dopo la nostra indagine in cui si dimostrava come solo un mutuatario su quattro in difficoltà con le rate era riuscito a sospendere il mutuo per l’abitazione principale con la procedura statale prevista dal decreto Cura Italia e le difficoltà a sospendere i prestiti anche per le piccole imprese.  

  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Adelia Piva
12 gennaio 2021
  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Adelia Piva
sospensione rate mutui e prestiti

Antitrust multa per 300.000 euro Findomestic per la cattiva informazione data sul suo sito web ai clienti in merito alle tempistiche sulla sospensione delle rate dei prestiti come previsto dall’articolo 56 del Cura Italia. La sua condotta scorretta è andata avanti da marzo 2020 fino a settembre 2020 quando il suo sito è stato modificato con le indicazioni delle tempistiche. Findomestic non aveva presentato degli impegni ad Antitrust come altre banche e finanziarie avevano fatto a luglio 2020:  Antitrust aveva dichiarato che la moral suasion aveva funzionato: banche e finanziarie dopo il suo intervento hanno inserito in modo evidente sui siti, sui documenti informativi e sui moduli di richiesta sia la tempistica massima di risposta alle richieste di sospensione ed erogazione (per le misure previste dal Cura Italia e dal Decreto Liquidità) che le informazioni sui costi per gli interessi maturati nel periodo di sospensione delle rate, ma non Findomestic che ora quindi è stata sanzionata

L'avvio di quattro istruttorie di Antitrust

A metà 2020, anche grazie alle segnalazioni di Altroconsumo, Antitrust ha aperto quattro istruttorie nei confronti di Unicredit, IntesaSanPaolo, Banca Sella e Findomestic per problematiche emerse sia sull’assenza di informazioni che sulla tempistica per avere accesso alle varie misure di sostegno messe in campo dal Governo per far fronte all'emergenza Covid-19, e per la mancanza di chiare indicazioni sugli oneri derivanti dalla sospensione delle rate alle imprese, in termini di aumento degli interessi complessivi rispetto al totale originariamente dovuto quale effetto dell’allungamento dei piani di ammortamento. Inoltre, le banche avrebbero posto condizioni all’accesso a tali misure, come ad esempio l’apertura di un conto corrente o possedere specifici requisiti non previsti dalla normativa, oppure avrebbero cercato di dirottare i richiedenti verso forme di accesso al credito diverse e potenzialmente più onerose rispetto a quelle di cui al Decreto Liquidità. Allo stesso modo l’Autorità ha avviato è intervenuta nei confronti di altre 12 banche e finanziarie (BNL, Banco BPM, UBI Banca, Crédit Agricole, Credem, MPS, Banco Popolare di Sondrio, Creval, BCC Pisa, Agos Ducato, Compass e Fiditalia) attraverso attività di moral suasion avendo riscontrato le stesse carenze informative sulla tempistica di risposta e sulle condizioni economiche di accesso alla sospensione delle rate. Ora Antitrust multa Findomestic con una sanzione di 300.000 euro per i suoi comportamenti scorretti tenuti da marzo 2020 fino a settembre 2020 quando il suo sito è stato modificato inserendo le necessarie informazioni sui tempi e le modalità di sospensione dei prestiti per le piccole e le medie imprese come previsto dall’articolo 56 del Cura Italia. La pratica scorretta ha riguardato destinatari molto deboli vale a dire microimprese in situazione di difficoltà e di pressione connesse con l’emergenza sanitaria e con la terribile crisi economica da Covid-19. Questi soggetti si sono trovati in una situazione di incertezza che li può aver portato a fare scelte non adeguate.

Da dove siamo partiti: la nostra indagine

Subito dopo il lockdown sono state tante le richieste di aiuto dei clienti nei confronti di banche e finanziarie per le difficoltà economiche a pagare le rate dei finanziamenti. L’indagine di Altroconsumo ha dimostrato che la rata del mutuo è diventata difficile da sostenere per l’11% delle famiglie, quasi il doppio rispetto all’anno scorso. Il governo ha messo in campo una serie di misure a sostegno delle famiglie in difficoltà per l’emergenza coronavirus raccolte nel Decreto Cura Italia tra cui, dal 30 marzo scorso, la possibilità di sospendere le rate del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale per massimo 18 mesi attraverso il Fondo di solidarietà gestito da Consap.

Abbiamo scattato una fotografia dello stato delle richieste di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa con un’indagine che tra il 14 e il 15 maggio ha coinvolto un campione di 1.015 cittadini (tra i 18 e i 74 anni) distribuiti come la popolazione generale per caratteristiche demografiche e area geografica; si tratta di una parte di un'indagine più vasta che ha voluto indagare nel profondo anche l'impatto economico dell'emergenza sulle tasche delle famiglie italiane: i risultati di questa parte li trovi in questo articolo.

Tornando invece alla parte dell'inchiesta che riguarda i mutuatari, tra i cittadini che hanno chiesto la sospensione del mutuo sulla prima casa come prevista dal Cura Italia solo uno su quattro (26%) l’ha ottenuta, mentre il 27% si è visto respingere la richiesta. Il 47% dei cittadini interpellati era in attesa della risposta.

Secondo la nostra indagine, per i cittadini in difficoltà con il pagamento delle rate di un prestito le cose vanno ancora peggio: solo il 15% dei cittadini che ha chiesto alla banca o alla finanziaria il congelamento della rata l’ha ottenuta, ben il 28% ha ricevuto un rifiuto e il 57% stava aspettando la risposta.

