News

Temu e Shein: dal 1° novembre altri 2 euro sui pacchi extra-Ue

Dal 1° luglio chi compra su Temu, Shein o AliExpress paga un dazio Ue da 3 euro su ogni categoria di prodotto contenuta nelle spedizioni extra-Ue sotto i 150 euro. Dal 1° novembre si aggiungono 2 euro di tassa di gestione europea, dovuti anche sopra i 150 euro e non restituiti in caso di reso. Il contributo italiano da 2 euro resta rinviato al 1° dicembre 2026. Ecco cosa cambia davvero per chi acquista.

Con il contributo esperto di:
articolo di:
30 settembre 2026
Uomo che paga il pacco al fattorino

Dal 1° luglio, per gli acquisti extra-Ue sotto i 150 euro, il dazio di 3 euro non si paa sul totale del pacco, ma su ogni diversa categoria di prodotto contenuta all'interno.  Questo è quanto ha stabilito la Comunità europea pubblicando le proprie linee guida valide per ogni paese dell’unione, facendo riferimento alle categorie merceologiche dei beni. 

Dal 1° novembre 2026 si aggiunge un secondo prelievo europeo: la tassa di gestione dell'Unione, la cosiddetta Union handling fee, fissata in 2 euro per articolo. A istituirla è il nuovo Codice doganale dell'Unione (regolamento (Ue) 2026/2108 del 16 settembre 2026) e l'importo è stato stabilito dalla Commissione europea con l'atto delegato 6694/2026 del 21 settembre. Il testo deve ancora superare il controllo di Parlamento europeo e Consiglio, che hanno 30 giorni per sollevare obiezioni: in assenza di rilievi viene pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e la tassa si applica dieci giorni dopo, a partire dal 1° novembre 2026.

Il contributo italiano da 2 euro per spedizione è invece sospeso fino al 1° dicembre 2026. Il Consiglio dei ministri del 16 settembre ne ha disposto il terzo rinvio, dopo quelli al 1° luglio e al 1° ottobre. La nuova data cade un mese dopo l'avvio della tassa europea, e il punto non è di poco conto: il Codice doganale consente agli Stati membri di applicare oneri solo per servizi diversi da quelli già coperti dalla tassa di gestione dell'Unione, e dal 21 settembre 2027 vieta in generale di far pagare le formalità doganali svolte negli orari d'ufficio. Poiché il contributo italiano è nato proprio per coprire le spese di gestione dello sdoganamento, resta aperta la questione se le due misure possano convivere.

In una recente intervista, Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia delle Dogane ha dichiarato che il nuovo dazio europeo ha portato un gettito di 83 milioni di euro in Europa (ricordiamo che il dazio europeo viene trasferito all’Italia per il 25% del suo valore), mentre si è registrato un calo delle importazioni low cost extra UE del 39% nel bimestre luglio/agosto.

Torna all'inizio

Tassa di gestione europea da 2 euro: cosa cambia per chi compra

La tassa di gestione dell'Unione non è un dazio. È un importo fisso che le dogane incassano per coprire il costo di controllare l'ondata di pacchi dell'e-commerce: verifica dei dati, analisi dei rischi, controlli, infrastrutture informatiche. Lo stabilisce l'articolo 20 del nuovo Codice doganale, che la definisce come importo fisso per articolo e ne ha rimandato la cifra a un atto della Commissione.

Si paga su ogni articolo, non su ogni pacco e non su ogni pezzo. Il Codice doganale definisce “articolo” l'insieme delle merci di una spedizione che hanno la stessa classificazione tariffaria, la stessa descrizione e la stessa origine. Vale la stessa logica del dazio da 3 euro: cinque magliette uguali contano come un articolo, una maglietta e un orologio come due. Le dogane non possono nemmeno applicare il metodo semplificato che tassa l'intera spedizione in blocco quando è dovuta la tassa di gestione.

Non c'è la soglia dei 150 euro. È la differenza più importante rispetto al dazio forfettario. I 3 euro riguardano solo le spedizioni sotto i 150 euro, mentre la tassa di gestione si applica a tutte le merci vendute a distanza e immesse in libera pratica, qualunque sia il valore. Un acquisto da 300 euro da un venditore extra-Ue sconta quindi i 2 euro per articolo, oltre ai dazi ordinari calcolati sul valore. Si paga anche quando non c'è nessun dazio da versare. Il regolamento prevede che, in assenza di obbligazione doganale, debitore della tassa sia comunque chi lo sarebbe stato se il dazio fosse stato dovuto. Merce a dazio zero o in franchigia: i 2 euro restano. Sono esenti solo le spedizioni che non sono una vendita, come il regalo spedito da un parente che vive all'estero.

