Rottamazione delle cartelle comunali: quando è possibile e cosa fare in pratica
La rottamazione delle cartelle non riguarda solo lo Stato. Anche Comuni ed Enti locali possono prevedere forme di sanatoria su tributi come Imu, Tari e multe ma non tutti lo fanno e le regole cambiano da territorio a territorio. In questa guida spieghiamo quando è possibile aderire, quali debiti rientrano e cosa fare se il Comune non ha attivato nessuna agevolazione.
In questo articolo
La rottamazione delle cartelle relative a tributi e sanzioni comunali è stata introdotta con l’ultima legge di bilancio per affiancare la rottamazione quinquies, ma non segue le stesse regole delle sanatorie statali. Per i debiti verso Comuni ed Enti territoriali non esiste un automatismo: tutto dipende dalle decisioni del singolo ente. Questo significa che, prima di presentare qualsiasi domanda o effettuare un pagamento, è necessario verificare se il proprio Comune ha approvato una specifica delibera e quali cartelle possono rientrare nella definizione agevolata (questo il nome tecnico). Vediamo quindi insieme come puoi orientarti e capire come muoverti.
Torna all'inizioCos'è la rottamazione delle cartelle comunali
La rottamazione locale è uno strumento di gestione straordinaria delle entrate che consente agli enti territoriali di disciplinare autonomamente l'esclusione o la riduzione delle sanzioni e degli interessi. In pratica, esistono regole statali che devono esser poi declinate dal singolo Comune con propria delibera.
La differenza tra cartelle statali e comunali risiede principalmente nell'ente che gestisce il credito. Per lo Stato la procedura è centralizzata tramite l’Agenzia delle entrate Riscossione, per i Comuni la decisione dipende dall'autonomia finanziaria dell'ente, che deve sempre garantire l'equilibrio del proprio bilancio.
Questa forma di agevolazione mira a migliorare la capacità di riscossione degli enti locali, specialmente per i crediti per i quali diventa difficile ottenere il pagamento, offrendo allo stesso modo al contribuente un percorso semplificato per mettersi in regola. Capiamo quindi quali sono i debiti che solitamente rientrano in queste delibere.
Torna all'inizioQuali cartelle si possono rottamare
Per individuare quali cartelle comunali si possono rottamare, è fondamentale considerare che la definizione agevolata comunale può riguardare praticamente qualsiasi tipo di entrata dell'ente. In generale, possono essere regolarizzate le cartelle relative al periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023, includendo non solo le ingiunzioni che sono già state notificate, ma in molti casi potrebbero essere ricomprese anche le pendenze per le quali sono ancora in corso procedure di accertamento o liti pendenti. Tuttavia, lo ripetiamo, ogni Comune ha la facoltà di circoscrivere l'intervento a specifiche entrate o a determinati periodi temporali all'interno delle linee guida statali.
Quali tipi di debiti comunali possono essere inclusi
Quasi tutte le tipologie di entrate, sia tributarie che patrimoniali, possono rientrare nella definizione agevolata. Per capirci, nelle entrate tributarie rientrano ad esempio Imu, Tari e imposta di soggiorno. Viceversa, nelle entrate patrimoniali ad esempio troviamo i canoni per il passo carrabile, i canoni di locazione delle case popolari e i canoni cimiteriali. Benché non rientrino in questa distinzione perché appartengono a una tipologia di entrata differente, sono sanabili le multe per violazione del codice della strada.
Inoltre, con la rottamazione comunale è possibile sanare anche pendenze per le quali sono ancora in corso procedure di accertamento o liti pendenti presso la giurisdizione tributaria.
Tributi locali e multe
Per capire quali cartelle comunali si possono rottamare, diciamo subito che se le cartelle sono affidate all’Agenzia delle entrate Riscossione non rientrano in questa definizione agevolata. Rientrano invece nella rottamazione le cartelle affidate ad agenti della riscossione privati.
Ad esempio, i debiti comunali rottamabili sono:
- i tributi comunali come IMU e TARI (tassa rifiuti) e le imposte attualmente non più in vigore, ma che lo erano nel periodo coperto dalla rottamazione come la TASI, la TARSU, l’ICI e tutte le loro varianti locali.
- le entrate patrimoniali come rette scolastiche, canoni di locazione, oneri di urbanizzazione e corrispettivi per il servizio idrico.
- le sanzioni al Codice della Strada: in questo caso però l'agevolazione riguarda solitamente solo gli interessi e le maggiorazioni, mentre la quota capitale della multa resta dovuta.
Quanto si paga con la rottamazione comunale
Il vantaggio economico della definizione agevolata consiste nell'estinguere il debito versando solo l'importo originario del tributo o della sanzione, senza dover pagare le sanzioni e gli interessi che spesso ne raddoppiano il valore.
Oltre all'imposta non versata, restano a carico del contribuente solo le spese documentate per le procedure esecutive, quelle cautelari e i costi di notifica delle cartelle.
