Pacchi da Temu o Shein? Da luglio scatta la nuova tassa UE per gli ordini sotto i 150 euro
Dal 1° luglio 2026 entra in vigore la nuova tassa UE da 3 euro sui pacchi che arrivano da Paesi extraeuropei e di valore inferiore ai 150 euro. In Italia, però, esiste già un contributo da 2 euro per lo sdoganamento. Si pagheranno entrambi? E quanto inciderà davvero sugli acquisti da Temu, Shein e AliExpress? Ecco cosa sappiamo e cosa conviene verificare prima di comprare.
In questo articolo
- Nuova tassa UE sui pacchi sotto i 150 euro: cosa cambia dal 1° luglio 2026
- Da luglio si pagano 2 euro, 3 euro o entrambi?
- Comprare Extra-UE o in UE: cosa cambia
- Che cos’è la tassa italiana da 2 euro sui pacchi e quando scatta
- Quando non si paga: spedizioni intra-UE e merce già sdoganata
- Come capisco se pagherò la tassa quando compro online?
- Quando e come si paga la tassa sui pacchi in Italia
- Quanto valgono i costi di sdoganamento
- Domande frequenti
Nel secondo semestre 2026 entra in vigore la nuova tassa europea sui piccoli acquisti extra-UE di valore inferiore a 150 euro, secondo quanto approvato dal Consiglio UE la misura prevede un contributo forfettario di 3 euro per pacco. In Italia, da marzo ci sarà già la tassa di 2 euro sui pacchi sotto i 150 euro di valore che viene applicata in sede di sdoganamento. Il nodo è capire se questi due dazi si sommano o si coordinano, con possibili aumenti dei prezzi per acquisti dai colossi dell’e-commerce fuori dall'Europa, da Shein a Temu ad AliExpress.
Anche se stiamo parlando di un contributo applicato solo alle importazioni di basso valore provenienti da Paesi extra-UE, cerchiamo di capire quando scatta esattamente, chi lo paga e come evitare sorprese sugli acquisti online.
Torna all'inizioNuova tassa UE sui pacchi sotto i 150 euro: cosa cambia dal 1° luglio 2026
La nuova tassa europea sui pacchi si applica a tutti i pacchi e-commerce da paesi extra-UE con valore sotto 150 euro, colpendo il 93% dei flussi online verso l'Europa. Si tratta di un dazio fisso di 3 euro per pacco, non per articolo. Infatti, come per quella italiana se compri più prodotti spediti in un unico pacco, paghi 3 euro totali ma se i prodotti vengono separati in più pacchi tassa diventa di 3 euro per il numero di pacchi spediti. Il problema aggiuntivo è che se da luglio si pagano i 3 euro di tassa UE e i 2 euro di spesa di sdoganamento all’Italia, per ogni pacco sarebbero dovuti 5 euro, con il rischio concreto di vanificare il vantaggio economico dell’acquisto Extra – UE.
La tassa sui pacchi è stata introdotta dal Consiglio UE per gestire la triplicazione dei pacchi di modico valore (4,6 miliardi nel 2024), ridurre frodi, concorrenza sleale e pressione sulle dogane. È una misura temporanea fino al 2028, anno in cui dovrebbe entrare in funzione il nuovo sistema doganale europeo che rivedrà le modalità di controllo delle merci da sdoganare.
È un passo verso regole uniformi, ma lascia aperta la questione del coordinamento con misure nazionali come quella italiana anche se il Governo potrebbe scegliere di adeguare o sospendere il contributo nazionale per evitare una duplicazione del prelievo.
Torna all'inizioDa luglio si pagano 2 euro, 3 euro o entrambi?
Al momento non c'è una risposta definitiva, perché dipende da decisioni operative tra UE e Stati membri perché i due importi sono diversi dal punto di vista normativo.
La tassa UE da 3 euro è un dazio doganale unionale, mentre quella italiana da 2 euro è un contributo per spese di gestione sdoganamento extra-UE, introdotto nella Legge di Bilancio 2026 e che verrà applicata da marzo. In pratica, i due dazi:
- coprono costi differenti: dazio europeo contro contributo per spese di gestione italiane;
- finiscono in due “casse” diverse: tra Europa e Italia non è ancora chiaro che tipo di armonizzazione delle entrate verrà stabilito
- colpiscono indistintamente il consumatore italiano.
