Temu e Shein: dal 1° novembre altri 2 euro sui pacchi extra-Ue
Dal 1° luglio chi compra su Temu, Shein o AliExpress paga un dazio Ue da 3 euro su ogni categoria di prodotto contenuta nelle spedizioni extra-Ue sotto i 150 euro. Dal 1° novembre si aggiungono 2 euro soggetti a Iva di tassa di gestione europea ormai: si pagano anche sopra i 150 euro e non vengono restituiti in caso di reso. Il contributo italiano da 2 euro slitta invece al 1° gennaio 2027. Ecco cosa cambia davvero per chi acquista.
In questo articolo
- Tassa di gestione europea da 2 euro: cosa cambia per chi compra
- Dazio UE da 3 euro sui pacchi extra-UE: come funziona
- Dazio UE, tassa di gestione e contributo italiano: tutte le date da ricordare
- Qual è la differenza tra i prelievi
- Cosa si intende per articolo: come si calcola quello che paghi
- Comprare Extra-Ue o in Ue: cosa cambia sul prezzo
- Contributo italiano da 2 euro sui pacchi: cos’è e quando dovrebbe partire
- Truffe sui costi doganali: come riconoscere email e messaggi falsi
- Quando non si paga: spedizioni intra-Ue e merce già sdoganata
- Domande frequenti
Dal 1° luglio, per gli acquisti extra-Ue sotto i 150 euro, il dazio di 3 euro non si paga sul totale del pacco, ma su ogni diversa categoria di prodotto contenuta all'interno. Questo è quanto ha stabilito la Commissione europea pubblicando le proprie linee guida rivolte alle dogane e agli operatori di ogni paese dell’unione, facendo riferimento alle categorie merceologiche dei beni. Il documento, aggiornato al 5 ottobre 2026, ha natura esplicativa: in caso di contrasto prevale il testo dei regolamenti. Una precisazione sulla soglia: i 150 euro si misurano sul valore dell'intera spedizione, non del singolo articolo. Se il pacco nel complesso supera quella cifra il forfait non si applica e scattano i dazi ordinari, calcolati su valore, origine e classificazione.
Dal 1° novembre 2026 si aggiunge un secondo prelievo europeo: la tassa di gestione dell'Unione, la cosiddetta Union handling fee, fissata in 2 euro per articolo. A istituirla è il nuovo Codice doganale dell'Unione (regolamento (Ue) 2026/2108 del 16 settembre 2026) e l'importo è stato stabilito dalla Commissione europea con l'atto delegato C(2026) 6694 del 21 settembre. Parlamento europeo e Consiglio non hanno sollevato obiezioni entro i 30 giorni previsti: l'atto è diventato il regolamento delegato (Ue) 2026/2152, pubbicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 22 ottobre 2026 ed è entrato in vigore lo stesso giorno.
Il contributo italiano da 2 euro per spedizione è invece rinviato al 1° gennaio 2027. Il quarto slittamento arriva dal decreto legge su autotrasporto, agricoltura e pesca approvato dal Consiglio dei ministri il 22 ottobre 2026, dove la proroga è all'articolo 1 insieme alle risorse per il settore. I rinvii precedenti avevano spostato l'avvio prima al 1° luglio, poi al 1° ottobre, poi al 1° dicembre: ogni mese di sospensione vale circa 20 milioni di euro di mancato gettito. La nuova data cade due mesi dopo l'avvio della tassa europea, e il punto non è di poco conto: il Codice doganale consente agli Stati membri di applicare oneri solo per servizi diversi da quelli già coperti dalla tassa di gestione dell'Unione, e dal 21 settembre 2027 vieta in generale di far pagare le formalità doganali svolte negli orari d'ufficio. Poiché il contributo italiano è nato proprio per coprire le spese di gestione dello sdoganamento, resta aperta la questione se le due misure possano convivere.
