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Disoccupazione: come accedere agli ammortizzatori sociali

14 novembre 2018
naspi disoccupazione

14 novembre 2018

Naspi è il sistema di ammortizzatori sociali per chi resta senza lavoro, in vigore al momento. Ma chi lo può chiedere? Quanto dura? E come si fa la domanda? Ecco tutto quello che devi sapere.

Di questi tempi rimanere senza lavoro è una cosa purtroppo assai frequente. Una soluzione per rimettersi in pista potrebbe essere quella di mettersi in proprio e aprire una propria attività. Spesso, però, non si sa da dove partire. Nella guida "Trovare in proprio oggi" trovi tutte le risposte che servono sul mondo del lavoro autonomo: puoi averla in regalo con il codice VA18110. Ma decidere di mettersi in proprio e avviare tutte le pratiche può richiedere tempo. Nel mentre, sappi che esiste un sistema di ammortizzazione sociale. Si chiama Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) e da quando è entrata in vigore con il Jobs Act qualche anno fa, ha sostituito le vecchie Aspi e Mini Aspi come ammortizzatore sociale per chi resta senza un lavoro. Da allora però nulla è cambiato: ecco allora che requisiti servono, quanto dura e come presentare la domanda.

Chi può richiederla

Tutti i lavoratori dipendenti con contratti a tempo indeterminato e determinato che perdono il proprio lavoro possono richiedere la nuova indennità di disoccupazione.

Non hanno diritto alla Naspi:

  • i lavoratori agricoli;
  • i lavoratori a tempo indeterminato che lavorano nelle pubbliche amministrazioni (ma quelli a tempo determinato, invece, ne hanno diritto);
  • coloro che hanno dato le dimissioni o che hanno scelto una risoluzione consensuale del contratto. Si ha diritto alla Naspi, però, se le dimissioni sono avvenute per giustificato motivo (per esempio mobbing, molestie sessuali, spostamento immotivato ad altra sede, peggioramento delle mansioni...) oppure per dimissioni di madri nel periodo di divieto di licenziamento (a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al primo anno di età del bambino) oppure di padri durante la paternità e fino al primo anno di vita del figlio.

Una buona notizia è che la riforma ha ampliato il bacino di potenziali beneficiari, dal momento che nel regime precedente erano necessari due anni di anzianità assicurativa e almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente la disoccupazione. Oggi il lavoratore deve aver totalizzato almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione e almeno 30 giorni di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi.

Quanto spetta?

L’indennità è proporzionale alla retribuzione percepita negli ultimi 4 anni. Se ne calcola l’importo complessivo e lo si divide per il numero di settimane di contribuzione (cioè quelle effettivamente lavorate), quindi lo si moltiplica per 4,33 per ottenere la retribuzione media mensile. Ma non è finita qui, perché la retribuzione mensile non spetta per intero, ma solo in misura del 75%, se è pari o inferiore a 1.208,15 euro. Se invece la retribuzione mensile media risulta superiore a questo importo, l’indennità consisterà nel 75% della retribuzione, a cui si aggiunge il 25% della differenza tra la retribuzione media e il limite di 1.208,15 euro. In ogni caso, la Naspi non può superare l’importo massimo di 1.314,30 euro, annualmente rivalutato in base all'indice Istat dei prezzi al consumo. L’indennità tuttavia non rimane invariata per tutto il periodo ma dal primo giorno del quarto mese di fruizione, diminuisce del 3% per ciascun mese.

Per quanto tempo si percepisce la Naspi?

L'indennità non ha una durata fissa: il periodo per il quale si ha diritto a riceverla dipende dal numero di settimane lavorate nei 4 anni prima del licenziamento e consiste nella metà delle settimane di contribuzione per un massimo di 96 settimane (24 mesi). Nel periodo in cui beneficia dell’indennità, viene riconosciuta al lavoratore la contribuzione figurativa rapportata alla retribuzione imponibile che ha percepito negli ultimi 4 anni entro un limite di 1,4 volte l’importo massimo della Naspi. I contributi figurativi sono utili sia per acquisire il diritto alla pensione sia per stabilirne l’importo, tranne nei casi in cui la normativa prescriva di tener conto dei soli contributi effettivamente versati.

Come fare la richiesta

Puoi inoltrare la richiesta esclusivamente per via telematica, entro il termine di 68 giorni dalla data del licenziamento: vai sul sito dell’Inps (www.inps.it) nella sezione “Servizi per il cittadino” e clicca sul link “Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito”. Per portare a termine l’operazione, però, hai bisogno del Pin, il codice di accesso ai servizi personali (lo devi chiedere sempre all’Inps).

Se invece preferisci farti aiutare, puoi rivolgerti gratuitamente a un ente di patronato che si occupi della richiesta o chiamare il contact center dell’Inps, che risponde al numero gratuito 803.164.