Cosa può succedere
Come abbiamo visto la situazione è in divenire e, la scelta più importante spetta allo Stato italiano che dovrà decidere come comportarsi. Nella pratica, per il consumatore cosa può cambiare:
- La tassa UE sostituisce quella italiana e a partire da luglio si versano solo i 3 euro, in questo modo l’Italia si adegua alla normativa europea e sospende l’applicazione del proprio contributo di 2 euro;
La tassa UE si somma a quella italiana e a partire da luglio per ogni pacco extra-UE il consumatore dovrà versare 5 euro: 3 da destinare all’Europa e 2 da destinare all’Italia.
Torna all'inizioComprare Extra-UE o in UE: cosa cambia
Per capire come incide sul prezzo il Paese di provenienza della merce vediamo quali sono le variabili da considerare, anche se al momento non si conosce ancora l’importo definitivo del dazio (2, 3 o 5 euro).
| Venditore UE |
Venditore extra-UE |
|
|---|---|---|
| Dogana |
Nessun passaggio, IVA inclusa nel prezzo |
Tassa UE di 3 euro + possibile 2 euro per tassa italiana + IVA |
| Prezzo finale |
Prevedibile, senza costi aggiuntivi |
Costo della merce + spese di spedizione + costi doganali |
| Consigli |
Preferibile per piccoli acquisti |
Meglio per acquisti plurimi, prestando attenzione al numero di pacchi |
Che cos’è la tassa italiana da 2 euro sui pacchi e quando scatta
Il Governo, per disincentivare gli acquisti di basso valore dai Paesi Extra Ue, colpendo le grandi piattaforme di commercio online, ha introdotto da marzo un contributo fisso di 2 euro per ogni spedizione che:
- proviene da un Paese fuori dall’Unione europea;
- ha un valore dichiarato massimo di 150 euro;
- richiede adempimenti doganali al momento dell’importazione
In pratica, il contributo non dipende dal tipo di prodotto, ma dal momento e luogo dell’importazione. La giustificazione che viene data a questa nuova tassa è nella necessità di coprire i costi amministrativi delle dogane, che però, per il consumatore si traduce in un costo aggiuntivo automatico legato all’arrivo del pacco.
Perché un pacco passa in dogana?
Quando un acquisto arriva da fuori dall’Unione europea, la consegna non è immediata, infatti, prima il pacco deve passare dalla dogana a prescindere dal suo contenuto e dal suo valore. È un passaggio obbligatorio che serve a registrare l’ingresso della merce in Europa e a verificarne i dati essenziali.
Il consumatore non deve fare nulla e spesso non se ne accorge nemmeno. Questo controllo avviene automaticamente prima della consegna ed è proprio a questa fase che la nuova norma collega il contributo da 2 euro. Non dipende dal tipo di prodotto né da quanto è costato, ma dal fatto che il pacco entri in Europa da un Paese extra-UE.
Il valore dichiarato del pacco non corrisponde al prezzo
Il valore dichiarato è l’importo che risulta alla dogana quando il pacco arriva in Europa. Questo dato deve essere comunicato dal venditore e serve per stabilire quali regole, prevalentemente fiscali, applicare all’importazione. In alcuni casi coincide con il prezzo pagato online, ma spesso possono rientrare anche le spese di spedizione o altri costi legati alla vendita.
Questo valore è decisivo perché la nuova tassa riguarda solo i pacchi con valore dichiarato fino a 150 euro. Però facciamo attenzione perché se il valore è indicato in modo poco chiaro o non corretto, il pacco può subire ritardi per le procedure di sdoganamento o costi aggiuntivi.
Torna all'inizioQuando non si paga: spedizioni intra-UE e merce già sdoganata
Il contributo non si applica a tutti gli acquisti online, infatti, se:
- compri da un venditore che opera all’interno dell’Unione europea;
- la merce è già stata sdoganata in un altro Stato europeo;
Succede, ad esempio, quando il venditore ha già importato la merce in Europa e la spedisce da un magazzino europeo come prodotto dell’Unione europea. Per il consumatore questo significa che il prezzo pagato al momento dell’acquisto è, di norma, quello finale. Non ci sono costi doganali aggiuntivi legati alla consegna.