In una recente intervista al Sole 24 Ore, Roberto Alesse, direttore generale dell’Agenzia delle Dogane ha dichiarato che il nuovo dazio europeo ha portato un gettito di 83 milioni di euro in Europa (ricordiamo che il dazio europeo viene trasferito all’Italia per il 25% del suo valore), mentre si è registrato un calo delle importazioni low cost extra UE del 39% nel bimestre luglio/agosto. I dati aggiornati a fine settembre confermano la tendenza: tra il 1° gennaio e il 28 settembre 2026 le dichiarazioni di importazione per le spedizioni sotto i 150 euro sono state 47,9 milioni, contro i 69,6 milioni dello stesso periodo del 2025. Quasi 22 milioni in meno, un calo del 31%. Sulla partenza della tassa di gestione, Alesse ha assicurato che le funzionalità del sistema doganale sono in via di implementazione.
Torna all'inizioTassa di gestione europea da 2 euro: cosa cambia per chi compra
La tassa di gestione dell'Unione non è un dazio. È un importo fisso che le dogane incassano per coprire il costo di controllare l'ondata di pacchi dell'e-commerce: verifica dei dati, analisi dei rischi, controlli, infrastrutture informatiche, compresi i servizi della nuova Autorità doganale dell'Unione europea. Lo stabilisce l'articolo 20 del nuovo Codice doganale, che la definisce come importo fisso per articolo e ne ha rimandato la cifra a un atto della Commissione.
Si paga su ogni articolo, non su ogni pacco e non su ogni pezzo. Il Codice doganale definisce “articolo” l'insieme delle merci di una spedizione che hanno la stessa classificazione tariffaria, la stessa descrizione e, quando la dichiarazione lo richiede, la stessa origine: cinque magliette uguali e con stessa provenienza contano come un articolo, una maglietta e un orologio come due. Quanti articoli contenga davvero un pacco dipende anche dal tipo di dichiarazione che usa la piattaforma, e più avanti vediamo perché. Le dogane non possono nemmeno applicare il metodo semplificato che tassa l'intera spedizione in blocco quando si applica il dazio da 3 euro. Le linee guida chiariscono che i due prelievi si applicano per "riga di dichiarazione doganale" a prescindere dal numero di pezzi.
Non c'è la soglia dei 150 euro. È la differenza più importante rispetto al dazio forfettario. I 3 euro riguardano solo le spedizioni sotto i 150 euro, mentre la tassa di gestione si applica a tutte le merci vendute a distanza e immesse in libera pratica, qualunque sia il valore. Un acquisto da 300 euro da un venditore extra-Ue sconta quindi i 2 euro per articolo, oltre ai dazi ordinari calcolati sul valore. Si paga anche quando non c'è nessun dazio da versare. Sono esenti solo le spedizioni che non sono una vendita a distanza a un consumatore, come il regalo spedito da un parente che vive all'estero, e gli acquisti fatti da un'impresa che indica la partita Iva in dichiarazione: è proprio l'assenza di quel numero a segnalare alla dogana una vendita a distanza. Restano fuori anche i mezzi di trasporto nuovi e i beni ceduti dopo installazione o montaggio.
Sui 2 euro si paga anche l’Iva, in ogni caso. Le linee guida della Commissione del 7 ottobre 2026 qualificano la tassa di gestione come spesa accessoria alla fornitura e la fanno rientrare nella base imponibile, e benché il meccanismo cambia a seconda di come viene riscossa l’imposta (se in dogana o tramite sistema Ioss), il risultato per chi compra è lo stesso: con l’aliquota ordinaria i 2 euro diventano 2,44 euro per articolo. In caso di reso la tassa di gestione non torna indietro, mentre l’Iva calcolata su quei 2 euro viene restituita insieme al resto dell’imposta.
Formalmente non la paghi tu. Il regolamento è esplicito: debitore è chi risponde dell'obbligazione doganale, cioè l'importatore per le vendite a distanza o il dichiarante, di norma la piattaforma che usa il regime Ioss o il rappresentante doganale. Il consumatore non è debitore della tassa. Nella pratica vale quanto già succede con il dazio da 3 euro: nessuna norma vieta al venditore di ribaltare il costo sul prezzo finale o sulle spese di spedizione. Se fai un reso, i 2 euro non vengono restituiti, torna indietro solo l'Iva. L'articolo 20 stabilisce che la tassa di gestione non è rimborsabile. Non è un dettaglio da poco per chi compra abbigliamento o calzature online, dove il reso è la regola e non l'eccezione: il costo resta a carico della catena anche quando la merce torna al mittente, e difficilmente la piattaforma lo restituirà insieme al prezzo del prodotto.
