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Cashback e quei costi per gli esercenti

Gli italiani aderiscono sempre di più all’iniziativa del governo che rimborsa una parte delle spese fatte con moneta elettronica. Ma per ogni pagamento senza contanti vengono pagate delle commissioni alla banca da parte dei negozianti. Ma quanto costano agli esercenti queste commissioni? Abbiamo fatto i calcoli: per un cappuccio e brioches al bar si può arrivare anche a 50 centesimi.

  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Adelia Piva
30 marzo 2021
  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Adelia Piva
smartphone con logo cashback

Lo Stato incoraggia gli italiani a non usare il contante perché vuole aumentare i pagamenti digitali strumento importante per combattere l’evasione fiscale e ridurre i costi connessi alla gestione del denaro contante. E per incentivare gli italiani a lasciare nel portafoglio l’amato contante ha messo a punto il programma di cashback e la lotteria degli scontrini. Il “Piano Cashless” prevede anche tetti più bassi all’uso del contante dal primo luglio del 2020, il limite oltre cui non è possibile usare il contante per i pagamenti sceso da 3mila a 2mila euro e arriverà a mille dal 2022. Con il cashback lo Stato rimborsa il 10% di quello che spendiamo con le carte di pagamento (fino a un massimo di 150 euro a semestre) e con la lotteria degli scontrini mette in palio vincite da 100 mila euro per i cittadini e da 20mila euro per i negozianti purché paghino con bancomat o carta. Insomma, i consumatori sono incoraggiati a pagare con la moneta elettronica anche il caffè. Ma è possibile davvero? Purtroppo, sono ancora tanti gli esercenti e i professionisti che non accettano di essere pagati con carta, a dispetto di una normativa del 2014 che li obbligherebbe a farlo. Ma se non sono previste sanzioni verso i trasgressori, è difficile far rispettare le regole. Non solo. Viene troppo spesso disattesa la direttiva, recepita in Italia nel 2018, che impedisce l’applicazione di sovrapprezzi legati ai pagamenti digitali. Il piano cashless non piace altrettanto agli esercenti visto che ogni volta che accettano la nostra carta di pagamento hanno una commissione da pagare alla banca. Una commissione salata soprattutto per i bassi importi e per i piccoli esercenti. 

Se vuoi sapere come funziona il cashback, come attivarlo e trovare una risposta a tutti i tuoi dubbi sui rimborsi leggi il nostro articolo oppure ascolta il podcast.

Il nodo delle commissioni

Se da un lato lo Stato incentiva i cittadini a pagare con strumenti digitali, dall’altro ci sono gli esercenti che lamentano commissioni troppo alte a loro carico.

Del resto, capita ancora di leggere cartelli alla cassa che dicono “Non si accettano pagamenti con carta per importi inferiori a un tot di euro” o durante i saldi. Questa situazione fa sì che si giunga al paradosso che un cittadino iscritto al programma di cashback - incentivato quindi dallo Stato a usare il più possibile la sua carta di pagamento anche per i piccoli importi - si veda applicare a sua insaputa dal tabaccaio una commissione quando paga con carta una ricarica telefonica da 15 euro. Il tabaccaio non fa altro che scaricare sul cliente il costo della commissione di incasso che è costretto a pagare alla banca per l’uso del Pos. Non è certo un caso isolato. Ci stanno arrivando molte segnalazioni sull’applicazione di sovrapprezzi se si paga con carta. Una pratica illecita che abbiamo portato all’attenzione dell’Antitrust.

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