I marketplace con magazzini in Europa
Diversi marketplace utilizzano magazzini in Europa da cui spediscono l’acquisto fatto in Italia. Questa situazione non garantisce automaticamente la non applicazione dei 2 o dei 3 euro. Infatti, potrebbe succedere che la merce precedentemente importata nell’hub europeo non sia stata sdoganata, di conseguenza, quando riprende a circolare per arrivare a destinazione in Italia, è ancora considerata merce non europea. In questo caso, lo sdoganamento avviene solo all’arrivo in Italia e i contributi ulteriori potrebbero esser applicati.
Torna all'inizioCome capisco se pagherò la tassa quando compro online?
Purtroppo, non è sempre semplice capire con certezza da dove arriva un pacco. Innanzitutto, è bene non fermarsi solo al prezzo o al fatto che il pacco “parta dall’Europa”, perché questi elementi da soli non bastano. Prima di acquistare, conviene controllare:
- la sede del venditore, per capire se opera davvero dall’Unione europea;
- come viene indicata la spedizione, distinguendo tra “spedito dall’UE” e semplicemente “spedito in UE”;
- se i costi doganali sono dichiarati come inclusi nel prezzo;
- la presenza di riferimenti al sistema IOSS, quando indicata nella scheda prodotto o nelle condizioni di vendita, che applica IVA e costi al momento dell’acquisto, senza aggiunte per sdoganamenti successivi.
Se queste informazioni sono poco chiare o difficili da trovare, il rischio che il contributo venga applicato resta.
Torna all'inizioQuando e come si paga la tassa sui pacchi in Italia
In Italia i 2 euro sono un costo di sdoganamento, per questo motivo si possono verificare differenti situazioni:
- vengono pagati dal markeplace che se ne fa carico;
- possono esser indicati come costo aggiuntivo al momento del pagamento online, in questo caso il marketplace pagherà in dogana per nostro conto;
- vengono richiesti alla consegna come avviene in alcuni casi per i costi di sdoganamento.
Quanto valgono i costi di sdoganamento
Tutti i pacchi che viaggiano dai paesi Etra-Ue subiscono il così detto sdoganamento che consiste nel pagamento di:
- IVA sul bene acquistato;
- Dazi doganali che variano in base al valore e alla tipologia di merce che è stata importata in Italia;
- Diritti postali, o oneri di sdoganamento che sono il costo richiesto da chi si sta occupando del trasporto.
Queste voci variano in base al valore del pacco e possono esser anticipati dall’acquirente tramite il venditore oppure è quest’ultimo che li sostiene interamente.
Tuttavia, a volte può capitare che vengano richiesti in fase di consegna, infatti, non tutti i fornitori Extra-UE sono trasparenti nella gestione dello sdoganamento e può succedere che alla consegna venga richiesto il pagamento di queste cifre tramite il corriere stesso o dalla dogana. Ovviamente è bene prestare molta attenzione perché la richiesta di cifre aggiuntive deve esser specificatamente documentata. E’ importante sapere che il mancato pagamento dello sdoganamento comporta il blocco della merce, il reso al mittente e in alcuni casi l’applicazione di sanzioni.
Torna all'inizioDomande frequenti
Conviene comprare prima di luglio?
Sì, ma presta molta attenzione ai tempi di consegna, infatti, solo se il pacco arriva in dogana entro il 30 giugno eviti la nuova tassa UE. Tuttavia, l’applicazione concreta del dazio dipenderà dai chiarimenti doganali che attualmente mancano.
Chi paga la nuova tassa sui pacchi?
Il destinatario finale al momento dello sdoganamento, viene spesso addebitata in anticipo dal corriere o dal venditore, anche tramite piattaforma, al momento del pagamento.
Cosa succede se il pacco arriva dopo luglio?
Per il pagamento della tassa UE sui pacchi conta la data di arrivo in dogana, non la data dell'ordine. Quindi per i pacchi che arrivano in dogana a partire dal 1° luglio ci sarà l’addebito.
Cosa posso fare se il corriere chiede un importo extra senza spiegazioni?
Richiedi sempre un documento scritto con il dettaglio di quanto richiesto e se non sei certo non pagare nulla. Sappi però che in questo caso, il mancato pagamento, se realmente dovuto implica la non consegna della merce e/o la restituzione al mittente.