Per capire meglio ecco cosa può esser abbonato dall’ente locale.
| COSA SI PAGA | COSA NON SI PAGA |
|---|---|
| Quota capitale (tasse o multe originarie) | Sanzioni amministrative e tributarie |
| Spese di notifica degli atti | Interessi di mora e sanzioni civili |
| Oneri per procedure esecutive e cautelari | Aggio e oneri di riscossione |
| Interessi legali (solo in caso di rateizzazione) | Maggiorazioni semestrali |
Le somme versate in precedenza a titolo di sanzioni o interessi non sono rimborsabili e restano acquisite dal Comune, l'agevolazione si applicherà quindi solo sul debito residuo ancora dovuto. Rimangono in ogni caso esclusi dalla definizione agevolata i crediti che derivano da pronunce di condanna della Corte dei conti.
Torna all'inizioLa rottamazione delle multe stradali
Le multe per la violazione del codice della strada possono esser emesse dal Comune o dalla Prefettura: le prime possono esser sanate con la rottamazione comunale, le seconde rientrano invece nella rottamazione quinquies. Nella rottamazione delle cartelle degli enti locali rientrano solo le multe emesse dalla polizia municipale e prevedono l’eliminazione degli interessi, le maggiorazioni e gli oneri di riscossione.
La multa, pur essendo una sanzione, rappresenta la così detta quota capitale e per questo deve esser pagata integralmente. In pratica con la rottamazione della multa il Comune può decidere che:
- non sono dovuti gli interessi di mora e, in particolare, le maggiorazioni del 10% semestrale previste dalla legge 689/1981.
- vengono azzerate le somme maturate a titolo di aggio o oneri per l'attività di recupero del credito.
- restano a carico del cittadino le spese per le procedure esecutive e cautelari, oltre ai costi di notificazione degli atti.
Come faccio a sapere se il mio Comune ha aderito
Per sapere se il proprio Ente ha attivato la rottamazione cartelle degli enti locali, è necessario consultare il sito internet istituzionale del Comune. La legge prevede infatti che l'efficacia del regolamento che stabilisce l’applicazione della rottamazione delle cartelle comunali decorra dalla sua pubblicazione sul portale web del Comune. Queste delibere vengono pubblicate anche sul sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Cosa succede se il Comune non aderisce alla rottamazione
Se il Comune sceglie di non adottare nessuna forma di definizione agevolata, il contribuente non può beneficiare dello sconto sulle sanzioni e gli interessi delle cartelle emesse dall’ente locale. In questo caso, le cartelle devono esser saldate per l'intero importo originario e l'ente proseguirà con le normali attività di recupero coattivo.
Torna all'inizioCome aderire alla rottamazione delle cartelle comunali
Per presentare la domanda rottamazione cartelle comunali, è necessario seguire le istruzioni e utilizzare la modulistica predisposta dal Comune che deve esser deliberata insieme al regolamento della definizione agevolata.
Il Comune deve render disponibile sul proprio sito la modulistica per aderire alla rottamazione entro 15 giorni dall’approvazione del regolamento. A partire da questa data vengono fissati i termini entro cui presentare la domanda che non possono in ogni caso esser inferiori a 60 giorni.
Nella domanda bisogna indicare i debiti che si vogliono rottamare e, se previsto dal regolamento comunale, il numero di rate con le quali si vuole pagare.
Entro 15 giorni dal ricevimento della domanda arriva la comunicazione con la definizione dei debiti che possono esser rottamati. Successivamente, viene notificato al contribuente il totale dovuto, l’importo delle rate e le relative scadenze.
Come si paga la rottamazione comunale
Il pagamento del dovuto avviene in un’unica rata o ratealmente secondo le modalità che ha stabilito il Comune con il regolamento.
Molti regolamenti comunali possono prevedere la possibilità di dilazionare il pagamento in un numero massimo di rate che dipende dal debito da rottamare (il varia tra 12 e 20 rate massime. In questo caso, però, vengono applicati gli interessi legali maggiorati di 2 punti percentuali a partire dalla scadenza della prima rata.
Il mancato, insufficiente o tardivo (oltre i 5 giorni successivi alla scadenza) pagamento dell’unica o di una delle rate decade la rottamazione e i versamenti fatti rimangono al Comune come acconto sul totale dovuto.
Torna all'inizioDomande frequenti
La rottamazione comunale blocca pignoramenti o fermi amministrativi?
Dopo la presentazione della domanda, il Comune non può avviare nuove azioni esecutive o cautelari, ma i fermi e le ipoteche già iscritti restano validi fino al completo pagamento del debito rottamato.
Posso aderire se ho già una rateizzazione in corso?
Sì, è possibile convertire una rateizzazione precedente in definizione agevolata. In questo caso, le rate già pagate restano acquisite e l'agevolazione si applicherà sul debito residuo.
Serve l’intermediazione dell’Agenzia delle Entrate Riscossione?
No, se i debiti sono gestiti direttamente dal Comune o da concessionari privati, la pratica si svolge interamente con l'ente locale o il suo delegato.