Formalmente non la paghi tu. Il regolamento è esplicito: debitore è chi risponde dell'obbligazione doganale, cioè l'importatore per le vendite a distanza o il dichiarante, di norma la piattaforma che usa il regime Ioss o il rappresentante doganale. Il consumatore non è debitore della tassa. Nella pratica vale quanto già succede con il dazio da 3 euro: nessuna norma vieta al venditore di ribaltare il costo sul prezzo finale o sulle spese di spedizione. Se fai un reso, i 2 euro non vengono restituiti. L'articolo 20 stabilisce che la tassa di gestione non è rimborsabile. Non è un dettaglio da poco per chi compra abbigliamento o calzature online, dove il reso è la regola e non l'eccezione: il costo resta a carico della catena anche quando la merce torna al mittente, e difficilmente la piattaforma lo restituirà insieme al prezzo del prodotto.

Quanto paghi in più, in concreto

Le possibili combinazioni dei prelievi sono diverse, ad esempio: 

  • un solo articolo da 20 euro: 3 euro di dazio più 2 euro di tassa di gestione, cioè 5 euro di prelievi
  • tre magliette uguali: restano un solo articolo, quindi sempre 3 più 2 euro
  • una maglietta e un orologio, due categorie diverse: 6 euro di dazio più 4 euro di tassa di gestione, cioè 10 euro
  • un articolo da 300 euro: niente dazio forfettario perché si supera la soglia, ma i 2 euro di tassa di gestione si pagano lo stesso, insieme ai dazi ordinari calcolati sul valore
  • dal 1° dicembre, se il contributo italiano partirà, si aggiungono 2 euro per spedizione: su un pacco con un solo articolo da 10 euro si arriva a 7 euro di prelievi

Resta da chiarire se i 2 euro europei entrino nella base imponibile Iva all'importazione. Il Codice doganale li tiene fuori dal valore in dogana, quindi non fanno aumentare i dazi calcolati sul valore del prodotto acquistato, ma la base Iva segue regole diverse e il regolamento non se ne occupa. Serve un chiarimento dell'Agenzia delle dogane.

Comprare da un magazzino europeo resta la via d'uscita. La tassa si applica nel momento dello sdoganamento. Se la merce è già stata immessa in libera pratica in Europa e viene spedita da un magazzino interno all'Unione, i 2 euro non scattano, così come non scatta il dazio. Dal 1° luglio 2028 il Codice doganale prevede una tassa di gestione ridotta per le merci vendute a distanza da un deposito doganale: l'importo sarà fissato con un atto separato.

Torna all'inizio

Dazio UE da 3 euro sui pacchi extra-UE: come funziona

Il dazio europeo sui pacchi si applica a tutti gli articoli e-commerce da paesi extra-Ue con valore sotto 150 euro. Si tratta di un dazio fisso di 3 euro più Iva per categoria di articolo, non per pacco.

Attenzione alla distinzione per articolo: se in un pacco ci sono 5 magliette si pagano 3 euro, ma se nel pacco ci sono una maglietta e un orologio si pagano 6 euro, perché sono due articoli di categorie tariffarie diverse.

La Commissione UE nella pubblicazione delle proprie linee guida sull’applicazione del dazio ha chiarito che il costo deve ricadere sul venditore e non sull’acquirente, tuttavia, non ha stabilito nessun divieto per il venditore di ricaricare questo contributo sul consumatore finale, definendolo come obbligato residuale al pagamento e solo nei Paesi che mettono a disposizione un sistema gratuito di dichiarazione doganale via web per i cittadini. Nella pratica, i vari marketplaces addebitano il costo più Iva al consumatore, salvo alcune agevolazioni che vengono introdotte periodicamente e talvolta vengono applicate sul singolo account. 

La tassa sui pacchi è stata introdotta dal Consiglio UE per gestire la triplicazione dei pacchi di modico valore (4,6 miliardi nel 2024), ridurre frodi, concorrenza sleale e pressione sulle dogane. È una misura temporanea fino al 2028, anno in cui dovrebbe entrare in funzione il nuovo sistema doganale europeo (Eu customs data hub) che rivedrà le modalità di controllo delle merci da sdoganare.

