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Come sono cambiati i prezzi negli ultimi cinque anni, fra aumenti anomali e conseguenze del Covid

Se l'inflazione generale non è preoccupante, i dati sui prezzi di lungo periodo ci parlano di alcuni aumenti troppo marcati: tariffe amministrative a + 192,7% in cinque anni, spese bancarie a +22,2%, acqua potabile a +17,5%, energia elettrica a +19,8%. Anche frutta e biglietti dei treni in crescita, da tempo e indipendentemente dalla pandemia. I mesi del Covid ci lasciano in eredità i prezzi in rialzo delle biciclette e, soprattutto, dei parcheggi a + 20% rispetto all'anno scorso. Faro puntato sui servizi ricreativi, culturali e sulla ristorazione: le riaperture non lascino spazio a speculazioni.

22 giugno 2021
aumento prezzi

Le tariffe amministrative per il rilascio di certificati e documenti sono triplicate in cinque anni, le spese bancarie sono in costante aumento, le tariffe dell'acqua salgono, insieme all'inefficienza del sistema: sono questi i settori più rilevanti in cui, negli ultimi anni, si sono registrati gli aumenti di prezzo maggiori, insieme a frutta, verdura, energia elettrica e trasporto ferroviario.

I dati sull'inflazione recentemente pubblicati dall'Istat (su maggio 2021) ci parlano di un aumento generale dei prezzi, rispetto all'anno scorso, non così allarmante (+1,3%), ma - appunto - se andiamo a vedere il dettaglio dei comparti di spesa e anche cosa è accaduto non solo rispetto a un anno fa, ma anche rispetto a due anni fa (poco prima della pandemia) e cinque anni fa, alcuni scostamenti più preoccupanti e da monitorare, invece, ci sono.

Inoltre, in alcuni casi, pare evidente come gli aumenti siano avvenuti proprio in seguito al periodo pandemico, come nel caso delle biciclette e dei parcheggi in altri, invece, si tratti di aumenti che erano già in corso. L'attenzione rispetto ai prezzi, ora, va anche ai servizi rimasti fermi o quasi a causa della pandemia negli scorsi mesi e in questo periodo in ripartenza, come ristorazione e manifestazioni culturali.

Perché i prezzi vanno tenuti sotto osservazione?

Molti sono i fattori di rischio, in questo periodo, di un possibile aumento significativo e parzialmente incontrollato dei prezzi: l’aumento dei risparmi delle famiglie, la ripresa economica e la riapertura graduale di tutti gli esercizi, il considerevole sostegno pubblico all’economia.

I prezzi per l'industria (per le materie prime, la logistica, le consulenze, ecc.) sono già sensibilmente in crescita e, prima o poi, finiranno per ribaltarsi sui prezzi al consumo; non ultimo, la manovra economica, di dimensioni colossali, avviata negli Stati Uniti, che potrebbe accendere una spirale inflazionistica (i segnali già ci sono) che certamente avrebbe ripercussioni su tutti i prezzi internazionali e, dunque, anche sui nostri.

Non proprio prospettive felici se pensiamo che l'Istat ha già certificato che, nel 2020, sono risultate in condizione di povertà assoluta circa due milioni di famiglie (il 7,7%, in aumento rispetto al 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di cittadini (siamo passati dal 7,7% del 2019 al 9,4% del 2020). Numeri che portano la povertà assoluta nell'anno del Covid a raggiungere il livello più elevato dal 2005 (sui cambiamenti nelle capacità di spesa e le diseguaglianze nel periodo pandemico leggi anche l'ultimo Termometro Altroconsumo).

Gli aumenti maggiori in sintesi

Come detto, in questo momento l’inflazione generale non costituisce motivo di allarme: anzi, c’è addirittura chi lamenta sia troppo bassa. L’inflazione è infatti all’1,3% rispetto a un anno fa, addirittura all’1,1% rispetto a due anni fa e al 4,3% rispetto a 5 anni fa. Anno su anno l'inflazione è stata sempre inferiore al 2%, un livello che è considerato economicamente fisiologico. Proprio perché così bassa, c’è chi teme che possa essere un sintomo di stagnazione dell'economia (che si verifica quando non si produce e ci sono modeste variazioni nel prodotto interno loro e nel reddito procapite).

In ogni caso, il tasso d’inflazione misura un dato molto generale, intorno al quale singoli capitoli di spesa hanno andamenti molto diversi, con picchi anche molto significativi.