Torna all'inizioDazio UE da 3 euro sui pacchi extra-UE: come funziona
Il dazio europeo sui pacchi si applica a tutti gli articoli e-commerce da paesi extra-Ue che nel complesso non superino i 150 euro di valore. Si tratta di un dazio fisso di 3 euro più Iva per categoria di articolo, non per pacco. Se il totale supera questa soglia si applicano direttamente i dazi ordinari
La Commissione UE nella pubblicazione delle proprie linee guida sull’applicazione del dazio ha chiarito che il costo deve ricadere sul venditore, sul corriere o sull'agente che presenta la merce in dogana e non sull’acquirente, tuttavia, non ha stabilito nessun divieto per il venditore di ricaricare questo contributo sul consumatore finale, definendolo come obbligato residuale al pagamento e solo nei Paesi che mettono a disposizione un sistema gratuito di dichiarazione doganale via web per i cittadini. Nella pratica, i vari marketplaces addebitano il costo più Iva al consumatore, salvo alcune agevolazioni che vengono introdotte periodicamente e talvolta vengono applicate sul singolo account.
Il dazio sui pacchi è stato introdotto dal Consiglio UE per gestire la triplicazione dei pacchi di modico valore (4,6 miliardi nel 2024 circa il triplo del 2022), ridurre frodi, concorrenza sleale e pressione sulle dogane. È una misura temporanea fino al 2028, anno in cui dovrebbe entrare in funzione il nuovo sistema doganale europeo (Eu customs data hub) che rivedrà le modalità di controllo delle merci da sdoganare. Entro il 1° dicembre 2027 la Commissione deve valutare se il sistema sarà davvero operativo e, in caso contrario, può proporre di prorogare il dazio. Dal 1° luglio 2028, comunque, le merci vendute a distanza pagheranno i dazi ordinari a prescindere dal valore.
Torna all'inizioDazio UE, tassa di gestione e contributo italiano: tutte le date da ricordare
Le nuove regole si applicano a fasi successive. Il quadro è stato aggiornato da ultimo con il nuovo Codice doganale dell'Unione e con l'atto delegato della Commissione europea del 21 settembre 2026.
| Data |
Misura |
Cosa cambia per il consumatore |
|---|---|---|
| 1° luglio 2026 | Dazio Ue da 3 euro per articolo (in vigore). Contributo italiano da 2 euro: sospeso. | Si paga 3 euro per ogni articolo distinto (per categoria tariffaria) nelle spedizioni extra-Ue sotto i 150 euro. Esempio: 5 magliette in un pacco → 3 euro; maglietta + orologio → 6 euro + iva. La soglia si misura sul totale della spedizione. |
| 1° novembre 2026 | Tassa di gestione dell'Unione: 2 euro per articolo. Regolamento delegato (Ue) 2026/2152. | Si aggiungono 2 euro + Iva per articolo, senza soglia di valore e anche quando non è dovuto alcun dazio. Non vengono restituiti in caso di reso. Debitore è, di regola, la piattaforma o il rappresentante doganale, non chi compra, ma il costo può finire nel prezzo. |
| 1° gennaio 2027 | Nuova data (quarto rinvio) per il contributo italiano da 2 euro — salvo ulteriori proroghe o cancellazione. | Si aggiungono 2 euro per spedizione, non per articolo. Su un pacco con un solo articolo si arriverebbe a 7 euro di prelievi. Resta aperta la compatibilità con le regole europee sugli oneri doganali. |
| 1° luglio 2028 | Eu customs data hub operativo. Fine dell'applicazione del dazio forfettario da 3 euro. | Entra in funzione il nuovo sistema doganale digitale (Eu customs data hub): i dazi saranno calcolati in base alla categoria merceologica di ogni articolo. Le regole cambieranno in modo sostanziale rispetto al regime transitorio attuale. |
Qual è la differenza tra i prelievi
I prelievi sugli acquisti extra UE diventano tre e conviene tenerli separati:
- dazio Ue da 3 euro: dazio doganale unionale, per categoria merceologica, solo se la spedizione nel complesso non supera i 150 euro, soggetto a Iva, misura temporanea fino al 2028;
- tassa di gestione dell'Unione da 2 euro: non è un dazio ma il rimborso dei costi di controllo delle dogane, per articolo, senza soglia di valore, dovuta anche in assenza di dazio; in vigore dal 1° novembre 2026;
- contributo italiano da 2 euro: contributo per spese di gestione dello sdoganamento, per spedizione e non per articolo, esente da Iva, rinviato al 1° gennaio 2027.
