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Temu e Shein più cari: dal 1° luglio scatta il dazio Ue da 3 euro sui pacchi

Dal 1° luglio chi compra su Temu, Shein o AliExpress paga un dazio Ue da 3 euro su ogni spedizione extra-Ue sotto i 150 euro di valore per articolo. Il contributo italiano da 2 euro sui pacchi è stato sospeso fino al 1° ottobre 2026. Ecco cosa cambia davvero.

Con il contributo esperto di:
articolo di:
24 giugno 2026
Uomo che paga il pacco al fattorino

Dal 1° luglio, per gli acquisti extra-Ue sotto i 150 euro, il dazio di 3 euro non si paga sul totale del pacco, ma su ogni diversa categoria di prodotto contenuta all'interno.  Questo è quanto ha stabilito la Comunità europea pubblicando le proprie linee guida valide per ogni paese dell’unione, facendo riferimento alle categorie merceologiche dei beni. 

Il costo di sdoganamento di 2 euro, imposto dall’Italia su pacchi di valore complessivo inferiore a 150 euro, entra in vigore dal 1° ottobre 2026. Questa tassa (tutta Italiana) da gennaio ad oggi è stata più volte introdotta e poi posticipata in vista della misura voluta invece dall'Europa. La questione se i due dazi si sono sommati o coordinati si è risolta il 22 giugno 2026 con il decreto Pnrr approvato in Consiglio dei ministri: il contributo italiano da 2 euro è stato sospeso fino al 1° ottobre 2026, evitando per ora l’effetto “3+2”. 

Entro novembre 2026 dovrà entrare in vigore in tutta l’Ue la Union handling fee, una commissione di gestione doganale distinta dal dazio da 3 euro. L’importo non è ancora stato fissato, ma l’accordo in sede europea è già stato raggiunto. È in attesa di questa scadenza che il governo italiano ha sospeso il contributo da 2 euro fino al 1° ottobre, infatti, l’obiettivo è allineare i due prelievi, evitando una sovrapposizione temporanea. 

Anche se stiamo parlando di un contributo applicato solo alle importazioni di basso valore provenienti da Paesi extra-Ue, cerchiamo di capire quando scatta esattamente, chi lo paga e come evitare sorprese sugli acquisti online. 

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Nuovo dazio Ue sui pacchi sotto i 150 euro: cosa cambia dal 1° luglio 2026

Il nuovo dazio europeo sui pacchi si applica a tutti gli articoli e-commerce da paesi extra-Ue con valore sotto 150 euro, colpendo il 93% dei flussi online verso l'Europa. Si tratta di un dazio fisso di 3 euro per categoria di articolo, non per pacco. 

Attenzione alla distinzione per articolo: se in un pacco ci sono 5 magliette si pagano 3 euro, ma se nel pacco ci sono una maglietta e un orologio si pagano 6 euro, perché sono due articoli di categorie tariffarie diverse. 

La Commissione UE nella pubblicazione delle proprie linee guida sull’applicazione del dazio ha chiarito che il costo deve ricadere sul venditore e non sull’acquirente, tuttavia, non ha stabilito nessun divieto per il venditore di ricaricare questo contributo sul consumatore finale, definendolo come obbligato residuale al pagamento e solo nei Paesi che mettono a disposizione un sistema gratuito di dichiarazione doganale via web per i cittadini. Nella pratica, possiamo aspettarci che i venditori carichino il costo all’interno delle spese di spedizione.  

Il contributo italiano da 2 euro è invece sospeso fino al 1° ottobre 2026 (decreto PNRR del 22 giugno): da luglio i consumatori italiani pagheranno solo il dazio Ue, con il rischio concreto di vanificare il vantaggio economico dell’acquisto extra-Ue

La tassa sui pacchi è stata introdotta dal Consiglio UE per gestire la triplicazione dei pacchi di modico valore (4,6 miliardi nel 2024), ridurre frodi, concorrenza sleale e pressione sulle dogane. È una misura temporanea fino al 2028, anno in cui dovrebbe entrare in funzione il nuovo sistema doganale europeo (Eu customs data hub) che rivedrà le modalità di controllo delle merci da sdoganare, e che va nella direzione di regole uniformi, ma lascia aperta la questione del coordinamento con misure nazionali come quella italiana.

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Il calendario delle nuove regole doganali

Le nuove regole si applicano a fasi successive. Il quadro è stato aggiornato con il decreto Pnrr del 22 giugno 2026.