Qui in basso la tabella che riassume i comparti di spesa in cui si sono registrati gli aumenti di prezzo più elevati negli ultimi cinque anni; indichiamo anche gli aumenti di prezzo relativi a un anno fa quando eravamo già in periodo pandemico (maggio 2020) e due anni fa, prima della pandemia (maggio 2019). Più avanti procediamo con i nostri commenti sugli aumenti più allarmanti e gli impatti del Covid sull'andamento die prezzi.

Variazione dei prezzi a maggio 2021 rispetto a... 
Capitolo di spesa 1 anno fa  2 anni fa  5 anni fa 
Indice generale (tutti i settori)  1,3%  1,1%  4,3%
Certificati di nascita, matrimonio e morte  0,9%  10,4%  192,7%
Pesche e nettarine  13,1%  7,3%  77,1%
Altra frutta con nocciolo (es. albicocche)  6,9%  10%  48,7%
Voli intercontinentali  15,4%  15,2%  29,7%
Trasporto ferroviario   9,4%  9,5%  24,5%
Spese bancarie e finanziarie  4,7%  9,4%  22,2%
Insalata  0,4%  7,9%  20,6%
Energia elettrica  16,8%  5,1%  19,8%
Fornitura acqua  2,3%  4,5%  17,5%
Manifestazioni sportive  0%  4%  17%
Voli nazionali  -19%  -19,1%  16,6%
Gasolio per veicoli  15,1%  -3,6%  16,3%
Pacchetti telefonia (telefono+internet+tv streaming)  4,8%  1,1%  14,8%
Telefonia fissa  2%  4,8%  11,8%
Benzina  16,1%  -1,6%  11,5%
Pacchetti vacanza - nazionali 4,3%  4%  10,2%
Automobili nuove  2,9%  4,8%  10%
Parchi nazionali, giardini zoologici e botanici  5%  4,7%  9,7%
Musei, monumenti storici  2,4%  4,1%  9,5%
 

Gli aumenti di prezzo più "allarmanti"

Fra tutti gli aumenti registrati ce ne sono alcuni che consideriamo particolarmente significativi per i cittadini. 

Le tariffe amministrative

Sulle tariffe amministrative (spese per i certificati di nascita, matrimonio e morte) l’aumento, rispetto al 2020 è stato solo dello 0,9%, a fronte però di un aumento in due anni del 10,4% e in cinque anni addirittura del 192,7%: queste tariffe sono praticamente triplicate nell'ultimo lustro, per cui anche un aumento nell'ultimo anno di solo lo 0,9% risulta fin troppo esoso.

Le spese bancarie  

Le spese bancarie sono in sistematico aumento: sono cresciute del 4,7% in un anno, del 9,4% rispetto a due anni fa (prima del Covid, cioè maggio 2019), del 22,2% in cinque. Per spese bancarie si intende, nell'indice Istat, i servizi di deposito, incasso e pagamento (quindi spese relative alla gestione di un conto corrente come le spese di invio estratto conto, canoni periodici, costo prelievi, costo operazioni) e altri servizi finanziari (spese relative alla gestione del conto titoli). Si tratta di aumenti eccessivi per un settore così indispensabile peri cittadini.

La gestione dell'acqua e l'energia elettrica

Gli aumenti per i servizi idrici, sia sul versante della fornitura di acqua potabile, sia per la gestione delle acque di scarico, va a confermare quela che è l'inefficienza ormai nota del sistema. La fornitura di acqua è cresciuta del 2,3% in un anno, del 4,5% in due anni e ben del 17,5% in cinque anni, mentre la raccolta di acque di scarico è cresciuta del 3,5% in un anno, del 4,9% in due anni e del 14,6% in cinque anni. 

Si tratta di una delle voci che pesa maggiormente sugli aumenti legati alla casa che, in generale, sono a +5,9% in un anno, +1,2% in due anni e +7,5% in cinque anni.

Pesa sicuramente anche l'aumento dell'energia elettrica che però è un caso a sè stante: l’anno scorso l’andamento dei prezzi internazionali delle materie prime (in particolare il petrolio) fece tracollare il costo delle tariffe, per cui è ragionevole che ora i prezzi siano più alti dello scorso anno (+16,8%).