Il 25% del dazio europeo finisce nelle casse dello Stato italiano, a titolo di spese di riscossione, mentre il contributo nazionale è interamente italiano. Per chi compra la distinzione conta poco: colpiscono tutte e tre lo stesso acquisto.
Torna all'inizioCosa si intende per articolo: come si calcola quello che paghi
Il punto chiave di entrambi i prelievi europei sta nella definizione di articolo, che risulta nel Codice doganale: è l'insieme delle merci contenute in una spedizione che condividono la stessa classificazione tariffaria, la stessa descrizione e la stessa origine. Vale sia per il dazio da 3 euro che per la tassa di gestione di 2 euro.
L'origine entra nel conteggio quando la dichiarazione doganale la richiede, e questo dipende dal modulo dichiarativo che la piattaforma usa: le dichiarazioni semplificate si fermano alle prime sei cifre della classificazione e non riportano l'origine, quella ordinaria arriva a dieci cifre e la riporta. Nell'esempio della Commissione, tre completi da donna di materiali diversi valgono un solo articolo in dichiarazione semplificata, cioè 3 euro di dazio più 2 di tassa, e tre articoli in dichiarazione ordinaria, cioè 9 più 6. Lo stesso pacco, quindi, può costare importi molto diversi a seconda di come lo dichiara la piattaforma.
Per orientarti devi fare una stima, ma difficilmente avrai la certezza assoluta prima del passaggio finale sui costi di spedizione. Segui queste regole:
- un singolo articolo ha un valore superiore a 150 euro: non paghi il dazio forfettario, ma la tassa di gestione da 2 euro resta dovuta
- gli articoli che stai comprando singolarmente valgono meno di 150 euro: conta i pezzi di categoria differente. A questo punto moltiplica ogni categoria per 3 euro di dazio e da novembre per altri 2 euro di tassa di gestione.
Ecco come si traduce in pratica, tenendo presente che i conteggi valgono se i pezzi condividono anche l'origine:
- 3 T-shirt dello stesso tipo → probabilmente un solo item/tipo merceologico: 3 euro di dazio e 2 euro di tassa di gestione cioè 6,10 euro (5 euro + iva);
- 1 T-shirt + 1 paio di scarpe → due item/tipi merceologici: 6 euro di dazio e 4 euro di tassa di gestione cioè 12,20 euro (10 euro + iva);
- 1 caricatore + 1 cavo + 1 cover → probabilmente tre item/tipi merceologici: 9 euro di dazio e 6 euro di tassa di gestione cioè 18,30 euro (15 euro + iva);
- un articolo da 300 euro: niente dazio forfettario perché la spedizione supera la soglia, ma i 2 euro (2,44 euro con Iva) di tassa di gestione si pagano lo stesso insieme ai dazi ordinari calcolati sul valore;
- dal 1° gennaio 2027, se il contributo italiano partirà, si aggiungono 2 euro per spedizione: su un pacco con un solo articolo da 10 euro si arriva a 7 euro, di cui 5 soggetti a Iva di prelievi.
In pratica, il consumatore dovrebbe poter vedere l’importo al checkout, se il venditore/piattaforma gestisce correttamente imposte e oneri di importazione, oppure al momento dello sdoganamento/consegna, tramite corriere, posta o rappresentante doganale. Negli acquisti che passano dallo sportello unico per le importazioni (Ioss) l'importo è determinato già al momento in cui viene accettato il pagamento dell'ordine: è lì che dovresti trovarlo indicato.
Cosa può succedere
Come abbiamo visto la situazione è in divenire e, la scelta più importante spetta allo Stato italiano che dovrà decidere se applicare davvero il contributo da 2 euro da gennaio 2027. Nella pratica, per il consumatore cosa può cambiare:
- dal 1° luglio al 31 ottobre 2026: si paga solo il dazio Ue da 3 euro per articolo.