Cittadini in difficoltà con le rate: le banche fanno melina

Le difficoltà incontrate dai cittadini emerse nell’indagine sono state confermate dalle migliaia di richieste che sono giunte al nostro servizio di assistenza Coronavirus che abbiamo attivato per tutti dall’inizio dell’emergenza. Abbiamo raccolto quasi 11mila segnalazioni di cui circa 1.200 denunciano lungaggini e difficoltà nelle procedure messe in atto da banche e finanziarie per la sospensione di mutui e finanziamenti e per la concessione dei prestiti garantiti al 100% dallo Stato a microimprese, artigiani e commercianti.

La maggior parte delle segnalazioni (il 35%) riguardanti la sospensione dei mutui fatte al nostro sportello coronavirus riguardano la mancata applicazione da parte della banca della semplice procedura prevista nel Decreto. Infatti:

  • nel 30% dei casi la banca ha proposto le proprie condizioni di sospensione del mutuo e spesso sono meno favorevoli di quelle previste dal Cura Italia (ad esempio, non prevedono il rimborso da parte del Fondo della metà della quota interessi delle rate sospese);
  • nel 5% dei casi la banca ha ritenuto che il richiedente non avesse tutti i requisiti previsti dalla legge per ottenere la sospensione.

Il 20% delle segnalazioni riguarda ritardi nella sospensione dovuti a procedure lunghe anche per la richiesta di documentazione superflua. Alcune banche ad esempio hanno chiesto al cliente di spedire loro il contratto di mutuo.

Insomma, le banche hanno reso difficile l’accesso alla sospensione de mutuo in un momento già difficile per i cittadini e si sono adeguate con molta lentezza alla procedura, nonostante esista da sette anni, infatti il Cura Italia ha solo esteso i casi in cui si può fare ricorso alla sospensione del mutuo.

rate mutui e prestiti

Ostacoli anche per i prestiti alle piccole imprese e agli artigiani

La nostra indagine rivela anche come sia andato a buon fine solo il 18% delle richieste di prestito fino a 25.000 euro garantito dallo Stato al 100% attraverso il Fondo di garanzia PMI per microimprese, artigiani e commercianti colpiti dalle ripercussioni economiche del coronavirus (misura prevista dal decreto Liquidità). In quattro casi su dieci la richiesta è stata respinta. Un dato che conferma il quadro emerso dalle segnalazioni che abbiamo ricevuto al nostro sportello Covid che raccontano come le banche stiano rendendo la vita difficile ai titolari delle piccole imprese e agli artigiani che chiedono questi prestiti. Infatti, alcune banche hanno aggiunto una loro modulistica e hanno inserito alcune clausole e condizioni non previste dalla legge che rendono l’iter molto più impervio come ad esempio essere correntisti della banca da un certo periodo di tempo o l’obbligo di aprire il conto corrente per ottenere il prestito. Mentre la procedura prevista dal governo è piuttosto semplice, in linea con la necessità che sia attuata in tempi brevi. Infatti, per i prestiti fino a 25mila euro (al massimo il 25% dei ricavi da ultimo bilancio) alle piccole imprese, artigiani e commercianti c’è una garanzia totale dello Stato per cui non è necessaria l’istruttoria. L’impresa deve scaricare un modulo dal sito del Fondo di garanzia Pmi e inviarlo anche via mail con allegato un documento di identità, alla banca o alla finanziaria che chiedono la garanzia del Fondo per concedere il prestito.

In sette banche nei panni di un piccolo imprenditore

Per vederci chiaro nella prima metà di maggio, abbiamo fatto un’inchiesta sul campo presentandoci come piccoli imprenditori che chiedono di accedere al prestito fino a 25mila euro garantito dallo Stato al 100%. In ben quattro delle sette banche interpellate ci hanno detto che il prestito veniva concesso solo a chi era già correntista della banca: Creval, Banca Sella, Deutsche Bank e Banco di Desio (quest’ultimo solo se correntista prima del 29/2/2020). Deutsche Bank chiede anche che sia un conto aziendale e non personale. Le altre tre banche, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte Paschi di Siena, chiedono di aprire il conto per avere il prestito. Paletti che frenano il flusso di liquidità necessario alle imprese per ripartire.

“L’usura è uno dei reati spia rispetto all’ingresso dei capitali mafiosi sul mercato”, ha avvertito il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Ed è quindi preoccupante l’aumento del 9% del reato di usura che si è registrato nel marzo scorso rispetto allo stesso mese del 2019. Siamo in un momento delicato, in cui è facile approfittare della crisi di liquidità di imprese ed esercizi commerciali duramente colpiti dal lockdown dovuto all’emergenza Covid. Le piccole imprese che sono il tessuto economico del Paese non possono essere lasciate sole.

Decreto Rilancio: tocca all’Agenzia delle Entrate

Nel  frattempo è arrivato il decreto Rilancio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 maggio scorso in cui sono stati previsti i contributi a fondo perduto a favore di piccole e medie imprese, nonché di artigiani, commercianti e professionisti con fatturato fino a 5 milioni di euro. In questo caso il contributo è versato dall’Agenzia delle entrate direttamente sul conto corrente bancario o postale del beneficiario.