Data Misura Cosa cambia per il consumatore
1° luglio 2026 Dazio Ue da 3 euro per articolo (in vigore). Contributo italiano da 2 euro: sospeso. Si paga 3 euro per ogni articolo distinto (per categoria tariffaria) nelle spedizioni extra-Ue sotto i 150 euro. Esempio: 5 magliette in un pacco → 3 euro; maglietta + orologio → 6 euro.
1° ottobre 2026 Fine sospensione del contributo italiano da 2 euro (salvo ulteriori proroghe). Scade la sospensione del contributo italiano. Salvo ulteriori proroghe, dal 1° ottobre potrebbe tornare ad applicarsi il prelievo da 2 euro in aggiunta al dazio Ue da 3 euro. La decisione dipende dall’entrata in vigore della Union handling fee europea.
Entro nov. 2026 Union handling fee in tutti gli Stati Ue. Importo da definire. Entra in vigore la Union handling fee europea (commissione di gestione doganale), obbligatoria per tutti gli stati Ue. Diventano obbligatori i Product Identifiers (Pid) per migliorare la tracciabilità. L’importo della handling fee non è ancora stato fissato.
1° luglio 2028 Eu customs data hub operativo. Fine del regime forfettario da 3 euro. Il dazio forfettario da 3 euro cessa. Entra in funzione il nuovo sistema doganale digitale (Eu customs data hub): i dazi saranno calcolati in base alla categoria merceologica di ogni articolo. Le regole cambieranno in modo sostanziale rispetto al regime transitorio attuale.

Inoltre, l'Ue ha previsto che entro novembre 2026 entri in vigore in tutti gli Stati membri la Union handling fee (commissione di gestione doganale), distinta dal dazio da 3 euro. Non è una tassa doganale ma un contributo per i costi amministrativi. L’importo è ancora in corso di definizione, infatti, l’accordo europeo è stato raggiunto ma i dettagli saranno fissati entro l’autunno 2026.

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Qual è la differenza tra tassa italiana e dazio europeo?

La tassa Ue da 3 euro è un dazio doganale unionale, confermato con il Regolamento di esecuzione (Ue) 2026/1200 (pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea l'8 giugno 2026), mentre quella italiana da 2 euro è un contributo per spese di gestione sdoganamento extra-Ue, introdotto nella Legge di bilancio 2026. In pratica, i due dazi:

  • coprono costi differenti: dazio europeo contro contributo per spese di gestione italiane;
  • finiscono in due “casse” diverse: tra Europa e Italia non è ancora chiaro che tipo di armonizzazione delle entrate verrà stabilito. Quel che è certo è che il 25% del dazio europeo finisce nelle casse dello Stato italiano;
  • colpiscono indistintamente il consumatore italiano
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Cosa si intende per articolo (categoria merceologica)

Il punto chiave di quanto stabilito dall’Europa per l’applicazione del dazio sta nella definizione di categoria merceologica

Per orientarti devi fare una stima, ma difficilmente avrai la certezza assoluta prima del passaggio finale sui costi di spedizione.

Segui queste regole:

  • l’articolo ha un valore superiore a 150 euro: non paghi nessun dazio
  • gli articoli che stai comprando singolarmente valgono meno di 150 euro: conta i pezzi di categoria differente. A questo punto moltiplica ogni categoria per 3 euro e dovresti avere indicativamente l’importo da pagare.

Ad esempio:

  • 3 T-shirt dello stesso tipo → probabilmente un solo item/tipo merceologico: 3 euro;
  • 1 T-shirt + 1 paio di scarpe → due item/tipi merceologici: 6 euro;
  • 1 caricatore + 1 cavo + 1 cover → probabilmente tre item/tipi merceologici: 9 euro.

In pratica, il consumatore dovrebbe poter vedere l’importo al checkout, se il venditore/piattaforma gestisce correttamente imposte e oneri di importazione, oppure al momento dello sdoganamento/consegna, tramite corriere, posta o rappresentante doganale.

Cosa può succedere

Come abbiamo visto la situazione è in divenire e, la scelta più importante spetta allo Stato italiano che dovrà decidere se applicare il contributo da 2 euro da ottobre. Nella pratica, per il consumatore cosa può cambiare:

  • dal 1° luglio al 30 settembre 2026: si paga solo il dazio Ue da 3 euro per articolo. Il contributo italiano da 2 euro è sospeso;
  • dal 1° ottobre 2026: scade la sospensione del contributo italiano. Salvo ulteriori proroghe, dal 1° ottobre potrebbe tornare il prelievo da 2 euro in aggiunta al dazio UE da 3 euro per articolo. L’evoluzione dipende dall’entrata in vigore della Union handling fee europea.

