Speciali

Reddito di cittadinanza, come funziona e chi ne beneficerà

18 gennaio 2019
reddito di cittadinanza

18 gennaio 2019
Fino a 780 euro da spendere entro un mese tramite una carta di Poste italiane per chi è disoccupato e con un Isee inferiore a 9.360 euro. Per averlo bisognerà sottoscrivere un Patto per il lavoro. Ecco come funziona il nuovo reddito di cittadinanza.

Il Consiglio dei ministri ha finalmente approvato il testo che svela i dettagli del tanto atteso reddito di cittadinanza. Ma di che cosa si tratta nello specifico? Il reddito di cittadinanza è di fatto un sussidio destinato alla fascia di popolazione sotto la soglia della povertà assoluta, che potrà essere richiesto a partire da marzo e ottenuto dal mese successivo. Si tratta di una somma di denaro mensile (i famosi 780 euro, che però variano in base alle situazioni) erogata su una carta prepagata (o di debito) di Poste Italiane e che dovrà obbligatoriamente essere spesa entro un mese.

I paletti per l'assegnazione di questo sussidio sono stringenti: occorrerà essere cittadini residenti in Italia (compresi cittadini europei o in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata) da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa, e soprattutto è destinato esclusivamente a chi ha un ISEE inferiore a 9.360 euro con valore del patrimonio immobiliare di massimo 30.000 euro. Infine per avere diritto al reddito di cittadinanza occorrerà sottoscrivere un "Patto per il lavoro" che obbliga il cittadino ad accettare almeno una delle tre proposte di lavoro che gli verranno offerte dai nuovi centri per l'impiego.

Ma ecco nel dettaglio come funziona il meccanismo e quali requisiti occorre avere per ottenere il sussidio. 

I requisiti per quanto riguarda il reddito

I requisiti riguardanti il reddito, che devono essere validi al momento di presentazione della domanda, sono:

  • ISEE inferiore a 9.360 euro, di cui il valore del patrimonio immobiliare, diverso dall’abitazione principale sia di massimo 30.000 euro.
  • Il valore del patrimonio mobiliare, calcolato ai fini ISEE deve esser di massimo di 6.000 euro, che possono aumentare di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare fino a un massimo di 10.000 euro. Si può incrementare questo limite di ulteriori 1.000 euro per ogni figlio successivo al secondo e di 5.000 euro per ogni componente disabile del nucleo stesso.
  • Il reddito familiare deve essere inferiore a 6.000 euro annui moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza che varia in base al numero di componenti del nucleo familiare (il parametro è pari a 1 per il primo componente cui si aggiungono 0,4 per ogni componente maggiorenne e 0,2 per i minorenni entro un massimo di 2,1). Il limite reddituale sale a 7.560 euro per la pensione di cittadinanza e a 9.360 euro se il nucleo risiede in una casa in affitto.
  • Nessun componente del nucleo familiare deve essere intestatario di autoveicoli immatricolati per la prima volta nei sei mesi antecedenti la presentazione della domanda, o di autoveicoli di cilindrata superiore ai 1.600 cc (250cc per i motoveicoli) immatricolati per la prima volta nei due anni antecedenti la presentazione della domanda. Sono esclusi i veicoli per i quali è prevista un’agevolazione fiscale per le persone con disabilità.
  • Nessun componente deve essere intestatario o avere la piena disponibilità di navi e imbarcazioni da diporto.
  • Il reddito di cittadinanza è compatibile con la NASpI, mentre non sono considerati i trattamenti assistenziali in corso di godimento.

Il contributo economico

Il reddito di cittadinanza inizia a essere erogato dal mese successivo a quello di presentazione della domanda, il suo valore annuo viene erogato in 12 rate mensili di pari importo ed è riconosciuto per un periodo massimo di 18 mesi, rinnovabili con la sospensione di un mese tra ogni rinnovo (la sospensione non riguarda la pensione di cittadinanza). Il reddito di cittadinanza viene erogato in parti uguali per ogni singolo componente maggiorenne del nucleo, ma occorre un decreto attuativo per definirne le modalità di erogazione.

ll reddito di cittadinanza si chiama pensione di cittadinanza quando riguarda i nuclei familiari composti da uno o più componenti con più di 67 anni di età. I requisiti per ottenerlo sono gli stessi del reddito di cittadinanza. Per ottenere entrambe le misure bisogna essere residenti in Italia (compresi cittadini europei o in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata) da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa.

La pensione di cittadinanza viene erogata tra i coniugi in parti uguali. Il reddito di cittadinanza viene erogato a integrazione del reddito familiare fino ai 6.000 euro annui (7.560 euro per la pensione di cittadinanza) moltiplicati per il parametro corrispondente della scala di equivalenza, cui si aggiunge un’integrazione massima di 3.360 euro annui a copertura del canone di locazione eventualmente versato dal nucleo familiare (1.800 euro per la pensione di cittadinanza). Se il nucleo vive in una casa di abitazione per la quale sta versando un mutuo, può godere di un’integrazione massima annua di 1.800 euro a copertura del costo delle rate del mutuo. Il reddito di cittadinanza non può essere superiore a 9.360 euro annui moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza.