- dal 1° novembre 2026: si aggiunge la tassa di gestione dell'Unione da 2 euro per articolo, fissata con regolamento Ue;
- dal 1° gennaio 2027: termina il rinvio del contributo italiano. Salvo ulteriori proroghe, si aggiungerebbero 2 euro a spedizione in aggiunta ai prelievi Ue. Il nuovo Codice doganale consente agli Stati membri di applicare oneri solo per servizi diversi da quelli già coperti dalla tassa europea: la convivenza delle due misure resta da chiarire.
Questo comporta un’applicazione non semplice della tassazione. Infatti, quella italiana colpisce il valore complessivo del pacco che deve essere inferiore a 150 euro, il dazio europeo colpisce ogni categoria merceologica differente contenuta in un pacco che, nel complesso, resti sotto i 150 euro, mentre la tassa di gestione europea colpisce ogni articolo a prescindere dal valore.
Torna all'inizioComprare Extra-Ue o in Ue: cosa cambia sul prezzo
Per capire come incide sul prezzo il Paese di provenienza della merce vediamo quali sono le variabili da considerare.
| Venditore UE |
Venditore extra-UE |
|
|---|---|---|
| Dogana | Nessun passaggio in dogana Iva inclusa nel prezzo |
Dazio Ue di 3 euro per articolo + Iva sotto i 150 euro di valore. |
| Prezzo finale | Prevedibile, senza costi aggiuntivi | Costo della merce + spese di spedizione + costi doganali |
| Consigli | Preferibile per piccoli acquisti |
Meglio per acquisti plurimi |
Contributo italiano da 2 euro sui pacchi: cos’è e quando dovrebbe partire
Il Governo, per disincentivare gli acquisti di basso valore dai Paesi Extra Ue, colpendo le grandi piattaforme di commercio online, ha introdotto un contributo fisso di 2 euro per ogni spedizione che:
- proviene da un Paese fuori dall’Unione europea;
- ha un valore dichiarato massimo di 150 euro;
- richiede adempimenti doganali al momento dell’importazione
In pratica, il contributo non dipende dal tipo di prodotto, ma dal momento e luogo dell’importazione. La giustificazione che viene data a questa nuova tassa è nella necessità di coprire i costi amministrativi delle dogane, che però, per il consumatore si traduce in un costo aggiuntivo automatico legato all’arrivo del pacco.
Quando entra in vigore il contributo italiano da 2 euro
Il Governo ha introdotto la tassa sui pacchi con la legge di bilancio per il 2026. In un primo momento l’applicazione sarebbe dovuta partire da gennaio, ma l’Agenzia delle dogane, dovendosi adattare alle nuove procedure, ha fatto slittare al 1° di marzo il prelievo dei 2 euro a pacco. Nonostante le Dogane abbiano adeguato le procedure, il Governo con il decreto Pnrr del 22 giugno 2026, ha prorogato ulteriormente la sospensione fino al 1° ottobre 2026, in attesa dell’entrata in vigore della Union handling fee europea.
Il 16 settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo rinvio tamite il D.L. 162/2026, questa volta al 1° dicembre 2026: è il terzo differimento della misura, e il più delicato, perché la nuova data cade un mese dopo l'avvio della tassa di gestione europea. Il Codice doganale dell'Unione, infatti, lascia agli Stati membri la possibilità di applicare oneri solo per servizi diversi da quelli coperti dalla tassa di gestione, e dal 21 settembre 2027 vieta di far pagare le formalità doganali svolte negli orari d'ufficio.
Il 22 ottobre 2026 è arrivato il quarto rinvio: il decreto legge su autotrasporto, agricoltura e pesca approvato dal Consiglio dei ministri sposta l'avvio al 1° gennaio 2027.
Va considerato poi che il dazio europeo da 3 euro è una risorsa propria dell'Unione che l'Italia riscuote trattenendone il 25% come spese di riscossione: 75 centesimi per ogni articolo, mentre i restanti 2,25 euro vanno al bilancio europeo. Su un pacco con tre categorie di prodotto la quota italiana sale quindi a 2,25 euro, non comparabile ai 2 euro a pacco che, come stabilito nella legge di bilancio 2026, dovevano garantire un introito di 612 milioni in tre anni. L'eventuale suddivisione del contributo di gestione europeo con gli Stati membri, invece, non è ancora chiaro se e come avverrà.