Questo comporta un’applicazione non semplice della tassazione. Infatti, quella italiana colpisce il valore complessivo del pacco che deve esser inferiore a 150 euro, il dazio europeo colpisce ogni singolo articolo di valore inferiore a 150 euro che appartiene a una categoria merceologica differente.

 

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Comprare Extra-Ue o in Ue: cosa cambia da luglio

Per capire come incide sul prezzo il Paese di provenienza della merce vediamo quali sono le variabili da considerare.

Venditore UE Venditore extra-UE

Dogana
Nessun passaggio, Iva inclusa nel prezzo Tassa Ue di 3 per articolo + Iva

Prezzo finale
Prevedibile, senza costi aggiuntivi Costo della merce + spese di spedizione + costi doganali

Consigli
Preferibile per piccoli acquisti Meglio per acquisti plurimi, prestando attenzione al numero di articoli
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Che cos’è la tassa italiana da 2 euro sui pacchi e quando scatta

Il Governo, per disincentivare gli acquisti di basso valore dai Paesi Extra Ue, colpendo le grandi piattaforme di commercio online, ha introdotto un contributo fisso di 2 euro per ogni spedizione che:

  • proviene da un Paese fuori dall’Unione europea;
  • ha un valore dichiarato massimo di 150 euro;
  • richiede adempimenti doganali al momento dell’importazione

In pratica, il contributo non dipende dal tipo di prodotto, ma dal momento e luogo dell’importazione. La giustificazione che viene data a questa nuova tassa è nella necessità di coprire i costi amministrativi delle dogane, che però, per il consumatore si traduce in un costo aggiuntivo automatico legato all’arrivo del pacco.

Quando entra in vigore la tassa italiana da 2 euro

Il Governo ha introdotto la tassa sui pacchi con la legge di bilancio per il 2026. In un primo momento l’applicazione sarebbe dovuta partire da gennaio, ma l’Agenzia delle dogane, dovendosi adattare alle nuove procedure, ha fatto slittare al 1° di marzo il prelievo dei 2 euro a pacco. Nonostante le Dogane abbiano adeguato le procedure, il Governo con il decreto Pnrr del 22 giugno 2026, ha prorogato ulteriormente la sospensione fino al 1° ottobre 2026, in attesa dell’entrata in vigore della Union handling fee europea prevista entro novembre. Tuttavia, anche se la tassa europea da 3 euro viene divisa tra Europa e Italia, garantendo al nostro Paese un introito di 75 centesimi a pacco (i restanti 2,25 euro sono incassati dall’Europa), non è certo comparabile ai 2 euro a pacco che come stabilito nella Legge di bilancio 2026 dovevano garantire un introito di 612 milioni in tre anni.

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Cosa succede ad acquisti e spedizioni fatte prima di luglio

Chi ha comprato prima dell’entrata in vigore del contributo europeo e ha già ricevuto la merce può stare tranquillo.

Chi sta aspettando la consegna può trovarsi in due situazioni:

  • il pacco è già stato sdoganato ed è stato affidato al corriere;
  • il pacco è ancora in viaggio e non ha passato la Dogana.

Per verificare la tua situazione controlla lo stato della spedizione dove viene indicato lo stato del pacco in viaggio. Chi ha già passato la dogana non paga il dazio, perché rientra nell’applicazione della legge precedente che non prevedeva l’imposizione del contributo di sdoganamento.

Se invece, il pacco è in viaggio e non è stato ancora sdoganato in Italia, il contributo  è dovuto ma non è stato trattenuto al momento del pagamento tra i costi di spedizione, prassi che è sicuramente consolidata con i grandi market place. Per questo motivo il corriere italiano anticipa il costo di sdoganamento di 3 euro ad articolo, ma lo chiede al consumatore alla consegna. Questa opzione è la più diffusa e i corrieri dovranno comunicare questo ulteriore costo di consegna, tuttavia, potrebbe esserci la possibilità che il corriere non anticipi lo sdoganamento e che il contributo venga chiesto direttamente al consumatore.

Attenzione alle truffe

Lo scorso 20 marzo con un comunicato Stampa l’Agenzia delle Dogane ha segnalato una mail sospetta che arriva da assistenza.rds@adm.gov.it, che ha come oggetto una presunta spedizione in attesa di pagamento di una tassa per lo sdoganamento e chiede di fare il versamento nelle successive 24 ore in criptovalute. Ovviamente si tratta di una mail di phishing cui l’Agenzia raccomanda di non rispondere e in caso di dubbio di contattare gli uffici dell’Agenzia delle Dogane.