Ecco alcuni esempi riportati dal Governo:

  • una persona che vive da sola avrà fino a 780 al mese di reddito di cittadinanza, fino a 500 euro come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo).
  • Una famiglia composta da 2 adulti, 1 figlio maggiorenne e 1 figlio minorenne avrà fino a 1.280 euro al mese di reddito: fino a 1.000 euro mensili come integrazione al reddito più 280 euro al mese di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo).
  • Una famiglia composta da 2 adulti e 2 figli minorenni avrà fino a 1.180 euro al mese di reddito di cittadinanza: fino a 900 euro mensili come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo).

In caso in cui un componente venga assunto il maggior reddito da lavoro concorre al calcolo delle soglie di reddito per l’80% del suo importo a partire dal mese successivo a quello dell’assunzione. Il precettore del reddito di cittadinanza è obbligato a comunicare ogni variazione del reddito entro 15 giorni dall’avvenimento e ogni variazione della composizione del nucleo presentando una nuova DSU (dichiarazione sostitutiva unica ai fini ISEE) entro due mesi.

La situazione lavorativa e familiare:

  • non hanno diritto al reddito di cittadinanza i nuclei che hanno componenti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie nei 12 mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve quelle per giusta causa.
  • I coniugi vengono considerati nello stesso nucleo anche a seguito di separazione o divorzio se risiedono nella stessa abitazione.
  • I figli maggiorenni non conviventi con i genitori fanno parte del nucleo fino ai 26 anni di età se sono a loro carico fiscalmente, non sono sposati e non hanno figli a loro volta.
  • Se nel nucleo sono presenti detenuti o soggetti ricoverati in strutture di lunga degenza a totale carico dello Stato il parametro della scala di equivalenza non tiene conto di queste persone.
Il Patto per il lavoro

Si riceve il reddito di cittadinanza in seguito alla dichiarazione immediata di disponibilità al lavoro da parte dei componenti maggiorenni del nucleo e all’adesione di un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede attività al servizio della comunità (per un massimo di 8 ore settimanali), di riqualificazione professionale e di completamento degli studi. Sono obbligati alla sottoscrizione del patto tutti i componenti che non siano già regolarmente occupati o che frequentino un regolare corso di studi o di formazione. Sono esclusi i soggetti che percepiscono la pensione di cittadinanza, i soggetti con almeno 65 anni d’età e i componenti con disabilità. Possono essere esonerati, i componenti che si occupano di minori di 3 anni di età o di componenti del nucleo con disabilità grave o non autosufficienza come definiti ai fini ISEE. Entro 30 giorni dal riconoscimento del Rdc i componenti del nucleo devono presentare la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro di persona, tramite la “piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per il lavoro” presso i patronati convenzionati o i centri per l’impiego.

Il Patto per il lavoro prevede che il soggetto:

  • si registri sulla piattaforma e la consulti quotidianamente per la ricerca del lavoro.
  • Svolga ricerca attiva del lavoro svolgendo le attività settimanalmente concordate con l’operatore che si occupa della definizione del piano.
  • Accetti di frequentare corsi di formazione o riqualificazione professionale.
  • Sostenga colloqui psicoattitudinali e gli eventuali colloqui di lavoro.
  • Accetti almeno una di tre proposte di lavoro congrue (in caso di rinnovo deve essere accettata la prima offerta utile a prescindere dalla distanza).

Le offerte di lavoro sono ritenute congrue se:

  • nei primi 12 mesi di fruizione del reddito di cittadinanza la prima offerta di lavoro si trova entro 100 chilometri dalla residenza del beneficiario o comunque raggiungibile in 100 minuti con i mezzi pubblici. I chilometri diventano 250 per la seconda offerta e in tutto il territorio italiano per la tersa offerta (quest’ultimo requisito non opera se nel nucleo sono presenti componenti con disabilità).
  • Superati i 12 mesi il lavoro si trova a 250 chilometri di distanza dalla residenza, sia in caso di prima che si seconda offerta. 
  • Se viene accettata un’offerta oltre i 250 chilometri di distanza dalla residenza il reddito di cittadinanza viene riconosciuto per i primi 3 mesi dall’inizio del nuovo impiego, che diventano 12 se nel nucleo sono presenti minori o disabili.
  • Se i beneficiari del reddito di cittadinanza avviano un’attività lavorativa autonoma o un’impresa individuale o una società cooperativa entro i primi 12 mesi di fruizione del beneficio è riconosciuto un ulteriore Rdc pari a 6 mensilità (entro un massimo di 780 euro mensili) corrisposto un un’unica soluzione. 
  • Per le aziende che comunicano la disponibilità di posti vacanti nei centri per l’impiego e che conseguentemente assumono un percettore del reddito sono previsti incentivi economici e sgravi fiscali.
La domanda

La domanda può essere presentata telematicamente o presso i CAF convenzionati con l’Inps. L’Inps ha 30 giorni da oggi per predisporre il modulo per la richiesta. È l’INPS che riconosce il reddito e deve verificare entro 5 giorni dal ricevimento della domanda il possesso dei requisiti e viene erogato tramite la Carta reddito di cittadinanza.

