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Pronto soccorso: in codice giallo si aspetta quasi un’ora per la visita

L’esperienza di 2.250 persone intervistate: in condizioni considerate urgenti, mediamente, l’attesa è di 57 minuti prima di essere esaminati dal primo medico disponibile. Tutti i risultati sull’attesa in base al codice d’urgenza e sulla soddisfazione per il servizio nella nostra ultima indagine statistica.

  • di
  • Stefania Villa
15 novembre 2019
  • di
  • Stefania Villa
pronto soccorso

L’attesa media per la visita del medico, in codice giallo, è di 57 minuti: è il dato che emerge dall’inchiesta statistica sui pronto soccorso in pubblicazione su Altroconsumo InSalute di dicembre. Nell’indagine abbiamo intervistato 2.250 persone sulla loro esperienza con i servizi di emergenza e urgenza negli ultimi due anni, chiedendo quanto si è atteso per la visita, ma anche quanto tempo è trascorso prima dello screening iniziale (o triage) e prima di poter lasciare il pronto soccorso. Abbiamo inoltre chiesto agli intervistati quanto si è stati soddisfatti dei vari aspetti del servizio.

Cinquantasette minuti sono un’eternità, se si pensa che essendo un dato medio, ci sono stati anche molti casi in cui si è atteso di più: il 9% delle persone ha atteso addirittura più di due ore. Eppure codice giallo vuol dire urgenza e cioè che - anche se non immediato, ma potenziale - c’è un pericolo di vita. Al momento, tra le strutture, esistono dei tempi d’attesa previsti, evidentemente teorici, che non si riescono a rispettare; ma entro il 2020 è prevista l’entrata in vigore di nuove linee guida valide a livello nazionale e, per casi di questo tipo, sarà prevista un’attesa massima di 15 minuti per essere visitati dal medico. Si riuscirà a rispettarli? I nostri intervistati, in ben il 64% dei casi, hanno atteso di più.

I problemi dei servizi di emergenza e urgenza italiani

Carenza di personale medico, sovraffollamento per mancanza di posti letto nei reparti e pericolo di aggressioni: sono tra i grandi problemi dei pronto soccorso italiani denunciati da Simeu (Società italiana medicina d’emergenza-urgenza) nell’intervista pubblicata nell’inchiesta.