Questo è solo l’ultimo tentativo di truffa, che la continua incertezza sull’applicazione della tassa sui pacchi rende più semplice. Molto spesso, infatti, arrivano messaggi o mail in cui si notifica la richiesta di soldi per lo sdoganamento di merci che sono tentativi di phishing.

Ecco alcuni esempi:

  • Il tuo pacco [Codice] è in giacenza per mancato pagamento delle tasse doganali. Clicca qui per sbloccarlo: [Link Malevolo]"
  • "Gentile cliente, la consegna del pacco n. 12345 è stata sospesa. Spese di sdoganamento non pagate (2,99€). Procedi al pagamento: [Link]"
  • "Agenzia Dogane: il suo pacco è bloccato al terminal 1 a causa di costi di spedizione non pagati."

Per questo motivo, bisogna fare molta attenzione, ecco cosa controllare:

  1. non cliccare sul link sospetto;
  2. verifica il tracking sul sito ufficiale del corriere e del market place e la corrispondenza con il numero di spedizione indicato nel messaggio sospetto;
  3. il corriere non ti chiederà mai di pagare direttamente tramite un link nel messaggio, ma ti indirizzerà al sito ufficiale per gestire la pratica;
  4. se hai dubbi contatta il corriere, non chiedono mai dati sensibili via messaggio o mail ed eventuali link non portano al sito ufficiale del corriere;
  5. se hai pagato contatta la banca per bloccare la carta di credito e segnalare l’operazione fraudolenta.

Perché un pacco passa in dogana?

Quando un acquisto arriva da fuori dall’Unione europea, la consegna non è immediata, infatti, prima il pacco deve passare dalla dogana a prescindere dal suo contenuto e dal suo valore. È un passaggio obbligatorio che serve a registrare l’ingresso della merce in Europa e a verificarne i dati essenziali.

Il consumatore non deve fare nulla e spesso non se ne accorge nemmeno. Questo controllo avviene automaticamente prima della consegna ed è proprio a questa fase che la nuova norma collega il contributo

Il valore dichiarato del pacco non corrisponde al prezzo

Il valore dichiarato è l’importo che risulta alla dogana quando il pacco arriva in Europa. Questo dato deve essere comunicato dal venditore e serve per stabilire quali regole, prevalentemente fiscali, applicare all’importazione. In alcuni casi coincide con il prezzo pagato online, ma spesso possono rientrare anche le spese di spedizione o altri costi legati alla vendita.

Questo valore è decisivo perché la nuova tassa riguarda solo i pacchi con valore dichiarato fino a 150 euro. Però facciamo attenzione perché se il valore è indicato in modo poco chiaro o non corretto, il pacco può subire ritardi per le procedure di sdoganamento o costi aggiuntivi.

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Quando non si paga: spedizioni intra-Ue e merce già sdoganata

Il contributo non si applica a tutti gli acquisti online, infatti, se:

  • compri da un venditore che opera all’interno dell’Unione europea;
  • la merce è già stata sdoganata in un altro Stato europeo;

Succede, ad esempio, quando il venditore ha già importato la merce in Europa e la spedisce da un magazzino europeo come prodotto dell’Unione europea. Per il consumatore questo significa che il prezzo pagato al momento dell’acquisto è, di norma, quello finale. Non ci sono costi doganali aggiuntivi legati alla consegna.

I marketplace con magazzini in Europa

Diversi marketplace utilizzano magazzini in Europa da cui spediscono l’acquisto fatto in Italia. Questa situazione non garantisce automaticamente la non applicazione dei dei 3 euro. Infatti, potrebbe succedere che la merce precedentemente importata nell’hub europeo non sia stata sdoganata, di conseguenza, quando riprende a circolare per arrivare a destinazione in Italia, è ancora considerata merce non europea. In questo caso, lo sdoganamento avviene solo all’arrivo in Italia e i contributi ulteriori potrebbero esser applicati

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Domande frequenti

Come capisco se pagherò la tassa quando compro online?

Purtroppo, non è sempre semplice capire con certezza da dove arriva un pacco. Innanzitutto, è bene non fermarsi solo al prezzo o al fatto che il pacco “parta dall’Europa”, perché questi elementi da soli non bastano.