Ai fini del monitoraggio e della gestione del reddito di cittadinanza vengono istituite due piattaforme digitali che di fatto consentono al la gestione del contributo e del percorso stabilito dal patto per il lavoro o per l’inclusione sociale da parte di Inps, Comune di residenza del soggetto e i centri per l’impiego. Dal primo marzo 2019 il reddito d’inclusione non può più esser richiesto e non è più riconosciuto a partire da aprile.

La carta per il reddito di cittadinanza
Il reddito di cittadinanza sarà erogato attraverso una carta di debito, una prepagata, emessa da Poste Italiane. Sarà possibile fare acquisti alimentari e ogni mese un prelievo di massimo 100 euro aumentato di una determinata percentuale a seconda dei componenti del nucleo familiare. Ad esempio una famiglia composta da due genitori e da due figli minorenni potrà prelevare al mese massimo 180 euro. Sarà anche possibile fare un bonifico al mese per pagare l’affitto. Nell’idea del Governo essendo una Carta Acquisti non si potranno cumulare gli accrediti mensili, la somma mensile concessa va spesa nel mese di riferimento. In questo modo si vuole favorire l’utilizzo del denaro e il suo trasferimento nel mercato. Però dubitiamo che questo possa portare grossi benefici alla crescita del mercato visto che si tratta di un reddito di sostegno per spese di prima necessità che dunque più che un risvolto di sviluppo economico ha un risvolto di tipo sociale. 
Cause di decadenza e sanzioni

Per chi presenta una dichiarazione falsa per ottenere il reddito di cittadinanza è prevista la reclusione da 2 a 6 anni. Allo stesso modo, chi non comunica le variazioni utili al calcolo del reddito di cittadinanza in tempo utile è punito con la reclusione da 1 a 3 anni. Alla condanna consegue la revoca del reddito con obbligo di restituzione del percepito e il divieto di chiedere nuovamente il beneficio prima che siano trascorsi 10 anni dalla condanna.

L’erogazione del reddito di cittadinanza viene bloccata anche se uno dei componenti:

  • non effettua la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e non sottoscrive il patto per il lavoro o per l’inclusione sociale.
  • Non partecipa, senza giustificato motivo al percorso di formazione o riqualificazione a lui destinato.
  • Non svolga l’attività di servizio sociale per il Comune.
  • Non accetti le offerte di lavoro.
  • Svolga un lavoro in nero.
  • Non aggiorni la propria situazione in caso di variazione del nucleo.

In ognuno di questi casi, è prevista la decurtazione di alcune mensilità del reddito a seguito di richiami formali ad adempiere agli obblighi, prima della definitiva decadenza del beneficio. Inoltre, in caso di decadenza il richiedente non può presentare un’ulteriore domanda per riottenere il reddito di cittadinanza prima di 18 mesi (6 se nel nucleo ci sono minorenni o disabili).

Effetti ed efficacia da verificare

L’effetto del reddito di cittadinanza sarà apprezzabile e valutabile solo dopo esser stato avviato. Sicuramente nel breve periodo potrebbe risultare complesso, soprattutto per la pubblica amministrazione, mettere in atto tutti gli adempimenti previsti dalla norma e il rischio che ci siano rallentamenti nelle procedure è concreto. Forse qualche mese in più per la predisposizione delle piattaforme e delle strutture dei centri per l’impiego avrebbe permesso di rendere meno a rischio di collasso il processo di erogazione. Allo stesso tempo i CAF si trovano in grossa difficoltà per l’impennata delle richieste di ISEE necessario per il reddito di cittadinanza cui non riescono a far fronte, soprattutto visto il periodo coincidente con quello di presentazione del 730.

Per il momento, il reddito di cittadinanza ha il grande pregio di poter recuperare alcune situazioni di emarginazione sociale, che in questo modo verrebbero prese in carico, con  un possibile positivo effetto in termini di recupero dell’abbandono scolastico da parte dei minori.

Dal punto di vista economico invece, vedremo solo nel lungo periodo se si verificheranno gli effetti sperati di rilancio dell’economia. Dalla lettura della norma ci sembra che, visti i requisiti e il totale massimo del contributo concedibile, l’effetto del redidto di cittadinanza possa essere più che altro un contributo alla sussistenza. L’unica vera misura che va a sostegno del rilancio dell’economia è la spinta al collocamento e alla formazione, perché si presume che il meccanismo del patto per il lavoro porti realmente a ridurre la disoccupazione. I controlli, se funzionano, sono stati coerentemente predisposti dal decreto per evitare che il beneficio finisca nelle tasche dei furbi, certo non è da sottovalutare l’appesantimento del lavoro degli organi di controllo e del sistema giudiziario.