Torna all'inizio

Dazio UE, tassa di gestione e contributo italiano: tutte le date da ricordare

Le nuove regole si applicano a fasi successive. Il quadro è stato aggiornato da ultimocon il nuovo Codice doganale dell'Unione e con l'atto delegato della Commissione europea del 21 settembre 2026.


Data

Misura

Cosa cambia per il consumatore
1° luglio 2026    Dazio Ue da 3 euro per articolo (in vigore). Contributo italiano da 2 euro: sospeso. Si paga 3 euro per ogni articolo distinto (per categoria tariffaria) nelle spedizioni extra-Ue sotto i 150 euro. Esempio: 5 magliette in un pacco → 3 euro; maglietta + orologio → 6 euro.   
1° novembre 2026 Tassa di gestione dell'Unione: 2 euro per articolo. Si aggiungono 2 euro per articolo, senza soglia di valore e anche quando non è dovuto alcun dazio. Non vengono restituiti in caso di reso. Debitore è la piattaforma o il rappresentante doganale, non chi compra, ma il costo può finire nel prezzo. 
1° dicembre 2026    Nuova data (terzo rinvio) per il contributo italiano da 2 euro — salvo ulteriori proroghe o cancellazione.    Si aggiungono 2 euro per spedizione, non per articolo. Su un pacco con un solo articolo si arriverebbe a 7 euro di prelievi. Resta aperta la compatibilità con le regole europee sugli oneri doganali..   
1° luglio 2028    Eu customs data hub operativo. Fine dell'applicazione del dazio forfettario da 3 euro.    Entra in funzione il nuovo sistema doganale digitale (Eu customs data hub): i dazi saranno calcolati in base alla categoria merceologica di ogni articolo. Le regole cambieranno in modo sostanziale rispetto al regime transitorio attuale.   
Torna all'inizio

Qual è la differenza tra i prelievi

I  prelievi sugli acquisti extra UE diventano tre e conviene tenerli separati:

  • dazio Ue da 3 euro: dazio doganale unionale, per categoria merceologica, solo sotto i 150 euro, soggetto a Iva, misura temporanea fino al 2028;
  • tassa di gestione dell'Unione da 2 euro: non è un dazio ma il rimborso dei costi di controllo delle dogane, per articolo, senza soglia di valore, dovuta anche in assenza di dazio non è ancora stato stabilito se sia soggetta a Iva;
  • contributo italiano da 2 euro: contributo per spese di gestione dello sdoganamento, per spedizione e non per articolo, esente da Iva, sospeso fino al 1° dicembre 2026.

Il 25% del dazio europeo finisce nelle casse dello Stato italiano, mentre il contributo nazionale è interamente italiano. Per chi compra la distinzione conta poco: colpiscono tutte e tre lo stesso acquisto.

Torna all'inizio

Cosa si intende per articolo: come si calcola quello che paghi

Il punto chiave di entrambi i prelievi europei sta nella definizione di articolo, che risulta nel Codice doganale: è l'insieme delle merci contenute in una spedizione che doncividono la stessa classificazione tariffaria, la stessa descrizione e la stessa origine. Vale sia per il dazio da 3 euro che per la tassa di gestione di 2 euro.

Per orientarti devi fare una stima, ma difficilmente avrai la certezza assoluta prima del passaggio finale sui costi di spedizione.

Segui queste regole:

  • l’articolo ha un valore superiore a 150 euro: non paghi il dazio forfettario, ma la tassa di gestione da 2 euro resta dovuta
  • gli articoli che stai comprando singolarmente valgono meno di 150 euro: conta i pezzi di categoria differente. A questo punto moltiplica ogni categoria per 3 euro di dazio e da novembre per altri 2 euro di tassa di gestione.

Ad esempio:

  • 3 T-shirt dello stesso tipo → probabilmente un solo item/tipo merceologico: 3 euro di dazio e 2 euro di tassa di gestione;
  • 1 T-shirt + 1 paio di scarpe → due item/tipi merceologici: 6 euro di dazio e 4 euro di tassa di gestione;
  • 1 caricatore + 1 cavo + 1 cover → probabilmente tre item/tipi merceologici: 9 euro di dazio e 6 euro di tassa di gestione.