Torna all'inizioTruffe sui costi doganali: come riconoscere email e messaggi falsi
Lo scorso 20 marzo 2026 con un comunicato stampa l’Agenzia delle Dogane ha segnalato una mail sospetta che arriva da assistenza.rds@adm.gov.it, che ha come oggetto una presunta spedizione in attesa di pagamento di una tassa per lo sdoganamento e chiede di fare il versamento nelle successive 24 ore in criptovalute. Ovviamente si tratta di una mail di phishing cui l’Agenzia raccomanda di non rispondere e in caso di dubbio di contattare gli uffici dell’Agenzia delle Dogane.
Questo è solo l’ultimo tentativo di truffa, che la continua incertezza sull’applicazione della tassa sui pacchi rende più semplice. Molto spesso, infatti, arrivano messaggi o mail in cui si notifica la richiesta di soldi per lo sdoganamento di merci che sono tentativi di phishing.
Ecco alcuni esempi:
- "Il tuo pacco [Codice] è in giacenza per mancato pagamento delle tasse doganali. Clicca qui per sbloccarlo: [Link Malevolo]"
- "Gentile cliente, la consegna del pacco n. 12345 è stata sospesa. Spese di sdoganamento non pagate (2,99€). Procedi al pagamento: [Link]"
- "Agenzia Dogane: il suo pacco è bloccato al terminal 1 a causa di costi di spedizione non pagati."
Per questo motivo, bisogna fare molta attenzione, ecco cosa controllare:
- non cliccare sul link sospetto;
- verifica il tracking sul sito ufficiale del corriere e del market place e la corrispondenza con il numero di spedizione indicato nel messaggio sospetto;
- il corriere non ti chiederà mai di pagare direttamente tramite un link nel messaggio, ma ti indirizzerà al sito ufficiale per gestire la pratica;
- se hai dubbi contatta il corriere, ai recapiti che trovi sul loro sito: non vengono mai chiesti dati sensibili via messaggio o mail ed eventuali link che non portano al sito ufficiale del corriere sono segnali di truffa;
- se hai pagato contatta la banca per bloccare la carta di credito e segnalare l’operazione fraudolenta.
Quando non si paga: spedizioni intra-Ue e merce già sdoganata
I prelievi non si applicano a ogni acquisto online. Restano fuori i casi in cui:
- compri da un venditore che opera all’interno dell’Unione europea;
- la merce è già stata sdoganata in un altro Stato europeo;
Succede, ad esempio, quando il venditore ha già importato la merce in Europa e la spedisce da un magazzino europeo come prodotto dell’Unione europea. Per il consumatore questo significa che il prezzo pagato al momento dell’acquisto è, di norma, quello finale. Non ci sono costi doganali aggiuntivi legati alla consegna.
Temu, Shein e AliExpress con magazzini UE: quando si paga comunque
Comprare da un magazzino europeo resta la via d'uscita, ma solo se la merce è già sdoganata. I prelievi si applicano nel momento dello sdoganamento: se la merce è già stata immessa in libera pratica in Europa e viene spedita da un magazzino interno all'Unione, i 2 euro non scattano, così come non scatta il dazio.
Diversi marketplace utilizzano magazzini in Europa da cui spediscono l’acquisto fatto in Italia. Questa situazione non garantisce automaticamente la non applicazione dei prelievi europei. Infatti, potrebbe succedere che la merce precedentemente importata nell’hub europeo non sia stata sdoganata, di conseguenza, quando riprende a circolare per arrivare a destinazione in Italia, è ancora considerata merce non europea. In questo caso, lo sdoganamento avviene solo all’arrivo in Italia e i contributi ulteriori vengono applicati.
Perché i pacchi extra UE passano in dogana?
Quando un acquisto arriva da fuori dall’Unione europea, la consegna non è immediata, infatti, prima il pacco deve passare dalla dogana a prescindere dal suo contenuto e dal suo valore. È un passaggio obbligatorio che serve a registrare l’ingresso della merce in Europa e a verificarne i dati essenziali.
Il consumatore non deve fare nulla e spesso non se ne accorge nemmeno. Questo controllo avviene automaticamente prima della consegna ed è proprio a questa fase che la nuova norma collega il contributo.