Tuttavia si registra anche un aumeno del 5,1% rispetto a due anni fa e di ben il 19,8% rispetto a cinque anni fa. A quell’epoca le materie prime energetiche costavano meno di oggi (il Brent era quotato circa 50$ al barile, non 70$ come oggi), quindi un aumento di quasi il 20% rispetto a cinque anni fa è davvero poco comprensibile. Interessante le differenze tra mercato libero e mercato tutelato: mentre il mercato libero è cresciuto “solo” del 9% rispetto a un anno fa e del 2,6% rispetto a due anni fa, il mercato tutelato ha fatto crescere la sua tariffa di più, del 24,5% in un anno e del 7,6% in due anni, sintomo che il mercato libero ha avuto un effetto di calmiere sull'aumento dei prezzi dell’energia ( i dati rispetto a 5 anni fa non sono disponibili perché la distinzione tra mercato libero e tutelato non faceva ancora parte del paniere Istat).

Il costo dei biglietti del treno

Emerge negativamente l’aumento sul lungo periodo delle tariffe ferroviarie, non tanto sull'onda del Covid: i prezzi dei biglietti a maggio 2021 sono cresciuti del 9,4% rispetto a un anno fa  e anche a due anni fa quando i prezzi erano appunto simili. Ma rispetto a 5 anni fa sono aumentati di ben il 24,5%. Insomma c'è stato un aumento nel primo anno pandemico, ma già da prima questi aumenti erano in atto.

I  prezzi di frutta e verdura freschi

Quanto ai prodotti alimentari, in generale, i prezzi sono diminuiti rispetto a un anno fa, con piccoli aumenti rispetto a due anni fa, prima del Covid (maggio 2019) e cinque anni fa (variazioni inferiori rispetto all’inflazione complessiva). Ma, in questo comparto, si discostano particolarmente dall'andamento generale dei prezzi frutta e verdura freschi: piccola diminuzione di prezzo rispetto a un anno fa (-1,9%), in aumento rispetto a due anni fa (+5,9%), ma siamo arrivati a +20,5% rispetto a 5 anni fa. Ci sono comunque alcuni prodotti particolari che segnaliamo, anche per gli aumenti recenti.

Tra la frutta, pesche e nettarine hanno avuto un aumento del 13,1% rispetto a un anno fa, del 7,3% rispetto a due anni fa, di ben il 77,1% rispetto a 5 anni fa; altri casi da segnalare sono altri frutti con nocciolo come le albicocche (+6,9%; +10,0%; +48,7%) e i frutti a bacca, come le ciliegie (+2,1%; +19,6%; +32,9%); tra i vegetali, da notare gli aumenti dell’insalata (+0,4%; +7,9%; +20,6%).

Anche la carne e il pesce hanno avuto andamenti variabili segnando aumenti di prezzo negli ultimi anni, anche se non dell'entità dei rialsi di frutta e verdura; altri prodotti, come ad esempio i derivati del latte e i formaggi, hanno andamenti di prezzo decisamente più in linea con l’inflazione generale. Anche i prodotti confezionati sono generalmente più stabili nei prezzi.

Da notare che, se il prezzo della frutta e della verdura, rispetto a 5 anni fa è aumentato del 20% - di contro - sui prodotti a base di zucchero si sta assistendo a una diminuzione di prezzo sul lungo periodo: -1,8% rispetto allo scorso anno, -0,5% rispetto a due anni fa e -1% rispetto a cinque anni fa; dati che non vanno proprio nella direzione di facilitare una dieta particolarmente salutare, a favore dei alimenti vegetali freschi e non dei dolciumi.

Altri aumenti superiori alla media e altre anomalie

Gli autoveicoli nuovi hanno visto un aumento di prezzo superiore all’inflazione: +2,9% in un anno, +4,8% in due anni, +10,0% in cinque anni. Come si può notare, gli aumenti, che proseguono, erano già in corso ed evidenti prima del Covid. Un po' diverso, invece, per le biciclette i cui prezzi, prima della pandemia, erano un po' in discesa e - nell'ultimo anno invece - sono aumentati (anche se non eccessivamente): come noto, alcune componenti sono fabbricate soprattutto in Cina e il blocco delle importazioni provocato dal Covid ne ha rallentato fortemente la produzione; il risultato sono prezzi più alti del 3,9% rispetto a maggio 2020, contro un aumento del 3,3% rispetto a due anni fa, prima del Covid, e del 3,1% in cinque anni.

