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Spezie: l'ombra dello sfruttamento

01 settembre 2011

01 settembre 2011

Dietro al loro profumo esotico si può nascondere un mondo di coltivatori sfruttati e di residui di sostanze indesiderate. Viaggio nei luoghi di origine delle spezie che arrivano sulle nostre tavole.

Ne sono pieni i nostri armadietti della cucina, ma quando le scegliamo dedichiamo loro scarsa attenzione. Parliamo delle spezie, condimenti sempre più usati, validi sostituti del sale quando si ha la necessità di insaporire le pietanze senza aumentare l’apporto di sodio nella nostra dieta, ma molto poco conosciute. Non si sa molto della loro provenienza - salvo rarissime eccezioni, nessun prodotto riporta in etichetta il Paese d’origine - né delle problematiche legate alla coltivazione e alla produzione, che avviene spesso in zone del Sud del mondo, dove ci sono seri problemi di equità nel commercio e nel trattamento dei lavoratori e dove possono essere usate con minori controlli sostanze chimiche vietate (pesticidi e coloranti).

La nostra inchiesta
L’approccio della nostra inchiesta è duplice: da un lato abbiamo analizzato e giudicato la responsabilità sociale delle aziende nella produzione di pepe, dall’altro abbiamo voluto verificare se i prodotti che troviamo sulle nostre tavole sono puliti e sicuri.
- Pagella etica. Abbiamo valutato le aziende vagliando le informazioni disponibili e chiedendo loro altre risposte con un questionario e interviste. Abbiamo inoltre collaborato con una ong specializzata in inchieste sulla responsabilità sociale, che ha condotto visite sul campo in India e in Indonesia.
- Sicurezza in laboratorio. Nella foto, un momento dell’analisi sui residui di pesticidi nei campioni di pepe nero, curry e peperoncino. Le spezie sono state sciolte in una soluzione liquida, alla ricerca di quasi 200 principi attivi.


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