Dal 1° novembre, inoltre, per ogni articolo venduto a distanza sotto i 150 euro il dichiarante deve trasmettere alla dogana anche i codici che identificano il prodotto: quello assegnato dal marketplace e quello del produttore. Serve a individuare la merce non conforme agli standard europei, quindi è prevedibile un aumento dei controlli e dei tempi di consegna.
Il valore dichiarato del pacco non corrisponde al prezzo
Il valore dichiarato è l’importo che risulta alla dogana quando il pacco arriva in Europa. Questo dato deve essere comunicato dal venditore e serve per stabilire quali regole, prevalentemente fiscali, applicare all’importazione. In alcuni casi coincide con il prezzo pagato online, ma di norma non comprende le spese di spedizione e assicurazione, né imposte e altri oneri: il valore che conta è quello della merce in sé. Le spese di trasporto rientrano solo quando sono inglobate nel prezzo e non indicate separatamente in fattura.
Questo valore è decisivo perché il dazio da 3 euro e il contributo italiano riguardano solo le spedizioni con valore dichiarato fino a 150 euro, mentre la tassa di gestione europea si paga comunque. Però facciamo attenzione perché se il valore è indicato in modo poco chiaro o non corretto, il pacco può subire ritardi per le procedure di sdoganamento o costi aggiuntivi.
Torna all'inizioDomande frequenti
Come capisco se pagherò la tassa quando compro online?
Non è sempre semplice capire con certezza da dove arriva un pacco. Innanzitutto, è bene non fermarsi solo al prezzo o al fatto che il pacco “parta dall’Europa”, perché questi elementi da soli non bastano.
Prima di acquistare conviene controllare la sede del venditore, come viene indicata la spedizione (distinguendo tra “spedito dall'Ue” e semplicemente “spedito in Ue”), se i costi doganali sono dichiarati come inclusi nel prezzo e la presenza di riferimenti al sistema Ioss, che applica Iva e costi al momento dell'acquisto, senza aggiunte per sdoganamenti successivi.Se faccio un reso mi restituiscono la tassa da 2 euro?
No. Il Codice doganale dell'Unione stabilisce che la tassa di gestione non è rimborsabile, nemmeno quando la merce torna al venditore. L'Iva eventualmente applicata su quella tassa, invece, deve esser restituita a chi l'ha versata. Per dazio doganale, invece, restano solo i casi generali di rimborso previsti dal Codice, con una procedura da attivare e tutt'altro che automatica. Se il venditore ti ha addebitato questi importi al checkout, controlla nelle condizioni di vendita cosa rientra nel rimborso in caso di reso.
Quanto valgono i costi di sdoganamento
Tutti i pacchi che viaggiano dai Paesi extra-Ue subiscono lo sdoganamento, che consiste nel pagamento di Iva sul bene acquistato, dazi doganali che variano in base al valore e alla tipologia di merce, e diritti postali, cioè gli oneri di sdoganamento richiesti da chi si sta occupando del trasporto. Queste voci variano in base al valore del pacco e possono essere anticipate dall'acquirente tramite il venditore oppure sostenute interamente da quest'ultimo.
Chi paga la nuova tassa sui pacchi?
Sia per il dazio sia per la tassa di gestione il debitore non è il consumatore: è il venditore, la piattaforma che si avvale del regime Ioss o il rappresentante doganale. Nella pratica, però, non esistono obblighi che impediscano di ricaricare questo costo sull'acquirente, incorporandolo nel prezzo o nelle spese di spedizione.
Conviene comprare entro fine ottobre?
Per il pagamento della tassa Ue sui pacchi conta la data in cui la dogana accetta la dichiarazione doganale presentata dal venditore, non la data dell'ordine. Quindi per i pacchi la cui dichiarazione viene accettata in dogana a partire dal 1° novembre ci sarà l’addebito.
Cosa posso fare se il corriere chiede un importo extra senza spiegazioni?
Richiedi sempre un documento scritto con il dettaglio di quanto richiesto e se non sei certo non pagare nulla. Sappi però che in questo caso, il mancato pagamento, se realmente dovuto implica la non consegna della merce e/o la restituzione al mittente.