La benzina è cresciuta del 16,1% rispetto a un anno fa, ma è diminuita del -1,6% rispetto a due anni fa e dell’11,5% rispetto a cinque anni fa. Qui gli andamenti sono tutti legati all’andamento del prezzo internazionale del petrolio, che abbiamo già descritto in relazione ai prezzi delle tariffe energetiche, quindi questi andamenti sono in generale giustificati (anche se, come visto in una nostra recente analisi sulle differenze di prezzo tra distributori, possono esserci anche importanti variazioni sul territorio).

Tra gli andamenti strampalati c'è l’aumento di ben il 20,2% delle tariffe per il parcheggio nell'ultimo anno, contro un aumento in due anni del 2,3% e in cinque anni del 4,6%, sintomo che nel periodo del Covid, l'anno scorso, le tariffe erano calate parecchio e ora sono riprese a cavalcare.

Schizofrenico l’andamento dei prezzi dei voli: in generale i prezzi nel trasporto aereo passeggeri sono diminuiti del -14,8% rispetto a un anno fa, del 15,9% rispetto a  due anni fa (prima della pandemia, quando i prezzi erano sostanzialmente simili); ma è aumentato dell’11,3% rispetto a cinque anni fa. Questo andamento ci dice che cinque anni fa i prezzi erano piuttosto bassi, poi c'è stato un rialzo considerevole già negli anni precedenti al Covid, che si è mantenuto uguale anche a maggio dell'anno scorso in periodo pandemico. Oggi riassistiamo a una riduzione dei prezzi rispetto all'anno scorso e a due anni fa che, comunque, non fa che recuperare un po' i forti aumenti che c'erano stati rispetto agli anni precedenti

Stesso discorso per i prezzi dei voli nazionali, che sono diminuiti ancora di più (del 19%) rispetto a un anno e a due anni fa, ma sono anche aumentati di più rispetto a cinque anni fa (+16,6%): significa che due anni fa, prima della pandemia, i prezzi erano in crescita di quasi il 30% e che poi il Covid, parzialmente, li ha ridimensionati.

Diverso il caso dei voli europei, dove maggiore è la concorrenza, con la presenza di più voli low cost: gli andamenti sono tutti in diminuzione nel tempo (- 34,5%, -34,7%, -9,9%)

In controtendenza i voli intercontinentali, invece, che hanno subito un forte aumento: circa +15%  rispetto a un anno e due anni fa e ben il 29,7% in più rispetto a 5 anni fa.

In ambito culturale, musei e monumenti storici sono in persistente crescita (+2,4%; +4,1%; +9,5%), così come parchi e giardini a pagamento (+5,0%; +4,7%; +9,7%).

Aumentati, rispetto al passato, anche i servizi ricreativi e sportivi in presenza (parchi divertimento e manifestazioni sportive): sono due settori che hanno molto sofferto in questo ultimo anno e i cui prezzi sono rimasti fermi o hanno subito aumenti contenuti nel corso della pandemia. Gli aumenti più accentuati c'erano stati prima, tanto che oggi siamo a prezzi più alti di quasi il 16% rispetto a cinque anni fa.

Tra le altre voci di spesa, si segnalano le tariffe di telefonia fissa anch'esse tendenzialmente in aumento (mentre quelle di telefonia mobile sono sempre in diminuzione). Quelle che però aumentano di più sono relative ai pacchetti integrati di più servizi insieme, come telefono, internet e tv in streaming (+4,8%, +1,1%,+14,8%).

I prezzi fermi o in calo

Tra le voci legate alla casa, gli affitti sono fermi da più di cinque anni (+0,0%; +0,4%; +1,0%), riparazione e manutenzione della casa hanno andamenti altrettanto contenuti (+1,3%; +2,0%; +3,8%), così pure i servizi per la riparazione e la manutenzione della casa (+1,2%; +1,9%; +3,7%).

Altre voci di questa sezione, come l’arredamento non segnala dinamiche di rilievo, mentre gli elettrodomestici registrano prezzi in costante diminuzione, eccetto gli apparecchi per il riscaldamento e i condizionatori, cresciuti del 7,1% in un anno, del 16,8% in due anni e del 3,2% in cinque anni, sintomo che gli aumenti recenti stanno recuperando una precedente caduta di prezzo.

Quanto all'abbigliamento, l’andamento riflette quello generale: +0,6% in un anno, +1,6% in due anni, +2,7% in cinque anni. L’ambito delle calzature è addirittura tutto in diminuzione: -0,8% in un anno, -0,6% in due anni, -1,2% in cinque anni.