In pratica, il consumatore dovrebbe poter vedere l’importo al checkout, se il venditore/piattaforma gestisce correttamente imposte e oneri di importazione, oppure al momento dello sdoganamento/consegna, tramite corriere, posta o rappresentante doganale. Negli acquisti che passano dallo sportello unico per le importazioni (Ioss) l'importo è determinato già al momento in cui viene accettato il pagamento dell'ordine: è lì che dovresti trovarlo indicato.

Cosa può succedere

Come abbiamo visto la situazione è in divenire e, la scelta più importante spetta allo Stato italiano che dovrà decidere se applicare davvero il contributo da 2 euro da dicembre. Nella pratica, per il consumatore cosa può cambiare:

  • dal 1° luglio al 31 ottobre 2026: si paga solo il dazio Ue da 3 euro per articolo.
  • dal 1° novembre 2026: si aggiunge la tassa di gestione dell'Ubione da 2 euro per articolo, già fissata dalla Commissione europea;
  • dal 1° dicembre 2026: scade la sospensione del contributo italiano. Salvo ulteriori proroghe, potrebbe tornare il prelievo da 2 euro a spedizione in aggiunta ai prelievi Ue. Il nuovo Codice doganale consente agli Stati membri di applicare oneri solo per servizi diversi da quelli già coperti dalla tassa europea: la convivenza delle due misure resta da chiarire.

Questo comporta un’applicazione non semplice della tassazione. Infatti, quella italiana colpisce il valore complessivo del pacco che deve esser inferiore a 150 euro, il dazio europeo colpisce ogni singolo articolo di valore inferiore a 150 euro che appartiene a una categoria merceologica differente mentre la tassa di gestione europea colpisce ogni articolo a prescindere dal valore.

Torna all'inizio

Comprare Extra-Ue o in Ue: cosa cambia sul prezzo

Per capire come incide sul prezzo il Paese di provenienza della merce vediamo quali sono le variabili da considerare.


Venditore UE

Venditore extra-UE
Dogana    Nessun passaggio
Iva inclusa nel prezzo
   

Dazio Ue di 3 euro per articolo + Iva sotto i 150 euro di valore.
Da novembre altri 2 euro di tassa di gestione europea senza soglia.   

Prezzo finale    Prevedibile, senza costi   aggiuntivi    Costo della merce + spese di spedizione + costi doganali   
Consigli    Preferibile per piccoli acquisti   

Meglio per acquisti plurimi
prestando attenzione al numero di categorie di articoli   

Torna all'inizio

Contributo italiano da 2 euro sui pacchi: cos’è e quando dovrebbe partire

Il Governo, per disincentivare gli acquisti di basso valore dai Paesi Extra Ue, colpendo le grandi piattaforme di commercio online, ha introdotto un contributo fisso di 2 euro per ogni spedizione che:

  • proviene da un Paese fuori dall’Unione europea;
  • ha un valore dichiarato massimo di 150 euro;
  • richiede adempimenti doganali al momento dell’importazione

In pratica, il contributo non dipende dal tipo di prodotto, ma dal momento e luogo dell’importazione. La giustificazione che viene data a questa nuova tassa è nella necessità di coprire i costi amministrativi delle dogane, che però, per il consumatore si traduce in un costo aggiuntivo automatico legato all’arrivo del pacco.

Quando entra in vigore il contributo italiano da 2 euro

Il Governo ha introdotto la tassa sui pacchi con la legge di bilancio per il 2026. In un primo momento l’applicazione sarebbe dovuta partire da gennaio, ma l’Agenzia delle dogane, dovendosi adattare alle nuove procedure, ha fatto slittare al 1° di marzo il prelievo dei 2 euro a pacco. Nonostante le Dogane abbiano adeguato le procedure, il Governo con il decreto Pnrr del 22 giugno 2026, ha prorogato ulteriormente la sospensione fino al 1° ottobre 2026, in attesa dell’entrata in vigore della Union handling fee europea.

Il 16 settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo rinvio, questa volta al 1° dicembre 2026: è il terzo differimento della misura, e il più delicato, perché la nuova data cade un mese dopo l'avvio della tassa di gestione europea. Il Codice doganale dell'Unione, infatti, lascia agli Stati membri la possibilità di applicare oneri solo per servizi diversi da quelli coperti dalla tassa di gestione, e dal 21 settembre 2027 vieta di far pagare le formalità doganali svolte negli orari d'ufficio.