Prima di acquistare, conviene controllare:

  • la sede del venditore, per capire se opera davvero dall’Unione europea;
  • come viene indicata la spedizione, distinguendo tra “spedito dall’Ue” e semplicemente “spedito in Ue”;
  • se i costi doganali sono dichiarati come inclusi nel prezzo;
  • la presenza di riferimenti al sistema Ioss, quando indicata nella scheda prodotto o nelle condizioni di vendita; applica Iva e costi al momento dell’acquisto, senza aggiunte per sdoganamenti successivi.

Se queste informazioni sono poco chiare o difficili da trovare, il rischio che il contributo venga applicato resta.

Quando e come si paga la tassa sui pacchi in Italia

In Italia i 2 euro applicati da ottobre sono un costo di sdoganamento, per questo motivo si possono verificare differenti situazioni:

  • vengono pagati dal markeplace che se ne fa carico;
  • possono esser indicati come costo aggiuntivo al momento del pagamento online, in questo caso il marketplace pagherà in dogana per nostro conto;
  • vengono richiesti alla consegna come avviene in alcuni casi per i costi di sdoganamento.

Quanto valgono i costi di sdoganamento

Tutti i pacchi che viaggiano dai paesi Etra-Ue subiscono il così detto sdoganamento che consiste nel pagamento di:

  • Iva sul bene acquistato;
  • Dazi doganali che variano in base al valore e alla tipologia di merce che è stata importata in Italia;
  • Diritti postali, o oneri di sdoganamento che sono il costo richiesto da chi si sta occupando del trasporto.

Queste voci variano in base al valore del pacco e possono esser anticipati dall’acquirente tramite il venditore oppure è quest’ultimo che li sostiene interamente.

Tuttavia, a volte può capitare che vengano richiesti in fase di consegna, infatti, non tutti i fornitori Extra-Ue sono trasparenti nella gestione dello sdoganamento e può succedere che alla consegna venga richiesto il pagamento di queste cifre tramite il corriere stesso o dalla dogana. Ovviamente è bene prestare molta attenzione perché la richiesta di cifre aggiuntive deve esser specificatamente documentata. È importante sapere che il mancato pagamento dello sdoganamento comporta il blocco della merce, il reso al mittente e in alcuni casi l’applicazione di sanzioni.

Conviene comprare prima di luglio?

Sì, per evitare il dazio europeo da 3 euro. In ogni caso, presta molta attenzione ai tempi di consegna, infatti, solo se il pacco arriva in dogana entro il 30 giugno eviti le nuove imposte. Tuttavia, l’applicazione concreta del dazio dipenderà dai chiarimenti doganali che attualmente mancano.

Chi paga la nuova tassa sui pacchi?

La Commissione Europea ha chiarito che il costo del dazio è a carico del venditore e solo in via residuale dell’acquirente, cercando di sgravare il consumatore finale, ma nella pratica non esistono obblighi per il venditore di non ricaricare questo costo sull’acquirente. Infatti, il destinatario finale al momento dello sdoganamento dovrà probabilmente pagare, anche se spesso il dazio viene addebitato in anticipo dal corriere, o dal venditore tramite la piattaforma al momento del pagamento. 

Cosa succede se il pacco arriva dopo luglio?

Per il pagamento della tassa Ue sui pacchi conta la data di arrivo in dogana, non la data dell'ordine. Quindi per i pacchi che arrivano in dogana a partire dal 1° luglio ci sarà l’addebito.

Cosa posso fare se il corriere chiede un importo extra senza spiegazioni?

Richiedi sempre un documento scritto con il dettaglio di quanto richiesto e se non sei certo non pagare nulla. Sappi però che in questo caso, il mancato pagamento, se realmente dovuto implica la non consegna della merce e/o la restituzione al mittente.

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IL CONSIGLIO DELL'ESPERTA
Tatiana Oneta - Esperta di Fisco e tasse
Quando si acquistano online articoli extra-UE sotto i 150 euro, non bisogna guardare solo al prezzo del carrello, ma anche al numero e al tipo di prodotti diversi acquistati. Il contributo italiano da 2 euro è sospeso fino al 1° ottobre 2026, in attesa dell’introduzione dell’Union Handling fee europea che si aggiungerà agli attuali 3 euro ma di cui ancora non si conosce l’importo. Formalmente il dazio è dovuto dal venditore ma il costo può comunque arrivare al consumatore, perché il venditore può incorporarlo nel prezzo o nelle spese di spedizione. Prima di confermare l’ordine conviene verificare da dove parte la merce, se è già sdoganata in Europa e quali costi doganali sono indicati al checkout.