In ambito culturale, cinema teatri e concerti hanno andamenti stabili (-0,2%; +0,7%; +1,8%), 

Per quanto riguarda servizi di tipo ludico, alcune curiosità: i pacchetti vacanza diminuiscono rispetto a un anno fa del 6,7% e del 7,7% rispetto a due anni fa, ma crescono del 3,8% rispetto a cinque anni fa: vuole dire che c'era stato un aumento pre-pandemia che ora si è parzialmente ridimensionato. Dovrebbe tuttavia far riflettere, che mentre i pacchetti nazionali sono in sistematica crescita (+4,3%; +4,0%; +10,2%), quelli internazionali sono in sistematica diminuzione (-15,5%; -15,8%; -1,7%): un po' potrebbe dipendere dal fatto che si prediligono le mete nazionali in questo periodo e, forse, dal fatto che la concorrenza tra le nostre strutture non funziona più di tanto.

Nell’ambito di bar, ristoranti e strutture alberghiere, invece, non emergono, per il momento, dinamiche di rilievo.

Tra le altre voci di spesa si segnalano in particolare gli apparecchi telefonici sempre in calo di prezzo. Osserviamo anche l’andamento dei prezzi dei computer, cresciuti dell’1,8% in un anno, dell’8,8% in due anni, ma che hanno raggiunto lo stesso livello di prezzo di cinque anni fa.

Qual è stato l'impatto del Covid sull'aumento dei prezzi?

Sulla base dei dati Istat quali sono stati i settori sui quali il Covid ha impattato di più? Quali aumenti sono effettivamente imputabili alla pandemia? Quali quelli che, in realtà, erano già in corso?

L’ambito su cui il Covid ha impattato maggiormente ci sembra quello energetico: energia elettrica, gas e carburanti. In questo settore, la situazione provocata dal tracollo dei prezzi del petrolio, aveva fatto precipitare i prezzi dei prodotti e dei servizi ad esso collegati. Ora, però, si è tornati a una risalita del prezzo del petrolio che recupera parzialmente quei cali, facendoci tornare a una situazione  simile a quella pre-pandemica. 

Gli aumenti che invece - ad oggi -  ci restano, come "eredità" del periodo pandemico, sono quelli subiti dalle biciclette (i cui prezzi erano un po' in diminuzione prima del Covid ma che, ora, sono risaliti, anche se non enormemente); e dalle tariffe dei parcheggi (a ben +20% rispetto all'anno scorso, mentre in precedenza non vi erano stati altri aumenti così forti, anzi le tariffe erano calate parecchio con il Covid e ora hanno ripreso a cavalcare superando anche i prezzi di 5 anni fa). Anche la schizofrenia dei prezzi dei voli, che un po' di anni fa erano aumentati tanto e ora si sono nuovamente ridotti (recuperando un po' del precedente balzo), pare parzialmente un lascito della pandemia.

In grande prevalenza, però, i dati di più lungo periodo fanno emergere come le dinamiche dei prezzi del periodo del Covid riflettono andamenti pregressi, cioè che erano già in corso prima che esplodesse la pandemia. Gli aumenti dei prodotti alimentari, soprattutto della frutta, trovano un riflesso negli aumenti degli ultimi cinque anni, così pure gli aumenti dei biglietti dei treni, delle spese bancarie, delle tariffe amministrative.

Probabilmente, nei prossimi mesi varrà la pena di tenere l’attenzione vigile su quei settori che sono rimasti fermi fino adesso, come la ristorazione e le manifestazioni culturaliCinema, teatri e concerti hanno avuto prezzi sostanzialmente fermi negli ultimi anni (- 0,2% rispetto a un anno fa, +0,7% rispetto a due anni fa e +1,8% rispetto a 5 anni fa); anche i servizi di alloggio e la ristorazione hanno avuto aumenti ragionevoli negli ultimi cinque anni (+0,1%,+1%,+5,5%). Nel settore hanno visto andamenti un po' diversi i servizi ricreativi e sportivi in presenza (parchi divertimento e manifestazioni sportive), che in periodo pandemico non hanno subito enormi variazioni di prezzo ma che prima del Covid – invece - avevano visto un grosso balzo, tanto che oggi siamo a prezzi più alti di 5 anni fa di quasi il 16%.

I ogni caso, ci auguriamo che, con le riaperture, non si verifichino comportamenti speculativi indirizzati a recuperare le perdite dei mesi di stop a spese dei consumatori.