 Va considerato poi che la tassa europea da 3 euro viene divisa tra Europa e Italia, garantendo al nostro Paese un introito di 75 centesimi a pacco (i restanti 2,25 euro sono incassati dall'Europa), non comparabile ai 2 euro a pacco che, come stabilito nella legge di bilancio 2026, dovevano garantire un introito di 612 milioni in tre anni. L'eventuale suddivisione del contributo di gestione europeo con gli Stati membri, invece, non è ancora stato chiarito se e come avvenga.

Torna all'inizio

Truffe sui costi doganali: come riconoscere email e messaggi falsi

Lo scorso 20 marzo con un comunicato Stampa l’Agenzia delle Dogane ha segnalato una mail sospetta che arriva da assistenza.rds@adm.gov.it, che ha come oggetto una presunta spedizione in attesa di pagamento di una tassa per lo sdoganamento e chiede di fare il versamento nelle successive 24 ore in criptovalute. Ovviamente si tratta di una mail di phishing cui l’Agenzia raccomanda di non rispondere e in caso di dubbio di contattare gli uffici dell’Agenzia delle Dogane.

Questo è solo l’ultimo tentativo di truffa, che la continua incertezza sull’applicazione della tassa sui pacchi rende più semplice. Molto spesso, infatti, arrivano messaggi o mail in cui si notifica la richiesta di soldi per lo sdoganamento di merci che sono tentativi di phishing.

Ecco alcuni esempi:

  • Il tuo pacco [Codice] è in giacenza per mancato pagamento delle tasse doganali. Clicca qui per sbloccarlo: [Link Malevolo]"
  • "Gentile cliente, la consegna del pacco n. 12345 è stata sospesa. Spese di sdoganamento non pagate (2,99€). Procedi al pagamento: [Link]"
  • "Agenzia Dogane: il suo pacco è bloccato al terminal 1 a causa di costi di spedizione non pagati."

Per questo motivo, bisogna fare molta attenzione, ecco cosa controllare:

  1. non cliccare sul link sospetto;
  2. verifica il tracking sul sito ufficiale del corriere e del market place e la corrispondenza con il numero di spedizione indicato nel messaggio sospetto;
  3. il corriere non ti chiederà mai di pagare direttamente tramite un link nel messaggio, ma ti indirizzerà al sito ufficiale per gestire la pratica;
  4. se hai dubbi contatta il corriere, non chiedono mai dati sensibili via messaggio o mail ed eventuali link non portano al sito ufficiale del corriere;
  5. se hai pagato contatta la banca per bloccare la carta di credito e segnalare l’operazione fraudolenta.
Torna all'inizio

Quando non si paga: spedizioni intra-Ue e merce già sdoganata

Il contributo non si applica a tutti gli acquisti online, infatti, se:

  • compri da un venditore che opera all’interno dell’Unione europea;
  • la merce è già stata sdoganata in un altro Stato europeo;

Succede, ad esempio, quando il venditore ha già importato la merce in Europa e la spedisce da un magazzino europeo come prodotto dell’Unione europea. Per il consumatore questo significa che il prezzo pagato al momento dell’acquisto è, di norma, quello finale. Non ci sono costi doganali aggiuntivi legati alla consegna.

Temu, Shein e AliExpress con magazzini UE: quando si paga comunque

 Diversi marketplace utilizzano magazzini in Europa da cui spediscono l’acquisto fatto in Italia. Questa situazione non garantisce automaticamente la non applicazione dei prelievi europei. Infatti, potrebbe succedere che la merce precedentemente importata nell’hub europeo non sia stata sdoganata, di conseguenza, quando riprende a circolare per arrivare a destinazione in Italia, è ancora considerata merce non europea. In questo caso, lo sdoganamento avviene solo all’arrivo in Italia e i contributi ulteriori potrebbero esser applicati. 

Perché i pacchi extra UE passano in dogana?

Quando un acquisto arriva da fuori dall’Unione europea, la consegna non è immediata, infatti, prima il pacco deve passare dalla dogana a prescindere dal suo contenuto e dal suo valore. È un passaggio obbligatorio che serve a registrare l’ingresso della merce in Europa e a verificarne i dati essenziali.

Il consumatore non deve fare nulla e spesso non se ne accorge nemmeno. Questo controllo avviene automaticamente prima della consegna ed è proprio a questa fase che la nuova norma collega il contributo

Il valore dichiarato del pacco non corrisponde al prezzo

Il valore dichiarato è l’importo che risulta alla dogana quando il pacco arriva in Europa. Questo dato deve essere comunicato dal venditore e serve per stabilire quali regole, prevalentemente fiscali, applicare all’importazione. In alcuni casi coincide con il prezzo pagato online, ma spesso possono rientrare anche le spese di spedizione o altri costi legati alla vendita.

Questo valore è decisivo perché la nuova tassa riguarda solo i pacchi con valore dichiarato fino a 150 euro. Però facciamo attenzione perché se il valore è indicato in modo poco chiaro o non corretto, il pacco può subire ritardi per le procedure di sdoganamento o costi aggiuntivi.

Torna all'inizio

Domande frequenti

Come capisco se pagherò la tassa quando compro online?

Non è sempre semplice capire con certezza da dove arriva un pacco. Innanzitutto, è bene non fermarsi solo al prezzo o al fatto che il pacco “parta dall’Europa”, perché questi elementi da soli non bastano.

Prima di acquistare conviene controllare la sede del venditore, come viene indicata la spedizione (distinguendo tra “spedito dall'Ue” e semplicemente “spedito in Ue”), se i costi doganali sono dichiarati come inclusi nel prezzo e la presenza di riferimenti al sistema Ioss, che applica Iva e costi al momento dell'acquisto, senza aggiunte per sdoganamenti successivi.

Se faccio un reso mi restituiscono la tassa da 2 euro?

No. Il Codice doganale dell'Unione stabilisce che la tassa di gestione non è rimborsabile, nemmeno quando la merce torna al venditore. Il dazio doganale, invece, in linea di principio può essere rimborsato o sgravato nei casi previsti dalla normativa, ma la procedura va attivata e non è automatica. Se il venditore ti ha addebitato questi importi al checkout, controlla nelle condizioni di vendita cosa rientra nel rimborso in caso di reso.

Quanto valgono i costi di sdoganamento

Tutti i pacchi che viaggiano dai Paesi extra-Ue subiscono lo sdoganamento, che consiste nel pagamento di Iva sul bene acquistato, dazi doganali che variano in base al valore e alla tipologia di merce, e diritti postali, cioè gli oneri di sdoganamento richiesti da chi si sta occupando del trasporto. Queste voci variano in base al valore del pacco e possono essere anticipate dall'acquirente tramite il venditore oppure sostenute interamente da quest'ultimo.

Chi paga la nuova tassa sui pacchi?

Sia per il dazio sia per la tassa di gestione il debitore non è il consumatore: è il venditore, la piattaforma che si avvale del regime Ioss o il rappresentante doganale. Nella pratica, però, non esistono obblighi che impediscano di ricaricare questo costo sull'acquirente, incorporandolo nel prezzo o nelle spese di spedizione.

Conviene comprare entro fine ottobre?

Per il pagamento della tassa Ue sui pacchi conta la data di arrivo in dogana, non la data dell'ordine. Quindi per i pacchi che arrivano in dogana a partire dal 1° novembre ci sarà l’addebito.

Cosa posso fare se il corriere chiede un importo extra senza spiegazioni?

Richiedi sempre un documento scritto con il dettaglio di quanto richiesto e se non sei certo non pagare nulla. Sappi però che in questo caso, il mancato pagamento, se realmente dovuto implica la non consegna della merce e/o la restituzione al mittente.

Torna all'inizio
Glass.Mapper.Sc.Fields.Image
IL CONSIGLIO DELL'ESPERTA
Tatiana Oneta - Esperta di Fisco e tasse
Quando acquisti online articoli extra-UE, prima di confermare un ordine, ricorda che sia il dazio da 3 euro che la tassa da 2 euro si contano sugli articoli, non sul pacco, e per articolo si intende l'insieme dei pezzi che condividono la stessa categoria merceologica: un carrello con pochi prodotti di tipo diverso può superare i 10 euro di oneri. E se il prodotto non va bene e lo rendi, la tassa di gestione non viene restituita, perché il regolamento la dichiara espressamente non rimborsabile. Prima di comprare verifica da dove parte davvero la merce, se è già sdoganata in Europa e quali costi sono indicati al checkout: un articolo spedito da un magazzino europeo non sconta né dazio né tassa di gestione.